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Posts Tagged ‘guanda’

A John Banville il Premio Chandler 2020

JOHN BANVILLE: IL LATO OSCURO DELLA COMMEDIA UMANA – RAYMOND CHANDLER AWARD ALLA CARRIERA

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Il Raymond Chandler Award, attribuito dal Noir in Festival ad un maestro riconosciuto del genere, va quest’anno all’irlandese John Banville, che torna in libreria a inizio aprile con Delitto d’inverno, pubblicato da Guanda come tutta la sua opera. L’autore, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Internazionale Nonino alla carriera nel 2003 e il Premio Principe delle Asturie per la Letteratura nel 2014, verrà intervistato per il Noir in Festival da Adrian Wootton (CEO di Film London) e l’incontro sarà visibile in streaming durante il festival, in programma dall’8 al 13 marzo, sui canali Facebook e YouTube. La premiazione avrà luogo nel corso della serata conclusiva, il 12 marzo. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 29 giugno al 5 luglio 2020 – questa settimana segnaliamo “Terra Alta” di Javier Cercas (Guanda)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 22 al 28 giugno 2020

Questa settimana segnaliamo: “Terra Alta” di Javier Cercas (Guanda), al 25° posto in classifica generale

In prima posizione troviamo “Echi in tempesta. L’Attraversaspecchi. Vol. 4” di Christelle Dabos (edizioni E/O), seguito da “Il colibrì” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo) fresco vincitore del Premio Strega 2020. In terza posizione continua il successo di “L’enigma della camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo)

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La scheda del libro: “Terra Alta” di Javier Cercas (Guanda)

Una narrazione di assoluta tensione psicologica e morale, che diventa romanzo totale.

Un crimine spaventoso sconvolge una quieta cittadina nel Sud della Catalogna: i proprietari dell’azienda più impor­tante della zona, le Gráficas Adell, vengo­no trovati morti, con segni evidenti di feroci torture. Il caso è asse­gnato a Melchor Marín, giovane poliziotto e appassionato lettore, alle spalle un passato oscuro e un atto di eroismo quasi involontario, che lo ha fatto diventare la leggenda del corpo e lo ha costretto a lasciare Barcellona. Stabilitosi in questa piccola regione dal nome evocativo di Terra Alta, crede di aver seppellito l’odio e la voglia di riscatto sotto una vita felice, grazie all’amore di Olga, la bibliotecaria del paese, dalla quale ha avuto una figlia, Cosette. Lo stesso nome della figlia di Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili, il suo romanzo prefe­rito. L’indagine si dipana a ritmo serrato, coinvolgendo temi come il conflitto tra giusti­zia formale e giustizia sostanziale, tra rispetto della legge e legittimità della vendetta. Ma soprattutto Javier Cercas, l’autore di libri memo­rabili come Soldati di Salamina, Anatomia di un istante, L’impostore, racconta l’epopea di un uomo solo che cerca il suo posto nel mondo, e per questo dovrà lottare e mettere a rischio tutto: i valori, gli affetti, la famiglia, la vita.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Echi in tempesta. L’Attraversaspecchi. Vol. 4 Christelle Dabos E/O 16,50 *
2 Il colibrì Sandro Veronesi La nave di Teseo 20,00
3 L’enigma della camera 622 Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
4 Come un respiro Ferzan Ozpetek Mondadori 17,00
5 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
6 Il borghese Pellegrino Marco Malvaldi Sellerio Editore Palermo 14,00
7 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
8 La magia del ritorno Nicholas Sparks Sperling & Kupfer 19,90
9 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90
10 La Salita dei Saponari Cristina Cassar Scalia Einaudi 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CERCAMI di André Aciman (un estratto)

L’incipit di CERCAMI di André Aciman (Guanda – traduzione di Valeria Bastia)

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Perche´ quell’aria cupa?
La vidi salire alla stazione di Firenze. Aprı` la porta scorrevole di vetro, entro` nella carrozza e dopo essersi guardata intorno scaravento` lo zaino sul sedile vuoto accanto al mio. Si levo` il giubbotto di pelle, poso` il libro che stava leggendo, un tascabile in inglese, poi mise una scatola bianca quadrata nella cappelliera e si accascio` sulla poltrona di traverso rispetto a me, sbuffando in un moto forse di rabbia o agitazione. Mi fece pensare che avesse avuto un’accesa discussione pochi secondi prima di salire a bordo e stesse ancora rimuginando sulle parole taglienti che lei o l’altra
persona aveva pronunciato prima di troncare la telefonata.
Il suo cane, che cercava di tenere a cuccia tra le caviglie con il guinzaglio rosso avvolto intorno al polso, non sembrava meno irrequieto di lei. Leggi tutto…

Patrik Svensson vince dell’August Prize

Patrik Svensson, pubblicato in Italia da Guanda, è il vincitore dell’August Prize per la categoria non fiction.

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Patrik Svensson, autore esordiente svedese del libro “Nel segno dell’anguilla” pubblicato da Guanda lo scorso settembre, è il vincitore del prestigioso August Prize, il più importante premio letterario svedese, per la categoria non fiction.

Nella motivazione della giuria si legge:

“Una vertiginosa storia con una venatura filosofica ed esistenziale sull’origine e la mitologia dell’anguilla, animale in via di estinzione, sul suo posto nel mondo della natura ed in quello degli esseri umani, che porta il lettore a navigare in acque profonde, sia figurativamente che letteralmente parlando. Patrik Svensson ci porta a seguire l’anguilla fino al Mar dei Sargassi, e scende anche nelle profondità dell’animo umano, della sua anima, grazie al rapporto speciale con il padre. Perché questa è anche una storia di un padre e di un figlio e dell’amore condiviso per le anguille che li ha legati in un rapporto davvero unico”. Leggi tutto…

IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati (recensione)

IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi Avati (Guanda)

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Diabolico savoir-faire

di Riccardo Piazza

Sgomberiamo immediatamente il campo da possibili fraintendimenti: il diavolo, absurdum veste fulgenti, ha certamente una significazione allegorico-iconologica. Essa però sarebbe evidentemente incompleta non considerando, per almeno parimenti valenza di grado, la sua necessaria portata eminentemente empirica nonché psicocinetica.
Questo breve assunto dovrebbe esser fuor di dubbio, almeno per le principali propaggini degli studi di mistica demonologica del pensiero cristiano dall’Evo Medio in qua; dovrebbe, sì, epperò non è. Occorre, in qualità di analisi della genesi del male assoluto, come Agostino già intese fare definendo male dell’uomo quale mancanza di quest’ultimo, ricordare allora anche il male personificato unitario ed intensamente figurativo nella prospettiva ontologica di Pareyson. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 26 agosto al 1 settembre 2019 – segnaliamo “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran Foer (Guanda)

Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi - Jonathan Safran Foer - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 26 agosto al 1 settembre 2019

“I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord) permane in vetta.

Questa settimana segnaliamo: “Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi ” di  Jonathan Safran Foer (Guanda) – all’8° posto nella classifica generale.

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[variazioni rispetto alla rilevazione precedente]

Mantiene il 1° posto in classifica “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten al 2° posto “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio)

Entra in top ten al 3° posto “Fiorire d’inverno. La mia storia” di Nadia Toffa (Mondadori)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 5° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Settembre-ottobre 2019” (Editrice Shalom)

Al 6° posto  (la settimana precedente era in 3^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Entra in top ten al 7° posto “La ragazza che doveva morire. Millennium. Vol. 6” di  David Lagercrantz (Marsilio)

Entra in top ten all’8° posto “Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi” di Jonathan Safran Foer (Guanda)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 10° posto  (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Il giorno del rimorso” di Colin Dexter (Sellerio)

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Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi - Jonathan Safran Foer - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi ” di  Jonathan Safran Foer (Guanda) – all’8° posto nella classifica generale.

Il tema dell’emergenza climatica affrontato in un libro unico, che ha l’urgenza di un pamphlet e il fascino di un romanzo.

Nessuno se non noi distruggerà la terra
e nessuno se non noi la salverà…
Noi siamo il diluvio, noi siamo l’arca.

Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karsky, il «testimone inascoltato», quando cercò di svelare l’orrore dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto? Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere», mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

os. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
2 Dodici rose a Settembre Maurizio De Giovanni Sellerio Editore Palermo 14,00
3 Fiorire d’inverno. La mia storia Nadia Toffa Mondadori 18,00 *
4 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
5 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Settembre-ottobre 2019 Editrice Shalom 4,00
6 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
7 La ragazza che doveva morire. Millennium. Vol. 6 David Lagercrantz Marsilio 19,90
8 Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi Jonathan Safran Foer Guanda 18,00
9 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
10 Il giorno del rimorso Colin Dexter Sellerio Editore Palermo 15,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CIBO di Helena Janeczek (intervista)

Torna in libreria “Cibo” romanzo di Helena Janeczek (Guanda): ne discutiamo con l’autrice

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di Massimo Maugeri

Helena Janeczek è nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice di Lezioni di tenebra, Premio Bagutta opera prima, Le rondini di Montecassino, finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa e La ragazza con la Leica, Premio Strega 2018, Premio Bagutta, Selezione Premio Campiello. Tutti i suoi libri sono editi da Guanda.

Ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Helena dopo lo strepitoso successo de La ragazza con la Leica e la vittoria del Premio Strega (foto accanto), per discutere con lei della ripubblicazione di “Cibo” (per i tipi di Guanda), uscito originariamente nel 2002. Un libro che indaga, con l’abilità narrativa che contraddistingue Helena Janeczek, sul rapporto tra noi e il cibo. Questa nuova edizione, peraltro, è arricchita da una sezione inedita dedicata al crollo delle Torri Gemelle di New York attraverso le storie dei cuochi che lì lavoravano…

Cara Helena, questo libro è uscito originariamente nel 2002. Quali sono state le motivazioni che, all’epoca, ti hanno spinto a scriverlo?
Per me non è mai rintracciabile il punto preciso o la motivazione da cui nasce un libro, tantomeno nel caso di Cibo a cui ho lavorato negli ultimi anni dello scorso millennio!
Però c’entra senz’altro la “scoperta” che attraverso il fil rouge del cibo si potessero raccontare appartenenze e memorie ma anche solitudini e sofferenze depositate nei nostri corpi. E poi mi piaceva l’idea di cimentarmi con una narrazione più polifonica rispetto a Lezioni di tenebra, il mio libro d’esordio.

– Questa “scoperta” è ancora valida tutt’oggi? Cosa è cambiato in questi anni, con riferimento alle tematiche trattate in “Cibo”? Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 2 all’8 luglio 2018 – segnaliamo “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 2 all’8 luglio 2018

La settimana scorsa avevamo segnalato “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi), attualmente n. 1 in classifica.

Questa settimana segnaliamo “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda) che giunge al 3° posto in classifica generale grazie all'”effetto Premio Strega”.

Ne approfittiamo anche per segnalare lo speciale di Letteratitudine dedicato alla finale del Premio Strega 2018 e alla vittoria di Helena Janeczek con il romanzo “La ragazza con la Leica” (Guanda)

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Sale in vetta alla classifica (la settimana scorsa era al 3° posto) “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

In 2^ posizione (la settimana scorsa era al 3° posto) “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Entra in top ten al 3° posto il romanzo vincitore del Premio Strega 2018: “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda)

Entra in top ten al 4° posto “A bocce ferme” di Marco Malvaldi (Sellerio)

Si conferma al 5° posto, “Il patto dell’abate nero. Secretum saga” di Marcello Simoni (Newton Compton)

In 6^ posizione (la settimana scorsa era al 4° posto) “Ogni respiro” di Nicholas Sparks (Sperling & Kupfer)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Entra in top ten all’8° posto “Casi umani. Uomini che servivano a dimenticare, ma che hanno peggiorato le cose” di Selvaggia Lucarelli (Rizzoli)

Al 9° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

In 10^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto) “La lettera d’amore” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

 

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Questa settimana segnaliamo: “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda) – al 3° posto in classifica generale

Vincitore del Premio Strega 2018
Vincitore del Premio Bagutta 2018
Finalista al Premio Campiello 2018

Questo libro racconta la vita di questa ragazza ribelle, l’amore con Robert Capa, l’avventura di fotografare e la gioia di vivere nella Parigi degli anni Trenta.

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
2 Il metodo Catalanotti Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
3 La ragazza con la Leica Helena Janeczek Guanda 18,00
4 A bocce ferme Marco Malvaldi Sellerio Editore Palermo 14,00
5 Il patto dell’abate nero. Secretum saga Marcello Simoni Newton Compton 9,90
6 Ogni respiro Nicholas Sparks Sperling & Kupfer 19,90
7 Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 15,90
8 Casi umani. Uomini che servivano a dimenticare, ma che hanno peggiorato le cose Selvaggia Lucarelli Rizzoli 17,00 *
9 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
10 La lettera d’amore Lucinda Riley Giunti Editore 16,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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HELENA JANECZEK racconta LA RAGAZZA CON LA LEICA

HELENA JANECZEK racconta  il suo romanzo LA RAGAZZA CON LA LEICA (Guanda)

Vincitore del Premio Bagutta 2018, candidato al Premio Strega 2018

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di Helena Janeczek

Ogni libro ha una storia che può essere facilmente ripercorsa e una storia sotterranea di cui l’autore riesce a vedere alcune tracce. Entrambe cominciano nel 2009, con una visita al Forma di Milano che ospitava la prima retrospettiva di Gerda Taro accanto a una mostra di Robert Capa. In quel periodo lavoravo a Le rondini di Montecassino, dove Capa è menzionato per una foto dei funerali degli studenti del liceo Sannazaro caduti nel 1943 durante le “Quattro giornate di Napoli”. Però tutto il suo lavoro a seguito delle truppe americane mi aveva permesso di toccare con gli occhi la realtà della guerra che stavo raccontando. Erano quelle foto della “Campagna d’Italia” che volevo vedere in uno spazio espositivo. Questo significa che, sul versante della storia sotterranea, Robert Capa era già una presenza interiorizzata quando uscii dal Forma con il desiderio di approfondire la conoscenza di Gerda Taro. Comprai il catalogo a cura di Irme Schaber e poco dopo andai a procurarmi Gerda Taro, Una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola (DeriveApprodi, 2007), la biografia con cui la studiosa di Stoccarda poneva fine al lungo oblio della sua concittadina morta a nemmeno ventisette anni nella Guerra di Spagna.
Ma soltanto sul finire del 2011 si affacciò l’ipotesi che quella lettura potesse fungere da base per un lavoro di scrittura. Non pensavo a un romanzo, bensì a un racconto da affiancare a altri due che componessero un trittico dedicato a tre donne reporter di guerra. Le rondini di Montecassino, uscito nel 2010, aveva suscitato spesso la domanda come mai avessi scelto un tema così maschile come la guerra. In realtà, non mi sentivo molto svantaggiata rispetto a uno scrittore, bastava solo studiare un po’ di più. Però restava vero che narrare qualcosa che travalica le esperienze di noi figli e figlie del dopoguerra comporta un rischio di inadeguatezza sia etica che estetica. Mi colpiva, perciò, che esistessero donne disposte a mettere a rischio la propria vita per testimoniare con le parole o con le immagini la realtà delle guerre ancora in corso. Avevo già scritto un contributo per un’antologia (I persecutori, Transeuropa, 2007) che riconvocava la figura di Anna Politkovskaja nella cornice della fiera del libro di Francoforte agitata dalla notizia del suo assassinio. Durante le ricerche per quel racconto, avevo scoperto che tra i pochissimi giornalisti presenti a Grozny nei giorni della caduta ci fosse un’altra donna. Già inviata a Gaza e Sarajevo e in molti altri conflitti (in italiano è stato tradotto Il giorno che vennero a prenderci; dispacci dalla Siria, La nave di Teseo, 2017), Janine di Giovanni ha scritto anche il memoir Ghosts by Daylight (2011), dove racconta come la scelta di mettere al mondo un figlio avesse attivato i traumi che lei e il suo compagno, un fotoreporter francese, avevano subito.
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CLASSIFICA: dal 5 all’11 febbraio 2018 – segnaliamo “Chiamami col tuo nome” di André Aciman (Guanda)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 5 all’11 febbraio 2018

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Mantiene il 1° posto Fred Vargas con “Il morso della reclusa” (Einaudi)

