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Posts Tagged ‘gordiano lupi’

PIERINO CONTRO TUTTI di Gordiano Lupi

PIERINO CONTRO TUTTI di Gordiano Lupi (Sensoinverso edizioni)

Il sottotitolo del libro recita: “L’eroe popolare delle barzellette: analisi di un fenomeno cinematografico e di costume”. Ne parliamo con l’autore…

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Risultati immagini per gordiano lupiGordiano Lupi (Piombino, 1960) è scrittore, traduttore di letteratura ispanica, nonché direttore de Il Foglio Lettrario. Si occupa di cultura cubana e scrive di cinema italiano. E proprio con riferimento al cinema italiano è appena uscito un nuovo libro dedicato alla figura popolare del “Pierino” di Alvaro Vitali.

Un libro sul cinema dei Pierini che hanno imperversato le sale cinematografiche degli anni Ottanta era la cosa che forse meno volevo fare e pubblicare“, racconta Gordiano Lupi a Letteratitudine, “ma capita che mia figlia – al tempo aveva nove anni – si appassioni al genere e dopo aver visto il primo, mi convinca a rivederli tutti. E non ci limitiamo ai Pierini con Vitali, al buon film di Marino Girolami, ai Laurenti, no, vediamo persino gli apocrifi, quello di Lenzi con il povero (e simpatico) Ariani, un Pierino toscanaccio. Vediamo anche la Marfoglia, Pierino al femminile davvero pestifero. Scadiamo persino al Pierino di Raggetti, che non sarebbe stato proprio adatto a mia figlia, perché c’è anche Laura Gemser ed è più commediaccia che barzelletta movie. Insomma, per abitudine, da anni io quando guardo un film prendo appunti e subito dopo compilo una scheda. Alla fine mi sono trovato con un bel po’ di materiale tra le mani e un editore che ha una collana da hoc e che mi chiedeva un libro su Nino D’Angelo e i suoi sentimental – musicali degli anni 80. Io ho risposto proponendo Pierino, in alternativa al lacrima movie. Ecco il risultato. Direi che è comunque uno studio serio, per quanto si possa essere seri parlando di Pierino, sul fenomeno di costume che imperversò negli anni 80. Sale piene e tutti che ripetevano le battute di Alvaro Vitali. Chicago di notte ha fatto epoca“. Leggi tutto…

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CUENTOS FRÍOS di Virgilio Piñera (un estratto)

Pubblichiamo il primo racconto della raccolta “CUENTOS FRÍOS. Racconti freddi” di Virgilio Piñera (Edizioni Il Foglio – Traduzione di Gordiano Lupi)

Una raccolta di racconti di Virgilio Piñera, scrittore cubano, tradotti e pubblicati da Gordiano Lupi (da sempre promotore, tra le altre cose, della letteratura cubana di qualità)

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La caduta (1944)

Abbiamo già scalato la montagna alta tremila piedi. Non per piantare sulla vetta la bottiglia e neppure per piantare la bandiera degli alpinisti intrepidi. Dopo alcuni minuti cominciamo la discesa. Come accade in casi simili, il mio compagno mi seguiva legato alla stessa corda che circondava la mia cintura. Avevo contato esattamente trenta metri di discesa quando il mio compagno, dopo aver sferrato con la scarpa munita di punte metalliche una pedata a una pietra, perse l’equilibrio e, dopo aver fatto una capriola, venne a fermarsi proprio davanti a me. La corda, aggrovigliata tra le mie gambe, tirava con una certa violenza e mi obbligava, per non precipitare nell’abisso, a incurvare le spalle. Lui, a sua volta, prese lo slancio e spinse il corpo in direzione del terreno che io, invece, mi lasciavo alle spalle. La sua decisione non era strampalata né assurda; tutt’altro, dimostrava una profonda conoscenza di certe situazioni che ancora non sono state scritte nei manuali. L’entusiasmo messo nel movimento fu causa di una lieve alterazione; subito mi resi conto che il mio compagno passava come un bolide tra le mie gambe e che, in un secondo momento, lo strappo dato dalla corda, come ho detto legata alla sua schiena, mi riportava di spalle alla mia primitiva posizione di discesa. Da parte sua, lui, obbedendo senza dubbio alle mie identiche leggi fisiche, una volta percorsa la distanza che la corda gli consentiva, si girò di spalle rispetto alla direzione seguita dal suo corpo, cosa che, logicamente, ci fece incontrare fronte a fronte. Leggi tutto…

