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IL CANALE DEI CUORI di Giuseppe Sgarbi

IL CANALE DEI CUORI di Giuseppe Sgarbi (Skira)

Il canale dei cuori, dei silenzi, della scrittura

 

di Daniela Sessa

Il canale dei cuori si trova incastonato in un reticolo di fiume, salici e campagna nei territori della Bassa padana. Il canale dei cuori, a volerlo vedere bene, è quello che collega amori, umori, affetti. “Il canale dei cuori” di Giuseppe Sgarbi (edizioni Skira, 2018) è un libro. Commovente. “Mi fermo./ Siedo. /Chiudo gli occhi./ E taccio./ Tendo l’orecchio./ Ascolto./ Fremo.”  Ad ascoltare il lento sciabordìo del fiume Livenza sono in due: Giuseppe Sgarbi e Bruno Cavallini. Sono due ma è rimasto solo uno. Il professor Cavallini è andato via tanti anni prima e ora esiste solo nella memoria di Giuseppe. Qui, nel proscenio dei ricordi dove muore davvero solo chi non ha lasciato scandalo di affetti, Bruno ritorna muto interlocutore di un altro capitolo delle memorie di Giuseppe Sgarbi.  “Il canale di cuori” è il commovente dialogo a una voce sola tra due uomini, cognati e amici, giocato sul doppio ritmo che caratterizza la scrittura di Sgarbi: quello cristallino, quando racconta gli oggetti (il fucile da caccia, la lenza), i luoghi (le case, il fiume, i boschi), i fatti (le corse sull’Olimpia nera e scattante, le “fughe” da casa, gli insegnamenti del padre, le occhiate di Rina); e il ritmo soave con cui rievoca i sentimenti e le emozioni, che hanno solo un nome, perché quel nome li racchiude tutti. Quel nome è ancora, sempre Rina. Rina è il desiderio, l’andirivieni dalle stelle al cuore, l’assenza presenza, un tu montaliano fatto di sguardi curiosi, di vita rapace di bellezza, di femminilità saggia e suadente. Concreta, pragmatica, furba Rina. A lei la parola, a me il silenzio, scrive Giuseppe Sgarbi. Il silenzio è il terzo personaggio di questo libro, che definire romanzo è improprio: è un quaderno di appunti del cuore. E siccome il cuore scrive in versi, ecco la poesia invadere la prosa e sistemarsi a suo agio. Così: “È tutto come allora. Il fiume; olmi, salici e ontani accalcati sugli argini, come una folla di curiosi, accorsa ad ammirare un prodigio del quale in paese non si smette di parlare; l’azzurro effervescente del cielo, così diverso da quello indolente e talvolta persino opprimente delle golene del Po. E il profumo. Profumo d’altri tempi; profumo di montagna, torrente ed erbe selvatiche; profumo di vita; di finestre che sbattono, di porte che si aprono e strade che non si sa dove portano; di giorni che vibrano fino a stordire e notti gravide di stelle, che diffondono il balsamo inebriante di desideri inesplorati. E la pace, naturalmente. Una pace che sgorga improvvisa subito dietro la curva, alle spalle del verde intenso del piccolo bosco che custodisce gelosamente polle, anse, meandri e rapide. Pace totale. Piena. Immacolata. Irreale…”. Leggi tutto…

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