Sale al 2° posto (la settimana scorsa era al 3°) Jojo Moyes con “Sono sempre io” (Mondadori)

3^ posizione (la settimana scorsa era al 2° posto) Fabio Volo con “Quando tutto inizia” (Mondadori)

Entra in top ten al 4° posto Roberto Emanuelli con “Davanti agli occhi” (Rizzoli)

5° posto (la settimana scorsa era al 4°) per “Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi” di Alan Friedman (Newton Compton)

Ingresso in top ten al 6° posto per Francesco Sole con “#Ti amo” (Mondadori)

Al 7° posto (la settimana scorsa era al 5°) “Chiamami col tuo nome” di André Aciman (Guanda)

All’8° posto “Origin” di Dan Brown (Mondadori) – (la settimana scorsa era al 7° posto)

In 9^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto), “Wonder” di R. J. Palacio (Giunti)

Al 10° posto (la settimana scorsa era all’8°) “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

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Questa settimana segnaliamo: “Chiamami col tuo nome” di André Aciman (Guanda) – al 7° posto in classifica

 

Da questo libro il film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome nominato agli oscar 2018 per le categorie: Miglior canzone originale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior film, Miglior attore protagonista

Vent’anni fa, un’estate in Riviera. Una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un brillante professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, Elio aspetta come ogni anno «l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura»: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, subito conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti, quasi sfacciati. Anche Elio ne è irretito. I due ragazzi condividono conversazioni appassionate su libri e film, discussioni sulle loro comuni origini ebraiche, e poi nuotate mattutine, partite a tennis, corse in bici e passeggiate in paese. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, fatto di ossessione e paura, di scaltra dissimulazione e slanci ingenui, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. La scoperta di quei giorni estivi e sospesi in Riviera e di un’afosa notte romana è quella, irripetibile, di un’intimità totale, assoluta. Perché l’intensità, la forza di quell’esperienza, l’autenticità di quei sentimenti sono destinate a rimanere insuperate. Chiamami col tuo nome è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una lunga lettera d’amore, un’invocazione, una domanda che resta aperta per gli anni a venire, finché Elio e Oliver si ritroveranno, un giorno, a cercare parole per dire l’indicibile, per confessare, prima di tutto a se stessi, che «questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il morso della reclusa Fred Vargas Einaudi 20,00
2 Sono sempre io Jojo Moyes Mondadori 19,00
3 Quando tutto inizia Fabio Volo Mondadori 19,00
4 Davanti agli occhi Roberto Emanuelli Rizzoli 18,50
5 Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi Alan Friedman Newton Compton 10,00
6 #Ti amo Francesco Sole Mondadori 16,90
7 Chiamami col tuo nome André Aciman Guanda 17,00
8 Origin Dan Brown Mondadori 25,00
9 Wonder R. J. Palacio Giunti Editore 12,00
10 Le tre del mattino Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40 Leggi tutto…

BRUNO ARPAIA racconta QUALCOSA, LÀ FUORI

BRUNO ARPAIA racconta il suo romanzo QUALCOSA, LÀ FUORI (Guanda)

Risultati immagini per bruno arpaia

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di Bruno Arpaia

A volte ci si porta dietro un’immagine per anni e anni. Quando ne avevo una ventina, ho nitidamente «visto», chissà perché, un popolo intero che viaggiava in condizioni avverse, assetato, malridotto, sfinito. Quell’immagine mi è rimasta dentro e ogni tanto si riaffacciava, faceva capolino tra i pensieri. Poi, qualche tempo fa, da cittadino appassionato di scienza, ho cominciato a interessarmi al cambiamento climatico. La situazione era molto più grave di quanto la dipingessero e implicava sconvolgimenti anche sociali, economici, politici, tra cui le migrazioni di massa. E a un certo punto è scattato qualcosa, ho legato quell’antica immagine all’oggi, al domani: il popolo che migrava eravamo noi in un probabilissimo futuro. Dopo, si è trattato «soltanto» di scriverlo, il romanzo.
Non m’interessava fantasticare su scenari catastrofici. Ho preferito immaginarne di probabili, a volte provocati da eventi già accaduti senza che ce ne rendessimo conto, a partire da dati scientifici. Leggi tutto…

HELENA JANECZEK vince il PREMIO BAGUTTA 2018

Helena Janeczek si aggiudica il Premio Bagutta 2018 per il romanzo La ragazza con la Leica (Guanda)

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In questo 2018, il Premio Bagutta, decano dei riconoscimenti letterari italiani, compie 91 anni e ritrova una storia che ripercorre anni lontani. Il premio viene infatti assegnato alla scrittrice milanese d’adozione Helena Janeczek (foto accanto di Gabriele Di Luca) per il suo ultimo romanzo, La ragazza con la Leica (Guanda), dedicato alla figura di Gerda Taro, giovanissima fotografa legata a Robert Capa, morta su un campo di battaglia nel 1937 durante la guerra di Spagna. Una scelta con cui la giuria del Bagutta – presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Ranieri Polese, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani – inaugura come di consueto la stagione 2018 dei premi letterari. Leggi tutto…

OMAGGIO A AHARON APPELFELD

La scorsa notte all’età di 85 anni è morto lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld, a cui dedichiamo questo omaggio.

Di seguito, un video del 2012 (tratto da Pordenonelegge) e una biografia. Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero

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Aharon Appelfeld (Žadova, 16 febbraio 1932 – Israele, 3 gennaio 2018) è stato uno scrittore israeliano. Nato in Bucovina del Nord, allora in Romania, sopravvissuto all’Olocausto in cui perse la madre e i nonni, riuscì a fuggire da un campo di sterminio nazista in Transnistria (territorio allora sotto il controllo della Romania) e si unì all’Armata Rossa dove prestò servizio come cuoco. Nel 1946 emigrò in Palestina, a quel tempo sotto mandato britannico. Laureatosi all’Università di Gerusalemme in letteratura, ha poi insegnato all’Università Ben Gurion del Negev.
Nonostante abbia appreso l’ebraico tardi nella sua vita, Appelfeld è diventato uno dei più importanti scrittori israeliani. Nei suoi numerosi romanzi affronta esclusivamente, in modo diretto o indiretto, il tema della Shoah e dell’Europa prima e durante la seconda guerra mondiale.
Per le sue opere ha ricevuto numerosi premi tra cui il Premio Israele, il Premio Mèdicis in Francia e il Premio Napoli in Italia. La maggior parte dei suoi libri sono pubblicati in Italia da Guanda.

L’opera più recente è: “Il partigiano Edmond (Guanda, 2017 – traduzione di Elena Loewenthal).

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il giovanissimo Edmond riesce a fuggire da un campo di sterminio e a raggiungere alcuni partigiani ebrei che tentano di resistere all’esercito tedesco nascondendosi nella foresta ucraina. Sotto il comando del loro leader, Kamil, questo gruppo di uomini, donne e bambini lotta contro il freddo e l’estrema miseria, organizzando agguati ai danni dell’esercito tedesco e deragliamenti di treni. Perché il loro scopo non è solo quello di sopravvivere, ma è anche, e soprattutto, quello di salvare il proprio popolo e raggiungere “la vetta”, il luogo tanto geografico quanto spirituale della loro realizzazione. Leggi tutto…

LUIS SEPÚLVEDA e le bussole: Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

sepulveda-bussole-1IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE di Luis Sepúlveda

Il mese scorso ci siamo occupati del nuovo ottimo romanzo di Luis Sepúlveda, intitolato “La fine della storia” (Guanda, traduzione di Ilide Carmignani). Oggi puntiamo la nostra attenzione su un romanzo breve dello scrittore cileno dal titolo molto dolce e evocativo: “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, pubblicato anche questo da Guanda (con traduzione di Ilide Carmignani).

La storia è incentrata sulla figura di Antonio José Bolivar, un vecchio che vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Giunto ai confini della propria esistenza, non rimane molto ad Antonio. Tiene sempre con sé la fotografia sbiadita di sua moglie, convive con i ricordi di un’esperienza, finita male, di colono bianco. E poi ci sono alcuni romanzi d’amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall’aver vissuto “dentro” la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.

Guanda ha pubblicato il romanzo nella graziosa collana “Le bussole“, i cui libri si tengono letteralmente in un palmo di mano. Libri da portare con sé in tasca, o nell’angolo di una borsa; pronti per essere gustati in ogni occasione. Insomma, un ottimo compromesso tra il classico – e un po’ ingombrante – libro cartaceo e l’ultraleggero ebook.