MIRACOLO A PIOMBINO di Gordiano Lupi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MIRACOLO A PIOMBINO – Storia di Marco e di un gabbiano” di Gordiano Lupi (Historica)

13.

Marco tornava da scuola e aveva i suoi
compiti da terminare, poi i libri da leggere. La
passione della lettura gli era saltata sulle spalle
come un demone liberatore. Bisognava che
lo chiamassero tre volte a tavola perché si decidesse
a staccare gli occhi dal suo romanzo
d’amore o d’avventure. Viveva con i suoi eroi
e con la sua malinconia. Paura e tristezza, La
disavventura, L’antagonista, Fausto e Anna
erano i romanzi di lunghe giornate solitarie,
compagni di notti insonni, storie che uno
scrittore delle sue parti ambientava tra Cecina
e Volterra. Marco viveva le tristezze di quelle
pagine intense, sognava storie d’amore irreali,
a volte desiderava persino morire. Sì, morire.
Non è così strano pensare di uccidersi da
adolescenti, ché la morte sembra così lontana
e poi il coraggio non si trova mai. Marco di
notte nascondeva il capo sotto i cuscini, tratteneva
il fiato e pensava che prima o poi gli
sarebbero scoppiati i polmoni. Ma quando si
sentiva soffocare non aveva il coraggio e finiva
per riaprire la bocca e respirare. Leggi tutto…

SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

SOPRASSEDIAMO! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – di Gordiano Lupi (Il Foglio letterario)

di Massimo Maugeri

Gli indimenticabili Franco e Ciccio continuano a brillare nel firmamento del cinema comico italiano. Protagonisti di innumerevoli film, il duetto comico siciliano per eccellenza meritava di essere “rispolverato” anche a vantaggio dei giovanissimi, nati quando la coppia aveva già ultimato la sua carriera. In tal senso, accogliamo con grande piacere l’uscita di questo nuovo libro di Gordiano Lupi intitolato “Soprassediamo! Franco & Ciccio story. Il cinema comico-parodistico di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia” ed è pubblicato da Il Foglio letterario.
Di seguito, la scheda del libro e un’intervista all’autore.

Franco e Ciccio sono due clown amati dal pubblico e disprezzati dalla critica, forse proprio perché la loro comicità è legata a un genere poco capito come la parodia. Il cinema italiano conosce la parodia grazie a Totò, Erminio Macario, Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, ma l’arrivo sul grande schermo di Franco e Ciccio sconvolge gli schemi e imposta il discorso parodistico in termini ben più radicali. La critica non li comprende, massacra ogni pellicola con attacchi virulenti, ai limiti dell’offensivo, definendo la loro comicità stupida e volgare, non rendendosi conto di offendere anche il pubblico che affolla le sale e rifiutando di capire i motivi del successo. Franco e Ciccio pagano la stagione dell’impegno politico, l’eredità del neorealismo e l’assurdo intellettualismo di certa critica che, come diceva Fulci, “deve vedere mondine e partigiani per apprezzare un film”, ma che uccide lentamente il cinema popolare.

