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Posts Tagged ‘guanda’

OMAGGIO A AHARON APPELFELD

La scorsa notte all’età di 85 anni è morto lo scrittore israeliano Aharon Appelfeld, a cui dedichiamo questo omaggio.

Di seguito, un video del 2012 (tratto da Pordenonelegge) e una biografia. Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero

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Aharon Appelfeld (Žadova, 16 febbraio 1932 – Israele, 3 gennaio 2018) è stato uno scrittore israeliano. Nato in Bucovina del Nord, allora in Romania, sopravvissuto all’Olocausto in cui perse la madre e i nonni, riuscì a fuggire da un campo di sterminio nazista in Transnistria (territorio allora sotto il controllo della Romania) e si unì all’Armata Rossa dove prestò servizio come cuoco. Nel 1946 emigrò in Palestina, a quel tempo sotto mandato britannico. Laureatosi all’Università di Gerusalemme in letteratura, ha poi insegnato all’Università Ben Gurion del Negev.
Nonostante abbia appreso l’ebraico tardi nella sua vita, Appelfeld è diventato uno dei più importanti scrittori israeliani. Nei suoi numerosi romanzi affronta esclusivamente, in modo diretto o indiretto, il tema della Shoah e dell’Europa prima e durante la seconda guerra mondiale.
Per le sue opere ha ricevuto numerosi premi tra cui il Premio Israele, il Premio Mèdicis in Francia e il Premio Napoli in Italia. La maggior parte dei suoi libri sono pubblicati in Italia da Guanda.

L’opera più recente è: “Il partigiano Edmond (Guanda, 2017 – traduzione di Elena Loewenthal).

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il giovanissimo Edmond riesce a fuggire da un campo di sterminio e a raggiungere alcuni partigiani ebrei che tentano di resistere all’esercito tedesco nascondendosi nella foresta ucraina. Sotto il comando del loro leader, Kamil, questo gruppo di uomini, donne e bambini lotta contro il freddo e l’estrema miseria, organizzando agguati ai danni dell’esercito tedesco e deragliamenti di treni. Perché il loro scopo non è solo quello di sopravvivere, ma è anche, e soprattutto, quello di salvare il proprio popolo e raggiungere “la vetta”, il luogo tanto geografico quanto spirituale della loro realizzazione. Leggi tutto…

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LUIS SEPÚLVEDA e le bussole: Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

sepulveda-bussole-1IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE di Luis Sepúlveda

Il mese scorso ci siamo occupati del nuovo ottimo romanzo di Luis Sepúlveda, intitolato “La fine della storia” (Guanda, traduzione di Ilide Carmignani). Oggi puntiamo la nostra attenzione su un romanzo breve dello scrittore cileno dal titolo molto dolce e evocativo: “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, pubblicato anche questo da Guanda (con traduzione di Ilide Carmignani).

La storia è incentrata sulla figura di Antonio José Bolivar, un vecchio che vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Giunto ai confini della propria esistenza, non rimane molto ad Antonio. Tiene sempre con sé la fotografia sbiadita di sua moglie, convive con i ricordi di un’esperienza, finita male, di colono bianco. E poi ci sono alcuni romanzi d’amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall’aver vissuto “dentro” la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.

Guanda ha pubblicato il romanzo nella graziosa collana “Le bussole“, i cui libri si tengono letteralmente in un palmo di mano. Libri da portare con sé in tasca, o nell’angolo di una borsa; pronti per essere gustati in ogni occasione. Insomma, un ottimo compromesso tra il classico – e un po’ ingombrante – libro cartaceo e l’ultraleggero ebook.

 

Sepúlveda ha dedicato il romanzo all’amico Chico Mendes, come evidenziato nell’immagine in basso. Leggi tutto…

LUIS SEPÚLVEDA: anteprima del romanzo “LA FINE DELLA STORIA”

LUIS SEPÚLVEDA a Catania: anteprima nazionale del romanzo “LA FINE DELLA STORIA

Catania, giovedì 17 novembre 2016, ore 20.30, Teatro Sangiorgi

Luis Sepúlveda a “Paesaggi di mare” per l’anteprima nazionale del romanzo “La fine della storia” (Guanda). Il grande scrittore riceverà il Premio Sicilia a lui conferito dall’Assessore regionale Anthony Barbagallo