 

Sepúlveda ha dedicato il romanzo all’amico Chico Mendes, come evidenziato nell’immagine in basso. Leggi tutto…

LUIS SEPÚLVEDA: anteprima del romanzo “LA FINE DELLA STORIA”

LUIS SEPÚLVEDA a Catania: anteprima nazionale del romanzo “LA FINE DELLA STORIA

Catania, giovedì 17 novembre 2016, ore 20.30, Teatro Sangiorgi

Luis Sepúlveda a “Paesaggi di mare” per l’anteprima nazionale del romanzo “La fine della storia” (Guanda). Il grande scrittore riceverà il Premio Sicilia a lui conferito dall’Assessore regionale Anthony Barbagallo

Il nuovo libro: Juan Belmonte, ex guerrigliero cileno che ha combattuto contro il regime di Pinochet, da anni ha deposto le armi e vive tranquillo in una casa sul mare, assistendo la sua compagna, che non si è mai ripresa dalle torture subite dopo il colpo di stato. Belmonte è un uomo stanco, disilluso, restio a scendere in campo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. Solo lui può impedire che bande di mercenari dell’Est europeo liberino dal carcere Misha Krasnov, ultimo discendente di una famiglia di cosacchi riparati in Cile dopo la Seconda guerra mondiale, ed ex ufficiale dell’esercito cileno al servizio di Pinochet. Belmonte infatti è un grande esperto di guerra sotterranea e, soprattutto, ha un ottimo motivo per volere che Krasnov sconti il giusto ergastolo: un motivo strettamente personale…

La vita di Luis Sepúlveda è avventurosa come i personaggi che ha creato. E come conferma il nuovo romanzo La fine della storia, un intreccio storico, fitto di incontri e vicende che allacciano realtà e fantasiaper prevenire alla denuncia di ogni dittatura e alla condanna della criminale pratica della tortura. Tra i maggiori e più amati scrittori del nostro tempo, attivista dal forte impegno civile e politico, Luis Sepúlveda presenterà il libro in anteprima nazionale italiana a conclusione della prima edizione di Paesaggi di mare, la rassegna che fonde letteratura e musica, teatro e itinerari turistici, promossa con grande successo dall’Assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo per puntare i riflettori sul prestigio letterario, culturale e artistico della Sicilia.
L’appuntamento è per giovedì 17 novembre al Teatro Sangiorgi di Catania (ore 20.30). Per l’occasione Sepúlveda riceverà il Premio Sicilia, a lui conferito dall’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana Anthony Barbagallo, che ha fortemente voluto “Paesaggi di mare”, progetto di punta di una innovativa azione di turismo culturale che intende incrementare la destagionalizzazione dei flussi turistici.

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ECCOMI di Jonathan Safran Foer (un estratto del libro)

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini)

Risultati immagini per Jonathan Safran Foer 2016

Di certo è uno dei libri più attesi dell’anno, il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer (pubblicato a 11 anni di distanza dal precedente) edito in Italia da Guanda per la traduzione di Irene Abigail Piccinini (intitolato Eccomi – titolo originale: Here I am).
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010).

Di seguito, per gentile concessione della casa editrice Guanda, pubblichiamo un estratto del romanzo. Leggi tutto…

BUON 90° COMPLEANNO DARIO FO (con un estratto del nuovo libro)

Dario Fo

In occasione dei 90 anni di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) pubblichiamo un estratto del suo nuovo libro DARIO E DIO (Guanda) scritto con la giornalista Giuseppina Manin  [© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano – Gruppo Editoriale Mauri Spagnol]

 

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In esclusiva per Letteratitudine, un estratto del nuovo libro di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) intitolato DARIO E DIO (Guanda)

1. La Grande Invenzione Leggi tutto…

MARIAPIA VELADIANO racconta UNA STORIA QUASI PERFETTA

Mariapia VeladianoMARIAPIA VELADIANO racconta il suo romanzo UNA STORIA QUASI PERFETTA (Guanda)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Mariapia Veladiano

Una storia quasi perfetta” nasce da un primo nucleo molto lontano. È la storia di un vecchio professore di discipline plastiche, vecchio e “malamente malato”, invecchiato male, con una
sostanza di degenerazione dello spirito che gli avvelena il corpo insieme alla malattia fisica e all’età, che non necessariamente è malattia in sè, in lui sì.
Ma lui è famoso, il suo nome è importante e di questo il professore approfitta per circondarsi di allieve giovani e piene di vita. Sa leggere il loro desiderio di essere riconosciute, come
donne e come artiste, e le seduce, sadicamente e senza grazia. Ne prende l’energia e la giovinezza.
Questa storia ha occupato il pensiero e la scrittura per molto tempo. Presa, lasciata, ampliata. Ma non riuscivo a farle avere un movimento. Era come un quadro, ma non diventava storia. Mancavano i personaggi intorno, il luogo giusto. L’Accademia di Venezia, certo, lo studio del professore, ma non succedeva abbastanza, intorno a loro non si muoveva il mondo. E del resto quel che cercavo era un duetto, una storia a due che esplorasse quel che capita quando si cade nella trappola del perverso.
Un passo molto difficile da compiere, quando si scrive, è rinunciare a qualcosa su cui si è così tanto lavorato da sentirlo già creatura, e come si fa a rinunciare alla propria creatura per quanto non ci piaccia? È misto di orgoglio – non posso aver lavorato così male – e paura – allora questa storia proprio non nasce, è “brutta”. E c’è anche la paura di non riuscire a farsi venire un’altra buona idea. Il blocco.
Di solito fa bene lasciar lì e lavorare ad altre scritture. È una piccola liberazione con tarlo annesso, perché il pensiero dello scartafaccio abbandonato resta lì, ombra sullo sfondo del pensiero. Leggi tutto…

ROMÀNS – Pier Paolo Pasolini

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo un estratto dell’introduzione del volume ROMÀNS, di Pier Paolo Pasolini (Guanda – a cura di Nico Naldini)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

INTRODUZIONE

Se si fa attenzione alle date di composizione si vedrà che il racconto lungo Romàns e quello più breve Un articolo per il « Progresso » sono il primo risultato di mimesis realistica della narrativa pasoliniana. La realtà rappresentata: l’ambiente popolare friulano del dopoguerra con le tensioni sociali e ideologiche proprie di un impegno al rinnovamento in atto dalla fine del fascismo.
Un mondo sociale in cui vengono subito distinte, secondo gli schemi del realismo classico, alcune delle sue componenti: il ceto dei piccoli proprietari terrieri, quello dei contadini poveri, mezzadri e fittavoli di proprietà altrui, quello poverissimo dei braccianti. Più in basso ancora, e quasi occultato nella propria miseria, una specie di sottoproletariato di lavoranti a ore che potranno trovare un riscatto solo emigrando all’estero. Se non si tengono a mente queste divisioni di classe, che oggi sembrano del tutto superate ma che alla fine degli anni Quaranta si presentavano agli occhi di Pasolini con tutta la loro dinamica di conflitti nascenti, forse non si capirà il pathos sociale di questi racconti e quanta parte di esperienza del mondo popolare lasciano già intravedere. Il mondo degli « altri » cui Pasolini sentiva di dover sacrificare i suoi privilegi di classe e di cultura. E poiché sono gli altri « che fanno la storia », esigeva un mutamento profondo anche di se stesso. Semplificando all’estremo si potrebbe dire: Pasolini, cresciuto nel mito novecentesco dell’autonomia dell’arte in cui l’unico canone di giudizio era quello estetico e la cultura si svolgeva tutta sotto il segno del tecnicismo e della filologia, attraverso una serie di passaggi razionali ma in cui la passione aveva sempre indicato la strada giusta, aveva commisurato il gusto estetico alle virtù sociali e l’antirealismo tipico della letteratura del Novecento a un’arte asservita a ideali etico-fantastici al cui centro c’era il popolo, oggetto di pietà e di amore. Nessuna remora da parte di Pasolini a denunciare il proprio « populismo », l’« umanitarismo » – che gli furono rimproverati dalla cultura ufficiale della sinistra degli anni Cinquanta – e a considerare il messaggio dei Vangeli alla radice della rivoluzione socialista.
La negazione di ogni tipo di settarismo, la letteratura concepita come dialogo storico e non come monologo metastorico, il primato dell’esperienza esistenziale sul dogma dottrinario sono all’origine di ogni sua svolta, mentre la virtù cristiana della carità unita all’ordine razionale marxista gli aveva consentito non solo delle convinzioni, ma anche delle contraddizioni che hanno dato flessibilità intuitiva al suo pensiero.
« Cristo, facendosi uomo, ha accettato la storia » scrive nel 1954 al poeta cattolico Carlo Betocchi, « non la storia archeologica, ma la storia che si evolve e perciò vive: Cristo non sarebbe universale se non fosse diverso per ogni diversa fase storica. Per me in questo momento le parole di Cristo: ’Ama il prossimo tuo come te stesso’ significano: ’Fa’ delle riforme di struttura’. »
Un personaggio di Romàns si esprime quasi con le stesse parole: « Voi preti non capite quale missione abbiate, oggi, nel mondo. Come spiegarle che Cristo dicendo: conforta gli ammalati, sfama gli affamati ecc., per noi del nostro tempo, voleva dire: Fate delle riforme di struttura? Ma voi sembrate non credere all’universalità della parola di Cristo e al suo valore eterno: se Dio si è fatto uomo, è entrato nel tempo, vuol dire che ha accettato la temporalità, cioè la storia ». Leggi tutto…

