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Posts Tagged ‘giunti’

AUTORI SOTTO LE STELLE 2021

Autori sotto le Stelle: 3 agosto 2021, a Taormina (Me), dalle h. 19, Terrazza dell’Hotel Excelsior Palace

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Ritorna a Taormina l’evento “Autori sotto le Stelle” organizzato da Demea Eventi Culturali (riproniamo l’intervista rilasciataci l’anno scorso da Antonio Oliveri).

Protagoniste di quest’anno, le scrittrici Catena Fiorello Galeano e Nadia Terranova presentate da Felice Cavallaro.

Con Catena Fiorello Galeano si discuterà di “Amuri” (Giunti), con Nadia Terranova di “Il segreto” (Mondadori).

Di seguito, le schede dei due libri. Leggi tutto…

“FRANCESCO DE GREGORI. I testi. La storia delle canzoni” di Enrico Deregibus

“Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti) di Enrico Deregibus

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di Massimo Maugeri

Il volume “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti, 2020) nasce da un lavoro ventennale di Enrico Deregibus sul cantautore romano. Deregibus, peraltro (giornalista, saggista, consulente e direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali) è considerato il maggior esperto di Francesco De Gregori. Ho colto l’occasione, dunque, per invitarlo a Letteratitudine e per discutere con lui, partendo proprio da quest’ultimo libro, di questo grande cantautore che con la sua musica e i suoi testi ci ha fatto sognare (e continua a farlo) offrendoci anche spunti di riflessione…

– Enrico, come nasce questo volume dedicato alla storia delle canzoni di Francesco De Gregori? E che connessione c’è con il tuo precedente libro “Mi puoi leggere fino a tardi”, dove racconti la vita di questo grande artista della nostra musica?
Per risponderti devo fare un rapido salto indietro di più di 20 anni, al 2000, quando ho iniziato a fare di mestiere il giornalista musicale e l’organizzatore di rassegne. Ero un grande consumatore di libri sulla musica e quindi mi è venuto spontaneo pensare subito di farne uno. De Gregori era certamente uno degli artisti che stimavo e conoscevo di più, quindi mi è venuto altrettanto spontaneo farlo su di lui, anche perché fino a quel momento mancavano i libri davvero validi su di lui, tranne uno molto bello di Giorgio Lo Cascio, che però era un suo amico e compagno di musica dei primissimi tempi e quindi raccontava le cose da un punto di vista molto soggettivo. Leggi tutto…

LE MAGNIFICHE INVENZIONI di Mara Fortuna: incontro con l’autrice

“Le magnifiche invenzioni” di Mara Fortuna (Giunti): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Mara Fortuna è insegnante, giornalista e scrittrice. Nel corso della vita ha sperimentato un gran numero di attività: dalla danza all’arte di strada, alla cura della terra, e ha viaggiato quanto più poteva. Come giornalista ha scritto di questioni di genere e di danza. Ha già pubblicato racconti, su quotidiani e all’interno di raccolte. Ha fondato e dirige “La Principessa Azzurra APS”, un’associazione contro la discriminazione e la violenza di genere, per la quale organizza laboratori di educazione ai sentimenti, scrittura e drammatizzazione.

Le magnifiche invenzioni” è il suo primo romanzo (ma sta già lavorando al secondo).

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene… Leggi tutto…

CONTA SUL TUO CUORE di Andrea Maggi: incontro con l’autore

“Conta sul tuo cuore” di Andrea Maggi (Giunti): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Andrea Maggi è nato a Pordenone e laureato in Lettere a Trieste, insegna in una scuola secondaria. Ha pubblicato Morte all’Acropoli (2014), vincitore del Premio Massarosa 2015; Il sigillo di Polidoro (2015), Niente tranne il nome (2017) ed è tradotto in Spagna e in America Latina. Per ragazzi ha scritto il romanzo Guerra ai prof! e, dedicato a loro, il saggio Educhiamoli alle regole. Istruzioni per crescerli responsabili e felici (2019). Durante il lockdown del 2020 è uscito il suo e-book Insegnare ai tempi del Coronavirus. Nel 2017 ha debuttato nel docu-reality di Rai Due Il Collegio nel ruolo di Professore di italiano, latino ed educazione civica, diventando in breve tempo «il professore più amato d’Italia».

Il nuovo libro di Andrea Maggi si intitola “Conta sul tuo cuore” ed è pubblicato da Giunti.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«I giovani sono senza futuro. Sono egoisti, egocentrici, superficiali, apatici, amorali. I giovani sono fragili, tristi, arroganti e del mondo non sanno un bel niente. I giovani non sanno cos’è l’amore e sono sempre più soli. Non sanno niente. Sanno comunicare solo con il telefonino. Questo è ciò che sento dire spesso», ha detto Andrea Maggi a Letteratitudine. «Tutto falso. Tutto banale. Tutto sbagliato. Leggi tutto…

L’ABISSO – L’ORA DEI DANNATI di Luca Tarenzi: incontro con l’autore

“L’abisso – L’ora dei dannati” di Luca Tarenzi: incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Luca Tarenzi, laureato in Storia delle Religioni, lavora per vari editori come traduttore, editor e consulente. Ha esordito nel 2006 con il romanzo (urban fantasy) Pentar – Il patto degli dei, e da allora ha pubblicato una dozzina tra romanzi e raccolte di racconti, oltre a due saggi (La sciamana del deserto e La più breve storia dell’urban fantasy che si sia mai vista).
Per Giunti ha appena pubblicato il nuovo romanzo intitolato “L’abisso – L’ora dei dannati“.

Abbiamo chiesto all’autore di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

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«Quando ho cominciato per la prima volta a pensare a questa storia, nel 2013-14», ha detto Luca Tarenzi a Letteratitudine, «nella scena del fantasy italiano si discuteva molto su come utilizzare il patrimonio tradizionale, leggendario e letterario del nostro paese per produrre del fantasy “autenticamente italiano” senza dover dipendere in alcun modo dalla lezione anglosassone. La domanda che mi feci io in quell’occasione era: “Ma che cosa un lettore del nostro paese può riconoscere immediatamente, non importa quale sia la sua età o la sua provenienza culturale?”
La risposta non poteva che essere: la Divina Commedia. Leggi tutto…

DISEGNAVO PAPPAGALLI VERDI ALLA FERMATA DEL METRÒ di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

“Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

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di Massimo Maugeri

Questa è una storia di riscatto, solidarietà e tenacia.
Lui si chiama Ahmed Malis. È un ragazzo di origine egiziana che viene dai palazzi popolari del Giambellino, a Milano, ed è un prodigio della matita.  Lei è Nicoletta Bortolotti, redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti con diversi libri all’attivo.
Il loro incontro è suggellato in un volume edito da Giunti e intitolato “Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” scritto da Nicoletta Bortolotti.
Di che si tratta?
Ho avuto modo di parlarne con Nicoletta e con Ahmed nell’ambito di questa intervista…

– Cara Nicoletta, partiamo dall’inizio (come sono solito fare). Come nasce questo libro? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’idea di scrivere mi è nata qualche anno fa quando lessi un articolo sul “Corriere della Sera” a firma di Elisabetta Andreis, che narrava l’incredibile vicenda di Ahmed Malis, un ragazzo di origine egiziana, figlio di genitori immigrati a Milano negli anni Ottanta, con una sorella maggiore Amina e un fratello minore Islam. Ahmed possiede uno spiccato talento per il disegno iperrealistico ma, cresciuto nei palazzi popolari di Milano Giambellino, non aveva i mezzi per iscriversi all’Accademia… Grazie a quell’articolo e al Cde Creta, il centro di aggregazione giovanile frequentato da lui e dai suoi fratelli, Milano si è mobilitata, ritrovando un volto solidale, e il giovane artista ha potuto frequentare per tre anni la Naba con una borsa di studio gratuita. Fino a laurearsi pochi giorni fa con 110 e lode! Come se fosse stata la vita a scrivere l’epilogo del nostro libro… Leggi tutto…

ANTONELLA CILENTO racconta NON LEGGERAI

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: ANTONELLA CILENTO racconta il suo romanzo “Non leggerai” (Giunti)

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di Antonella Cilento

È successo al principio dell’anno: esce un mio nuovo romanzo, Morfisa o l’acqua che dorme, e m’intervistano. Naturalmente, senza aver letto il libro.  E siccome Morfisa non si può risolvere in una formuletta perché ha aspirazione ampie e complesse, l’intervistatrice porta la conversazione sull’argomento editoria, crisi della lettura, come dobbiamo fare…
Il solito insomma, che, considerando che stiamo parlando di un libro che non ha letto e non leggerà, è una questione cui la domanda autorisponde.
E io mi lascio scappar detto (sbotto) che la lettura muore se la rendiamo scolastica, obbligatoria, una medicina amara ma necessaria, una sostanza nociva ma che fa bene alla società. E che l’unico modo di farla tornare in auge, diciamola tutta, sarebbe vietarla.
Non è la prima volta che lo dico: ho criticato numerosi anni fa’ il sistema con un libro molto detestato da chi ci si riconosceva, Non è il paradiso. Ho invocato l’epidemia di lettura per contagio in un altro libro, Asino chi legge, perché da 27 anni mica faccio la profetessa da salotto: giro l’Italia facendo lezione, ho una scuola creata dal nulla a Napoli, Lalineascritta, allievi portati alla lettura e alla scrittura che appartengono ormai a diverse generazioni, hanno pubblicato con grandi case, lavorano per la tv o l’editoria. Leggi tutto…

