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Posts Tagged ‘Giulio Perrone’

GIULIO PERRONE racconta L’ESATTO CONTRARIO

Giulio PerroneGIULIO PERRONE racconta il suo romanzo L’ESATTO CONTRARIO (Rizzoli). Le prime pagine del libro sono disponibili qui 

[martedì 26 maggio, h. 18, il romanzo sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Catania: dettagli a fine post]

di Giulio Perrone

Una delle prime regole quando si parla di un romanzo è che si deve riuscire a interessare i lettori senza dire troppo, creare suggestioni e non svelare. Ecco perché per raccontarmi ho deciso di passare attraverso una serie di cose che hanno condizionato il prima e il dopo di questo libro e che per certi versi mi hanno anche sorpreso nel momento in cui è uscito.
Va detto prima di tutto che il mio lavoro (di editore) è di stare dall’altra parte della barricata, quindi scegliere e pubblicare i libri, non scriverli.
Questo ha portato alla prima grande domanda che tutti mi hanno fatto nel momento in cui hanno saputo che stavo scrivendo un romanzo o quando se lo sono trovato in libreria. “Perché?” E la seconda, per me sconvolgente, è spesso stata: “Ma perché non te lo sei pubblicato da solo?”. Leggi tutto…

SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto (uno stralcio del libro)

Suicide tuesdayIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto (Giulio Perrone editore, 2013)

La scheda del libro
Suicide Tuesday è l’espressione inglese che indica la condizione di profonda angoscia che arriva dopo un weekend all’insegna di droghe e alcol. L’euforia del sabato sera va in calo: la domenica passa nel tentativo di smaltire i postumi, il lunedì si passa a uno stato di stanchezza mentale che sfocia in apatia, poi, nelle 24 ore successive questo stato si amplifica fino a trasformarsi in depressione. La depressione, in alcuni casi, porta al suicidio.
Questo affascinante romanzo d’esordio racconta il fine settimana dei tre protagonisti e li accompagna fino al martedì: tre giornate in cui Sergio, Matteo e Giulia vanno incontro alle proprie paure per affrontarle, finalmente, di petto.
Le loro storie, che in apparenza sono distanti, finiscono per intrecciarsi perché Sergio e Giulia rispondono all’annuncio di Matteo che cerca volti da ritrarre per la sua prossima mostra fotografica.
Tre esistenze con i loro effetti collaterali che si ritrovano per motivi totalmente imprevisti, come è la vita, di fronte l’obiettivo della zenit 11 di Matteo, che affiorare i segreti che li angosciano da sempre.

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Da SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto

Giulia

[…] Oggi il bar è un via vai di colazioni: tè, toast, zucchero, marmellata, croissant, cappuccini. Quell’uomo all’angolo sembra essere di buon umore. Legge il giornale, sorseggia un caffè. Alterna a ogni pagina un lungo sorso. Ripone la tazzina e riprende a far funzionare i polpastrelli. Al mio tavolo a farmi compagnia solo una zuccheriera e una fetta di torta che qualcuno ha dimenticato di finire. La accoltello ai lati affondandoci la lama ripetutamente. A destra. A sinistra. E poi di nuovo al centro. Sull’altra sedia, vuota, la borsa, unica testimone delle mie efferatezze. Da una delle tasche spunta la felpa col cappuccio di Alessandro. Me l’ha prestata ieri sera quando abbiamo deciso di farci un giro in motorino ed era troppo freddo per salirci solo con la maglietta. Ne lascia sempre una di riserva nel bauletto dello scooter in caso di emergenza. Gli piace chiacchierare, soprattutto prima di cena, in sella al suo motorino: l’aria che gli sbatte in faccia, il casco in testa, le pause ai semafori. Ti racconta cosa ha fatto montando i pezzi come la sceneggiatura di un film. Ha un vero talento per la narrazione e sembra sempre che le sue storie siano frutto della sua fervida fantasia. E forse un po’ lo sono, perché non si ricorda mai se a Martina ha poi chiesto di uscire per quella birra oppure no. «Glielo volevo chiedere ma poi non mi ricordo se l’ho fatto. Vabbe’» e con un gesto della mano, lo stesso con cui si lancia una cartaccia in un cestino, si sbarazza di quel dubbio e riprende da dove ha interrotto. Che deve preparare l’ultimo esame di Sviluppo e Cooperazione Internazionale e poi vuole partire pure lui come Claudia. «Magari solo per un anno. Qui dopo che ti sei fatto il culo per prenderti una laurea, se trovi un lavoro a mille euro al mese puoi ritenerti fortunato. Poi se riesci a fare quello per cui hai studiato è come se hai vinto al super enalotto». Leggi tutto…