IL GRUPPO di Joseph O’Connor

Esce il 25 giugno, per Guanda, il nuovo romanzo di Joseph O’ConnorIl gruppo” disponibile anche in una speciale edizione ebook con i link su Spotify alle canzoni citate nel testo.

Torna Joseph O’Connor, autore amato da un vasto pubblico per libri di successo come “I veri credenti”, “Cowboys and Indians”, “Il rappresentante”, “La fine della strada”, “Stella del mare”, “Il maschio irlandese in patria e all’estero”, con un romanzo tutto musicale e, secondo la definizione di Bob Geldof, “scritto con la passione e la competenza che solo un fan del rock può avere”. O’Connor, insieme a Doyle, McLiam Wilson, e Toibìn appartiene alla generazione d’oro della narrativa irlandese, a quella generazione che ha affidato molta della propria ispirazione ai grandi protagonisti della scena musicale: da Patti Smith fino ai Sex Pistols, ai Deep Purple, ai Rolling Stones, a Bob Dylan, solo per citarne alcuni.

Il romanzo è la storia di una grande amicizia adolescenziale tra Robbie Goulding e Fran Mulvey: si conoscono al college e quello che li accomuna è la passione per la chitarra, e il tentativo di interpretare il mondo secondo i testi delle canzoni preferite. Siamo agli inizi degli anni Ottanta e i modelli di riferimento sono David Bowie, i Velvet Underground e altri grandi musicisti. I due amici formano un gruppo, e in una vicenda che copre venticinque anni di musica e amicizia, il loro percorso è quello tipico delle rock band: musica, trasgressione, incontri con star del calibro di Patti Smith e Elvis Costello, le desolate periferie inglesi, i concerti all’Hollywood Bowl, fino ad un’ultima magica notte a Dublino.

L’edizione speciale ebook, realizzata integrando i brani presenti su Spotify, disponibile anch’essa dal 25 giugno, è arricchita con le tracce musicali delle canzoni: Leggi tutto…

MARCO GHIZZONI racconta I PECCATI DELLA BOCCIOFILA

Marco GhizzoniMARCO GHIZZONI ci racconta il suo romanzo I PECCATI DELLA BOCCIOFILA (Guanda). A seguire, le prime pagine del libro.

di Marco Ghizzoni

La storia narrata ne I PECCATI DELLA BOCCIOFILA, secondo e non ultimo episodio della serie di Boscobasso, non poteva che scaturire direttamente dai pensieri del protagonista assoluto del primo romanzo, quel maresciallo Nitto Bellomo che dà appunto il titolo a IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO. Già scoglionato di suo, e assai provato dalla dipartita dell’Edwige, sente odore di guai fin da quando lui e i suoi uomini vengono ingaggiati per il servizio d’ordine durante l’inaugurazione del nuovo bocciodromo comunale con bar annesso dato in gestione nientepopodimeno che a una brasiliana. Sposata, certo, ma sempre di brasiliana si tratta, con tutto ciò che tale mitologica figura rappresenta nell’immaginario collettivo maschile.
Tutto lì da vedere, del resto, a partire dall’attesa carica di aspettative che ne scaturisce fino al pienone che saluta l’arrivo del sindaco Ferraroni e del suo fido braccio destro don Fausto, a cui va il merito- per alcuni il demerito- della creazione di una bocciofila in grado di gareggiare nel torneo provinciale di bocce.
L’Alma Mater, questo l’altisonante nome assegnato alla squadra, capitanata dall’abilissimo bocciatore nonché crapulone Dermille Valcarenghi- 73 anni di bagordi e non sentirli- può seriamente puntare alla vittoria che significherebbe portare parroco e primo cittadino agli onori della cronaca e negli annali di Boscobasso.
Peccato che il maresciallo Bellomo non si sbaglia, e, una scazzottata, un avvelenamento, un caso di scomparsa e un’indagine che non s’ha da fare metteranno i bastoni tra le ruote alla neonata attrazione di Boscobasso.

In un’estate calda e appiccicosa come solo la bassa padana può regalarci- e ve lo dice uno che in quella stagione preferirebbe andare in letargo- le passioni si incendiano e si intrecciano ad adulteri reali e presunti, maldicenze e drammi della gelosia, invidie ed equivoci, fino a sfiorare la tragedia vera che non risparmia nessuno.

Nulla di autobiografico, ma niente di più vero. Perché si sa che il vizio è donna e la carne è debole: soprattutto laddove il primo manca e la seconda comincia a cedere inesorabilmente alla forza di gravità.

(Riproduzione riservata)

© Marco Ghizzoni

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Le prime pagine di I PECCATI DELLA BOCCIOFILA di Marco Ghizzoni (Guanda)
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FUNNY GIRL, di Nick Hornby (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)

La scheda del libro
Nell’Inghilterra degli anni Sessanta spopola l’attrice televisiva Sophie Straw, ex reginetta di bellezza di un paesino del Nord, che ha cambiato nome e tagliato i ponti con la famiglia per trasferirsi nella Swinging London, inseguendo il sogno di far ridere la gente come la sua eroina, la star americana Lucille Ball. Insieme a lei, l’affiatatissima squadra che lavora alla serie della BBC Barbara (e Jim), di cui Sophie è l’indiscussa protagonista: un cast di personaggi straordinari che stanno vivendo, forse senza esserne consapevoli, la grande avventura della loro vita. Gli sceneggiatori, Tony e Bill, nascondono un segreto difficile da confessare. Dennis, il produttore colto e sensibile, ama il suo lavoro ma odia il suo matrimonio – forse perché è sposato con la donna che detiene il record mondiale di snobismo. Il protagonista maschile, Clive, più bello di Simon Templar e molto vanesio, sente di essere destinato a una carriera di più alto profilo. E Sophie, che si è giocata il tutto per tutto pur di sfuggire alla monotonia della provincia e alla minaccia di un matrimonio senza amore, si troverà a recitare un copione di scena troppo simile a quello della sua vita, e dovrà decidere che tipo di donna essere, e che tipo di uomo scegliere, in un mondo in cui anche le donne sperimentano nuovi ruoli e una nuova libertà.
L’attesissimo romanzo di Nick Hornby racconta una ragazza che vuole puntare sull’ironia, più che sulla bellezza, che vuole fare l’attrice, piuttosto che la soubrette, che vuole essere amata, ma davvero.

