Archivio

Posts Tagged ‘giuseppe pontiggia’

Una Giornata di Studi dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA

Martedì 7 marzo 2017
Giornata di Studi
Giuseppe Pontiggia: la parola come avventura
SEMINARIO
Palazzo Sormani | Sala del Grechetto | via Francesco Sforza 7 Milano | ore 14.30
RECITAL
Teatro Verdi | via Pastrengo 16 Milano | ore 21

Leggi tutto…

MILANO PER PONTIGGIA – 9 febbraio 2015

MILANO PER PONTIGGIA – 9 febbraio 2015

GIUSEPPE PONTIGGIA DOCENTE: leggere, imparare, scrivere

giuseppe pontiggia docente

di Daniela Marcheschi
Leggi tutto…

IL MAGISTERO DI PONTIGGIA, di Domenico Trischitta

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

IL MAGISTERO DI PONTIGGIA

di Domenico Trischitta

Ci manca Giuseppe Pontiggia. A dieci anni dalla morte, Peppo, “il gran Lombardo”, scacchiere e boxeur mancato, ha lasciato un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Scrittore sopraffino, oltre che critico e bibliofilo di razza, ha praticato con osservanza “religiosa” l’autenticità della scrittura, a dispetto di pennaioli alla moda che scrivono solo per adularsi a vicenda, o per stroncare il nemico di turno. Ci manca la sua lealtà, la sua grandezza fisica e morale, e soprattutto la sua riflessione acuta.
Non ha mai smesso di scommettersi sulla narrativa, non dimenticando mai di essere stato, in passato, un pugile dilettante o un amante delle geometrie di scacchiere. E questo è stato sempre presente nel suo stile, lapidario e conciso come nel suo capolavoro “Vite di uomini non illustri”, matematico e perfetto quando imbastiva trame argute di psicologia umana (“Il giocatore invisibile” e “La Grande sera”, Premio Strega 1989). Ed è stato anche sincero e commovente quando ha aperto e chiuso la sua carriera di scrittore: “Morte in Banca” e “Nati due volte”, il suo ultimo capolavoro.
In quel libro, da cui ha tratto ispirazione Gianni Amelio per “Le Chiavi di casa” , ha operato uno sforzo stilistico riuscito, qualcosa che solo i grandi scrittori come lui sanno fare: ha raccontato sé stesso senza finzioni, il dramma e la debolezza di un uomo dinanzi alle difficoltà della vita. E quando parlava di quel romanzo si appassionava, la sua voce stanca diventava calda e suadente. Ed io lo ascoltavo commosso: “…ogni volta che finivo di scrivere un capitolo lo facevo leggere a mio figlio, e dalla sua reazione capivo se dovevo apportare modifiche o se andava bene…sono stato contattato da molte associazioni di volontariato, che mi ringraziavano per “Nati due volte”, ho spiegato a loro perché si nasce due volte…la prima è una nascita fisica, la seconda spirituale, perché si comincia a vedere il mondo con gli occhi di quel figlio amato…”. Leggi tutto…

Daniela Marcheschi partecipa al dibattito su Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

* * *

Sono molto lieto di poter ospitare le risposte di Daniela Marcheschi alle domande che ho posto nell’ambito del dibattito organizzato su LetteratitudineBlog in memoria di Giuseppe Pontiggia.

Daniela, infatti, è la massima conoscitrice delle opere di Pontiggia (e non solo perché ne ha introdotto e curato le le “Opere” nei «Meridiani» Mondadori). Non è un caso che sia stata invitata a parlarne dalla trasmissione Fahrenheit di RadioRai3.

L' arte della fugaRingrazio, dunque, di cuore Daniela Marcheschi per aver partecipato e ne approfitto per consigliare a tutti la lettura del romanzo-poemetto L’Arte della Fugache è stato appena ripubblicato negli oscar Mondadori e “celebrato” nell’ambito della recente notte bianca per Pontiggia.

