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Posts Tagged ‘giorno della memoria’

Giorno della Memoria 2016: Intervento del Presidente Mattarella (video e testo)

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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Celebrazione della Giorno della Memoria

Palazzo del Quirinale, 27/01/2016

Immagine descritta in didascalia

Ministro Giannini,

Autorità,

Signor Presidente delle Comunità ebraiche d’Italia, Leggi tutto…

GIORNO DELLA MEMORIA 2016: 10 libri per non dimenticare

GIORNO DELLA MEMORIA 2016: 10 libri per non dimenticare

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GIORNO DELLA MEMORIA a Catania

giorno della memoria ct 23.1.14
(clicca sull’immagine per ingrandire)
GIORNO DELLA MEMORIA a Catania – giovedì 23 gennaio 2014 – ore 17

Aula Magna dell’Università – Piazza Università, 2 – Catania

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Ecco perché celebrare il Giorno della memoria

Ecco perché celebrare il Giorno della memoria

da LA SICILIA di sabato 26 Gennaio 2013, OggiCultura,pagina 22

di Massimo Maugeri

Il 27 gennaio ricorre il “Giorno della Memoria”, l’appuntamento annuale con cui si ricorda l’Olocausto: ovvero lo sterminio del popolo ebraico perpetrato durante la Seconda guerra mondiale. L’esigenza di celebrare questo anniversario deriva non solo dal desiderio civile di impegnarsi a tenere viva la memoria per evitare che alcune zone cancerose della Storia possano tornare a riproporsi, ma anche dalla necessità di ottemperare a un dettato normativo. Difatti con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 il nostro Paese ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. L’art. 1 evidenzia le finalità della ricorrenza: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »
Anche in questo gennaio 2013, su Letteratitudine, ho rimesso in primo piano il post dedicato al “Giorno della Memoria” (includendo la discussione che ne è seguita e che si rinnova di anno in anno). Sono molte le domande che si rincorrono e a cui in tanti hanno cercato di dare risposta. Qual è, o quale dovrebbe essere, il senso del Giorno della Memoria? L’indizione di questa giornata ha più una funzione conoscitiva o etica?
Le critiche non mancano: alcune iniziative possono peccare di un eccesso di retorica, il semplice ricordare può ridursi a una sorta di mero “formalismo”, parlare troppo di Olocausto può determinare un “effetto saturazione”. In ogni caso occorre considerare che il negazionismo serpeggia e si alimenta con sorprendente vitalità. Nel corso del dibattito su Letteratitudine, per fare un esempio, qualcuno ha contestato il numero dei morti e negato l’esistenza stessa del piano di sterminio. Se ci dimenticassimo di ricordare, faremmo il gioco dei negazionisti e dei loro amici. Ecco perché il “Giorno della Memoria” va celebrato (retorica o non retorica) cercando di coinvolgere tutti (soprattutto i giovani). Facciamolo con convinzione, perché gli araldi delle zone cancerose della Storia continuano a prosperare nell’ombra. Aspettano solo che guardiamo altrove per conquistare spazio.
www.letteratitudine.it
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Il lungo viaggio di Primo Levi, di Frediano Sessi

Il lungo viaggio di Primo Levi. La scelta della resistenza, il tradimento, l'arresto. Una storia taciutaIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Il lungo viaggio di Primo Levi. La scelta della resistenza, il tradimento, l’arresto. Una storia taciuta (Marsilio)

di Frediano Sessi

Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1943, Primo Levi venne arrestato, in località Amay (Valle d’Aosta), durante un rastrellamento della milizia fascista contro i partigiani. Con lui saranno arrestati Luciana Nissim e Vanda Maestro, Aldo Piacenza e Guido Bachi che, da qualche settimana, hanno dato vita a una banda di ribelli affigliata a Giustizia e Libertà. Nonostante questo episodio dia inizio a tutto il suo calvario di ebreo deportato ad Auschwitz, Primo Levi parlerà assai poco e saltuariamente della sua permanenza in montagna tra i partigiani. Anzi arriverà a definirlo “il periodo più opaco” della sua carriera. “È una storia di giovani bene intenzionati ma sprovveduti – scriverà – e sciocchi, e sta bene tra le cose dimenticate”. Qual è la causa di un giudizio così severo? L’esecuzione sommaria all’interno della banda di due giovani che con le loro azioni minacciavano la sicurezza e la vita stessa del gruppo partigiano può sicuramente aver contribuito. E tuttavia, la ricostruzione puntuale e documentata delle settimane che videro Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana, apre altri scenari, suggerendo un legame di continuità tra la vita partigiana e la lotta per la sopravvivenza ad Auschwitz.
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Il nostro appuntamento – Ellis Lehman, Shulamith Bitran

Il nostro appuntamentoIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Il nostro appuntamento (Piemme)
di Ellis Lehman, Shulamith Bitran