PICCIRIDDA di Catena Fiorello: dal romanzo al film di Paolo Licata

Sarà presentato in anteprima al Taormina Film Festival il film “Piciridda” tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello (pubblicato originariamente da Baldini Castoldi e riedito da Giunti)
La presentazione dell’opera si svolgerà a Taormina il 5 luglio nell’ambito della  65° edizione del Taormina Film Festival. Il film sarà proiettato, alle ore 18.00, al Palazzo dei Congressi di Taormina Sarà presente Catena Fiorello, il regista Paolo Licata (regista palermitano: Picciridda è la sua opera prima) e l’intero cast.
Le riprese del film si sono svolte tra novembre e dicembre 2018 sull’Isola di Favignana. Nel cast: Lucia Sardo, (bravissima interprete, tra l’altro, nel film “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana), Ileana Rigano, Katia Greco, Tania Bambaci, Loredana Marino e per la prima volta sullo schermo la bambina Marta Castiglia.
“A me scoppia il cuore dalla gioia”, ha dichiarato Catena Fiorello sulla sua pagina Facebook, “perché dopo tanti sacrifici e attese è arrivato il grande giorno, quello in cui potremo vedere Picciridda sullo schermo di un cinema. La vera magia. Io vi chiedo di venire in tanti e  di condividere con noi questo momento. (…) Picciridda lo merita. Racconta di noi e del nostro viaggio alla ricerca della dignità di un lavoro, e dell’amore che tanti bambini si videro negato in quegli anni da una società che li considerava poco. E parleranno anche le voci dei tanti emigranti che non riuscirono a farlo per mancanza di coraggio e fragilità emotiva”.
Riproponiamo, di seguito, la recensione del romanzo.

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L’ANIMA DEL TERRITORIO: FuoriAsse n. 23

FUORIASSEPubblichiamo l’editoriale della direttrice del magazine culturale FuoriAsse del mese di dicembre. Si intitola “L’anima del territorio” e apre facendo riferimento al nuovo romanzo di Guido Conti: Quando il cielo era il mare e le nuvole erano balene (Giunti)

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di Caterina Arcangelo

Tra i libri pubblicati di recente colpisce in modo particolare quello di Guido Conti, Quando il cielo era il mare e le nuvole erano balene (Giunti), perché è un testo che racconta senza nostalgia di un particolare territorio, che è la bassa emiliana, restituendo al lettore sensazioni avvertite in questo luogo preciso e soprattutto aprendo lo sguardo anche su modi di vita che oggi sono andati persi. Vale la pena, in questo senso, ricordare il girovago che aveva addestrato il suo orso; ma anche la caratterizzazione degli altri personaggi che è sempre potente. I protagonisti sono “vivi”, sono dotati di ragioni e sentimenti, talvolta inesplicabili l’uno per l’altro, ma che hanno radici profonde, in quanto ognuno è ben collegato con il territorio in cui vive, conosce bene la propria terra, le piante che la rivestono e i sentieri che ne calcano il suolo. Ognuno si sente parte attiva della storia anche se sa di vivere «nella periferia più periferica del mondo». Un romanzo ambientato tra gli anni ’20 fino alla piena del Po del ’51. Una lettura non solo storica del dopoguerra ma anche di formazione spirituale. In questo caso, si tratta dei sentimenti del piccolo Bruno, il protagonista, che impara a conoscere la realtà della pianura e del fiume (il Po) mediante lo sguardo attento del nonno, ma anche attraverso le devastazioni lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale. Leggi tutto…

BARBARA BARALDI racconta AURORA NEL BUIO

Autoracconti d’Autore: BARBARA BARALDI racconta il suo romanzo AURORA NEL BUIO (Giunti) – romanzo vincitore del Premio Nebbiagialla 2018

di Barbara Baraldi

La ragazza con la cicatrice sulla tempia prende posto alla scrivania nella stanza degli interrogatori. Per qualche istante si limita a osservare la donna di fronte a lei. Si sofferma sui suoi occhi inquieti, sulle mani affusolate con quasi un anello per dito.
«Vice ispettore Scalviati» si presenta poi.
«Piacere, Barbara Baraldi» ribatte l’altra.
«È stata informata del motivo per cui è stata convocata, signora Baraldi?»
«In effetti no. Il suo collega…»
«Il sovrintendente Bruno Colasanti».
Barbara si schiarisce la voce. «Dicevo, si è presentato alla mia porta con un mandato di comparizione e mi ha condotto a qui, al commissariato di Sparvara. Questo è tutto».
«Lei è una scrittrice di romanzi polizieschi, giusto?»
«Thriller, per la precisione. Ma ho scritto anche altro».
«Cerchiamo di non divagare». Aurora rivolge la sua attenzione al fascicolo sul ripiano. Lo apre e inizia a leggere distrattamente le prime righe. «Mi parli del suo metodo di lavoro».
«Be’, mentre scrivo procedo a visioni. È come se un film mi passasse davanti, descrivo quello che vedo. C’è il lavoro di documentazione, fondamentale in un thriller per descrivere le procedure, e in questo caso ci sono voluti anni di studio, in cui ho approfondito il lavoro di John Douglas sui serial killer e sul criminal profiling. La documentazione da sola, però, non basta. È scavando nella propria esperienza personale che si permette ai personaggi di prendere vita». Leggi tutto…

BARBARA BARALDI vince il PREMIO NEBBIAGIALLA 2018

BARBARA BARALDI con il thriller AURORA NEL BUIO (Giunti) vince il PREMIO NEBBIAGIALLA 2018 PER LA LETTERATURA NOIR E POLIZIESCA

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Il 15 settembre 2018, presso il Centro culturale Piazzalunga di Suzzara (MN), una giuria di cinquanta lettori ha assegnato, con la presenza del Direttore del festival NebbiaGialla Paolo Roversi, il Premio NebbiaGialla 2018 per la letteratura noir e poliziesca a Barbara Baraldi per il thriller Aurora nel buio, Giunti.

Alla vincitrice è stata assegnata un’opera realizzata dall’artista Massimo Bassi.

imageBarbara Baraldi si è aggiudicata il premio con un totale di 19 voti.

A seguire Paola Barbato, Non ti faccio niente, Piemme, con voti 14, Daniele Bresciani Nessuna notizia dello scrittore scomparso, Garzanti, con voti 8 e Giuseppe Di Piazza, Malanottata, Harper Collins, con voti 7.

Nato da un’idea dello scrittore e giornalista Paolo Roversi, con il contributo del Comune di Suzzara e di Piazzalunga Cultura, il Premio è giunto quest’anno alla nona edizione e nell’albo d’oro dei vincitori delle precedenti edizioni figurano, tra gli altri, autori come Maurizio De Giovanni, Claudio Paglieri, Giovanni Negri, Massimo Polidoro, Giuliano Pasini e Gianni Farinetti. Leggi tutto…

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti: intervista a uno pseudonimo

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti (Giunti): chiacchierata con uno pseudonimo

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di Massimo Maugeri

Qualche settimana fa ho pubblicato questa intervista a Mario Baudino dedicata al suo libro “Lei non sa chi sono io” (Bompiani), il cui sottotitolo (scrivevo) coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”.

Di recente Giunti ha dato alle stampe un thriller intitolato “Nostalgia del sangue” che ha beneficiato di un guizzo nella classifica dei libri più venduti e di un grande interesse a livello internazionale. Lo firma un certo Dario Correnti. Solo che Dario Correnti (da qui il collegamento con il libro di Baudino) è un pseudonimo. Ora… non rivelerò le identità di chi si nasconde dietro questo nome fittizio (anche perché non le conosco), ma propongo qui di seguito una frizzante chiacchierata…

Nella minibiografia leggiamo che “Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori”. A cosa è dovuta la vostra scelta di ricorrere, appunto, a uno pseudonimo?
Non consideriamo Dario la somma di due individui, ma un terzo individuo, con una sua personalità, diversa dalla nostra. Tanto che parliamo di lui in terza persona. Diciamo: Come è andato questa settimana il libro di Dario? Oppure: Lavoriamo un po’ per Darione? Siamo i suoi ghostwriter, in sostanza. 

Considerata la doppia identità, come si è sviluppato il vostro processo creativo per la realizzazione di “Nostalgia del sangue”?
Ci abbiamo messo un po’ a capire come si poteva lavorare insieme. All’inizio uno si occupava della parte narrativa e l’altro delle digressioni saggistiche. Ma non funzionava. E soprattutto non era giusto. Perché uno dei due lavorava troppo poco. Allora abbiamo deciso  di buttare giù insieme la trama e i dialoghi, capitolo per capitolo. Poi uno dei due, l’addetto alla parte narrativa, si occupava di scrivere. Di fatto, il romanzo non è stato scritto a quattro mani, altrimenti la voce non sarebbe stata uniforme. È stato pensato da due teste e realizzato da due mani. 

