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ALLA RICERCA DI MR DARCY (un estratto)

In vista del bicentenario della morte di Jane Austen (18 luglio 1817), pubblichiamo un estratto del volume ALLA RICERCA DI MR DARCY di Giovanna Pezzuoli (Iacobelli)

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Capitolo I

Un intramontabile (sex) appeal

La prima impressione, si sa, non e quella che conta: lui, bello ed enigmatico, con la sua immensa proprietà nel Derbyshire, se ne sta impalato e risponde freddamente all’amico che lo spinge a invitare lei a ballare: «sì e passabile ma non abbastanza bella per tentare me, e al momento non sono affatto in vena di intrattenere le signorine trascurate dagli altri giovanotti» (JA, 2016, p. 65)1. Altero, sprezzante, presuntuoso, ma chi si crede di essere… sono tutti pensieri legittimi, ricordandosi però che è solo la prima impressione.

Siamo a Meryton, immaginario villaggio dell’Hertfordshire: un ballo campagnolo con simpatiche ragazze di buona famiglia non è esattamente l’ambiente dove Mr Fitzwilliam Darcy, nobile d’aspetto e con una rendita di diecimila sterline all’anno – come sa tutta la sala cinque minuti dopo il suo ingresso trionfale – si sente a proprio agio.

Serio, imbronciato, anzi decisamente scostante diventa subito impopolare, spegnendo gli iniziali entusiasmi per la sua “virilità” e bellezza; ed è tanto più sgradito a Elizabeth (Lizzie) Bennet, la fanciulla oggetto del commento assai poco gratificante, e neppure fatto sottovoce. Lei, avendo un carattere allegro e giocoso, riferisce con spirito l’episodio alle amiche. Ma il giorno dopo, a casa del vicino, Sir William Lucas – che ha conquistato qualche blasone grazie ai suoi fortunati commerci –, Elizabeth, commentando la festa, mentre giura che non ballerà mai con lui, è costretta ad ammettere: «[…] potrei facilmente scusare il suo orgoglio, se non avesse mortificato il mio» ( JA, 2016, p. 72).

Eppure circa sei mesi e 150 pagine dopo accade l’impensabile. Lo stesso signore, altero, bello e non più impossibile, chiede la mano di Elizabeth confessandole: «Ho lottato invano. E inutile. Dovete permettermi di dirvi che vi ammiro e vi amo ardentemente» ( JA, 2016, p. 224). Singolare dichiarazione, formulata con ansia e apprensione ma anche con l’orgogliosa certezza di una risposta favorevole che suscita in lei uno «stupore indicibile» unito a una buona dose di rabbia e di indignazione. Leggi tutto…