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Le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)
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DUE ROMANZI AMERICANI: James Salter / Donna Tartt

Tutto quel che è la vitadi Massimo Maugeri

Gli appassionati di letteratura americana avranno già avuto modo di gustarsi due tra i più importanti romanzi di caratura internazionale pubblicati nei mesi scorsi (viceversa, avranno modo di colmare tale lacuna nel corso di questo scorcio d’estate). Mi riferisco a “Tutto quel che è la vita” di James Salter (Guanda, traduzione di Katia Bagnoli) e “Il cardellino” diDonna Tartt (Rizzoli, traduzione di Mirco Zilahi De’ Gyurgyokai). Due libri accomunati dalla matrice poetica statunitense e dall’enorme successo di critica che hanno ricevuto sia in patria sia nel nostro Paese, ma del tutto diversi per quanto concerne l’approccio narrativo e la classe biografica degli autori: James Salter, nato a New York il 10 giugno 1925, ha la veneranda età di ottantanove anni; Donna Tartt, nata a Greenwood il 23 dicembre 1963, deve compierne cinquantuno.
Entrambi i romanzi si incardinano su vicende bellicose.
Philip Bowman, il protagonista di “Tutto quel che è la vita” di Salter, è un sottotenente della Marina militare americana. Nel 1944, in pieno oceano Pacifico, si trova coinvolto in uno degli scontri navali decisivi per la risoluzione della seconda guerra mondiale. Ne uscirà vivo e cambierà vita. Diventerà editor, girerà il mondo e sarà implicato in numerose vicende sentimentali.
Il cardellinoTheo Decker, protagonista de “Il cardellino” della Tartt, ha tredici anni (la storia è ambientata in tempi vicini ai nostri giorni) quando sopravvive a un attentato terroristico consumato all’interno di un museo di New York dove, però, perderà la madre (“Il cardellino” è il titolo del capolavoro del pittore olandese Fabritius che stavano ammirando poco prima dell’esplosione di un ordigno). Rimasto solo, abiterà con la ricca famiglia di un suo compagno di scuola, prima di finire a Las Vegas, con il padre alcolista (da sempre assente), nell’ambito di ambienti di stampo criminale girovagando da un luogo all’altro in un alternarsi di situazioni complicate.
Storie diverse, vite diverse. Accomunate dai molti incontri e dal fatto che entrambi i protagonisti, a un certo punto della loro vita, approderanno in Europa: Phil Bowman, in Spagna e in Inghilterra; Theo Decker, in Olanda.
Stiamo parlando di due romanzi destinati, in un modo o nell’altro, a lasciare un segno. Leggi tutto…

MARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO

Marco GhizzoniMARCO GHIZZONI ci racconta IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO (Guanda). Ieri abbiamo pubblicato il primo capitolo del romanzo

di Marco Ghizzoni

Quando avevo 11 anni e mi apprestavo a godere una splendida e spensierata pubertà- seguita ad un’infanzia che definirei indimenticabile- mia madre e mia zia decisero di acquistare un bar in un piccolo paese della provincia cremonese. Manco a farlo apposta, alcuni miei compagni di classe, tra cui il mio migliore amico, abitavano proprio lì. Immaginatevi la gioia di un ragazzino di quell’età nel sapere che tutti i giorni avrebbe potuto scroccare un passaggio a sua mamma e farsi portare a qualche km da Cremona per passare il pomeriggio a giocare a calcio con i suoi amici!
E così ho iniziato a frequentare il paesello, a fare i primi incontri curiosi e a sentire e vivere quelle storie al limite del verosimile che hanno sempre- e continuano a tutt’oggi- attirato la mia attenzione.
Dopo un decennio o giù di lì, quelle storie hanno cominciato a bussare alle mie tempie, prima, e a spingere prepotentemente poi, per poter uscire e vivere di vita propria. Così ho iniziato a scrivere, tanto, fino a quando la materia narrativa nella mia testa ha trovato il giusto equilibrio; i personaggi, invece, non hanno fatto altro che palesarsi per quello che erano, nel senso che non potevo non pensare a loro senza dargli un viso, un nome e un cognome. Il mio lavoro è stato quello di fare un collage per mischiare le carte ed evitare problemi di ovvia natura.
Per esempio, non esiste un maresciallo Bellomo, ma esistono almeno tre persone che messe insieme formano il suddetto maresciallo; e lo stesso dicasi per gli altri due carabinieri, per il sindaco e per tutti gli altri personaggi principali fatto salvo per l’impiegata comunale Gigliola Bittanti: lei c’è davvero e mi ha pure fatto dannare quando ho avuto bisogno dei suoi servigi. Eh, non fraintendetemi, parlo di servigi professionali.
Chi merita una menzione particolare è l’oste Raffaele: si tratta di un omaggio alla cucina di mia madre- non alla sua persona- ripeto, alla sua cucina. Le ricette che trovate nel romanzo sono tutte opera sua e ho tralasciato, per mancanza di spazio, quelle che si inventava all’una di notte quando i ragazzi entravano al bar con una fame da lupi senza preavviso e lei doveva fare i conti con le loro voglie e la mancanza di materie prime!
Il burbero personaggio, invece, l’ho ricavato ribaltando esattamente quello che è il carattere della mia genitrice. Leggi tutto…

IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni (il 1° cap. del libro)

Il cappello del marescialloPubblichiamo il primo capitolo del romanzo IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni (edito da Guanda). Domani, Marco Ghizzoni ci racconterà qualcosa su questo suo romanzo.

Il libro
Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l’ex sindaco è «fuggito» dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell’intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della bella barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L’indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il cappello…
Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.

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Il primo capitolo de IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO, di Marco Ghizzoni

Il becchino comunale Luigi « Bigio » Bertoletti non poteva credere ai suoi occhi: dopo aver messo sotto terra metà dei suoi amici di infanzia – e sì che aveva passato di poco le sessanta primavere – quella mattina di un lunedì di autunno incipiente si trovò davanti il cadavere del liutaio Antonio Arcari, sdraiato sul tavolo dell’agenzia di pompe funebri di suo cognato.
Avrebbe voluto esultare, ma si contenne e si fece un caffè.
Era lì per ricevere alcune indicazioni in merito alla sepoltura e per dare una mano all’anaffettivo parente che sarebbe potuto arrivare da un momento all’altro. Meglio darsi un contegno, poi, una volta solo, avrebbe potuto urlare a perdifiato.
Davanti a lui si apriva uno scenario di conquista insperato che gli dipinse in volto un’espressione nuova, cosa che non sfuggì al marito di sua sorella, Arturo Morselli, titolare dell’omonima agenzia funebre, che proprio allora entrò in ufficio portandosi dietro una nuvola di umidità e la sua inseparabile ventiquattrore di pelle nera consunta.
Morselli stava quasi per chiedere al cognato cosa avesse da essere così felice ma cambiò subito idea, non era nella sua natura interessarsi agli altri. Non ai vivi, almeno.
Antonio Arcari era uno dei più rinomati liutai di Cremona, trasferitosi nel piccolo paese di Boscobasso – a sud della città – per motivi di cuore e di portafoglio. Sua moglie, infatti, l’affascinante Edwige Dalmasso – pronunciato all’italiana – qui era nata e cresciuta, benché i suoi genitori fossero piemontesi e i suoi nonni, si vociferava, venissero addirittura dalla Sicilia. Lei negava risolutamente e attribuiva quella desinenza tutta meridionale del suo cognome alla storpiatura di un fantomatico cognome francese proveniente dalla vicina Valle d’Aosta.
I due si erano conosciuti a un’esposizione liutaria in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della morte di Stradivari, quando l’Arcari aveva ancora la bottega in città e il Comune lo vessava con tasse e imposte che lui cercava di eludere con stratagemmi del tutto originali e, bisogna ammetterlo, pure efficaci.
Lei, l’Edwige, era lì come madrina dell’evento in virtù della sua prorompente bellezza mediterranea e della sua relazione non tanto nascosta con l’assessore Mandelli, cremonese doc, sposato e con prole come ogni politico che si rispetti, uomo dalla spiccata generosità e con un debole per le donne, per quel tipo di donne.
Quando la vide sul palchetto allestito nel cortile Federico II, in mezzo a due gigantografie del sommo maestro, Arcari perse letteralmente la testa. Scoperto dove abitava, il giorno dopo era già fuori da casa sua con un mazzo di fiori e un invito per il concerto di Natale al teatro Ponchielli che si sarebbe tenuto la sera della Vigilia, di lì a cinque giorni.
Nel giro di un mese o poco più, l’assessore era già stato scaricato e i due erano convolati a nozze, con somma gioia dei genitori di Edwige che vedevano nell’Arcari un buon partito per la figlia. Leggi tutto…

PETER HANDKE ha vinto l’International Ibsen Award 2014

File:Peter-handke.jpgPETER HANDKE ha vinto l’International Ibsen Award 2014. In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto dal libro di Peter Handke “Storie del dormiveglia” (per gentile concessione dell’editore Guanda).