– Gordiano, come nasce il tuo interesse per Franco e Ciccio?  In che modo questi due comici siciliani hanno colpito un toscano doc come te?
Franco e Ciccio sono universali, non certo siciliani. Sono stati la mia prima scoperta cinematografica, nei primi anni Sessanta. Piacevano molto a mia nonna e a mio padre e quando c’era un film da loro interpretato non ce lo perdevamo. Era una comicità naturale che arrivava a tutti. Non serviva una gran cultura e non era necessario conoscere l’attualità. Un bambino si immedesimava nelle loro smorfie (soprattutto in Franco), seguiva le loro peripezie, ridendosela di gusto per la dabbenaggine delle situazioni e per i semplici qui pro quo verbali. Certo, era un’altra Italia. Eravamo ragazzini più ingenui, forse, meno smaliziati… ma vedo – con piacere – che mia figlia (ha 8 anni) li ama quanto me. Non si tratta solo di nostalgia, quindi. Forse c’è dell’altro…
– Ti ricordi qual è stato il loro primo film che hai avuto modo di vedere?
Certo! Satiricosissimo, al Cinema Sempione, in Corso Italia, a Piombino. Un cinema che adesso è diventato una profumeria. Il mio Nuovo Cinema Paradiso. Non sapevo niente di Fellini. Non conoscevo Petronio. Ma c’erano Franco e Ciccio, c’erano i romani… io e mia nonna non ce li potevamo perdere! Avevo 10 anni, credo. Poi ho visto I due maghi nel pallone con mio padre, appassionato di calcio e soprattutto dell’Inter di Helenio Herrera. In quel film Franco realizza una satira grottesca del grande allenatore sudamericano.
– In che cosa, a tuo avviso, Franco e Ciccio si caratterizzano e si distinguono rispetto alle numerose coppie di comici di caratura nazionale e internazionale che hanno lavorato nel cinema, in teatro e in televisione?

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CALCIO E ACCIAIO, di Gordiano Lupi (intervista all’autore)

CALCIO E ACCIAIO. Dimenticare Piombino, di Gordiano Lupi (Acar edizioni). Ieri abbiamo pubblicato un capitolo del libro

di Massimo Maugeri

Nel suo nuovo romanzo, “Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino” (Acar edizioni), Gordiano Lupi traccia l’affresco di un luogo che conosce benissimo mettendo insieme alcuni degli elementi caratterizzanti di quel territorio: l’acciaio dell’industria siderurgica e il sogno del gioco del calcio. E il sogno mancato di Giovanni, ex calciatore di scarsa fortuna, si incrocia oggi con la speranza di Tarik, un giovane marocchino approdato in Toscana a bordo di una imbarcazione strampalata e che sui campi di calcio cerca il suo riscatto. Ne parliamo con l’autore…

– Gordiano, partiamo agganciandoci al titolo del libro. In che modo “Calcio e acciaio” hanno interagito in una realtà come quella della Piombino che racconti? Potrebbero essere considerati, calcio e acciao, come due opportunità per farcela? E fino a che punto?
Il calcio è stato parte della mia vita. Non è obbligatorio saperlo, ma sono stato nel mondo del calcio per 23 anni (da 16 a 39). Ho giocato nelle giovanili e ho fatto l’arbitro di calcio, raggiungendo la serie C1, con alcune apparizioni in A e B come Quarto Uomo. Condivido la regola base della scrittura creativa: si deve parlare solo di cose che si conoscono. Ambientare una storia nel mondo del calcio credo che mi riesca facile, tra l’altro l’avevo già fatto ne “Il ragazzo del Cobre“, storia di un ragazzino brasiliano che si riscatta grazie al foootball. L’acciaio, invece, è Piombino, il suo simbolo, l’identità di una provincia siderurgica che scandisce il passare dei giorni al suono della sirena, secondo i turni incessanti dello stabilimento. La vocazione siderurgica di Piombino proviene dagli etruschi, gioia e dolore di questa terra, perché la crisi dell’industria significa crisi della città. Pure il calcio in questa piccola provincia maremmana ha avuto momenti di gloria, sempre grazie all’industria, quando negli anni Cinquanta la squadra locale calcò i palcoscenici della serie B, a un passo dalla serie nazionale, e sconfisse persino la Roma per tre reti a uno, in una partita rimasta nella leggenda, che a Piombino si tramanda di padre in figlio.