(Massimo Maugeri)

* * *

L’intervento di Daniela Marcheschi (nella foto) nell’ambito del dibatto su Pontiggia organizzato su Letteratitudine

1. Che rapporto avete con le opere di Giuseppe Pontiggia?
Sono una guida. Le ricordo: certe frasi, certi modi dei personaggi, le atmosfere. Le rileggo sempre con sorpresa e nostalgia. Tanta.

2. Qual è quella che avete amato di più?
Il Giocatore invisibile (1978). Mi colpiva soprattutto ciò che vi si affermava: la necessità dell’etica vissuta come nutrimento della cultura e della verità. Ero molto giovane, appena laureata: avevo lasciato l’Italia da pochi mesi, perché mi sembrava troppo chiusa. Avevo assistito spesso al “sacco” dell’università, alle combines  in nome di tutto fuorché della cultura: quei giochi clientelari, che tradivano quanti avevano speso la propria vita per creare un’Italia nuova. Ho detto a me stessa, come critico: <<Ecco lo scrittore che ci vuole!>>. Sono orgogliosa di non essermi sbagliata, e grata di tutto quello che Pontiggia mi ha insegnato in 25 anni di dialogo fitto.

Anche L’Arte della Fuga (1968), letta mentre scrivevo il saggio monografico su di lui (fine 1978-inizi 1979) fu – ed è ancora – affascinante: poesia e prosa, romanzo e versi. Non solo apriva orizzonti nuovi sul dialogo possibile fra generi letterari differenti, ma mostrava che nella Neoavanguardia i giochi erano stati ben più complessi di quanto non si leggesse nelle vulgate critiche. La fiducia nella possibilità del romanzo, la speranza nella letteratura e nella parola, uno spirito e una ricerca di vita autentica: era questo ad emozionarmi.

3. Qual è quella che ritenete più rappresentativa (a prescindere dalle vostre preferenze)? Leggi tutto…

Valeria Parrella ricorda Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

Il contributo di Valeria Parrella

Ho molto amato Pontiggia, è stato uno dei miei maestri, perché chi scrive in italiano si rifà a maestri italiani. E come dalla Ortese ho imparato l’allucinazione, il surreale, da Pontiggia ho imparato il reale. Per me Nati due volte è un enorme punto di riferimento, e non per l’argomento trattato ma per come è trattato. Per l’uso della lingua, con quel registro finto basso ma coltissimo, come se lo tenesse a bada- anzi: sicuro lo teneva a bada-, e le sciabolate al sistema quando si rappresenta in scuola, in ospedale, sulla propria pelle.
Posso piangere se penso alla scena finale, quella di lui che lo guarda oramai adulto dalla finestra, perfetto contrappunto a quella iniziale delle scale mobili. Io penso che sia un capolavoro per il comune lettore e un manuale (a lui non sarebbe dispiaciuto, così convinto dell'”insegnabilità” della scrittura…) per chi scrive.

Valeria Parrella
Leggi tutto…

GIUSEPPE PONTIGGIA, nella videointervista di Domenico Trischitta

“Nati due volte”, il romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA tra i Novecento di Repubblica

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

Nati due volte, il più noto romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA

[La recensione di Laura Lilli su Repubblica del 18 novembre 2003 in occasione dell’uscita del romanzo di Pontiggia nella collana “I cento romanzi del Novecento di Repubblica“]

