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VIAGGIO IN AFRICA di Giorgio Manganelli (recensione)

VIAGGIO IN AFRICA di Giorgio Manganelli (Adelphi, a cura di Viola Papetti)

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L’Africa di Manganelli

di Gianluca Barbera

Nel 1970 Manganelli viene incaricato dalla multinazionale Bonifica, che progetta di realizzare una strada lungo la costa orientale dell’Africa, da Dar es Salaam al Cairo, di compiere un sopralluogo di due mesi in quei luoghi e stendere una relazione. La strada non verrà mai realizzata e nessuna delle due versioni stese da Manganelli sarà mai pubblicata. Colma la lacuna Adelphi dando alle stampe “Viaggio in Africa” (a cura di Viola Papetti, pp. 71, euro 7), fedele alla prima versione. Dopo una cena a Spoleto, nella casa di Castaldi (dirigente di Bonifica), Manganelli, seppure riluttante, accetta di sobbarcarsi la fatica di un viaggio che definirà “splendido e massacrante”. Si presenta in albergo in “completo kaki, berretto con visiera e ombrello”, pronto a sfidare un mondo ignoto, a bordo di un gippone fatto per frantumare le ossa, tra leoni, coccodrilli, serpenti e marabù; passando per città “inventate” dagli europei (Nairobi, Kampala, Gibuti), percorrendo Paesi sconvolgenti. “L’Africa è una incredibile meraviglia” scrive in una lettera da Dar es Salaam, “ma che pesantezza”. Quella di Manganelli è un’Africa descritta con potenza visiva: “Costole, ossame di un cadavere geologico: montagne di ciottoli lavorate da un’acqua furibonda ed effimera; valli livide tra giallo e ocra, luoghi inaccessibili protetti o esclusi da barriere invalicabili”; dominata da una natura “che ancora odora di creazione”. Una terra in cui “l’uomo, essere labile e spaventato, ininterrottamente tratta la propria sopravvivenza con l’indifferenza del mondo”. La relazione che stende al ritorno è un serrato confronto tra due mondi inconciliabili. Tra un’Europa continente-città, dove tutto è regolato dalle necessità economiche, e un’Africa fatta di “città rare e lontanissime; spazi indifferenti, un pachiderma planetario abitato e percorso da insetti lievissimi e provvisori”. Una terra “senza strade, percorsa da lunghe, rare piste sinuose, labili e ostinate”. E non è una differenza da poco perché “la strada è mentale, la pista fisiologica”. Leggi tutto…