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GIUDITTA E IL MONSÙ di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi): recensione

“Giuditta e il monsù” di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi)

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di Emma Di Rao

Dopo i ‘luoghi dell’anima’ de “La mia casa di Montalbano” e di “Donnafugata” è l’anima stessa ad essere eletta da Costanza DiQuattro come ‘luogo’ ispiratore della sua terza fatica letteraria, “Giuditta e il monsù” (edito da Baldini+Castoldi). Nasce infatti nell’anima quel sentimento amoroso che viene posto dalla scrittrice come fondamento del suo nuovo romanzo, costituendone il tema più organico e significativo. Un sentimento di indubbia valenza universale che trae però origine dalla sfera più intima dell’individuo. Illuminante, al riguardo, quanto si legge in epigrafe: “Si conobbero. E precisamente lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché, pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”. Tratta da “Il barone rampante” di Italo Calvino, la citazione racchiude, a nostro avviso, una possibile chiave di lettura di “Giuditta e il monsù”: l’amore è soprattutto rivelazione autentica del nostro ‘io’ grazie alla conoscenza dell’altro, è perfetta conoscenza di sé acquisita in virtù della relazione con un’anima affine. Ed è infatti profonda l’affinità di anime che, fin dall’infanzia, viene ad instaurarsi tra i due protagonisti, Giuditta, quarta figlia del marchese Romualdo Chiaramonte, e Fortunato, che nel preciso istante in cui la prima nasceva veniva abbandonato dinanzi al portone del palazzo nobiliare. Leggi tutto…