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Posts Tagged ‘Giosuè Calaciura’

PREMIO VITTORINI 2021: i finalisti

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE ELIO VITTORINI  XX EDIZIONE: SIRACUSA, 1-4 SETTEMBRE 2021

SCELTI I TRE FINALISTI: AINIS, CALACIURA E LATTANZI. PREMIO LOMBARDI PER L’EDITORIA INDIPENDENTE AD ALGRA

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SIRACUSA, 7 LUGLIO 2021 – La Commissione giudicatrice delle opere in gara per la XX edizione del Premio Letterario Nazionale Elio Vittorini, in programma a Siracusa dal primo al 4 settembre 2021, riunitasi in modalità telematica, ha selezionato i tre finalisti.

Si tratta di (in ordine rigorosamente alfabetico) Michele Ainis, Disordini (La nave di Teseo); Giosuè Calaciura, Io sono Gesù (Sellerio); Antonella Lattanzi, Questo giorno che incombe (HarperCollins).

La Commissione giudicatrice, presieduta dal professore Antonio Di Grado, ha vagliato 59 candidature presentate da oltre 40 diverse case editrici. Leggi tutto…

IO SONO GESÙ di Giosuè Calaciura (intervista)

“Io sono Gesù” di Giosuè Calaciura (Sellerio): intervista all’autore

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di Domenico Trischitta

Giosuè Calaciura è uno scrittore di sostanza, uno che non piazza parole scritte a caso, le rende animate e vitali, visivamente dinamiche. E’ la sua, grazie a Dio, è una scrittura di ricerca, di sforzo stilistico e onestà intellettuale, la misura dei grandi autori. E poi è siciliano, di quella carnalità sanguigna che rende questa letteratura pregnante di storia atavica e tradizione millenaria. Per questo motivo cimentarsi con il grande mistero della rivelazione cristiana è stata l’occasione per creare un’opera letteraria potente, una sfida esaltante riuscita, forse il romanzo più bello per il narratore palermitano, da paragonare all’epica di “Furore” di Steinbeck.
Io sono Gesù” (Sellerio) non ci svela un mistero, ci racconta la formazione di un ragazzo che non sa e non si sogna nemmeno di essere un profeta.

– Calaciura, cosa ti ha spinto a raccontare questa storia? Leggi tutto…

PANTELLERIA, L’ULTIMA ISOLA di Giosuè Calaciura (intervista)

PANTELLERIA, L’ULTIMA ISOLA di Giosuè Calaciura (Laterza)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Domenico Trischitta

Ho conosciuto Giosuè Calaciura leggendo un suo racconto pubblicato in un’antologia di scrittori meridionali curata da  Goffredo Fofi più di vent’anni fa. S’intitolava “Meglio comandare che fottere”, mi fu sufficiente per leggere i romanzi “Malacarne” e “Sgobbo”. Inizia così la mia scoperta di questo scrittore palermitano, dallo stile ammaliante e originale, caratterizzato da una forte componente poetica che rende la sua prosa incisiva e definitoria. Lo ritrovo adesso con una pubblicazione che dovrebbe essere una guida dell’isola di Pantelleria, e con sorpresa scopro che si tratta di un romanzo, sulla categoria di isola e isolani, sulla forza evocativa di un lembo di terra, tra i più precari del Mediterraneo, una sorta di isola ferdinandea che ha avuto la sfacciataggine di mostrarsi agli uomini, e di farsi gioco a loro piacimento. Ma dettando lei stessa le regole di adattamento, affascinando navigatori e conquistatori con la sua tempra di terra rude che non si piega agli esseri umani e neanche alle intemperie atmosferiche che l’hanno modellata con la forma di un grosso rettile di lava nera. Nelle pagine di Calaciura Pantelleria diventa categoria dell’anima, luogo di storie e storielle che hanno attratto pirati feroci come Dragut o scrittori come Garcia Marquez che ne ha fatto un’altra Macondo. In questo scenario scalpitano i fantasmi di asini panteschi, fioriture miracolose di capperi e l’odore del mosto di zibibbo più inebriante al mondo, e dalla pietra vomitata dal vulcano i celeberrimi dammusi che hanno incantato, come sirene, stilisti alla moda e attori. E’ la Pantelleria di Calaciura, la sua isola che non c’è, che può stravolgere il suo destino con un’improbabile nevicata: “Tre giorni è durato il miracolo della neve. Restavano chiazze dov’era più freddo, all’ombra, protette dai venti che avevano ripreso le rotte. A poco a poco la natura dell’isola ha ricomposto la sua latitudine e i colori della pietra e del vulcano sono tornati padroni. I ragazzi nei primi giorni di gennaio hanno cercato ancora la neve. E si sono commossi scoprendola a mucchi nella custodia di pietra dei jardini. Dal mare arrivava profumo di salsedine, di Africa, di una nuova primavera.”

Calaciura, ci parla della sua Pantelleria? Leggi tutto…