Proviamo a conoscervi un po’ di più. Chi (e quali) sono i vostri “punti di riferimento” letterari? Leggi tutto…

PREMIO BRANCATI 2017: I VINCITORI

I vincitori della 48^ edizione del Premio letterario “Brancati”. La premiazione si svolgerà sabato sera, 30 settembre 2017, nei saloni dell’Experia Palace Hotel di Zafferana Etnea.

Nella sezione narrativa sarà insignito Mauro Covacich autore de “La città interiore (ed. La Nave di Teseo); nella saggistica il riconoscimento andrà a Pietro Bartolo e Lidia Tilotta autori di “Lacrime di sale (ed. Mondadori), un libro in cui il medico di Lampedusa – già protagonista di Fuocoammare – racconta la sua esperienza nel fronteggiare l’emergenza sbarchi. Per la sezione poesia sarà premiata Maria Attanasio con  “Blu della Cancellazione (ed. La Vita Felice). Infine, la vincitrice della sezione giovani – con grande consenso – è Giulia Caminito autrice di “La grande A (ed. Giunti).
Di seguito, dettagli sui libri. Leggi tutto…

PICCIRIDDA di Catena Fiorello

PICCIRIDDA di Catena Fiorello (Giunti)

di Massimo Maugeri

Cosa può accadere di particolare a una “picciridda” che nei primi anni Sessanta abita in un paesino, Leto (Letojanni), posto lungo la costa della Sicilia orientale tra Messina e Catania?
Può accadere, ad esempio, che i genitori si trovino costretti a emigrare in Germania e che decidano di portare con loro solo il più piccolo dei due figli affidando “la grande”, sebbene pur sempre picciridda, alla nonna paterna dal carattere burbero.
Ed è quello che accade a Lucia, la piccola protagonista del romanzo d’esordio di Catena Fiorello, riproposto in edizione riveduta per i tipi di Giunti..
Lucia è figlia di emigrati e vive questa sua condizione sentendosela addosso come un marchio negativo. È consapevole, Lucia, che per lei – e per tutti coloro che non sono figli “della gallina bianca” – la necessità implica sacrificio e rinunce. Lo sa bene. Lo dicono tutti. Lo ripete la nonna. Ma qual è il prezzo che bisogna pagare? E fino a che punto il gioco può valere la candela?
“… quanto valeva tramutato in denaro il dolore dei miei per avere lasciato la loro casa, il loro paese e le loro piccole certezze? (…) Risvegliarsi in una città che non gli apparteneva. Lavorare tra persone che non avevano mai conosciuto prima. Vedere il buio sin da quando si risvegliavano per andare al lavoro per poi ritrovarlo a fine giornata quando uscivano dalla fabbrica. Non poter fare, quando ne avessero voglia, una passeggiata al mare, per respirare un po’ di felicità…
Per quel che ne so io – tradotti in denaro – quei sacrifici avrebbero dovuto rendere ricchi i miei genitori, e tutti quelli che come loro hanno rinunciato a un pezzo della loro esistenza in cambio di un lavoro. E quando poi sono ritornati nel paese dal quale erano partiti, avevano perduto per forza di cose una parte di vita, fatta di rapporti umani, amicizie, frequentazioni e quotidianità. Così non erano né di qua né di là. Infatti erano emigrati. Un’altra cosa…”
Ma a Lucia non rimane che accettare la situazione e concentrarsi sul rapporto, non sempre facile, con la nonna. Leggi tutto…

GIULIA CAMINITO VINCE IL PREMIO BERTO 2017

GIULIA CAMINITO, CON “LA GRANDE A”, VINCE IL PREMIO BERTO 2017

Leggi l’Autoracconto d’Autore di Giulia Caminito (dedicato a “La grande A”)

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Giulia Caminito, con La Grande A, Giunti è  la vincitrice della XXV edizione del Premio Letterario nazionale Giuseppe Berto. È stata proclamata e premiata sabato 8 luglio a Mogliano Veneto, città dove è nato lo scrittore cui il Premio è intitolato, dalla Giuria presieduta da Antonio D’Orrico, critico del Corriere della Sera. 

 

Giulia Caminito era nella cinquina dei finalisti assieme a Nicola De Cilia, con Uno scandalo bianco, Rubbettino, Andrea Inglese, con Parigi è un desiderio, Ponte alle Grazie, Francesca Manfredi, con Un buon posto dove stare, La nave di Teseo e Athos Zontini, con Orfanzia, Bompiani.

Ispirato a ricordi di famiglia, il romanzo “”La Grande A” di Giulia Caminito è storia di italiani costretti a emigrare e nel contempo confronto tra due donne fuori dal comune, che cercano la propria realizzazione lontano dagli schemi ristretti dell’educazione ricevuta tra gli inizi del Novecento e l’epoca fascista. Alla prima, Adi, madre dura e intraprendente, interessa la concretezza economica trafficando con camion e alcolici; Giadina, la figlia, aspira invece a una felicità sentimentale. L’Eldorado di meraviglie rappresentato dall’Africa apre ad entrambe una diversa porta dei sogni”. Questa la motivazione della Giuria, in occasione della scelta di inserire il romanzo di Giulia Caminito tra i finalisti. Leggi tutto…

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (recensione)

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (Giunti)

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[ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dove Carmen Pellegrino conversa con Massimo Maugeri su “Se mi tornassi questa sera accanto”]

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di Simona Lo Iacono

Un altro giorno senza Lulù, pensa Giosuè Pindari mentre firma l’ultima lettera e l’affida al fiume. Un altro giorno speso a scrutarne l’arrivo, a raccogliere le parole, a prendersi cura di Nora, svagata e divertita.
Ha fatto tutto come dev’essere quando si aspetta qualcuno, Giosuè.
Ha dato alla casa un aspetto più ridente, e accanto alle finestre che le conferivano un’aria stanca – quasi due occhi mesti e in giù – ha disegnato con le tegole uno sguardo fiducioso e senza malinconie.
Ha coltivato la terra con accondiscendenza, ignorando le pale eoliche che l’hanno invasa, saggiandone le zolle tenere o ruvide, preparandole all’arrivo di lei.
Ha fatto indossare a Nora un abito della festa, con amore le ha pettinato i capelli, ha raccolto i suoi mormorii, accontentandosi di sguardi trasognati e felici.
Ma Lulù non è ancora tornata.
Richiamare i figli dalla loro fuga è un’impresa che riesce solo a Dio. Solo Lui è capace di trasformare la paura in verità, la prepotenza in attesa, e padri ingombranti in uomini con le mani vuote.
Ma per Giosuè Pindari è molto più difficile, e così scrive, appallottola la carta e la chiude nella bottiglia. Con un gesto propiziatorio la affida al fiume, perché il fiume, come Dio, sa sempre dove andare.
E infatti va, il fiume. Supera sassi, sporgenze, gomiti. E’ sapiente, ha imparato a prendere la forma delle cose, ad adattarsi alla terra. Forse per questo Giosuè l’ha sempre chiamato “fiumeterra”, e forse per questo Lulù ha sempre visto nell’acqua un’appartenenza. Leggi tutto…

FILIPPO NICOSIA racconta UN’INVINCIBILE ESTATE

FILIPPO NICOSIA racconta il suo romanzo UN’INVINCIBILE ESTATE (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Filippo Nicosia

Senza l’incontro con L’estate e altri saggi solari di Albert Camus, il romanzo si sarebbe intitolato Fratelli, o forse neppure, dato che c’era il rischio che venisse eclissato dal bel libro di Carmelo Samonà edito da Sellerio. Questo per dire che non avevo fin da subito chiare le immagini centrali della vicenda, la grana, la voce, sapevo solo che era una storia di fratelli senza l’ingombro dei genitori, o meglio, con l’ingombro di genitori morti e quindi solamente ricordati, per questo il file è nato e cresciuto, nel piatto ventre baluginante del desktop, con il nome: fratelli_primastesura.doc.
Lo spunto è autobiografico: qualche anno fa mi è capitato di riconoscere per la prima volta il più piccolo dei miei due fratelli. Quando a diciotto anni sono partito da Messina per frequentare l’università a Roma, mio fratello ne aveva appena otto, e negli anni precedenti, attorcigliato nei patimenti e nelle frustrazioni tipiche della pubertà, non mi ero quasi accorto della sua presenza. Dieci anni dopo, seguendo la mia strada, si è trasferito a Roma per studiare e per un anno e mezzo abbiamo vissuto insieme sotto lo stesso tetto, diviso il letto matrimoniale, fatto i turni di corvée, cucinato insieme la domenica e buttato la spazzatura i giorni pari io e i dispari lui (così gliene toccava uno in più).
È stato un periodo felice, anche se mi ha presentato il conto. Mentre ritrovavo un fratello, acquisivo la consapevolezza che i dieci anni che ci separavano, in realtà, per me non erano mai passati. Alla soglia dei trent’anni vivevo come uno studente fuorisede e le prospettive non lasciavano presagire grandi cambiamenti.
Mio fratello, senza accorgersene, è stato una luce, la sua sola presenza ha illuminato la mia condizione e la sua determinazione e coscienza del presente mi hanno definitivamente convinto che quelli che io pensavo come giovani, da più parti dipinti come debosciati senza spina dorsale, erano di gran lunga più pronti e determinati di come ero stato io e la gran parte dei miei coetanei.
Così Diego, il protagonista e la voce narrante del romanzo, ha preso corpo da un giovane fratello ritrovato e Giovanni, l’aspirante attore, è stato sbozzato da uno dei tanti ragazzi che lavorano nei bar delle grandi città e covano sogni di arte, letteratura o cinema, un ragazzo su tre di quelli che si incrociano a Roma, me stesso. Leggi tutto…