Peter Handke ha vinto l’International Ibsen Award 2014, il massimo riconoscimento in ambito teatrale.

Dello scrittore austriaco la casa editrice Guanda ha appena ristampato “Il peso del mondo” e “Storie del dormiveglia”, e ha in programma per giugno la pubblicazione del nuovo libro “Saggio sul luogo tranquillo”.
Il premio verrà conferito ad Handke il prossimo settembre a Oslo.

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Il venditore ambulante (da “Storie del dormiveglia”)

di Peter Handke

I vestiti di un venditore ambulante sono quasi sempre color castano; qualche volta anche grigi; i pantaloni sono troppo larghi e quando cammina svolazzano intorno alle gambe. Generalmente sono strappati sulle ginocchia; raramente dietro, anche perché appena lui volta le spalle gli spettatori si distrarrebbero. Un ambulante si muove piegando all’indietro la parte superiore del corpo; lascia pendere la testa di lato e così si osserva per un momento guardando in basso finché il suo viso si agita e inizia a parlare mentre la mano sta liberando lentamente le spalle dallo zaino. Può darsi che l’ambulante stia parlando con un bambino; infatti l’espressione dei suoi occhi, ancora indefinita, si trasforma adesso in un sorriso. Mentre slaccia lo zaino continua a parlare, ha capelli irsuti che gli spuntano fin dalle orecchie, non guarda in giù verso le mani ma bene in avanti; ora che s’è piegato, con un ginocchio appoggiato per terra, parla ad un bambino che lo ascolta attentamente. Tira fuori una tavoletta di cioccolato e la dà al bambino che apre l’involucro e tagli la carta argentata con l’unghia. Poi rompe un pezzo di cioccolato e lo offre all’ambulante; ma costui si rialza proprio in quell’attimo e la mano del bambino lo segue; l’ambulante si china di nuovo e prende il pezzo di cioccolato oppure non lo prende affatto, ma agguanta il braccio del bambino torcendoglielo di colpo, cosicché il piccolo lancia un urlo e cade sull’erba. Leggi tutto…

LE BUSSOLE GUANDA

Bussole Guanda pLa casa editrice Guanda inaugura LE BUSSOLE: piccoli grandi libri da leggere, riscoprire, collezionare.
(pubblichiamo, di seguito, il comunicato stampa inviatoci dall’editore)

A cosa serve un editore nell’era del self publishing, del libro fai da te? Serve a offrire un percorso, a selezionare titoli che possano comporre, secondo una precisa linea del gusto, una scelta di valori: libri emersi con forza in questi anni, accostati a quelli che chiamiamo classici contemporanei.
Con “Le bussole Guanda” (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) nasce una nuova collana tascabile di qualità che prende avvio dal catalogo guandiano per aprirsi ad autori significativi di questo tempo. Si inizia con Alta Fedeltà di Nick Hornby, Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, Trilogia del ritorno di Fred Uhlman, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luis Sepúlveda, Se stasera siamo qui di Catherine Dunne, Una barca nel bosco di Paola Mastrocola, per continuare con Anne Tyler, Charles Bukowski, Virginia Woolf, William Trevor, Jean Giono, Nina Berberova, Yukio Mishima, Jun’ichirō Tanizaki…
I primi sei titoli saranno in libreria dal 16 gennaio.

A cosa serve un libro nell’era dell’ebook? Leggi tutto…

LA MOGLIE di Jhumpa Lahiri nella shortlist del Booker Prize

Il nuovo romanzo di Jhumpa Lahiri “The Lowland”, in italiano “La moglie”, in uscita in Italia giovedì 12 settembre è entrato nella shortlist del Man Booker Prize 2013. Il vincitore verrà proclamato a Londra il 15 ottobre.

Jhumpa Lahiri ha iniziato a pensare a questo romanzo tanti anni fa. Nel frattempo ha pubblicato tre libri molto fortunati, “L’interprete dei malanni”(vincitore nel 2000 del Premio Pulitzer), “L’omonimo” e “Una nuova terra”. Nella narrativa di Jhumpa Lahiri compare spesso il tema del dialogo e del confronto tra mondo occidentale e orientale, tra India e Stati Uniti, in una continua ricerca del significato di una appartenenza che trascende ormai per la scrittrice i limiti geografici e culturali dei paesi dove è nata e vissuta, e si concretizza in una aperta e sincera adesione al mondo dei libri e della letteratura, che reputa la sua vera casa.

Il nuovo romanzo “La moglie” scolpisce in maniera indelebile la figura di due fratelli, nati in un sobborgo di Calcutta, Subash e Udayan, che hanno una natura opposta: silenzioso e riflessivo l’uno, ribelle ed esuberante l’altro, avranno un destino diverso ma unito dalla figura di Gauri, la moglie di Udayan, che deciderà di seguire Subash in America dopo la morte di Udayan per mano della polizia. Sullo sfondo l’India che si ribella alle ingiustizie sociali e da vita al movimento maoista, l’America delle Università dove le donne hanno la possibilità di studiare e intraprendere delle carriere impensabili in India, e un intreccio famigliare fatto di sentimenti espressi e negati, di tradizioni, trasgressioni e di legami capaci di provocare conflitti e lacerazioni ma anche di ricomporli con la sapienza e la lenta accettazione del trascorrere inesorabile del tempo.
E’ la moglie che alla fine assume questo valore altamente emblematico, intorno alla quale ruotano tutti i personaggi del romanzo e che alla fine ci svela la grande bellezza e il mistero delle emozioni intense.

Jumpa Lahiri
La moglie – Guanda editore
traduzione di Federica Oddera
Pagine: 432
Prezzo € 17,00
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CON LA CULTURA SI MANGIA

di Massimo Maugeri

In occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013 il “forum del libro” (www.forumdellibro.org) aveva proposto l’iniziativa “E/leggiamo” basata, tra l’altro, sull’invio di una lettera aperta ai candidati al Parlamento. Nella premessa del testo si evidenziava che «dove la lettura è abitudine più diffusa, in molti casi è anche più alto il reddito, è migliore la qualità della vita, la società è più coesa, sono maggiori la capacità di innovazione e la propensione alla crescita». Oggi il principale referente di quella iniziativa è l’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali (persona degna, preparata e rispettabile), il quale – peraltro – dovrà tener conto degli esiti del più recente report dell’Istat. In Italia, anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale. Dati poco confortanti, come sempre. E come sempre può sembrare vano ribadire la necessità di incrementare gli incentivi alla lettura e gli investimenti in cultura. Eppure bisogna continuare a farlo, come fanno benissimo Bruno Arpaia e Pietro Greco nel loro pamphlet “La cultura si mangia” (Guanda, € 12, p. 174). Il titolo del volume fa il verso all’infelice frase dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti pronunciata il 14 ottobre 2010: «con la cultura non si mangia. Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Arpaia e Greco, dati alla mano, dimostrano invece che la cultura non è un bene di lusso. Anzi, ovunque è considerata come il motore dello sviluppo, tranne nel Paese che vanta il “patrimonio artistico” più ricco del mondo e che pensa ancora di poter vivere di passato. Attenzione! Il numero totale dei siti artistico/culturali riconosciuti dall’Unesco assommava nel 2010 a 942, distribuiti in 152 stati. È vero che l’Italia è in testa alla classifica, ma solo con 45 siti: 3 in più della Spagna e 5 in più della Cina, con una percentuale del 4,78% del totale. Chi dice che il 90% del patrimonio artistico del mondo risiede in Italia, racconta balle. Non culliamoci sugli “allori” e guardiamo avanti. E che serva da stimolo il seguente dato: dal 2007, in piena crisi, l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8% l’anno. Con la cultura si lavora, dunque. E si mangia.
Ecco, questo è uno dei possibili spunti che il già citato Ministero per i Beni e le Attività Culturali può utilizzare per esercitare pressioni sul Ministero dell’Economia. Bisogna investire in cultura con convinzione. E bisogna farlo in fretta, prima che il divario con gli altri Paesi più lungimiranti del nostro diventi irrecuperabile.
Insomma: c’è lavoro per lei, ministro Bray.
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LA PELLE DELL’ORSO, di Matteo Righetto (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine tratte dal romanzo di Matteo Righetto, “La pelle dell’orso” (Guanda)

