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GIORDANO – intervista a Andrea Caterini

GIORDANO – intervista a Andrea Caterini

Pubblichiamo un’intervista a Andrea Caterini, autore del romanzo “Giordano” (Fazi editore)

di Massimo Maugeri 

Andrea Caterini è scrittore e critico letterario. Ha curato le opere di alcuni autori italiani, tra cui Enzo Siciliano e Franco Cordelli. Collabora con la rivista letteraria «Achab» e scrive su «Alias», il supplemento culturale de «il manifesto». Di recente, per Fazi editore, ha pubblicato il romanzo “Giordano” (qui la recensione del critico letterario Giuseppe Giglio).
Approfondiamo la conoscenza di questo libro ponendo qualche domanda all’autore…

– Caro Andrea, partiamo dall’inizio. Come in genere faccio, ti invito a raccontare qualcosa sulla genesi di questo tuo romanzo. Come nasce Giordano? Da quale idea, esigenza, spunto o fonte di ispirazione?
Giordano nasce per linea diretta dalla mia vita. Dopo aver scritto due libri di critica letteraria, Il principe è morto cantando e Patna, ero sicuro di essermi in qualche modo liberato dal romanzo. Credevo insomma che non ne avrei più scritti, e ne provavo anche un certo piacere. Eppure, dopo Patna, nel quale costruivo, o tentavo di costruire, un sistema filosofico che sorreggesse le mia idea di critica, ho sentito la necessità di mettere alla prova quella filosofia sul piano della vita. Cioè, tutto ciò che avevo pensato e creduto di capire e scoprire con gli studi che mi sono stati necessari per scrivere Patna, avrebbe retto a una verifica della vita? È chiaro poi che in Giordano c’è molto di autobiografico, quindi l’esigenza che mi ha spinto a scriverlo è prima di tutto privata. Ma come sempre, nei libri che scriviamo, la nostra biografia è tanto più vera tanto più è falsa. In Giordano c’è la mia e la vita di mio padre ma nella misura in cui ho immaginato potessero entrare in relazione le esperienze di entrambi.
– Proviamo a conoscere un po’ meglio i personaggi, a partire dal protagonista. Che tipo d’uomo è Giordano? Leggi tutto…

GIORDANO, di Andrea Caterini (recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo GIORDANO, di Andrea Caterini (Fazi editore)

Il dovere di rinascere

di Giuseppe Giglio

Giordano è un guardiano notturno, che per pochi euro al mese sposta auto e furgoni in un sudicio e umido garage sotterraneo: dove qualche fighetto zeppo di alcol gli sgomma strafottente davanti, di ritorno da una notte brava; dove gli toccano i lamenti risentiti di chi, ancora assonnato, vorrebbe già essere fuori, sulla strada, per non arrivare tardi al lavoro. Ci finisce dopo una resa che arriva troppo presto, Giordano, in quella gelida e anonima gabbia: quando, schiacciato dalle tasse e dai debiti, non può più dar voce al proprio talento di abilissimo fabbro (contro il parere della moglie, aveva deciso di fare da solo, di non plasmare più il ferro sotto padrone, di conquistarsi una maggiore agiatezza), al «sogno di allestire grate e porte e pensiline e ferri di ogni forgiatura». E adesso, il corpo umiliato da un ictus, la sua vita sempre più diventa una «vita da rottame», in quel «sottosuolo» in cui spesso Giordano scivola nel vortice di una notte senza tempo, in quel «museo funebre» in cui – ridotto oramai «con le tasche vuote», e anzi «senza più le tasche», residuo di una società liquida e rumorosa (un «popolo che non sa più piangere in silenzio, non sa più pregare») che non lo riconosce più – vive un’assurda inesistenza. Come in un destino spezzato, come costretto ogni notte a «rinnovare il permesso d’asilo dalla vita». Mentre resta prigioniero di un cruciverba che pare senza soluzione, mentre si arrovella su un mazzetto di fotografie che non gli danno pace, e che adombrano un dramma famigliare: il tradimento di Marilù, l’amatissima moglie, che addirittura potrebbe aver subito il fascino di Sandro, «l’amico di sempre» di Giordano; anche lui fabbro, ma solo per necessità, e innamorato della letteratura (che vive come rivelazione, per non privarsi «della bellezza dell’espressione umana»). Quello stesso Sandro che pare abbia insidiato anche Diego, il figlio di Giordano: un ragazzo, ora adulto, che aveva lasciato il mestiere del padre scegliendo di dedicarsi alla filosofia, «per vanificare il peso di ogni volgarità». Leggi tutto…