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Posts Tagged ‘Giovanni Parlato’

Giovanni Parlato

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Giovanni Parlato è nato ad Agrigento ed è cresciuto a Livorno. Laureato in Lettere all’Università di Pisa, è un giornalista del quotidiano il Tirreno. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Lui non dette l’ordine. Il caso Sofri e la memoria” (Edizioni Ets). Nel 2013 ha pubblicato “Il quaderno perduto di Pirandello” (Felici).

IL FIGLIO MASCHIO di Giuseppina Torregrossa (recensione)

Il figlio maschioIL FIGLIO MASCHIO di Giuseppina Torregrossa (Rizzoli)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Giovanni Parlato

La vita continua, tutti i giorni. La libreria Cavallotto di Catania apre la mattina per chiudere la sera. Clienti nuovi e abitudinari fanno il loro ingresso, gente che esce con un libro da portare a casa: vendere libri, ecco cosa fanno Adalgisa e le figlie. Dietro questa giornata, c’è una storia raccontata da Giuseppina Torregrossa nel suo ultimo libro “Il figlio maschio” pubblicato da Rizzoli. Dopo la lettura del libro, entrare in libreria non sarà più come prima, non si potrà più guardare soltanto con gli occhi del presente, ma anche con gli occhi del passato.
Possiamo facilmente immaginare Adalgisa e le figlie che raccontano a Giuseppina Torregrossa la storia di famiglia, una carrellata di ricordi dove la scrittrice intuisce che c’è materia per il suo lavoro. Da una parte le persone e i fatti di per sé carichi di sogni e coraggio, dall’altra i personaggi del libro che conservano i nomi della storia: i fatti sono quelli, veri, cui Giuseppina Torregrossa tesse la sua tela immaginando e fantasticando, passando dal piano della verità del racconto orale alla verosimiglianza della parola scritta. Un’operazione che si regge, come un palazzo sulle sue fondamenta, su un linguaggio compenetrato d’italiano e siciliano perché come ha spiegato la stessa autrice “il siciliano è la lingua del cuore, l’italiano la lingua della ragione”.
I capitoli portano tutti il nome di uno o più personaggi. Appare quasi un omaggio al teatro, un’apparizione scenica dove sul palco arrivano di volta in volta, loro, i personaggi del romanzo raccontando se stessi e Giuseppina Torregrossa li ascolta donandoli al lettore in terza persona. Un distacco necessario per mantenere la coralità del libro e, soprattutto, per comunicare i sentimenti di cui vive ogni pagina.
Concetta Russo è il primo forte personaggio che incontriamo. Dalla sua unione col marito don Turiddu Ciuni nascono dodici figli. Siamo a Sommatino nel 1924. Il figlio prediletto è Filippo su cui cade il destino della famiglia. Il padre vuole che sia Filippo a guidare il feudo di Testasecca, a curare la terra e i suoi frutti. La moglie Concetta ha mandato a scuola tutti i figli, maschi e femmine, nessuno escluso. Il percorso si deve ora concludere e Filippo non è uomo in grado di raccogliere l’eredità del padre. Si chiude, definitivamente, l’era del verismo narrato da Verga, del possesso della roba. I tempi sono cambiati e Concetta lo ha capito a differenza della caparbia ostinazione dello sposo che ama. È giunto il tempo di passare dalla zappa ai libri, dalla terra alla cultura. Perché le donne e i libri, in questo romanzo, vanno di pari passo. La madre, la figlia, la moglie, la vedova non sono soltanto avvolte dalla sensualità della carne, ma anche dalla sensualità della parola e i libri diventano il contenitore naturale. Il figlio maschio, Filippo in questo caso, è il risultato di questa gestazione che solo le donne potevano compiere. Filippo apre una bancarella di libri in piazza Bologni a Palermo, affitta un mezzanino nel principesco palazzo Alliata, apre poi una libreria davanti al Teatro Massimo. Con lui, la sorella Concettina appassionata anche lei di libri. Filippo sposa la bella contessa Luisa Sarcinelli con il conseguente arretramento di Concettina. Filippo Ciuni, è storia vera, diventa anche un editore che, nonostante abbia aderito all’ideologia fascista, pubblicherà Benedetto Croce. Morirà, infine, in montagna con i partigiani. Leggi tutto…

IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO a Catania – mercoledì 19 marzo

IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO a Catania – mercoledì 19 marzo, h. 18 –  Libreria Cavallotto (Corso Sicilia, 91 – Catania)

quaderno pirandello

L’autoracconto d’autoreUn estratto del libro

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IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO, di Giovanni Parlato (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO di Giovanni Parlato (Felici edizioni). Ieri abbiamo pubblicato “l’autoracconto d’autore“…