– Come è cambiata Piombino nell’arco temporale a cui il romanzo fa riferimento?
Il romanzo avrebbe l’aspirazione di sviluppare un racconto sociale. Piombino significa provincia e lavoro operaio. Si racconta la crisi dell’industria e l’amore di un vecchio calciatore per la sua terra. Nostalgia, saudade, malinconia, ma anche voglia di dedicarsi a un progetto per farlo rifiorire. Il romanzo narra una storia d’integrazione razziale, paragonando la storia del nostri vecchi in cerca di fortuna verso l’America a quella dei nordafricani che trovano rifugio nella nostra terra. Il cambiamento di Piombino segue il modificarsi della nostra realtà economica, in una situazione dove l’acciaio – vecchia ricchezza di questa terra – non è più così importante.

– Sullo sfondo del gioco del calcio, si dipanano le vite dei protagonisti del romanzo. Vite di ieri e vite di oggi. Il calcio, a tuo avviso, può essere considerato come metafora della vita? Leggi tutto…

CALCIO E ACCIAIO, di Gordiano Lupi (un capitolo del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il secondo capitolo del romanzo “CALCIO E ACCIAIO. Dimenticare Piombino“, di Gordiano Lupi (Acar edizioni). Domani pubblicheremo un’intervista all’autore

2.

Giovanni si dirige verso lo Stadio Magona, percorre a passi lenti viale Regina Margherita, e pensa a suo padre, operaio delle Acciaierie, morto quando lui giocava le ultime stagioni nella squadra della sua città. Si chiamava Antonio, era un uomo abituato al caldo soffocante dell’altoforno, un lavoro fatto di gesti ripetuti alla catena di montaggio. Una giornata di fatica per un salario appena sufficiente a pagare l’affitto di un appartamento popolare in un condominio annerito dai fumi della ferriera e a imbandire una mensa che poteva permettersi carne solo nei giorni di festa. Alimentava una macchina infernale che divorava carbone per restituire fumo e prodotto grezzo composto di acciaio. Antonio aveva le mani callose indurite dal lavoro e pensava alla terra lontana, agli olivi abbandonati, alla madre che lo attendeva sulla porta di casa di un paese alle pendici di un monte. Rammentava la sua festa preferita mentre lavorava in ferriera, una festa che anche Giovanni aveva amato da bambino, quella sagra delle ciliegie nei giorni di maggio, quando il colore rosso invadeva il borgo e apriva le porte ad antichi sapori. Giovanni ricorda quando le sue agili gambe di bambino correvano insieme ai ragazzi per rubare ciliegie a grappoli, sporcandosi la bocca e il viso, attaccando i piccoli frutti alle orecchie come fossero campanelle. Antonio coltivava i campi insieme al padre, che un tempo aveva fatto la spola a piedi per tutta la vallata, da Sinalunga a Montalcino, passando per Pienza e San Quirico, con un ciuco carico di legna per il camino di casa, una casa sempre viva, con lui e il fratello che giocavano a nascondersi irritando la madre, mentre la nonna sgranava il rosario seduta sulla sedia a dondolo in canna di bambù. Antonio aveva estirpato le sue radici montanare per avventurarsi lungo strade polverose fatte di fatica e privazioni. La giovinezza e le sue gambe che correvano leste per le strade del mondo lo avevano spinto ad abbandonare il borgo per un lavoro lontano che appagasse il desiderio d’una vita tranquilla.

Il nonno aveva avuto una vita avventurosa. Terracina e il golfo di Gaeta erano le fotografie del passato, i pini marittimi sul lungomare di Formia custodivano i ricordi dei primi baci d’amore. Giovanni ripensa spesso ai racconti del nonno, ascoltati da fanciullo prima di andare a dormire e custoditi dai ricordi paterni. Un grande amore lasciato sul lungomare e via verso il futuro. Un sogno chiamato America non poteva attendere, era il miraggio del povero emigrante in cerca d’una vita migliore.
“Francesco, perché devi lasciarmi? Non possiamo costruirlo insieme questo futuro?”, aveva detto Caterina al suo uomo in fuga, ormai deciso a salpare sul battello che lo avrebbe portato lontano.
Francesco aveva scosso la testa e intonato una canzone provando a chiedere perdono a quel cuore in pena. Leggi tutto…