di Laura Lilli

Spesso l’intelligenza si accompagna alla sofferenza, ma non sempre la somma delle due dà come risultato testi di grande spessore letterario. E’ questo invece il caso di Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, romanzo tessuto di dolore, di amare consapevolezze e fatiche quotidiane, ma anche di accettazione e, al fondo, di intimissime, invisibili gioie che la penna graffiante e tutt’altro che sentimentale dello scrittore ha saputo rendere palesi con attenzione lenticolare.
Lo fa seguendo un principio di scrittura che potremmo chiamare democratico che (anche se non ha niente a che vedere con l’deologia, e letterariamente è sorvegliatissimo) che aveva già seguito nella bella raccolta di racconti del 1993 ( Mondadori), il cui titolo parla da solo: Vite di uomini non illustri. Anche in Nati due volte, Pontiggia ha dato rilievo a fatti che la rassicurante stupidità dalla norma quotidiana archivia frettolosamente come minori, come un regista che in scena dia spazio e voce a caratteristi e comprimari.
In Nati due volte ogni attimo conta e viene impietosamente messo in luce: gesti, espressioni del volto, toni di voce, passi falsi nei dialoghi e loro recupero (o sconfitta in seguito ad essi).Esemplare è il “recupero”, in chiave quotidiana e democratica appunto, di quell’antica nevrosi degli ambasciatori chiamata, non a caso in francese, ésprit de l’éscalier, spirito dello scalone, [che risale a tempi in questi augusti personaggi portavano la piuma sul cappello, come certe canzoni infantili ancora ricordano]. Discendo le auguste gradinate dopo un colloquio con un re o con un ministro degli esteri, infatti l’alto dignitario ruminava sulle risposte che non aveva saputo dare in modo a lui conveniente, sulle domande che non aveva avuto la prontezza di formulare, sui tranelli verbali che non era stato in grado di tendere o, peggio, su quelli a cui non era riuscito a sfuggire (e di cui magari si rendeva conto solo ora, traendo le conclusioni della sostanza dell’incontro).
[Tutto questo diplomatico rimuginare era, appunto,l’ésprit de l’éscalier.] Ora scrive Pontiggia ricostruendo un suo colloquio con una fisioterapista che non gli era piaciuta:[“Intimidito dall’incertezza della diagnosi e ansioso di essere rassicurato, mi preoccupavo dell’umore dell’oracolo]. Quanti dialoghi dovrebbero svolgersi in tempi diversi!Occorrono talora anni per dare, almeno idealmente, le risposte adeguate: Ma l’interlocutore nel frattempo è morto, o è sparito, o se ne è dimenticato.
Solo pochi fortunati dai riflessi fulminei hanno le reazioni che andrebbero condivise dalla memoria del futuro.Ma non possiamo imitarli, disorientati dal dubbio o pietrificati dalla sorpresa]”.
Insieme alla sofferenza, la consapevolezza non viene mai meno. I dialoghi sono con persone più o meno “qualunque”, certamente “non illustri” con le quali il protagonista/autore (il libro, scritto con magistrale distacco, è tuttavia largamente autobiografico) è costretto ad avere contatti per via della penosa e dunque sempre eccezionale condizione del figlio handicappato. E, per la verità, uscito da Mondadori nel 2002, il romanzo ebbe subito vasti e incondizionati apprezzamenti critici. Morto lo scorso giugno, lo scrittore fece in tempo a percepirne gli echi.
Perché Nati due volte? Ci risponde uno degli infiniti medici che l’io narrante consulta e per i quali, attraverso l’intero libro, ha parole tutt’altro che tenere: li accusa di insipienza, incompetenza, stolida arroganza. E per mascherarsi, nel trattare coi pazienti o coi loro genitori, si fanno forti, dice, dei più logori luoghi comuni ereditati dai loro maestri, tipo “avessi la sfera di cristallo!” se si chiede loro una prognosi. Ma torniamo ai Nati due volte “Questi bambini dice dunque il medico “buono” – devono prima imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda nascita dipende da voi genitori, da quello che saprete dare. Nascono due volte e il percorso sarà più tormentato. ” Ma “alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa almeno è la mia esperienza”, conclude l’unico “camice bianco” al quale l’autore mostri gratitudine, sia pure a distanza di trent’ anni dal loro incontro. Infatti, così sarà nella conclusione. Leggi tutto…