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi

QUANDO UNA DONNA, di Mavie Parisi
Giulio Perrone editore, 2012 – pagg. 254 – euro 15

di Massimo Maugeri

Zaira è una giovane aspirante chirurgo che si invaghisce del primario Sergio Macchiavelli. La storia parte da qui… dal desiderio di conquista di Zaira che cresce fino a diventare ossessivo. Si intitola “Quando una donna” il nuovo romanzo di Mavie Parisi, già autrice di “E sono creta che muta” (anche il primo è stato pubblicato da Perrone nella collana Lab). Come ha scritto Lia Levi nella nota al libro, si tratta di «una storia dove l’oscura forza passionale capace di portare al delitto, in un suo più profondo contesto, pare svuotarsi della potenza distruttiva per dare abilmente spazio all’eterno gioco dei sentimenti, aneliti, dubbi, speranze e frustrazioni, insomma agli imprescindibili archetipi del tortuoso cammino di una donna il cui unico desiderio è “vivere se stessa”».
Ne ho discusso con l’autrice…

– Sergio e Zaira, due persone che – in apparenza – avevano tutto per essere felici: il successo, l’intelligenza, un lavoro gratificante (sono medici stimati). Perché rimangono ingabbiati nel loro rapporto?
Rimangono ingabbiati nel loro rapporto perchè l’essere umano è inquieto. Mai soddisfatto. Non sempre presente a se stesso. Cito una frase di Bukowski: La sanità mentale è un’imperfezione.
Ma andrei ancora oltre: Cos’è la sanità mentale? E’ una condizione che si addice all’uomo? o l’uomo, in quanto tale è già un’imperfezione?

– Il noir non è “consolatorio” come il giallo, e infatti il tuo libro non offre una soluzione ma semmai apre la riflessione. Si chiude infatti con la stessa domanda con cui si apre: perché. Come mai questa scelta narrativa? Leggi tutto…

NEL PAESE DELLE FIABE. 200 anni dei fratelli Grimm

200 anni grimm
Il doodle di oggi di Google festeggia i fratelli Grimm in occasione dei 200 anni della pubblicazione delle loro “Fiabe del focolare”.

Contribuiamo alla celebrazione, pubblicando un brano tratto dal volume di Saverio Simonelli “Nel paese delle favole. La Germania magica e misteriosa dei fratelli Grimm (Giulio Perrone, 2012)

Nel cuore della Foresta Nera o in prossimità delle fredde spiagge del Mare del Nord, che ci si trovi nei pressi di Gottinga o Francoforte o nel centro di Brema o Alsfeld, esiste ancora oggi una Germania magica e misteriosa: un luogo tenebroso e incantato dove, al di là della modernità invadente, si tramanda la memoria di streghe e goblin, di famelici lupi e malvagi troll.

Qui, dove i confini tra la fantasia e la realtà tendono a perdere di senso, sono nate e continuano a vivere le fiabe popolari immortalate dei fratelli Grimm: da Biancaneve a Pollicino, da Cenerentola ad Hänsel e Gretel, da La Bella e la Bestia a Cappuccetto Rosso. Quello intrapreso da Saverio Simonelli è un lungo viaggio dedicato ai luoghi e ai personaggi al centro dell’immaginario di chiunque abbia mai sfogliato un libro di favole. Magari chiedendosi se tutto ciò che ha letto sia mai esistito davvero.

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Un brano tratto da “NEL PAESE DELLE FIABE. 200 anni dei fratelli Grimm”

Con una fiaba, il mondo non finisce mai

di Saverio Simonelli

L’importante è che ci siano fiori. Molti fiori nei vasi sul davanzale. E che la finestra sia ampia e lasci entrare il sole e il verde del paesaggio. Tra i fiori. Viole, violacciocche, caprifogli e gigli. Sono quelli che ama di più. Mai però quanto le primule che portano con sé la promessa rinnovata della primavera. Gliene regalano sempre un mazzo ad ogni compleanno , il 24 febbraio. Jacob invece riceve sempre un paio di pantofole e una montagna di uvette. Ne va matto. Piacciono anche a lui, ma la sua salute non gli concede di esagerare. Non può neanche camminare troppo a lungo senza sentire quell’oppressione al torace, il respiro che manca, la paura di morire che gli ha fatto vegliare tante notti ad aspettare l’allodola.
Wilhelm guarda fuori dalla finestra, lo sguardo si alza dal testo che ha sotto gli occhi e raggiunge il tiglio, lì di fronte, appena davanti alla staccionata che li separa dal parco. Gli scappa un sorriso. Si ricorda di quella governante che al fratello aveva raccontato la storia per cui il mondo stava appeso a una serie di assi di legno e così ogni volta che Jacob vedeva un cancello, una staccionata o qualcosa di simile pensava che al di là non ci fosse più mondo. Né sole, né fiori, né verde.
Ha sempre preso le cose alla lettera Jacob. Lui ossessionato dalle parole, dal testo, dalla sua autorità. Assoluta. Ecco perché mentre Wil sta perdendo qualche minuto a guardare fuori, Jacob insiste a grattare con la penna d’oca sul foglio. Mentre quella di Wil è perfetta la sua è sempre consumata: perfino le piume sull’asticella sono tutte arruffate. Ma questo ardore non va mai a scapito della concentrazione, della dedizione sacerdotale di Jacob che ora si alza a riporre un volume sullo scaffale. Lo solleva come il prete il lezionario domenicale, come una mamma il bambino al primo bagnetto. E’ un rispetto che sconfina nell’amorevolezza paterna. Leggi tutto…