Archivio

Posts Tagged ‘giunti’

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (recensione)

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (Giunti)

 * * *

[ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dove Carmen Pellegrino conversa con Massimo Maugeri su “Se mi tornassi questa sera accanto”]

* * *

di Simona Lo Iacono

Un altro giorno senza Lulù, pensa Giosuè Pindari mentre firma l’ultima lettera e l’affida al fiume. Un altro giorno speso a scrutarne l’arrivo, a raccogliere le parole, a prendersi cura di Nora, svagata e divertita.
Ha fatto tutto come dev’essere quando si aspetta qualcuno, Giosuè.
Ha dato alla casa un aspetto più ridente, e accanto alle finestre che le conferivano un’aria stanca – quasi due occhi mesti e in giù – ha disegnato con le tegole uno sguardo fiducioso e senza malinconie.
Ha coltivato la terra con accondiscendenza, ignorando le pale eoliche che l’hanno invasa, saggiandone le zolle tenere o ruvide, preparandole all’arrivo di lei.
Ha fatto indossare a Nora un abito della festa, con amore le ha pettinato i capelli, ha raccolto i suoi mormorii, accontentandosi di sguardi trasognati e felici.
Ma Lulù non è ancora tornata.
Richiamare i figli dalla loro fuga è un’impresa che riesce solo a Dio. Solo Lui è capace di trasformare la paura in verità, la prepotenza in attesa, e padri ingombranti in uomini con le mani vuote.
Ma per Giosuè Pindari è molto più difficile, e così scrive, appallottola la carta e la chiude nella bottiglia. Con un gesto propiziatorio la affida al fiume, perché il fiume, come Dio, sa sempre dove andare.
E infatti va, il fiume. Supera sassi, sporgenze, gomiti. E’ sapiente, ha imparato a prendere la forma delle cose, ad adattarsi alla terra. Forse per questo Giosuè l’ha sempre chiamato “fiumeterra”, e forse per questo Lulù ha sempre visto nell’acqua un’appartenenza. Leggi tutto…

FILIPPO NICOSIA racconta UN’INVINCIBILE ESTATE

FILIPPO NICOSIA racconta il suo romanzo UN’INVINCIBILE ESTATE (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Filippo Nicosia

Senza l’incontro con L’estate e altri saggi solari di Albert Camus, il romanzo si sarebbe intitolato Fratelli, o forse neppure, dato che c’era il rischio che venisse eclissato dal bel libro di Carmelo Samonà edito da Sellerio. Questo per dire che non avevo fin da subito chiare le immagini centrali della vicenda, la grana, la voce, sapevo solo che era una storia di fratelli senza l’ingombro dei genitori, o meglio, con l’ingombro di genitori morti e quindi solamente ricordati, per questo il file è nato e cresciuto, nel piatto ventre baluginante del desktop, con il nome: fratelli_primastesura.doc.
Lo spunto è autobiografico: qualche anno fa mi è capitato di riconoscere per la prima volta il più piccolo dei miei due fratelli. Quando a diciotto anni sono partito da Messina per frequentare l’università a Roma, mio fratello ne aveva appena otto, e negli anni precedenti, attorcigliato nei patimenti e nelle frustrazioni tipiche della pubertà, non mi ero quasi accorto della sua presenza. Dieci anni dopo, seguendo la mia strada, si è trasferito a Roma per studiare e per un anno e mezzo abbiamo vissuto insieme sotto lo stesso tetto, diviso il letto matrimoniale, fatto i turni di corvée, cucinato insieme la domenica e buttato la spazzatura i giorni pari io e i dispari lui (così gliene toccava uno in più).
È stato un periodo felice, anche se mi ha presentato il conto. Mentre ritrovavo un fratello, acquisivo la consapevolezza che i dieci anni che ci separavano, in realtà, per me non erano mai passati. Alla soglia dei trent’anni vivevo come uno studente fuorisede e le prospettive non lasciavano presagire grandi cambiamenti.
Mio fratello, senza accorgersene, è stato una luce, la sua sola presenza ha illuminato la mia condizione e la sua determinazione e coscienza del presente mi hanno definitivamente convinto che quelli che io pensavo come giovani, da più parti dipinti come debosciati senza spina dorsale, erano di gran lunga più pronti e determinati di come ero stato io e la gran parte dei miei coetanei.
Così Diego, il protagonista e la voce narrante del romanzo, ha preso corpo da un giovane fratello ritrovato e Giovanni, l’aspirante attore, è stato sbozzato da uno dei tanti ragazzi che lavorano nei bar delle grandi città e covano sogni di arte, letteratura o cinema, un ragazzo su tre di quelli che si incrociano a Roma, me stesso. Leggi tutto…

