Archivio

Posts Tagged ‘giuseppe lupo’

I VINCITORI DEL PREMIO VIAREGGIO RÈPACI 2018

 

 

 

 

Sono Fabio Genovesi con Il mare dove non si tocca, Mondadori e Giuseppe Lupo con Gli anni del nostro incanto, Marsilio, i vincitori ex aequo della sezione Narrativa della 89esima edizione del Premio Viareggio Rèpaci.

Giuseppe Lupo e Fabio Genovesi...

Roberta Dapunt ha vinto con Sincope, Einaudi, la sezione Poesia e Guido Melis, con La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino la sezione Saggistica.

I vincitori sono stati annunciati, in una gremitissima piazza Mazzini, dal conduttore della serata Tiberio Timperi, insieme al Sindaco del Comune di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e a tantissimi ospiti, tra autorità e normali cittadini, chiamati a rappresentare Viareggio in questa occasione speciale.

La giuria, presieduta da Simona Costa dopo un’accesissima discussione, ha selezionato le opere vincitrici (descritte nelle seguenti schede). Leggi tutto…

Annunci

A GIUSEPPE LUPO il PREMIO PROMOTORI DELLA LETTURA 2018

Naxoslegge prende avvio il 31 agosto, con la serata di apertura e presentazione e con la consegna del premio “Promotori della lettura” (giunto alla seconda edizione) di cui sarà insignito Giuseppe Lupo. Di seguito, un breve profilo del vincitore del Premio.

 

Giuseppe Lupo si è laureato in Lettere moderne nel 1986, presso l’Università Cattolica di Milano, con una tesi sul poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli. Nel 2002 ha conseguito il dottorato di ricerca in “Critica, teoria e storia della letteratura e delle arti” presso l’Università Cattolica di Milano. A partire dall’anno accademico 2003-04 è stato professore a contratto, presso la sede bresciana dell’Università Cattolica, dell’insegnamento di Letteratura italiana e forme della rappresentazione contemporanee. Dal gennaio 2009 è stato ricercatore universitario, per la classe di concorso L-FIL-LET/11, Letteratura italiana contemporanea, presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia. Dal maggio 2015 è professore associato di Letteratura italiana contemporanea presso la stessa Università. Leggi tutto…

VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo

Viaggiatori di nuvoleIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine di VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo (Marsilio) – romanzo vincitore dell’edizione 2013 del Premio Dessì

La scheda del libro
È l’autunno del 1499 quando il giovane Zosimo Aleppo, stampatore d’origine ebraica, lascia Venezia. Scopo del viaggio è trovare le pergamene che un misterioso ragazzo, da tutti chiamato chierico Pettirosso, si porta dietro nelle bisacce. Corrono tante voci sul conto di queste carte: profezie, rivelazioni, memorie… La meta è Milano, ma Zosimo ci arriva tardi, il ragazzo è fuggito. Lo cerca a Mantova, in Francia, nelle terre intorno a Napoli, in Basilicata; gira per città e campagne, cammina dentro le nebbie e nella neve, si innamora di una donna che ha la pelle color d’ambra e gli occhi di una gatta, conosce mercanti, cavalieri, tavernieri, spioni, uomini del clero e di malaffare; si finge pittore, marito, poeta, soldato mercenario pur di ottenere notizie. E la sua missione finisce per diventare l’inseguimento di un’ombra, un’ossessione vagabonda, una scommessa con la sorte. In questa movimentata vicenda di avventure e di visioni, dove si affacciano i volti di Isabella d’Este, Francesco Gonzaga, Gilbert de Montpensier, Leonardo da Vinci, i personaggi si alternano come in una grande giostra, umili e sapienti, astuti e crudeli. E sullo sfondo di un’Italia attraversata da eserciti, sul palcoscenico di un’epoca su cui soffia il vento delle invenzioni e giungono gli echi delle scoperte geografiche, Zosimo si riappropria di un tempo remoto e dimenticato, ritrova il segreto della sua identità. Epico e favoloso come L’ultima sposa di Palmira, in questo nuovo romanzo Giuseppe Lupo racconta una storia che fa sognare il lettore, lo incanta con le suggestioni di una lingua che ricorda l’Oriente delle Mille e una notte, lo accompagna in quel crogiuolo di illusioni e sconfitte, di utopie e speranze che è stata la civiltà del xv secolo.