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

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Il potere “sanante” della letteratura

di Massimo Maugeri

La lettura del nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva a Messina” (Giunti, 2015), mi ha spinto verso un’ulteriore riflessione sul potere “sanante” della letteratura; riflessione che per me, in un certo senso, è ricorrente.
Il riferimento al potere “sanante” della letteratura può essere inteso in diversi sensi. Quante volte ci siamo imbattuti nella lettura di un romanzo che, in quel preciso periodo della nostra vita, si è rivelato come una sorta di zattera di salvataggio, come lo strumento che ci ha consentito di svolgere un viaggio nel tempo e nello spazio, fuori e dentro di noi, e che ci ha offerto opportunità nuove di riflessione, di confronto, di acquisizione di consapevolezza, oltre che di mero intrattenimento? Chi ama davvero i libri e vive pienamente la dimensione della lettura non è nuovo a esperienze simili. Del resto (a proposito di “potere sanante”) i risultati di alcuni studi tendono a confermare il fatto che la lettura è – tra le altre cose – un ottimo antidoto contro la depressione… proprio perché, leggendo, uscendo dai cunicoli ombrosi degli Io malridotti, ci si ritrova proiettati al di fuori di sé, in nuovi mondi, a condividere esperienze altre, agevolando – di conseguenza – il processo di alleggerimento dei propri gravami interiori. Tutto ciò rientra nell’ottica del potere “sanante” della letteratura, inteso in senso soggettivo.
Oltre a quello evidenziato, mi viene in mente un altro aspetto del potere “sanante” della letteratura (in senso più oggettivo, stavolta): quello capace di colmare vuoti; di riempire, in certi casi, persino i buchi della storia attraverso la forza immaginifica delle parole e l’arte della narrazione.
Il nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva da Messina” (Giunti), incentrato sulla figura e sulla vita del grande Antonello da Messina, è senz’altro dotato di questa peculiarità (e non solo perché offre, tra le altre cose, al lettore la possibilità di attraversare un secolo complesso come il 1400). Leggi tutto…

GIULIA CAMINITO racconta LA GRANDE A

GIULIA CAMINITO racconta il suo romanzo LA GRANDE A (Giunti)

di Giulia Caminito

A Legnano le bombe fanno rifugiare i bambini insieme ai circensi. Gli scolari seguono in fila la maestra, mentre i pesci rossi vengono abbandonati nelle loro bocce di vetro. La guerra non risparmia neanche le noccioline caramellate e le scarpe gialle dei clown.
Giadina è una bambina vestita di nero, linda e pinta, come ogni brava scolara del fascio. Da sempre minuta, vocetta gracchiante, gambe a stecco e portamento da giunco, Giada vive la Seconda guerra mondiale tra corse nei campi, casaletti bombardati, chili di patate e riso e le angherie della Zia e della Cugina, con cui vive da quando sua madre, Adele, è partita per andare a cercare fortuna in Eritrea, lasciando figli e marito sul suolo italico.
Giada ha le croste intorno alla bocca e dorme all’addiaccio, da quando i vetri della casa sono scoppiati, ma fantastica di poter raggiungere la madre in quella che lei chiama la Grande A, l’Africa delle (quasi) ex colonie italiane, terra per lei di elefanti e tigri, di sole e palme, di scoperte e conquiste, ruggente e al sapore di cioccolata. Giada infatti pensa che la madre lì sia impegnata in incredibili avventure tra le dune del deserto e che rida con le scimmie mentre sorseggia tè e fuma sigarette francesi.
Dopo la guerra finalmente Adele torna, strappa la figlia alle grinfie della Zia e la fa imbarcare per la Grande A. Anche l’avventura della piccola milanese può dunque avere inizio.
Il viaggio è lungo e noioso, Giada sente già la mancanza di casa, e quando arriva al porto di Massaua si rende conto di essere vestita scioccamente, ha calzette al ginocchio e maniche a trequarti, mentre il sole assassino cuoce le uova sulla banchina.
Inizia così, nell’inadeguatezza e sotto il solleone, la scoperta della Grande A, e poi della piccola Assab, dove dopo qualche giorno Giada arriva e raggiunge Adele. Ad aspettarla, purtroppo, non ci sono case bianchissime, ballerine bellissime, feste lunghissime e mobili pregiatissimi, ma un bar al limite del deserto, un paesino torrido e spoglio, dove non piove da nove lunghi anni, un turno di lavoro fino alle due di notte tra stoviglie e caffè ristretti, per controllare gli avventori del bar della madre che si fermano a giocare a biliardo, e una madre bisbetica che nessuno ha mai avuto la capacità di domare. Leggi tutto…

BOMPIANI va a GIUNTI

Lo storico marchio BOMPIANI viene acquisito dalla GIUNTI: il corrispettivo complessivo dell’operazione è pari a 16,5 milioni di euro

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Dopo l’acquisizione, la quota di mercato di Giunti dovrebbe assestarsi a quota 8,9%, avvicinandosi a quella del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol – Gems (pari al 9,6%), mentre il “gigante” Mondadori/Rcs deterrà una quota di mercato del 28,8%.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), nell’ambito dell’operazione di acquisizione del gruppo Rcs libri, aveva obbligato il gruppo Mondadori a cedere il marchio Bompiani (oltre al marchio Marsilio). La suddetta operazione, peraltro, aveva dato origine alla nascita de La nave di Teseo (nuova casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco, e un gruppo di editori e scrittori di provenienza Bompiani che si erano dichiarati contrari all’acquisizione da parte di Mondadori).

Diversi, gli editori interessati all’acquisizione del marchio Bompiani: oltre alla citata La nave di Teseo, Feltrinelli, il gruppo Gems, Giunti, De Agostini, Il Saggiatore,  e i due marchi stranieri di Amazon e HarpeCollins. Alla fine, il gruppo Mondadori ha ceduto la Bompiani alla Giunti.

Dal comunicato diramato dalla Mondadori leggiamo: Leggi tutto…

CATENA FIORELLO racconta L’AMORE A DUE PASSI (Giunti)

CATENA FIORELLO racconta il suo romanzo L’AMORE A DUE PASSI (Giunti)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

di Catena Fiorello

L’amore a due passi” è nato un giorno d’agosto di due anni fa, davanti alle cassette della posta del palazzo dove abito. Eravamo fermi in tre lì nell’androne, io e due condomini che saluto di tanto in tanto. Due. Universi sconosciuti, eppure abituati alla vicinanza, quella fisica per intenderci, scaturita dalla necessità; quotidianità che ci sfiora, a volte senza interesse, altre con curiosità. Li ho guardati, e li ho visti tristi, loro e quegli sguardi languidi da cui si facevano rappresentare, e forse anche disperati. Non ho resistito alla tentazione di immaginarmi qualcosa di diverso.
Chi c’era dietro quei corpi che pensavo di conoscere? Che tipo di tristezza albergava in loro? Si sentivano soli? Desideravano essere altrove?
A un certo punto della vita non ci pensi più, non ci credi più, e non ti concedi nemmeno l’alternativa di un miracolo possibile.
È già storia la felicità. La sposti dal “potrebbe accadere ancora” che alcuni ti fanno intendere praticabile. Non c’è, e dunque ritiri la posta, volti le spalle e ritorni a casa, più solo che mai.
Mentre io, già fuori dal portone, gli concedevo una chance, architettavo una storia con le prime parole.
L’amore.
È stato inevitabile. L’amore che tutto può, se vuole.
Anche illuminare le scale di un palazzo immerso nel silenzio dell’estate più soffocante, che risucchia la gioia tra stanchezza atavica e sudore, bisbigli e saluti conditi dalla noia. Spossatezza che non vuole saperne di cedere il passo alla gioia pura. Leggi tutto…

EQUAZIONE DI UN AMORE di Simona Sparaco (a Catania – 24 maggio 2016)

equazione di un amore - catania

Martedì 24 Maggio, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Simona Sparaco presenta Equazione di un amore (Giunti Editore). Ne parla con l’autrice lo scrittore Massimo Maugeri. Letture a cura di Claudio Mazzenga.