ENZO BIAGI INTERVISTA GIUSEPPE PONTIGGIA

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

di Simona Lo Iacono

Quanto volte lo ha fatto. Sollevarlo, aiutarlo a salire in macchina, a fare un gradino, a sedersi. Lo afferra sotto le ascelle, tiene salda la presa ed ecco, suo figlio ha raggiunto un piccolo obiettivo, si è spostato o lo ha fatto più velocemente, ed ora a lui non resta che prendere fiato, prima del movimento successivo.
L’handicap ha regole tutte sue, pensa Giuseppe Pontiggia, non ammette i ritmi frenetici della nostra epoca, si oppone all’approssimazione, alla fretta, al consumo. E’ il suo padrone benigno, quello che ha preteso pazienza e gli ha insegnato a tergiversare. Niente, per un disabile, è più utile dell’inutile, ed è per questo che Pontiggia si ferma, sta a guardare il cielo che scolora, le nuvole basse come falene, l’odore dei caldarrostai che si acquattano agli angoli delle strade, intorbidando l’aria di un fumo pastoso, simile a quello di un’immensa foresta agonizzante.
Lo sa, sono pensieri vaghi, di quelli che nell’epoca attuale verrebbero liquidati come antieconomici, perché non servono a nessuno se non alla sua anima, e l’anima – è noto – vien facile apostrofarla come una perditempo, un’oziosa viandante. E poi, chi può dire se esista veramente.
Nei tempi in cui lavorava in banca, ad esempio, gli era quasi sembrato di perderla, l’anima, mentre contabilizzava entrate e allineava numeri.
La scelta di impiegarsi, d’altra parte, non era stata dettata da passione, ma da necessità impellenti.
Nato nel 1934 a Erba, aveva perso il padre nel 1943 ed era stato costretto a lavorare per non pesare sulla famiglia. La sera, però, studiava febbrilmente per concludere gli studi universitari, collaborava alla rivista “Il Verri”, scriveva il suo primo romanzo. Solo nel 1961 – grazie all’incoraggiamento di Elio Vittorini – aveva lasciato la banca per dedicarsi all’insegnamento serale. E poco dopo era nato Andrea, colpito da un grave handicap. Leggi tutto…

NOTTE BIANCA PER GIUSEPPE PONTIGGIA, 21 giugno 2013

NOTTE BIANCA dedicata a Giuseppe Pontiggia

Libreria Popolare di via Tadino, a Milano

21 giugno 2013 –  dalle ore 21 in poi…

* * *

L' arte della fugaLa NOTTE BIANCA dedicata a Giuseppe Pontiggia, in particolare, sarà destinata al ricordo dello scrittore, in occasione del decennale della morte e dell’uscita nella collezione oscar Mondadori del romanzo-poemetto L’Arte della Fuga.

La manifestazione è promossa dalla Libreria Popolare ed inserita nel calendario degli eventi ufficiali della notte bianca d’Italia. La cura è di Daniela Marcheschi.

Saranno presenti Andrea e Lucia Pontiggia e parteciperanno fra gli altri Antonio Riccardi, Antonio Franchini, Renata Colorni, Elisabetta Risari, Francesco Napoli, Gillo Dorfles, Piero Dorfles, Laura Lepri, Roberto Barbolini, Piero Lotito, Renato Minore, Stefano Salis, Silvia Sereni, Guido Oldani, Amedeo Anelli, Guido Conti, Luigi Caricato, Laura Bosio, Sergio Serapioni, Giampaolo Di Cocco, Piero Bertolucci, Giancarlo Maggiulli, Nicola Pedone, Michele Francipane, Giuliano Vigini, Lalla Pecorini, Gino Ruozzi, Cristiana De Santis, Roberta Meroni e tanti altri amici e personalità della cultura.

Le testimonianze degli intervenuti saranno riprese per confluire in un dvd, che sarà successivamente posto in vendita e il cui introito sarà devoluto ad associazioni che si occupino o dell’assistenza a persone affette da tetraparesi spastica o alla ricerca delle cure per questa forma di disabilità.
Leggi tutto…