Il nuovo libro: Juan Belmonte, ex guerrigliero cileno che ha combattuto contro il regime di Pinochet, da anni ha deposto le armi e vive tranquillo in una casa sul mare, assistendo la sua compagna, che non si è mai ripresa dalle torture subite dopo il colpo di stato. Belmonte è un uomo stanco, disilluso, restio a scendere in campo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. Solo lui può impedire che bande di mercenari dell’Est europeo liberino dal carcere Misha Krasnov, ultimo discendente di una famiglia di cosacchi riparati in Cile dopo la Seconda guerra mondiale, ed ex ufficiale dell’esercito cileno al servizio di Pinochet. Belmonte infatti è un grande esperto di guerra sotterranea e, soprattutto, ha un ottimo motivo per volere che Krasnov sconti il giusto ergastolo: un motivo strettamente personale…

La vita di Luis Sepúlveda è avventurosa come i personaggi che ha creato. E come conferma il nuovo romanzo La fine della storia, un intreccio storico, fitto di incontri e vicende che allacciano realtà e fantasiaper prevenire alla denuncia di ogni dittatura e alla condanna della criminale pratica della tortura. Tra i maggiori e più amati scrittori del nostro tempo, attivista dal forte impegno civile e politico, Luis Sepúlveda presenterà il libro in anteprima nazionale italiana a conclusione della prima edizione di Paesaggi di mare, la rassegna che fonde letteratura e musica, teatro e itinerari turistici, promossa con grande successo dall’Assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo per puntare i riflettori sul prestigio letterario, culturale e artistico della Sicilia.
L’appuntamento è per giovedì 17 novembre al Teatro Sangiorgi di Catania (ore 20.30). Per l’occasione Sepúlveda riceverà il Premio Sicilia, a lui conferito dall’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana Anthony Barbagallo, che ha fortemente voluto “Paesaggi di mare”, progetto di punta di una innovativa azione di turismo culturale che intende incrementare la destagionalizzazione dei flussi turistici.

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ECCOMI di Jonathan Safran Foer (un estratto del libro)

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini)

Risultati immagini per Jonathan Safran Foer 2016

Di certo è uno dei libri più attesi dell’anno, il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer (pubblicato a 11 anni di distanza dal precedente) edito in Italia da Guanda per la traduzione di Irene Abigail Piccinini (intitolato Eccomi – titolo originale: Here I am).
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010).

Di seguito, per gentile concessione della casa editrice Guanda, pubblichiamo un estratto del romanzo. Leggi tutto…

BUON 90° COMPLEANNO DARIO FO (con un estratto del nuovo libro)

Dario Fo

In occasione dei 90 anni di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) pubblichiamo un estratto del suo nuovo libro DARIO E DIO (Guanda) scritto con la giornalista Giuseppina Manin  [© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano – Gruppo Editoriale Mauri Spagnol]

 

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In esclusiva per Letteratitudine, un estratto del nuovo libro di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) intitolato DARIO E DIO (Guanda)

1. La Grande Invenzione Leggi tutto…

MARIAPIA VELADIANO racconta UNA STORIA QUASI PERFETTA

Mariapia VeladianoMARIAPIA VELADIANO racconta il suo romanzo UNA STORIA QUASI PERFETTA (Guanda)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Mariapia Veladiano

Una storia quasi perfetta” nasce da un primo nucleo molto lontano. È la storia di un vecchio professore di discipline plastiche, vecchio e “malamente malato”, invecchiato male, con una
sostanza di degenerazione dello spirito che gli avvelena il corpo insieme alla malattia fisica e all’età, che non necessariamente è malattia in sè, in lui sì.
Ma lui è famoso, il suo nome è importante e di questo il professore approfitta per circondarsi di allieve giovani e piene di vita. Sa leggere il loro desiderio di essere riconosciute, come
donne e come artiste, e le seduce, sadicamente e senza grazia. Ne prende l’energia e la giovinezza.
Questa storia ha occupato il pensiero e la scrittura per molto tempo. Presa, lasciata, ampliata. Ma non riuscivo a farle avere un movimento. Era come un quadro, ma non diventava storia. Mancavano i personaggi intorno, il luogo giusto. L’Accademia di Venezia, certo, lo studio del professore, ma non succedeva abbastanza, intorno a loro non si muoveva il mondo. E del resto quel che cercavo era un duetto, una storia a due che esplorasse quel che capita quando si cade nella trappola del perverso.
Un passo molto difficile da compiere, quando si scrive, è rinunciare a qualcosa su cui si è così tanto lavorato da sentirlo già creatura, e come si fa a rinunciare alla propria creatura per quanto non ci piaccia? È misto di orgoglio – non posso aver lavorato così male – e paura – allora questa storia proprio non nasce, è “brutta”. E c’è anche la paura di non riuscire a farsi venire un’altra buona idea. Il blocco.
Di solito fa bene lasciar lì e lavorare ad altre scritture. È una piccola liberazione con tarlo annesso, perché il pensiero dello scartafaccio abbandonato resta lì, ombra sullo sfondo del pensiero. Leggi tutto…

