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Posts Tagged ‘Il giorno del giudizio’

IL GIORNO DEL GIUDIZIO di Rasha al-Amir (assassinato l’editore dell’edizione originale araba del romanzo, fratello dell’autrice)

“Il giorno del giudizio” di Rasha al-Amir (La Tartaruga – traduzione di Arianna Tondi)

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È stato assassinato l’attivista Lokman Slim, editore dell’edizione originale araba del romanzo, fratello dell’autrice.

“Io personalmente e tutta La nave di Teseo siamo vicini a Rasha al-Amir per la perdita del fratello, Lokman Slim, editore, intellettuale, attivista libanese”, ha dichiarato Elisabetta Sgarbi.

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Oggi, 4 febbraio 2021, giorno dell’uscita della versione italiana del romanzo, “Il giorno del giudizio”, per “La Tartaruga” del gruppo editoriale della Nave di Teseo, la vita dell’autrice, Rasha al-Amir, è stata sconvolta.
Il fratello, l’attivista Lokman Slim e fondatore insieme a Rasha della casa editrice indipendente e avanguardista Dar al-Jadeed che ha pubblicato l’edizione originale araba del romanzo, è stato trovato assassinato.

“In questo tragico momento per la sua famiglia – ha dichiarato Nuccio Ordine, il cui libro “L’utilità dell’inutile” è stato pubblicato in arabo da Rasha Al-Amir – vorrei esprimere il mio affetto e la mia amicizia a Rasha Al-Amir per l’assassinio di suo fratello, Lokman Slim. Avevano fondato assieme una delle più prestigiose case editrici di lingua araba, Dar Al Jadid, offrendo un contributo fondamentale alla crescita culturale e civile del Libano. Nel suo raffinato e colto romanzo – che proprio in questi giorni è uscito con il titolo “Il giorno del giudizio” presso La Tartaruga – Rasha aveva raccontato come la poesia e l’amore potessero essere considerati un importante antidoto contro la violenza e contro ogni forma di fanatismo”. Leggi tutto…

SALVATORE SATTA: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

SALVATORE SATTA: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

di Simona Lo Iacono

A Nuoro la notte non è mai veramente notte, somiglia piuttosto a un’impostura, una di quelle visioni che gli hanno insegnato a tenere a bada con quattro trecce d’aglio e molti scongiuri.
Salvatore Satta non ha mai creduto alle storie di donne scarmigliate che portano sfortuna, alle favole di spiriti e demoni che si aggirano dannati. Tuttavia, adesso che è anziano e siede nel vecchio studio da notaio del padre, ha cominciato a pensare che qualche consistenza, le ombre, debbano averla.
Non si spiegherebbe altrimenti quel continuo andirivieni che da un paio di giorni lo tormenta. Quel bussare alla porta con nocche accorate e arruginite. Brutta mania quella dei fantasmi, pensa aprendo l’uscio per farli entrare, vendendoseli sfilare innanzi compunti e sbalestrati. Brutta mania.
E dire che appartiene a una illustre generazione di razionalisti. Ultimo figlio del notaio Salvatore Satta e di Antonietta Galfrè, si era laureato a Sassari in Giurisprudenza nel 1924, per diventare uno dei più eminenti cattedratici e commentatori del codice di procedura civile.
A nulla, tuttavia, è valso quel lungo esercizio su codici e leggi se adesso, e proprio sul finire della vita, ha deciso di lasciar parlare gli spettri.
Certo, la vecchiaia è il luogo dei commiati e dei bilanci, ed è forse per questo che le anime dei trapassati fremono e sbraitano con un chaicchiericcio che – infine – lo ha convinto: ma sì, darà loro una voce e ad ognuno offrirà ciò che in fondo va cercando: un giudizio.
Questo solo vogliono infatti da lui le ombre, “di essere liberate dalla loro vita”. Ma, perché ciò avvenga, bisogna che il grande fiume del vivere si arresti in quell’ “atto antiumano, inumano” che è il giudizio, “un atto – se lo si considera nella sua essenza – che non ha scopo”. Ma “di quest’atto senza scopo gli uomini hanno intuito la natura divina, e gli hanno dato in balìa tutta la loro esistenza”.
Per questo tutti ambiscono a essere giudicati, perchè con quell’atto finale possano trovare compimento e senso, addormentarsi finalmente affrancati dal peccato capitale, “il peccato di essere vivi”.
Ne “Il giorno del giudizio” (Adelphi, 1990) gli abitanti di Nuoro sfilano innanzi a Salvatore Satta, tutti gli consegnano il loro essere stati: donne che “sognavano e intristivano nella clausura”, pastori, banditi, oziosi e preti, vagabondi e prostitute. Leggi tutto…