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

 * * *

Il potere “sanante” della letteratura

di Massimo Maugeri

La lettura del nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva a Messina” (Giunti, 2015), mi ha spinto verso un’ulteriore riflessione sul potere “sanante” della letteratura; riflessione che per me, in un certo senso, è ricorrente.
Il riferimento al potere “sanante” della letteratura può essere inteso in diversi sensi. Quante volte ci siamo imbattuti nella lettura di un romanzo che, in quel preciso periodo della nostra vita, si è rivelato come una sorta di zattera di salvataggio, come lo strumento che ci ha consentito di svolgere un viaggio nel tempo e nello spazio, fuori e dentro di noi, e che ci ha offerto opportunità nuove di riflessione, di confronto, di acquisizione di consapevolezza, oltre che di mero intrattenimento? Chi ama davvero i libri e vive pienamente la dimensione della lettura non è nuovo a esperienze simili. Del resto (a proposito di “potere sanante”) i risultati di alcuni studi tendono a confermare il fatto che la lettura è – tra le altre cose – un ottimo antidoto contro la depressione… proprio perché, leggendo, uscendo dai cunicoli ombrosi degli Io malridotti, ci si ritrova proiettati al di fuori di sé, in nuovi mondi, a condividere esperienze altre, agevolando – di conseguenza – il processo di alleggerimento dei propri gravami interiori. Tutto ciò rientra nell’ottica del potere “sanante” della letteratura, inteso in senso soggettivo.
Oltre a quello evidenziato, mi viene in mente un altro aspetto del potere “sanante” della letteratura (in senso più oggettivo, stavolta): quello capace di colmare vuoti; di riempire, in certi casi, persino i buchi della storia attraverso la forza immaginifica delle parole e l’arte della narrazione.
Il nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva da Messina” (Giunti), incentrato sulla figura e sulla vita del grande Antonello da Messina, è senz’altro dotato di questa peculiarità (e non solo perché offre, tra le altre cose, al lettore la possibilità di attraversare un secolo complesso come il 1400). Leggi tutto…

GIULIA CAMINITO racconta LA GRANDE A

GIULIA CAMINITO racconta il suo romanzo LA GRANDE A (Giunti)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Giulia Caminito

A Legnano le bombe fanno rifugiare i bambini insieme ai circensi. Gli scolari seguono in fila la maestra, mentre i pesci rossi vengono abbandonati nelle loro bocce di vetro. La guerra non risparmia neanche le noccioline caramellate e le scarpe gialle dei clown.
Giadina è una bambina vestita di nero, linda e pinta, come ogni brava scolara del fascio. Da sempre minuta, vocetta gracchiante, gambe a stecco e portamento da giunco, Giada vive la Seconda guerra mondiale tra corse nei campi, casaletti bombardati, chili di patate e riso e le angherie della Zia e della Cugina, con cui vive da quando sua madre, Adele, è partita per andare a cercare fortuna in Eritrea, lasciando figli e marito sul suolo italico.
Giada ha le croste intorno alla bocca e dorme all’addiaccio, da quando i vetri della casa sono scoppiati, ma fantastica di poter raggiungere la madre in quella che lei chiama la Grande A, l’Africa delle (quasi) ex colonie italiane, terra per lei di elefanti e tigri, di sole e palme, di scoperte e conquiste, ruggente e al sapore di cioccolata. Giada infatti pensa che la madre lì sia impegnata in incredibili avventure tra le dune del deserto e che rida con le scimmie mentre sorseggia tè e fuma sigarette francesi.
Dopo la guerra finalmente Adele torna, strappa la figlia alle grinfie della Zia e la fa imbarcare per la Grande A. Anche l’avventura della piccola milanese può dunque avere inizio.
Il viaggio è lungo e noioso, Giada sente già la mancanza di casa, e quando arriva al porto di Massaua si rende conto di essere vestita scioccamente, ha calzette al ginocchio e maniche a trequarti, mentre il sole assassino cuoce le uova sulla banchina.
Inizia così, nell’inadeguatezza e sotto il solleone, la scoperta della Grande A, e poi della piccola Assab, dove dopo qualche giorno Giada arriva e raggiunge Adele. Ad aspettarla, purtroppo, non ci sono case bianchissime, ballerine bellissime, feste lunghissime e mobili pregiatissimi, ma un bar al limite del deserto, un paesino torrido e spoglio, dove non piove da nove lunghi anni, un turno di lavoro fino alle due di notte tra stoviglie e caffè ristretti, per controllare gli avventori del bar della madre che si fermano a giocare a biliardo, e una madre bisbetica che nessuno ha mai avuto la capacità di domare. Leggi tutto…

BOMPIANI va a GIUNTI

Lo storico marchio BOMPIANI viene acquisito dalla GIUNTI: il corrispettivo complessivo dell’operazione è pari a 16,5 milioni di euro

bompiani-e-giunti

Dopo l’acquisizione, la quota di mercato di Giunti dovrebbe assestarsi a quota 8,9%, avvicinandosi a quella del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol – Gems (pari al 9,6%), mentre il “gigante” Mondadori/Rcs deterrà una quota di mercato del 28,8%.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), nell’ambito dell’operazione di acquisizione del gruppo Rcs libri, aveva obbligato il gruppo Mondadori a cedere il marchio Bompiani (oltre al marchio Marsilio). La suddetta operazione, peraltro, aveva dato origine alla nascita de La nave di Teseo (nuova casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco, e un gruppo di editori e scrittori di provenienza Bompiani che si erano dichiarati contrari all’acquisizione da parte di Mondadori).