ROMÀNS – Pier Paolo Pasolini

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo un estratto dell’introduzione del volume ROMÀNS, di Pier Paolo Pasolini (Guanda – a cura di Nico Naldini)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

INTRODUZIONE

Se si fa attenzione alle date di composizione si vedrà che il racconto lungo Romàns e quello più breve Un articolo per il « Progresso » sono il primo risultato di mimesis realistica della narrativa pasoliniana. La realtà rappresentata: l’ambiente popolare friulano del dopoguerra con le tensioni sociali e ideologiche proprie di un impegno al rinnovamento in atto dalla fine del fascismo.
Un mondo sociale in cui vengono subito distinte, secondo gli schemi del realismo classico, alcune delle sue componenti: il ceto dei piccoli proprietari terrieri, quello dei contadini poveri, mezzadri e fittavoli di proprietà altrui, quello poverissimo dei braccianti. Più in basso ancora, e quasi occultato nella propria miseria, una specie di sottoproletariato di lavoranti a ore che potranno trovare un riscatto solo emigrando all’estero. Se non si tengono a mente queste divisioni di classe, che oggi sembrano del tutto superate ma che alla fine degli anni Quaranta si presentavano agli occhi di Pasolini con tutta la loro dinamica di conflitti nascenti, forse non si capirà il pathos sociale di questi racconti e quanta parte di esperienza del mondo popolare lasciano già intravedere. Il mondo degli « altri » cui Pasolini sentiva di dover sacrificare i suoi privilegi di classe e di cultura. E poiché sono gli altri « che fanno la storia », esigeva un mutamento profondo anche di se stesso. Semplificando all’estremo si potrebbe dire: Pasolini, cresciuto nel mito novecentesco dell’autonomia dell’arte in cui l’unico canone di giudizio era quello estetico e la cultura si svolgeva tutta sotto il segno del tecnicismo e della filologia, attraverso una serie di passaggi razionali ma in cui la passione aveva sempre indicato la strada giusta, aveva commisurato il gusto estetico alle virtù sociali e l’antirealismo tipico della letteratura del Novecento a un’arte asservita a ideali etico-fantastici al cui centro c’era il popolo, oggetto di pietà e di amore. Nessuna remora da parte di Pasolini a denunciare il proprio « populismo », l’« umanitarismo » – che gli furono rimproverati dalla cultura ufficiale della sinistra degli anni Cinquanta – e a considerare il messaggio dei Vangeli alla radice della rivoluzione socialista.
La negazione di ogni tipo di settarismo, la letteratura concepita come dialogo storico e non come monologo metastorico, il primato dell’esperienza esistenziale sul dogma dottrinario sono all’origine di ogni sua svolta, mentre la virtù cristiana della carità unita all’ordine razionale marxista gli aveva consentito non solo delle convinzioni, ma anche delle contraddizioni che hanno dato flessibilità intuitiva al suo pensiero.
« Cristo, facendosi uomo, ha accettato la storia » scrive nel 1954 al poeta cattolico Carlo Betocchi, « non la storia archeologica, ma la storia che si evolve e perciò vive: Cristo non sarebbe universale se non fosse diverso per ogni diversa fase storica. Per me in questo momento le parole di Cristo: ’Ama il prossimo tuo come te stesso’ significano: ’Fa’ delle riforme di struttura’. »
Un personaggio di Romàns si esprime quasi con le stesse parole: « Voi preti non capite quale missione abbiate, oggi, nel mondo. Come spiegarle che Cristo dicendo: conforta gli ammalati, sfama gli affamati ecc., per noi del nostro tempo, voleva dire: Fate delle riforme di struttura? Ma voi sembrate non credere all’universalità della parola di Cristo e al suo valore eterno: se Dio si è fatto uomo, è entrato nel tempo, vuol dire che ha accettato la temporalità, cioè la storia ». Leggi tutto…