* * *

Le prime pagine di VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo (Marsilio)

1.
Il vento

È da poco passato mezzogiorno e su Venezia soffia la
tramontana. Le porte cigolano, si rompono i vetri, ai moli
si spezzano le corde e le barche urtano contro le banchine.
Il calendario segna la data del 18 ottobre 1499. Non si
è mai visto un vento così forte, dicono gli indovini di Cannaregio.
Finora il tempo si è mantenuto mite, sulle altane
dei palazzi le donne uscivano a godersi il sole e a sbiondare
i capelli, l’acqua è rimasta per settimane a dondolare
nei canali. Adesso si farà crespa e torbida, forse inonderà
le strade e le alghe finiranno per aggrapparsi ai pali degli
imbarcaderi.
Nella stamperia di Erasmo Van Graan i fogli volano per
aria e i torchi devono fermarsi perché entra polvere. Van
Graan ha già sprangato le finestre e si avvicina al bancone.
È in cerca di Zosimo Aleppo che ha le mani imbrattate
d’inchiostro. Non dice niente, solo gli fa cenno di seguirlo
in uno stanzone con gli scudi alle pareti e i divani di stoffe
fiamminghe, la camera di rappresentanza, l’unica sempre
in ordine, dove riceve i segretari delle famiglie ricche e
contratta il costo della carta.
«Xe gionto lo tiempo de mieterte in gropa a lo caballo»
gli annuncia.
Van Graan veste braghe da manovale mentre stampa i
libri, ha gli zigomi color vinaccia, estate e inverno, e gli
occhi sono di un cielo senza tempeste. Viene dalle Fiandre,
si porta addosso il profumo della sua terra piena di
pozzanghere e, quando fa il misterioso, acciglia lo sguardo,
tossisce per l’imbarazzo, recita un proverbio che mescola
parole di molti popoli: «Se a casa arriba lo vento,
kakà pistèua a omnibus tormiento.»
Che lingua ingarbugliata parla quest’uomo. Zosimo capisce
e non capisce. Cosa sia kakà pistèua non è mai riuscito
a spiegarselo, forse è una bestemmia, forse uno scongiuro.
Nemmeno ha chiaro perché il padrone quel giorno usa
fare le boccacce di un mutolo che per miracolo ha riacquistato
la voce. Però si pulisce le mani e gli va dietro, calpesta
piano piano le sue orme. Sa che quando Van Graan si
comporta a quel modo una stagione di meraviglie o di guai
sta per bussare alle porte.
«Ha venido da Milano un omo de sienza» spiega Van
Graan e lo fa in un groviglio di fiato e sospiri che mette
soggezione solo a sentirlo. Il forestiero si chiama Lionardo,
gli ha srotolato sotto gli occhi disegni di bombarde e
macchine da guerra, tavole anatomiche di braccia e clavicole
senza vita, fazzoletti di cartapecora ornati di tordi e
colombi. «Filio de lo demonio» aggiunge, ma quasi si pente
di aver detto troppo. Poi, con l’urgenza di chi vuole liberarsi
da un peso che ha sullo stomaco, strappa le lenti
dal naso e si mette a parlare di un chierico che nasconde in
bisaccia un fascio di carte importanti, un libro d’invenzioni
o un catalogo di sogni, chissà che altro, da cui non si
separa nemmeno quando dorme. Non si conosce il nome,
lo chiamano Pettirosso ed è stato visto in uno dei magnifici
palazzi di Milano, però non è sicuro che viva ancora in
quelle stanze perché in città è passata la guerra e Ludovico
il Moro si è dato alla fuga. Leggi tutto…