Leggi (cliccando sul seguente link) l’Autoracconto che Simona Sparaco ha scritto per Letteratitudine

Singapore è una bolla luminosa a misura di gente privilegiata e Lea, che non indossa nemmeno un gioiello, ha lasciato Roma per vivere lì. Ha sposato un avvocato di successo che nel tempio finanziario del consumo ha trovato le sue soddisfazioni. Anche se a tratti è punta da una nota di malinconia, la ragione le dice che non avrebbe potuto fare scelta migliore: Vittorio è affidabile, ambizioso, accudente. È un uomo che prende le cose di petto e aggiusta quello che non va; come quando ha raccolto lei, sotto la pioggia, un pomeriggio londinese di tanti anni prima. Al cuore di Lea invece basta pochissimo per confondersi: l’immagine di un ragazzino introverso, curvo su una scrivania a darle ripetizioni di matematica. Si chiama Giacomo e Lea non ha mai smesso di pensare a lui. L’alunno più brillante, il professore più corteggiato, l’amante passionale, l’uomo codardo. Lea sa bene che deve stargli lontano, perché Giacomo può farle male: c’è un’ombra in lui, qualcosa che le sfugge, ma che lentamente lo divora. Quando una piccola casa editrice accoglie il romanzo che ha scritto, Lea è costretta a tornare a Roma, e ogni proposito crolla. Il passato con tutta la sua prepotenza li travolge ancora una volta, con maggior violenza e pericolo. Secondo i principi della fisica che Giacomo le ha insegnato, nulla può separare due particelle quantiche una volta che sono entrate in contatto. Saranno legate per sempre, anche se procedono su strade diverse, lontane e imprevedibili.

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SIMONA SPARACO racconta EQUAZIONE DI UN AMORE

SIMONA SPARACO racconta il suo romanzo EQUAZIONE DI UN AMORE (Giunti)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Simona Sparaco

Equazione di un amore” è nato da una suggestione: il fenomeno dell’entanglement quantistico, la teoria secondo la quale se due particelle interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separate non possono più essere descritte come due sistemi distinti, perché tutto quello che farà una continuerà a influenzare l’altra, anche a distanza di anni luce.
Come poteva non irretire una teoria del genere una scrittrice che da sempre indaga sulle relazioni e cerca di narrarle nella loro complessità? Anche se so benissimo che la fisica quantistica studia il micromondo (e io sono tutt’altro che un’esperta in tal senso), è bastata questa suggestione a ispirarmi la storia di un grande amore, complesso e inestricabile come lo sono tutti gli amori che attraversano gli anni indenni alla quotidianità e che a questo mondo appartengono. E poi nasce dall’eterna bagarre tra la ragione e il sentimento. Non a caso ad aprire il romanzo è proprio la voce del cuore.
È la storia di una donna, Lea, dal cuore fragile e malinconico. Si è consumata per anni dietro un amore tormentato con l’anaffettivo e geniale Giacomo, conosciuto sui banchi di scuola, ed è finita, molti anni dopo a vivere a Singapore per seguire Vittorio, il marito che l’ha salvata da quell’amore tossico e senza futuro che Giacomo le offriva. Il passato e il presente si intrecciano proprio nella città del futuro: Singapore, una bolla luminosa dove tutto sembra avere una sua logica. Un libro che Lea ha appena finito di scrivere proprio sul suo presidente e fondatore la costringe a un certo punto a rientrare in Italia, a Roma, città caotica e disorganizzata, ma passionale, viva, e la mette di fronte alla più difficile delle scelte. Leggi tutto…

PREMIO STREGA RAGAZZE E RAGAZZI 2016: vincono Susanna Tamaro e Chiara Carminati

I VINCITORI DEL PREMIO STREGA RAGAZZE E RAGAZZI 2016

Premio Strega Ragazze e Ragazzi - HomeBologna, 6 aprile 2016. Sono Susanna Tamaro e Chiara Carminati le vincitrici della prima edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Benevento con BolognaFiere e il Centro per il libro e la lettura, e realizzato con il sostegno di BPER Banca e Unindustria Bologna. La cerimonia di proclamazione si è svolta oggi pomeriggio alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna alla presenza di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del Turismo.

70 Anni di Premio Strega

Salta, Bart! (Giunti) di Susanna Tamaro per la categoria +6 (rivolta alla fascia di lettori dai 6 ai 10 anni) con 11 voti e Fuori fuoco (Bompiani) di Chiara Carminati, per la categoria +11 (rivolta alla fascia dagli 11 ai 15 anni) con 88 voti, sono stati i libri più votati da una giuria composta da lettrici e lettori fra i 6 e i 15 anni, provenienti da cinquanta scuole primarie e secondarie in tutta Italia, ripartite equamente tra le due fasce d’età. Tutte le votazioni sono avvenute elettronicamente attraverso il sito della Fondazione Bellonci: per la categoria 6+ sono state le maestre, una per classe, ad esprimere le preferenze dei loro giovanissimi lettori (per un totale di 22 votanti sui 25 aventi diritto), mentre per quella 11+ hanno votato singolarmente i ragazzi (178 su 200). Gli autori dei due libri vincitori ricevono un assegno di 5.000 Euro.

susanna tamaro e chiara carminati

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ANDREA DE CARLO pubblicherà con GIUNTI

ANDREA DE CARLO pubblicherà con GIUNTI

(pubblichiamo il seguente comunicato inviatoci dall’ufficio stampa della casa editrice Giunti)

Andrea De Carlo cambia editore.
L’autore pubblicherà il suo nuovo romanzo per Giunti. Il primo libro con il marchio dell’editore fiorentino è previsto già per l’autunno 2016.

“Ho deciso di pubblicare il mio prossimo romanzo con Giunti perché lì ho trovato uno spirito che mi corrisponde. Mi ha convinto la combinazione di competenza professionale, entusiasmo fuori dalla routine, e impegno a tutti i livelli a raggiungere sempre nuovi lettori – spiega De Carlo”.

Soddisfazione anche nelle parole del direttore editoriale di Giunti, Beatrice Fini:” Con gioia abbiamo siglato questo accordo:  arriva da noi un autore importante con un romanzo bellissimo che, siamo certi, lascerà il segno in tutti coloro che lo leggeranno”. Leggi tutto…

ALESSANDRO BERTANTE racconta GLI ULTIMI RAGAZZI DEL SECOLO

ALESSANDRO BERTANTE racconta il suo romanzo GLI ULTIMI RAGAZZI DEL SECOLO (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui..

di Alessandro Bertante

La macchina segue il corso del fiume, è il luglio del 1996, questo è l’ultimo viaggio della mia giovinezza. Siamo nei Balcani e la nostra meta è Sarajevo. Il mio amico e io abbiamo preso una decisione istintiva che ci porterà dentro l’ultima guerra europea del secolo.
Prima ci furono gli anni Ottanta, il decennio rutilante che cambiò l’Italia. L’unica verità sta nella strada diceva Henry Miller, sapendo di mentire in nome della letteratura. Questa nostra strada è sempre in salita e fra qualche chilometro arriveremo a Mostar. Le immagini si sovrappongono frenetiche mentre valle della Neretva lascia spazio ai ricordi di Milano Metropoli degli anni Ottanta. Quando tutto sembrava essere proiettato verso il futuro, quando molti sperimentavano, osavano, cercavano di stupire o sorpassare barriere non più vincolati da fardelli ideologici. Quando circolava denaro, gli stipendi aumentavano, la borsa saliva tumultuosa, si moltiplicavano le opportunità di lavoro, la moda italiana s’imponeva ovunque diventando industria da esportazione; quando, trascinata dal nuovo flusso energetico, la realtà si mostrava sempre enfatizzata, dando forma a un’idea estetica del futuro incrinata sulla via dell’eccesso e della bizzarria; quando eravamo finalmente un paese moderno, senza complessi d’inferiorità, avevamo finito di vergognarci, noi gli italiani mangia spaghetti mafiosi buoni a nulla eravamo la quinta economia del mondo, sempre in crescita, sempre in movimento; quando ognuno poteva reclamare il proprio ruolo nel mondo, accendere la propria fiaccola per infiammare il cielo. Vivevamo dentro all’istante da cogliere, il nostro presente luminoso proiettato verso un angolo cieco.
Ma non era vero niente, sui tornanti bosniaci la rivelazione diventa dolorosa.
Il ponte di Mostar è stato abbattuto dai colpi del mortaio, non c’è più nessuna memoria della sua bellezza. Noi continuiamo il nostro viaggio. Leggi tutto…

PAOLA CAPRIOLO racconta MI RICORDO

PAOLA CAPRIOLO racconta il suo romanzo MI RICORDO (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Paola Capriolo

Un romanzo può nascere da un’esperienza, da un sogno, da un’immagine, persino dall’associazione casuale di due parole: praticamente ogni cosa può essere il seme dal quale germina una storia, una trama letteraria. In me questo processo creativo, che precede la scrittura vera e propria, è sempre avvenuto in modo relativamente rapido e lineare. Solo Mi ricordo ha avuto una genesi diversa: più lunga, complessa, travagliata, tanto da far trascorrere alcuni anni tra i primi spunti e l’inizio della stesura. Non perché io fossi diventata all’improvviso più pigra e inconcludente o per particolari avvenimenti della mia vita (che pure non sono mancati in quegli anni, nel bene come nel male, confluendo per vie in parte consce e in parte sotterranee nella genesi del romanzo), ma perché qui partivo non da uno, bensì da due temi fondamentali, apparentemente diversissimi, cercando sulla pagina una loro possibile conciliazione. Da un lato la bellezza, nel suo problematico rapporto con la realtà storica (è un relitto di epoche più spensierate, lontano da noi come le crinoline e i nei artificiali, un’illusione o una mistificazione del tutto improponibile dopo gli orrori del Novecento, oppure è qualcosa che potrebbe addirittura “salvare il mondo”, come riteneva Dostoevskij?) ; dall’altro lato, la memoria. Io che avevo sempre messo in scena nei miei libri personaggi senza passato, ora, per ragioni strettamente legate alla mia esperienza di vita, non sentivo nessun tema più urgente e vicino di quello del rapporto tra le generazioni. Genitori e figli; la vecchiaia; quel lungo, spesso tormentoso crepuscolo che i nostri anziani vivono, e noi con loro, tra sedie a rotelle, badanti, letti d’ospedale; e il destino che scorre dagli uni agli altri, da chi va a chi resta, legando la memoria storica a quella intima e famigliare. Leggi tutto…

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (Giunti)

Il romanzo sarà presentato a Catania, mercoledì 25 Novembre alle ore 18:00 presso la Sala Eventi de la Feltrinelli Libri e Musica di via Etnea 185. Ne parla con l’autrice Massimo Maugeri “Letteratitudine”. Letture di Marina Cosentino

Silvana La Spina - L'uomo che veniva da Messina

I

Sugli occhi.