Ellis e Bernie sono ebrei, vivono vicino all’Aia e si amano con l’urgenza dei loro 18 anni. Hanno molti progetti, di cui uno banale ma più pressante di tutti: stare insieme per sempre. Il luglio 1942 renderà folle la banalità. Al momento di salutarsi si danno un appuntamento a quando la guerra sarà finita, di martedì alle ore 16 sulla panchina dove si sono scambiati il primo bacio, e promettono di tenere un diario. Passano anni di morte e terrore. Ellis per molti martedì va all’appuntamento ma la panchina rimane vuota. Anni dopo, proprio nel giorno del suo matrimonio, riceve i diari di Bernie. Dovranno trascorrere sessant’anni prima che trovi il coraggio di leggerli. E finalmente il loro abbraccio vincerà la storia.
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La sposa di Auschwitz – di Millie Werber, Eve Keller

La sposa di Auschwitz

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La sposa di Auschwitz (Newton Compton)
di Millie Werber, Eve Keller

Millie Werber ha quattordici anni quando i nazisti invadono la Polonia. La sua cittadina, Radom, viene trasformata in un ghetto e la fabbrica locale in un campo di concentramento. L’unico modo per avere salva la vita è lavorare come operaia per i tedeschi. Ma persino nell’orrore di un lager si può trovare l’amore: proprio qui, infatti, la ragazza conosce Heniek, ebreo costretto a collaborare con gli invasori. I due si scambiano le fedi e una promessa d’amore eterno. Il loro matrimonio, però, dura ben poco: Heniek viene tradito da un altro ebreo e fucilato dai nazisti. A Millie non resta che farsi forza e lottare a ogni costo per sopravvivere e per affrontare l’orrore di Auschwitz. Anni dopo, reduce dal lager e dalla terribile marcia della morte, per la Werber arriverà il momento di rifarsi una vita in America accanto a un altro uomo, il secondo marito, Jack. Eppure il ricordo di Heniek – il primo, grande amore – l’accompagnerà per sempre, proprio come l’anello che lui le aveva donato nel ghetto di Radom. La straordinaria vicenda di questa coraggiosa sopravvissuta ci svela cosa significava vivere nella Polonia occupata dai nazisti e come si possa trovare l’amore vero persino nell’inferno dell’Olocausto.
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Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Con DVDIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Con DVD (Einaudi)
di Marco Paolini

“T4 non è una tragedia classica, ma una raccolta di storie tragiche che si possono comprendere soltanto fornendo una chiave della logica che l’ha ispirata e l’ha guidata. Le vittime sono quasi tutte anonime, i carnefici sembrano solo aguzzini e sadici, ma dietro quella mostruosità c’è una normalità colpevole, ed è solo rendendola familiare e umana che si può comprendere e riconoscerne i segni anche fuori dalla storia, nel presente”. (Marco Paolini). Il libro, Taccuino di lavoro”, raccoglie 11 saggi che descrivono dal punto di vista psichiatrico e storico la condizione dei malati di mente durante il nazismo. Con il contributo di Claudio Magris, “La vita in un battito di ciglia”. Il DVD è la registrazione di “Ausmerzen”, lo spettacolo di Paolini sullo sterminio di massa conosciuto come Aktion T4, una orribile prova generale dell’Olocausto.
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Storia della Shoah, di Georges Bensoussan

Storia della Shoah

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Storia della Shoah (Giuntina)
di Georges Bensoussan

“Tra il 1939 e il 1945, la Germania nazista, assecondata da molteplici complicità, ha sterminato circa 6 milioni di ebrei europei nel silenzio pressoché totale del mondo. Le è mancato solo il tempo per distruggere l’intero popolo ebraico come aveva deciso. Questa è la realtà cruda del genocidio ebraico, Shoah nella lingua ebraica. La decisione di “far scomparire” il popolo ebraico dalla terra, la determinazione di decidere chi deve e chi non deve abitare il pianeta, spinta alle sue ultime conseguenze, segna la specificità di un’impresa, unica a tutt’oggi, tesa a modificare la configurazione stessa dell’umanità.”
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Per coraggio, per paura, per amore – di Astrid Rosenfeld

Per coraggio, per paura, per amoreIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Per coraggio, per paura, per amore (Mondadori)
di Astrid Rosenfeld

A quasi vent’anni, Edward Cohen ha alle spalle anni vagabondi tra una nonna ingombrante e autoritaria, una madre dolcissima e un patrigno stravagante che assomiglia terribilmente a Elvis. Con la sua voce fascinosa sa incantare gli elefanti allo zoo e sedurre le donne. Sa anche cavarsela sempre, magari con espedienti non del tutto onesti. Edward è appena tornato a Berlino, contagiato dall’entusiasmo prorompente del dopo-unificazione, ma non trova pace nella città della sua infanzia. A tormentarlo è un amore infelice. E un fantasma: Adam, il fratello minore di suo nonno, scomparso all’inizio della guerra. Di quell’uomo singolare nessuno ha mai voluto parlargli, salvo ripetergli come una maledizione che gli assomiglia in modo impressionante. Edward torna nella vecchia soffitta della nonna e per caso trova un tesoro capace di dare un senso al suo smarrimento: è “L’eredità di Adam”, il manoscritto di un libro scampato all’Olocausto. Quelle pagine raccontano tutto: la storia di una famiglia, di una nonna dal piglio energico che irrideva l’arroganza nazista ed era riuscita a proteggere fino all’ultimo i nipoti, una storia di amici fedeli e spie. Ma contengono soprattutto il racconto dell’amore disperato e tragico di Adam per la sua Anna. Edward capisce allora che la sua storia e quella di Adam sono intrecciate, perché quel prozio non gli ha lasciato in eredità solo i suoi occhi, la sua bocca e il suo naso, ma anche questa pila di fogli che non hanno mai raggiunto il loro loro vero destinatario…