I – LA TELEFONATA

La veste a fiori su sfondo azzurro era smossa da un tiepido scirocco quando la sua mano forte afferrò il manico della zappa poggiato sbilenco sul tronco di un carrubo. I suoi capelli bianchi erano avvolti in una crocchia, il suo ovale era tondo come i suoi occhi, mentre sulle gambe appena scoperte s’intravedevano i segni dei tanti figli che aveva avuto. Camminava con i sandali fra la terra umida della notte. Poi, si fermò e guardò il cielo e la zappa fece un ampio giro sopra la sua testa per poi affondare nella terra. Una, due, tre volte. Fino a quando la lama andò a cozzare contro qualcosa. Quindi, l’anziana donna si piegò sulle ginocchia e cominciò a scavare con le mani. Là sotto era nascosta una cassetta di legno. Da una tasca della veste prese una chiave e aprì quel piccolo forziere pieno di soldi. Prese due banconote e ripose la cassetta là dov’era ricoprendola di terra. Si avvicinò al carrubo dove mise la zappa al suo posto e uscì. Andò dal pescivendolo e, sulla strada di ritorno, comprò anche due bottiglie di birra. Quando mi sedetti a tavola trovai un vassoio di gamberoni e un vassoio di triglie. E la birra, fresca di frigorifero.
Appena un attimo e mi sveglio quando la luce del sole comincia a filtrare dalle imposte.
Ho sognato mia nonna.
Mi trovo a casa di mio padre, a Livorno, mentre mia madre è in Sicilia. Sento squillare il telefono. Forse per questo mi sono svegliato. «Pronto» dice debolmente la voce di mio padre. Una lunga pausa di silenzio e me ne sto in attesa fino a quando sento mormorare: «Su, Mariuccia» e capisco che mia nonna è morta. Me lo aspettavo. Ho lasciato mia moglie, la casa editrice, Milano per stare due giorni con mio padre. E, ora, quella telefonata giunta alle prime luci del mattino. Non sono sconvolto, non piango, rifletto solamente se sia il caso di scendere in Sicilia per i funerali. In fondo, sono qui per questo. Dapprima penso al lavoro e alla fatica del viaggio e credo di avere buoni motivi per non andare, ma c’è quel sogno come se mia nonna avesse voluto farmi un ultimo dono. Il ricordo dell’immagine di lei che non mi saluta più all’arrivo del treno fa sbandare la mia memoria: la ricordo a San Leone quando mi faceva trovare la colazione pronta, la ricordo quando venne a Livorno per il giorno della mia laurea, penso a tutto quello che non ho fatto, avrei voluto parlare con lei e farmi raccontare i ricordi importanti della sua vita. Mi  vedo davanti  a  lei con un registratore, mentre lei parla e il nastro gira. E, ora, immagino di tirare fuori del cassetto i colloqui di ore e ore, premo un tasto e la sua voce mi racconta di quando conobbe nonno, del giorno indimenticabile in cui avvenne il fidanzamento. Il mio dolore è non avere fatto tutto questo, non avere la sua voce da ascoltare. Ora, non resta che scendere per l’ultimo abbraccio.
Sullo smartphone cerco i voli. Ma non ci sono più posti liberi sugli aerei per la Sicilia. Il  mezzo più veloce è il treno del sole. Io e mio padre dovremmo essere ad Agrigento domani alle 15. Prima di prendere il taxi per la stazione, ho telefonato a mia moglie a Milano e le ho detto di nonna, della partenza, le ho dato appena il tempo di salutarmi.

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II – ODORE DI STALLA
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Giovanni Parlato ci racconta IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO

parlato3Giovanni Parlato ci racconta IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO (Felici editore)

[Domani pubblicheremo uno stralcio del romanzo]

di Giovanni Parlato

Per quale motivo l’editor di una casa editrice milanese vola a Bonn e suona il campanello di uno scalcinato palazzo di periferia? E chi è Kurt Wielm, l’uomo che gli sta aprendo la porta? E’ un uomo disperato, “una botte di birra sul punto di scoppiare”. Quest’uomo dagli occhi spenti, conserva un segreto. Per questo, l’editor ha bussato a casa sua.
Sotto il lavabo della cucina, dentro una cassetta di legno che un tempo conteneva bottiglie Chardonnay, si trovano fogli sparsi e un vecchio quaderno. Sfregando col polpastrello, affiora una copertina nera e all’interno, sulla targhetta, un nome: Luigi Pirandello. E una data: Agosto 1879. E come l’editor sfoglia il quaderno, riconosce la calligrafia del grande drammaturgo a partire da quella lettera effe “un puledro fra le altre lettere, scalpitante, giovane”.
Così l’editor si ritrova fra le mani la prima novella inedita scritta da Pirandello all’età di 12 anni. Comincia a leggere il racconto ed è come se una luce tenue e fioca diventasse sempre più chiara. In quella novella, c’è qualcosa di familiare, qualcosa di conosciuto che scorre nelle vene di chi sta leggendo. Fofò, il nome del personaggio di Pirandello, è anche il nome della nonna dell’editor, ma non solo: identica la storia. Fofò aveva sposato un carrettiere, Gaetano, divenuto un casellante. Una vita da un casello a un altro nella Sicilia più pietrosa e selvaggia spargendo per il mondo la speranza affidata a otto figli.
Strane coincidenze. In cui la finzione e la realtà cominciano a inseguirsi fin da questa parte iniziale del romanzo. Fino a quando, inaspettatamente, sono bianche le pagine del quaderno  e incompiuta si rivela la prima novella di Pirandello. Dopo l’iniziale smarrimento, l’editor individua la strada. Sarà lui a proseguire la novella e il romanzo è la storia di questa prosecuzione, di una partita che si apre tra il piano della realtà che trova nell’editor il suo protagonista e il piano della finzione che trova il suo protagonista in Pirandello che si fa egli stesso personaggio: ora fanciullo, ora capocomico.
Una partita fra l’editor e il drammaturgo al centro della quale ci sono i personaggi della novella. A chi spetta la paternità di questi personaggi? A colui che con la sua penna li ascolterà e proseguirà la loro storia o allo scrittore dalla cui fantasia sono nati? Una sorta di rovescio della medaglia di “Sei personaggi in cerca d’autore” dove – là – non c’era un autore, mentre qui sono due gli autori a contendersi la paternità. Leggi tutto…