Archivio

Posts Tagged ‘I mille morti di Palermo’

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

Palermo. Anni Ottanta. Mille morti per la “guerra di mafia”: un numero incredibilmente alto, da “catastrofe umanitaria”, che dà la misura della terribile cruenza di quel periodo. E di come la parola “guerra” non sia stata usata a caso.

Nel suo nuovo libro Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, caporedattore de «L’Ora» proprio mentre si consumava la “mattanza palermitana”, ci offre il racconto preziosissimo e documentato di ciò che accadde allora. Il volume si intitola: “I mille morti di Palermo” (Mondadori). Il sottotitolo è molto evocativo: “Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l’Italia“. Una scrittura diretta, fluida, che non manca di gettare uno sguardo attento sul presente e sul possibile prossimo futuro di “Cosa Nostra”. Un libro che diventa testimonianza e memoria del ruolo dei tanti caduti nello svolgimento del loro compito a servizio delle istituzioni. Uomini del calibro di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà…

Ne ho discusso con l’autore.

– L’uccisione del boss Stefano Bontade, avvenuta il 23 aprile 1981, è da considerarsi come una sorta di pietra miliare nella “guerra di mafia” degli anni Ottanta a Palermo. Perché?
Comincia la “guerra di mafia” o meglio “la mattanza” di boss e picciotti delle cosche mafiose che si opponevano al dominio del corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei loro alleati. Un dominio su tutti gli affari interessanti per Cosa Nostra: la droga, le armi, gli appalti, il riciclaggio di denaro. Una mattanza che provoca, a Palermo, mille morti nell’arco di cinque anni: cinquecento assassinati in modo plateale e altrettanti rapiti e uccisi, “fatti scomparsi”. Una serie sconvolgente di vittime, in una città europea, in una democrazia occidentale. Gli omicidi colpiscono uomini delle cosche mafiose, “malacarne”, ma anche magistrati, poliziotti, carabinieri, politici, giornalisti, imprenditori, persone che si oppongono alla violenza di Cosa Nostra in nome della legge, delle regole, dello Stato. E’ una stagione terribile, quella dei primi anni Ottanta, in Sicilia, Al Nord, era la stagione della ricchezza diffusa, della leggerezza, delle Tv commerciali. Nel Mezzogiorno, era il tempo del dominio della criminalità organizzata. La “Milano da bere”. E la Palermo per morire.

– Cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto, in quegli anni, per limitare la terribile escalation di morti?
Nel corso del dopoguerra, la mafia si è infiltrata nelle strutture della politica di governo, nella pubblica amministrazione, nell’economia. Ha garantito consensi, voti e potere, in cambio di affari e impunità. Ha goduto di protezioni e consensi. E la repressione, verso i boss ma anche verso gli alleati, i complici, i conniventi, è stata tutt’altro che efficace. Così la mafia è cresciuta, tollerata, protetta, alimentata. Sino a quando, proprio all’inizio degli anni Ottanta, lo Stato ha cominciato a muoversi, finalmente, in nome della legalità: indagini ben condotte, istruttorie giudiziarie ben costruite, processi ben gestiti. La fine della stagione dell’impunità. Cosa Nostra ha reagito, uccidendo poliziotti e giudici. Ma la svolta della legalità è andata avanti

– Qual è stato l’apice… il momento più difficile di quel periodo? Leggi tutto…