Per istam sanctam unctionem…
Maestro, finalmente siete arrivato!… Vi ho chiamato tanto
in questi giorni. Da quando sono stato male, dicevo continuamente:
«Chiamatemi mastro Colantonio. Chiamatemi
il mio maestro…». Ma adesso siete qui. Posso parlarvi
finalmente!
Voglio anzi raccontarvi ogni cosa di me e di questi anni
in cui siamo stati così lontani.
La vita del resto è un fiume che ci trascina. Potremmo
persino scomparire nelle sue acque se qualcuno non si immergesse
con noi.
E io in questo viaggio ho scelto voi.
L’uomo più misterioso, il pittore più indecifrabile – per
tutta la vita ho cercato di imitarvi, fin da quando vi vidi per
la prima volta a Napoli.
Ma ora siete qui, questo conta.
Il prete mi ha appena passato l’olio santo sugli occhi. Ho
sentito le sue dita sulle palpebre, la densità del liquido sulla
pelle colare lungo il collo…
«Perché con gli occhi hai peccato, il Signore ti perdoni»
mormora piano.
Come posso aver peccato con gli occhi, quando per un
pittore gli occhi sono il suo strumento di lavoro? Leggi tutto…

PASSAGGIO IN SARDEGNA, di Massimo Onofri (recensione)

PASSAGGIO IN SARDEGNA, di Massimo Onofri (Giunti)

[La puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Massimo Onofri dedicata a “Passaggio in Sardegna” è disponibile per l’ascolto cliccando qui – Le prime pagine del libro sono disponibili qui]

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Ascolto il tuo cuore, Sardegna

di Giuseppe Giglio

Ascolto il tuo cuore, Sardegna. Avrebbe potuto avere questo titolo, il nuovo e godibilissimo libro di Massimo Onofri: quel Passaggio in Sardegna licenziato da Giunti soltanto alla fine di maggio, e già alla terza ristampa; e che senza troppa difficoltà richiama un altro e famoso titolo, di Alberto Savinio: Ascolto il tuo cuore, città (forse il più saviniano: nel segno di quella felice conversazione con il lettore che corre lungo ogni pagina di Savinio, e che qui tocca vette di amorosa leggerezza, mentre il narratore respira e fa respirare tutto l’odore della sua cara Milano, divagando sul vivere civile e al tempo stesso contrabbandando schegge della propria autobiografia). Perché Massimo Onofri sembra proprio seguire Savinio, nel dispiegare questo sua originale narrazione: laddove, ascoltando quell’isola «del sole e dell’assenza», l’etrusco Onofri respira e fa respirare le pietre, i mari, i luoghi, i cibi di una Sardegna autentica, fuori da abusati stereotipi e da cartoline fin troppo piene di ammalianti imposture. E non è difficile collocare Passaggio in Sardegna nell’alveo di una nobile e antica tradizione italiana: quella della grande letteratura di viaggio. Una tradizione che, per restare al solo Novecento, annovera libri come Questa è Parigi, o Cina-Giappone, di Giovanni Comisso, o come America, primo amore, di Mario Soldati. Senza dimenticare il Borgese di Escursioni in terre nuove e di Atlante americano. O il Cecchi di Messico e di America amara. Per arrivare agli scrittori-viaggiatori in Italia: dal Gadda de Le meraviglie d’Italia, al Piovene di Viaggio in Italia, al Brandi di Pellegrino di Puglia. Leggi tutto…

PIER FRANCO BRANDIMARTE racconta L’AMALASSUNTA

Pier Franco BrandimartePIER FRANCO BRANDIMARTE ci racconta il suo romanzo L’AMALASSUNTA (Giunti), vincitore del Premio Calvino 2014.
Un estratto del libro è disponibile qui.

di Pier Franco Brandimarte

Signor Maugeri, come le avevo scritto mi sono messo a tavolino per raccontare il libro ma dopo diversi tentativi devo ammettere di non esserci riuscito e di non riuscirci, e non si tratta di ritrosia o mancanza di adattamento ma di non cogliere a pieno, in forma piana, ciò che mi sembra l’aspetto per me più importante della cosa; naturalmente per ogni scrittore il suo libro si ammanta di significati esagerati e s’imbeve di un mare di sensazioni, di farfalline, che probabilmente riguardano solo lui e se quelle farfalline sono ricadute o meno dentro la prosa chi lo sa, e si può risultare quindi ridicoli, gonfiare qui e là ciò che risulta nel romanzo. Forse il tentativo di fondo è stato quello di cogliere una sensazione di pochi secondi, non di raccontarla ma di coglierla facendola restare impigliata nelle maglie dello scritto come si lancia un retino nell’aria nella speranza ci siano le farfalle che si voleva intrappolare – mi sto accorgendo del ritorno insistito delle farfalle contro cui, devo ammettere, non nutro interessi venatori o scientifici particolari.
Copertina L'AmalassuntaSe c’è di mezzo la poesia, in un modo clandestino, sono restio ad ammetterlo, ma il tentativo è in ogni modo poetico nel senso di rendere palpabile un oggetto che non lo è, parlo di una fascinazione che mi prese guardando le opere di un pittore a me sconosciuto. Successivamente, sapendone la storia, ho cominciato a vedere le due cose, la vita e l’opera di quest’artista, come una sorta di enigma, di enigma però personale, intimo: avevano stranamente a che fare con me e mi permettevano, per rifrazione, di dare adito a una serie di impressioni e divagazioni fondamentali, per cui la spiegazione che cercavo a parole per quei secondi di intenso piacere, non poteva che attraversare quella congerie, non si poteva quindi arrivare subito a dire cos’era stato il succo della cosa senza fare quel percorso, senza far andare il famoso retino per tutta una parabola istintiva fino al punto in cui lo sciame, o la sola farfalla, doveva svolazzare – per poi avvicinarsi con un certa preoccupazione alla trappola nel timore che fosse rimasta vuota. Mentre andavo scrivendo su questa incerta traiettoria, verso la fine del percorso, ho avvertito per fortuna che un minimo successo, almeno una risposta, l’avevo ottenuta, e quello è stato un momento memorabile. Spero che, se tutto va bene, seguendo questa strada sulla pagina anche il lettore possa per qualche istante avvertire l’emozione che mi è capitata e che, tanto per dire, non riguarda soltanto l’appagamento di un possedere ma anche la limitatezza di questo prendere, quindi una cosa che ha del piacevole e del terribile, uno stato simile alla contemplazione di un vasto panorama che lascia stupefatti e delusi per quella laterale constatazione del cadere, del mancare. Mi scusi allora per l’incomprensione e per l’abbozzo.

p.s. Mi rendo conto d’altra parte di aver incominciato in un modo e finito in un altro: se dopotutto si può prendere la disdetta come un abbozzo di racconto di romanzo, e se si capisce che L’Amalassunta non è una specie di farfalla, anche se potrebbe (basta farfalle), si può ritenere buona questa, e via. Leggi tutto…

LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del volume LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (Giunti)

La scheda del libro
Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare.
Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ”Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere”.

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Le prime pagine di LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby (Giunti)

Un omaggio a Samuel Johnson

The world is not yet exhausted: let me see something tomorrow
which I never saw before.

Il mondo non è ancora esaurito: fammi vedere domani
qualcosa che non avevo mai visto prima. Leggi tutto…

DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (un brano del libro)

Day HospitalIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013). Di questo libro ne avevamo fatto cenno, con lo stesso Evangelisti, nella puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata al romanzo “Cartagena. Gli ultimi della Tortuga” (Mondadori)

Prossimamente avremo modo di occuparci del nuovo libro di Evangelisti: “Il sole dell’avvenire” (Mondadori)

Il diario lucido, essenziale, di una malattia e della sua sconfitta, e del potere straniante e salvifico della scrittura.