Su LetteratitudineBlog, l’articolo di Ferdinando Camon

La scheda del libro
Domenico ha dodici anni ed è sempre vissuto nel villaggio dove è nato, ai piedi delle Dolomiti. La montagna è il suo mondo e questo mondo non ha segreti per lui. Gli piace guardare le cime mentre va a scuola, dove la professoressa gli racconta di Tom Sawyer, o attraversare i boschi mentre va al torrente a pescare, sognando avventure straordinarie. Continua a farlo anche se da un po’ di tempo tutti lo mettono in guardia, perché il rischio di imbattersi nell’orso di cui tanto si parla in giro è grande. Un orso ormai diventato una leggenda nella valle: terribile, gigantesco, feroce come da quelle parti non se ne vedevano più. E non riesce a credere che suo padre, sempre così distante, ubriaco, perso, sia lo stesso uomo che adesso vuole dare la caccia all’orso e vuole partire per quella spedizione sulle montagne insieme a lui, solo loro due, via per giorni e giorni a contatto con una natura aspra, selvaggia. Ma è proprio questo che accadrà.
Domenico sarà coinvolto in un’esperienza unica, spaventosa ed eccitante, dalla quale apprenderà che la natura, per quanto pericolosa, non sarà mai crudele come gli uomini. Un romanzo d’avventura che è insieme il racconto folgorante di una formazione, di ciò che succede per la prima volta, e che sarà per sempre.

* * *

Dal romanzo di Matteo Righetto, “La pelle dell’orso” (Guanda)

Domenico si sfiorò delicatamente la guancia destra con il palmo della mano, attento a non calcare sul livido dove erano rimaste le impronte di alcune grosse dita. Si rese conto che col passare delle ore il dolore del giorno prima si stava trasformando in un prurito pungente, segno che anche quella volta il peggio era passato. Le occasioni di prendersi altre svèrgole come quella però erano sempre dietro l’angolo, così come il rischio ben più grave di imbattersi in quell’orso terribile di cui tutti parlavano e che ormai da quelle parti era diventato una leggenda. Ma lui non aveva paura, e anche se tutti gli sconsigliavano di andare al torrente da solo, lui continuava a farlo lo stesso.
Se ne stava seduto su un masso bianco con le gambe che penzolavano sopra il rio. In una mano stringeva un tozzo di pucia nera che ogni tanto portava alla bocca per mordicchiarla, e nell’altra teneva la canna da pesca.
Ma mica una di quelle che si comprano nei negozi giù a valle, si trattava di un ramoscello di betulla alla cui estremità era stato ben annodato uno spago che terminava con un vecchio amo mezzo arrugginito. Semplice ma efficace, visto che con quel sistema riusciva sempre
a catturare un sacco di trote.
Un paio di metri sotto quell’enorme masso di roccia dolomitica, il corso d’acqua aveva scavato un’insenatura dal colore blu scuro, molto profonda e grande almeno quanto una vacca al pascolo. L’ideale per quei pesci.
Non li pescava mai nello stesso posto, ma da qualche tempo aveva scoperto che in quel punto ve n’erano parecchi e ci si poteva anche mettere comodi, sempre che si possa stare comodi col culo sopra un grande sasso spigoloso.
E così aveva deciso di tornarci anche quel giorno. E mentre se ne stava lì a pescare si lasciava cullare dai soliti sogni a occhi aperti: immaginava di realizzare cose straordinarie, vivere una vita fuori dal comune, sognava di fare mille avventure e compiere gesta eroiche che nulla avevano a che fare con l’esistenza di tutti i giorni. Gli sarebbe piaciuto essere quel Tom Sawyer di cui gli aveva parlato più d’una volta la professoressa di italiano. Leggi tutto…

CONVERSAZIONE CON PRIMO LEVI, di Ferdinando Camon

Conversazione con Primo LeviCONVERSAZIONE CON PRIMO LEVI, di Ferdinando Camon
Guanda – pagg. 75 – euro 10

[In serata, su Letteratitudine, l’intervista a Ferdinando Camon su “Conversazione con Primo Levi”]

Il dilemma di Primo Levi

di Renzo Montagnoli

Due scrittori, assai noti (Primo Levi aveva già scritto e pubblicato Se questo è un uomo e La tregua, Ferdinando Camon, benché più giovane, era già conosciuto per Il Quinto Stato, La vita eterna, Occidente e Un altare per la madre), si incontrarono nei primi anni ’80, per la precisione il primo contatto diretto avvenne nel 1982 a Torino, città in cui Primo Levi era nato e risiedeva; ce ne furono successivamente degli altri, tanto che l’ultimo fu nel 1986.
Quella che doveva essere un’intervista di Camon a Levi divenne una vera e propria conversazione, che pur obbedendo a una scaletta di domande predisposte dal primo e concordate con il secondo, si rivelò uno scambio di opinioni di grandissimo interesse. Deve essere dato atto a Ferdinando Camon di aver ben interpretato i desideri dei lettori, più che mai curiosi di conoscere qualche cosa di più di questo grande autore, testimone e vittima della Shoa, per sua natura persona assai umile e che ha sempre cercato di parlare attraverso le sue opere.
Ma cosa spinse Camon a contattare Levi per intervistarlo? Questa è la prima domanda che ho rivolto allo scrittore padovano che mi ha risposto, come sua consuetudine, in modo esauriente e senza reticenze. Mi ha detto che era stato spinto da un complesso di colpa, in quanto figlio di quella civiltà dell’Europa occidentale che nel tempo ha preso di mira gli ebrei, con un lavorio di esclusione durato diversi secoli e giunto al suo culmine con la follia nazista volta al loro sterminio.
Beninteso questo senso di colpa è una radice che uno si porta appresso per atti compiuti, magari molto tempo prima che nascesse, dal mondo di cui fa parte, da una civiltà che si crede esemplare e che invece nasconde in un’atavica avversione  per gli ebrei, un nocciolo di inciviltà ancor oggi difficilmente scalzabile, atteso un serpeggiante dilagare dell’ostracismo per tutti quelli che non ne sono membri.
Come dice Camon, per lui andare da Levi era come andare a Canossa, e forse ha avvertito tanto di più questo senso di colpa in quanto cristiano e anche cattolico, proprio per la constatazione che il far parte di un credo religioso porta inconsciamente a vedere gli altri, cioè quelli di fede diversa, come degli estranei.
E’ stato però fortunato, perché Levi sì era ebreo, ma Leggi tutto…

Anita Nair con LA FEROCIA DEL CUORE a Festivaletteratura

FESTIVALETTERATURA
09/09/2012 – 11:00, Palazzo di San Sebastiano – € 4,50
ANITA NAIR con LELLA COSTA

Anita Nair è una delle più popolari scrittrici indiane contemporanee. Nata nel 1966 a Mundakottakurissi, nel Kerala, dopo gli studi in lingua e letteratura inglese all’Università di Ottapalam inizia a lavorare come creative director presso un’agenzia pubblicitaria di Bangalore, svolgendo parallelamente un’attività di pubblicista e redattrice per giornali e radio. Il suo primo libro, la raccolta di racconti “Il satiro della sotterranea”, le permette di vincere una borsa di studio presso il Virginia Center for Creative Arts negl Stati Uniti. Il successo internazionale arriva con i romanzi “Un uomo migliore” (2000) e “Cuccette per signora” (2001), in cui Nair descrive con attenzione e ironia la condizione femminile in una società dominata dagli uomini. Oggi i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo in oltre venti lingue. La sua prolifica produzione comprende anche raccolte di poesie, racconti per ragazzi, scritti sulla mitologia indiana e sceneggiature per il cinema. Attualmente vive a Bangalore, in India, dove sono ambientate molte delle sue storie.

Anita Nair sarà a Mantova, al Festivaletteratura, domenica 09/09/2012 – 11:00, c/o Palazzo di San Sebastiano. Con la Nair dialogherà Lella Costa.

Il nuovo romanzo di Anita Nair, in libreria dal 30 agosto, si intitola “La ferocia nel cuore“: Leggi tutto…