Yoani Sánchez – IN ATTESA DELLA PRIMAVERA (le prime pagine)

IN ATTESA DELLA PRIMAVERA
Gordiano Lupi – Yoani Sánchez
Edizioni Anordest – Prefazione di Mario Calabresi – Pag. 230 – Euro 12,90

Con riferimento a questo libro avevamo pubblicato la presentazione di Mario Calabresi (direttore de “La Stampa”). Pubblichiamo adesso le prime pagine del libro.

di Gordiano Lupi

Preambolo

Yoani Sánchez è diventata il simbolo di quel che può fare Internet in epoca moderna, una blogger cubana che raggiunge fama mondiale dando vita al blog Generación Y, vince premi prestigiosi, parla via mail con il Presidente degli Stati Uniti e polemizza su Twitter con Mariela Castro. Yoani descrive criticamente la realtà di Cuba sotto il regime comunista, con stile letterario ricco di metafore e riferimenti alla letteratura cubana anticonformista. Il simbolo della ribellione di Yoani e dei blogger che la seguono in questa avventura è il breve post L’utopia imposta: “Abito un’utopia che non è la mia. Per lei i miei nonni si sacrificarono e i miei genitori consegnarono i loro anni migliori. Io la porto sulle spalle senza potermela scrollare di dosso. Alcuni che non la vivono tentano di convincermi – da lontano – che devo conservarla. Senza dubbio, è alienante vivere un’illusione estranea, accollarsi il peso di ciò che altri sognarono. A coloro che mi imposero – senza consultarmi – questa illusione, voglio avvertirli, fin da questo momento, che non penso di lasciarla in eredità ai miei figli”.

Il governo cubano, composto da una vera e propria gerontocrazia, si vede spiazzare da una tecnologia che non conosce, ma è costretto ad apprezzare le potenzialità di Youtube, Internet e Twitter. Certo, non utilizza i ritrovati scientifici per agevolare la vita della popolazione, ma lo fa per tarpare le ali alle speranze di libertà, per diffamare chi cerca di portare conoscenze nuove tra la gente. Compaiono siti governativi gestiti da membri della Sicurezza di Stato, riviste digitali dirette da giornalisti di regime e canali televisivi come Islamiacu. Non è difficile capire a chi possa servire una simile operazione di controinformazione. In rete si possono vedere alcuni video girati a Camajuani, che riprendono le opinioni della direttrice di una scuola e di alcuni studenti della primaria e della secondaria. Possiamo ascoltare un’intervista stalinista che serve ad accusare Yoani Sánchez di attività controrivoluzionaria. Le voci degli intervistati affermano che la giornalista indipendente – con la scusa dell’Itinerario Blogger – si presenterebbe nelle scuole per fare proseliti e per diffamare il governo cubano. La direttrice afferma addirittura che “a Cuba esiste la democrazia e c’è piena libertà di parola, ogni cittadino può esprimere la sua opinione e viene sempre ascoltato dalle autorità”. La sua accusa nei confronti di Yoani è decisa: “Non fa lezioni di Internet ma si dedica alla propaganda politica di tipo controrivoluzionario. Noi sappiamo che la responsabilità della nostra situazione ricade sugli Stati Uniti, mentre lei vuol convincere i ragazzi che il solo colpevole è il governo cubano”.

I ragazzini rincarano la dose, dicono che Yoani ha parlato di cose che non volevano ascoltare, perché loro volevano apprendere i segreti di Internet, non sentire discorsi politici. Sono confessioni estorte, dichiarazioni costruite dalle autorità cubane, preoccupate di screditare il lavoro di Yoani agli occhi del mondo. Certo, fa male vedere quanto sia facile per il governo trovare collaborazione tra la gente che la blogger cerca di emancipare. E allora vediamo di scoprire la vera Yoani Sánchez, sveliamo il mistero di una coraggiosa blogger che un giorno decide di aprire uno spazio Internet per compiere quello che definisce un esorcismo personale contro le paure che rendono difficile la vita quotidiana.

Nascita, famiglia e infanzia
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