La scheda del libro
Un controllo dal dentista segna l’inizio di un tunnel nero come la pece che porta dritto alla scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo, che sconvolge la vita dello scrittore Valerio Evangelisti, uno degli autori più noti e amati dei nostri anni. È il maggio 2009 quando comincia un calvario di esami e, dopo i risultati, di numerose sedute di chemioterapia che con ironia, evitando qualunque caduta nel patetico o nel sentimentale, vengono riprese con minuzia di dettagli dal narratore-protagonista che documenta con precisione fatti e persone del reparto di oncologia in cui si trova in cura. Sono resoconti di vita quotidiana nella città di Bologna, dall’affermarsi della malattia alle difficoltà che insorgono per gli effetti collaterali dei farmaci, alle ricerche di informazioni su internet, alla «birroterapia», agli amici veri, a quelli troppo invadenti e a quelli troppo assenti, al ricordo della morte del padre per una diagnosi sbagliata, alle piccole (ri)conquiste e alla scrittura notturna che per fortuna tutto medica e guarisce, perlomeno nel mondo parallelo che crea. Ci sono le stagioni che trascorrono, dal caldo feroce dell’estate alla neve che vela tutta la città e la campagna e rappresenta pur nella sua bellezza un ostacolo pericoloso per i movimenti del narratore. E in quel periodo tra il 2010 e il 2012 vedono la luce Rex Tremendae Maiestatis, ultimo libro della saga dell’inquisitore Eymerich del quale Evangelisti offre inediti retroscena, One Big Union  e Cartagena. Gli ultimi della Tortuga. Un linguaggio asciutto, venato da un’ironia leggera e da una matura accettazione della vita, fanno di questo diario una testimonianza atipica che resta impressa nella nostra mente per la qualità rara dello sguardo da “entomologo sensibile” che sa penetrare oltre la paura e l’orrore di chi ha sfiorato l’abisso.

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Un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013)

Day HospitalVenerdì scorso ho avuto il primo esame del sangue di controllo, e sono stato visitato da uno dei medici più noti del Day Hospital, il dottor Lemoli. Ha riscontrato un calo di numero dei globuli bianchi, inevitabile sotto la chemio. Sono quindi esposto, a causa dell’indebolimento del sistema immunitario, alle malattie contagiose tipiche dei periodi freddi. Reagisco standomene in casa, a leggere, scrivere e dormire davanti alla tv. Per alcuni mesi non potrò fare viaggi lunghi (in aprile dovrò rinunciare a tornare a Puerto Escondido), ma pazienza. Poteva andarmi peggio. Le mie probabilità di guarigione sono valutate attorno al settanta per cento.
Mercanteggiai con un medico, il dottor Stefoni: «Settanta per cento? Non si potrebbe fare di più?».
Si mise a ridere: «No, ma stia tranquillo».
In effetti ero tranquillo. Lui guardò la mia cartella e mi esortò a non fumare. Gli risposi: «Vorrei morire felice», e gli ricordai l’ultima sigaretta per i condannati a morte.
Mi disse: «Il nostro obiettivo è che lei non muoia».
Aveva ragione, tuttavia dal momento che su di me incombeva la minaccia di essere nel trenta per cento, volevo fumare quanto mi pareva.
Non vedevo nulla di più triste che una morte triste, senza trasgressioni o piaceri, anche se piccoli piccoli.
Se fossi ricaduto nella quota dei condannati, sarei stato perfettamente sereno. Di qualcosa bisogna pur morire.
Un ultimo dettaglio. I medici mi suggerirono di bere almeno due litri d’acqua al giorno, per fare tanta pipì. Chiesi, scherzando, se anche la birra andava bene. Erano forse distratti. Mi risposero: «Certamente!». Li presi in parola. Cominciai a bere due litri di birra al giorno. Orinavo a volontà.
Quella della birra è, chiaramente, una terapia poco consigliabile. Ma come si fa a ingurgitare un paio di litri d’acqua al giorno, quando fa ancora freddo? Ho scelto consapevolmente la birra, pur pagandone il prezzo con una diuresi fin troppo abbondante.
Controindicazioni: diarrea frequente, se la birra contiene troppo gas. Letargia in orari inaspettati.
Vantaggi: lieve stato euforico permanente, che fa scordare di avere una malattia mortale. Se me la caverò, scriverò un trattatello sul tema.
Leggi tutto…

Diego Agostini ci racconta LA FABBRICA DEI CATTIVI

Diego Agostini ci racconta il suo romanzo LA FABBRICA DEI CATTIVI (Giunti, 2013)

[Un estratto del libro è disponibile qui]

di Diego Agostini

“Dunque fai lo scrittore, adesso?” Mi chiede spesso la gente da quando è stato pubblicato La fabbrica dei cattivi. “No”, rispondo, “Faccio quello che ho sempre fatto: il narratore”. Mi piace raccontare storie, ma non storie qualsiasi. Storie vere. Ho scoperto, nella mia lunga attività di formatore, che raccontare fatti di vita è molto più utile dello spiegare per ore concetti e teorie. L’esperienza vera colpisce, insegna, fa cambiare. Perché è proprio in questo modo che si cresce, nella realtà dei tutti i giorni. Così ho pensato semplicemente di mettere su carta ciò che mi riesce meglio quando parlo alle persone: trasferire direttamente l’esperienza umana. Giunti era la casa editrice perfetta per questo progetto, partendo dalla sua solida tradizione nella saggistica di psicologia, con la quale io stesso mi sono formato, e arrivando alla sua nuova e vitale collana di narrativa italiana. Mettiamoci un po’ di fiducia e di coraggio da parte di chi la gestisce, ed ecco il volume in libreria. Di fatto avevo già pubblicato dei saggi, scientifici e divulgativi. Ma qualcosa, col tempo, è cambiato. Ultimamente mi trovavo troppo spesso a riempire i miei taccuini di riflessioni ed esperienze personali, ritardando la realizzazione dell’ultimo manuale di management. Appunti che si accumulavano, almeno fino a quando… si sono impadroniti prepotentemente del computer. E da quel momento, più nessuno è riuscito a fermarli. Leggi tutto…

LA FABBRICA DEI CATTIVI, di Diego Agostini (un estratto del libro)

Copertina La fabbrica dei cattiviIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un estratto del romanzo LA FABBRICA DEI CATTIVI, di Diego Agostini (Giunti, 2013)

La scheda del libro
Stati Uniti: andata e ritorno. Dove si può imparare che in nome della giustizia un innocente diventa colpevole. Una sosta in un centro commerciale per comprare una maglietta pulita e asciutta dopo l’ennesimo acquazzone perché d’estate in Florida piove in continuazione. Intanto la figlia più piccola, Giulia, si è appena addormentata: è scatenata e iperattiva e i suoi sonni così profondi le servono per ricaricare le energie che brucia ed esaurisce da sveglia, così, come suggerisce il pediatra, è meglio lasciare che si svegli da sola. L’auto è parcheggiata proprio davanti alla vetrina del negozio, è questione di un attimo, non può succedere nulla. E invece di colpo tutto precipita perché, senza saperlo, Alex e Mara hanno contravvenuto a una legge dello Stato. Il detective Strate prende le cose talmente sul serio da alterare prove e testimonianze. Si scatena il finimondo. Un’assistente sociale porta via i loro due bambini. I genitori rischiano una pesante condanna per abbandono di minore e la conseguente perdita della potestà genitoriale. Cosa succede quando un “buono”, un padre e un marito affettuoso, un professionista responsabile e, soprattutto, un uomo innocente, sperimenta l’impotenza di fronte a un meccanismo repressivo incomprensibile? Il travolgente racconto di Alex si trasforma nella personale esperienza di come, in una perversione giuridica compiuta in nome della giustizia, la società abbia bisogno di una “fabbrica dei cattivi”.

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La fabbrica dei cattiviUn estratto del romanzo LA FABBRICA DEI CATTIVI, di Diego Agostini (Giunti, 2013)

Le sue domande sono incalzanti, aggressive. E me ne pone molte senza aspettarsi una risposta perché il loro scopo è un altro, non la raccolta d’informazioni. «Lo sai che temperatura c’era?», «Lo sai quanto ci vuole per morire sotto il sole?», «Lo sai cosa può succedere se lasci un bambino da solo in un centro commerciale?»
In psicologia della comunicazione vengono definite domande chiuse orientate perché prendono arbitrariamente una parte della realtà e richiedono semplicemente una conferma, senza alcuna elaborazione. In breve, la risposta è già compresa nella domanda. E una volta messe insieme le risposte parziali, quella che emerge è una lettura distorta, falsata e manipolata della situazione. Non sono domande che vengono utilizzate per cercare la verità, per fare chiarezza, per capire – servono solo per mettere l’altro con le spalle al muro. Non sai neanche se rispondere o meno, perché vieni messo in una situazione paradossale. Dare una risposta, che comunque è del tutto ovvia, significa avvalorare la tesi dell’accusatore. E se invece rispondi in modo diverso, dai all’altro l’occasione di correggerti. In un modo o nell’altro, tu hai perso e lui ha vinto in partenza. Già, perché la persona che fa le domande può imporre la sua visione dei fatti. In psicologia della relazione si chiama situazione a doppio legame, la più terribile che si possa creare fra due interlocutori. In sostanza è una trappola da cui non hai scampo: qualsiasi tua mossa è perdente, qualunque risposta è sbagliata. Perché il vero scopo non è la ricerca d’informazioni, ma piuttosto l’affermazione di un ruolo, la dimostrazione del potere indiscutibile di chi pone le domande. E qui le domande le può fare solo lui, perché lui è il detective. È il suo lavoro. Lui si prende il ruolo del gatto, e dunque a me non rimane che assumere quello del topo.
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PERDUTAMENTE, di Flavio Pagano (un brano del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo PERDUTAMENTE, di Flavio Pagano (Giunti, 2013)

Una malattia terribile e comune che sconvolge la vita di una famiglia, una storia vera narrata con sensibilità e ironia.
Cosa fare quando la persona che ci è più cara si ammala? Lottare fino all’ultimo, sognare addirittura di sconfiggere la malattia, o accettare che il distacco è un destino ineluttabile e che la vita continua?