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La Shoah dei bambini, di Bruno Maida

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938-1945In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia 1938-1945 (Einaudi)
di Bruno Maida

Questo libro racconta la storia dei bambini ebrei che furono perseguitati e deportati dall’Italia, in una vicenda che si dipanò dal 1938 al 1945. Esso non ripercorre solo le complesse realtà che vissero gli adulti bensì riattraversa quegli anni “con occhi di bambino”. È un’espressione, questa, che non significa solo collocare al centro della narrazione il punto di vista dell’infanzia e i percorsi di una memoria specifica, segnata da esperienze in parte diverse rispetto a quelle dei genitori. È un’espressione che sottolinea come nella ricostruzione storica della persecuzione e della deportazione dei bambini italiani ebrei vengano analizzate le strategie e i comportamenti della vita quotidiana – dal gioco allo studio, dal rapporto con gli altri famigliari agli oggetti e ai luoghi – che restituiscono un mondo articolato di paure e speranze, il libro racconta sia come vissero concretamente quei bambini, sia l’aspetto psicologico più strettamente legato al trauma, poiché fu un’esperienza che coincise con la fase della crescita, indirizzando per sempre alcuni elementi della loro identità e del loro rapporto con il mondo, il tema della mancata reintegrazione, in termini materiali e simbolici, da parte del nostro paese, induce l’autore a spingere la sua ricostruzione fino al dopoguerra, così da portare la riflessione sulle responsabilità collettive che tuttora ci interrogano.
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Nudo tra i lupi, di Bruno Apitz

Nudo tra i lupiIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Nudo tra i lupi (Longanesi)
di Bruno Apitz

Campo di concentramento di Buchenwald, marzo 1945. Mentre gli americani sono arrivati a Remagen, un nuovo treno di deportati è giunto al lager. Tra essi Zacharias Jankowski, un ebreo polacco che porta con sé furtivamente una valigia. Alcuni detenuti lo aiutano a nasconderla, ma restano esterrefatti quando scoprono che al suo interno si trova un bambino di circa tre anni. Che fare: denunciarne la presenza o proteggerlo? Di certo la presenza del bimbo, l’unico in quel luogo di desolazione, mette a rischio l’organizzazione internazionale di resistenza attiva clandestinamente nel lager, dove l’obiettivo comune è cercare di sopravvivere tra la disperazione e la speranza, restare uomini nonostante tutto: l’orrore dei forni crematori, le torture, le marce della morte, i delatori, la solitudine, il lento annientamento. Fino all’11 aprile, quando i 21.000 prigionieri superstiti, con le ultime SS ormai in fuga, varcano i cancelli della libertà. La nuova edizione italiana di questo romanzo autobiografico, che vide l’autore testimone e protagonista degli eventi narrati, ripristina – sulla scorta della recentissima edizione apparsa in Germania – i brani che poco prima della pubblicazione Apitz decise di eliminare o modificare, restituendo il testo così come fu scritto di getto, all’indomani della liberazione del lager.
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Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz-Birkenau e altri esili, di Sami Modiano

Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz-Birkenau e altri esiliIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz-Birkenau e altri esili (Rizzoli)
di Sami Modiano

“Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo.” Come tanti sopravvissuti all’Olocausto, per molti anni Sami Modiano è rimasto in silenzio. In che modo dare voce al dolore di un’adolescenza bruciata, di una famiglia dissolta, di un’intera comunità spazzata via? Nato nella Rodi degli anni Trenta, un’isola nella quale ebrei, cristiani e musulmani convivono pacificamente da secoli, Sami non conosce la lingua dell’odio e della discriminazione. Ma quando le leggi razziali colpiscono la sua terra, all’improvviso si ritrova bollato come “diverso”. E a tredici anni, nell’inferno di Auschwitz-Birkenau, vedrà morire familiari e amici fino a rimanere solo al mondo a lottare per la sopravvivenza. Al miracolo che lo porta fuori dal campo non seguono tempi facili: Sami si ritrova in prima linea con l’esercito sovietico ed è poi costretto a fuggire a piedi attraverso mezza Europa per poi giungere in un’Italia messa in ginocchio dalla guerra. Dopo due anni di lavoretti malsicuri e pessimi alloggi, ma rallegrati dagli amici e dalla scoperta dell’amore, appena diciassettenne Sami sceglie di nuovo di andarsene, questa volta in Congo belga. Qui gli arriderà il successo professionale ma lo attendono nuovi pericoli, allo scoppio della guerra civile. La storia di Sami Modiano è una trama intessuta di addii e partenze alle quali lui ha sempre opposto la determinazione a riappropriarsi delle sue radici.
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