Diversi, gli editori interessati all’acquisizione del marchio Bompiani: oltre alla citata La nave di Teseo, Feltrinelli, il gruppo Gems, Giunti, De Agostini, Il Saggiatore,  e i due marchi stranieri di Amazon e HarpeCollins. Alla fine, il gruppo Mondadori ha ceduto la Bompiani alla Giunti.

Dal comunicato diramato dalla Mondadori leggiamo: Leggi tutto…

CATENA FIORELLO racconta L’AMORE A DUE PASSI (Giunti)

CATENA FIORELLO racconta il suo romanzo L’AMORE A DUE PASSI (Giunti)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

di Catena Fiorello

L’amore a due passi” è nato un giorno d’agosto di due anni fa, davanti alle cassette della posta del palazzo dove abito. Eravamo fermi in tre lì nell’androne, io e due condomini che saluto di tanto in tanto. Due. Universi sconosciuti, eppure abituati alla vicinanza, quella fisica per intenderci, scaturita dalla necessità; quotidianità che ci sfiora, a volte senza interesse, altre con curiosità. Li ho guardati, e li ho visti tristi, loro e quegli sguardi languidi da cui si facevano rappresentare, e forse anche disperati. Non ho resistito alla tentazione di immaginarmi qualcosa di diverso.
Chi c’era dietro quei corpi che pensavo di conoscere? Che tipo di tristezza albergava in loro? Si sentivano soli? Desideravano essere altrove?
A un certo punto della vita non ci pensi più, non ci credi più, e non ti concedi nemmeno l’alternativa di un miracolo possibile.
È già storia la felicità. La sposti dal “potrebbe accadere ancora” che alcuni ti fanno intendere praticabile. Non c’è, e dunque ritiri la posta, volti le spalle e ritorni a casa, più solo che mai.
Mentre io, già fuori dal portone, gli concedevo una chance, architettavo una storia con le prime parole.
L’amore.
È stato inevitabile. L’amore che tutto può, se vuole.
Anche illuminare le scale di un palazzo immerso nel silenzio dell’estate più soffocante, che risucchia la gioia tra stanchezza atavica e sudore, bisbigli e saluti conditi dalla noia. Spossatezza che non vuole saperne di cedere il passo alla gioia pura. Leggi tutto…

EQUAZIONE DI UN AMORE di Simona Sparaco (a Catania – 24 maggio 2016)

equazione di un amore - catania

Martedì 24 Maggio, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Simona Sparaco presenta Equazione di un amore (Giunti Editore). Ne parla con l’autrice lo scrittore Massimo Maugeri. Letture a cura di Claudio Mazzenga.

Leggi (cliccando sul seguente link) l’Autoracconto che Simona Sparaco ha scritto per Letteratitudine

Singapore è una bolla luminosa a misura di gente privilegiata e Lea, che non indossa nemmeno un gioiello, ha lasciato Roma per vivere lì. Ha sposato un avvocato di successo che nel tempio finanziario del consumo ha trovato le sue soddisfazioni. Anche se a tratti è punta da una nota di malinconia, la ragione le dice che non avrebbe potuto fare scelta migliore: Vittorio è affidabile, ambizioso, accudente. È un uomo che prende le cose di petto e aggiusta quello che non va; come quando ha raccolto lei, sotto la pioggia, un pomeriggio londinese di tanti anni prima. Al cuore di Lea invece basta pochissimo per confondersi: l’immagine di un ragazzino introverso, curvo su una scrivania a darle ripetizioni di matematica. Si chiama Giacomo e Lea non ha mai smesso di pensare a lui. L’alunno più brillante, il professore più corteggiato, l’amante passionale, l’uomo codardo. Lea sa bene che deve stargli lontano, perché Giacomo può farle male: c’è un’ombra in lui, qualcosa che le sfugge, ma che lentamente lo divora. Quando una piccola casa editrice accoglie il romanzo che ha scritto, Lea è costretta a tornare a Roma, e ogni proposito crolla. Il passato con tutta la sua prepotenza li travolge ancora una volta, con maggior violenza e pericolo. Secondo i principi della fisica che Giacomo le ha insegnato, nulla può separare due particelle quantiche una volta che sono entrate in contatto. Saranno legate per sempre, anche se procedono su strade diverse, lontane e imprevedibili.

Leggi tutto…