Perdutamente è un romanzo basato su una storia vera, che si svolge in una Napoli convulsa, sbandata, surreale. È la storia di una famiglia – tanto allargata quanto scombinata, i cui membri sono distribuiti in tre generazioni dai sei agli ottant’anni – che si trova ad affrontare un’emergenza comune della vita di oggi: assistere l’anziana madre e nonna che si sta ammalando di Alzheimer.
Tutto comincia con un viaggio che la donna ha cercato di intraprendere in segreto. Viene recuperata alla stazione, in stato confusionale, e nessuno riesce a capire dove volesse andare o da chi. È un piccolo enigma, reso più oscuro da una misteriosa lettera-testamento scomparsa sulla quale ci si arrovella: vecchi amanti, luoghi sacri del passato…
La malattia si aggrava, la convivenza si fa ingestibile, ma i suoi stravaganti familiari vogliono scoprire la destinazione di quel viaggio e decidono di tenere duro. L’anziana donna, che dentro la sua mente è tornata bambina ai tempi del fascismo, diventa assoluta protagonista. È l’occasione per un confronto struggente, dai risvolti esilaranti, che penetra nei lati più riposti del rapporto tra genitori e figli, mentre i ruoli si rovesciano. Ma i figli di oggi sono davvero capaci di essere genitori o sono “figli per sempre”?
Tra latitanza e inefficienza dello Stato, mentre si consuma una delirante battaglia burocratica per ottenere la pensione d’invalidità, la famiglia riscopre il proprio senso. Figli e nipoti si trasformano in “badanti estremi”, pronti perfino a creare intorno all’ammalata un’incredibile messinscena per realizzare il suo sogno. di incontrare San Gennaro.
Finché spunta fuori la lettera che la donna aveva scritto prima di tentare invano di partire. Una lettera che svela tutta l’immensità dell’amore di una madre per i propri figli e che li spinge ancor più a rimanere in trincea fino all’ultimo, perdutamente accanto a lei.

Il romanzo è uscito alla vigilia della XX Giornata Mondiale dell’Alzheimer (21 settembre 2013), istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International per creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati dalla malattia che con la memoria si porta via un’intera esistenza. Le persone affette da Alzheimer e altre demenze sono oggi stimate in 36 milioni nel mondo, di cui uno nel nostro Paese; numeri destinati ad aumentare drammaticamente nel giro di pochi anni.
Per approfondire: Federazione Alzheimer Italia e Associazione Italiana Malattia di Alzheimer.

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Un brano tratto dal romanzo PERDUTAMENTE, di Flavio Pagano (Giunti, 2013)

Passeggiata infernale (pp. 141-151)

Quel giorno ero così felice che proposi a mia madre di uscire un po’, di andare a fare una passeggiata. Non succedeva da anni. E poi era primavera.
In effetti pensavo che avrebbe rifiutato, invece lei accettò, e poco dopo eravamo in ascensore: l’inizio di una minuscola odissea.
La carrozzella entrava nella cabina dell’ascensore pelo pelo. Le ruote sfioravano i lati della cabina con la millimetrica precisione di un pistone nella canna del cilindro.
Mia moglie sembrava decisamente sovreccitata al pensiero che stavo portando mia madre a fare un giro «in carrozzella», ovvero sulla sedia a rotelle, per le vie di Napoli. Quando si sovreccitava, lei parlava in fretta. Quel giorno infatti cominciò a parlare così velocemente che non capivo nulla di quello che diceva ma, ingenuamente, continuavo a sorridere e ad annuire.
Quando parlava a tutto gas, Penelope avrebbe potuto competere con una mitragliatrice Schwarzlose: viaggiava intorno, credo, alle 200 sillabe al minuto. Leggi tutto…

Marco Magini, finalista 2013 al Premio Calvino, esordirà con Giunti

Il romanzo di Marco Magini, finalista alla XXVI edizione del Premio Calvino con il titolo “Come fossi solo”,  esordirà con Giunti a febbraio 2014 nella collana “Italiana”.
Con un’opera che unisce impegno civile e forza del racconto, Marco Magini sarà uno degli autori di punta della narrativa italiana di Giunti editore.

“Un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva”.
Dalle motivazioni della Giuria del Calvino, che ha segnalato il testo con una menzione speciale.

Un estratto dal romanzo

Marco Magini“Da giorni si parlava della partita. C’erano già stati disordini l’anno prima a Belgrado e la paura che la recente elezione di Tudjman avesse ulteriormente scaldato gli animi era davvero tanta. Non mi interessavo allora di politica e non sospettavo ancora che saremmo stati tutti costretti ad interessarcene di lì a poco. Cresciuta dopo la morte di Tito, la mia generazione era di gran lunga più interessata alla separazione dei Police che a quella della Repubblica Jugoslava. Federazione, confederazione….parole molto molto lontane dai nostri pensieri. Oggi mi viene in mente quel giorno perché fu quello in cui iniziò la mia presa di coscienza di ciò che stava realmente succedendo nel mio paese. Forse non lo capii in maniera consapevole, ma sentii chiaramente che qualcosa era ormai irrimediabilmente cambiato. Ricordo Boban con indosso la maglia della Dinamo Zagabria, girarsi, alzare la testa, prendere la rincorsa e saltare davanti al poliziotto colpendolo con un calcio sul viso. Di tutti i disordini che ebbero luogo quel giorno, dei celerini vestiti in tenuta anti sommossa, dei feriti stesi a terra, di tutto ciò io ricordo solo Boban e il suo calcio al volo. Mi sono spesso domandato se Boban fosse cosciente delle conseguenze del suo gesto, se si rendesse conto di quello che avrebbe significato. Probabilmente no. Quel calcio, trasmesso e ritrasmesso in televisione, avrebbe finito per prendere una vita propria, per diventare qualcosa di esterno all’autore stesso. Quel calcio imponeva che prendessimo una posizione, a quel calcio non si poteva rimanere indifferenti. Boban in quel momento diventava paladino della nazione croata, la decisione era tra stare dalla parte di Boban o dalla parte del poliziotto; decidere, come diceva Tujman, se la Croazia aveva davvero ragione di esistere o se, come già urlava Milosevic, la vecchia Jugoslavia dovesse andare avanti così com’ era.”

Marco Magini è nato ad Arezzo 28 anni fa. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India. Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile.
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NESSUNO SA DI NOI, di Simona Sparaco

Segnaliamo questo romanzo, dalle tematiche particolarmente importanti e delicate…

NESSUNO SA DI NOI, di Simona Sparaco
Giunti, 2013 – Collana A – pp. 256; euro 12.00

Quando Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto, sono al settimo cielo. Pietro indossa persino il maglione portafortuna, quello tutto sfilacciato a scacchi verde e blu delle grandi occasioni. Finalmente, dopo anni di inutili tentativi, di “sesso a comando” e di calcoli esasperanti con calendario alla mano, conosceranno il loro bambino. Non appena sul monitor appare il piccolo Lorenzo, però, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Lorenzo è “troppo corto”. Ha qualcosa che non va. Comincia così il viaggio di una coppia nella nebbia di una realtà sconosciuta. Luce e Pietro sono chiamati a prendere una decisione irrevocabile, che cambierà per sempre la loro vita e quella di chi gli sta intorno. Qual è la cosa giusta quando tutte le strade li conducono a un vicolo cieco? E l’amore fino a che punto potrà salvarli?
Nessuno sa di noi è la storia della nostra fragilità. Di un mondo che si lacera come carta velina e di un grande amore che tenta in ogni modo di ricomporlo.

DAL LIBRO:
Chiudo gli occhi. Attendo che la macchina si fermi da qualche parte. Attendo il dolore.  Non lo sento quando rientro a casa e trovo tutto come l’ho lasciato. Il salone immerso nella penombra.  La portafinestra oltre la quale si è appena incenerito un tramonto. Le lettere indirizzate alla rubrica sparpagliate sul pavimento. Il computer acceso, dove rimbalza il nome di mio figlio, sbattendo da un lato all’altro dello schermo come in cerca di una via di fuga. Non lo sento mentre raggiungo la cucina e mando giù un bicchiere d’acqua. Lancio un’occhiata alle note appese alla lavagna, le cose da comprare, i numeri utili. Tutto esattamente come prima. Come prima dell’ultima ecografia.  Non lo trovo il dolore ma lo cerco, come si cerca un interruttore per accendere una luce.
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