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SEBASTIANO ADDAMO – Il giudizio della sera

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Sebastiano Addamo – Il giudizio della sera

di Simona Lo Iacono

Cala sempre così, la sera. Sui giardini di agrumi, che esalano un rabbioso odore di sposa. Sui calanchi innevati dell’Etna, da cui trasluce il nero della lava. Sul mare che, pur nelle tenebre, rifrange un sole ostinatissimo, irredimibile.
In Sicilia è più che un trasmutare nell’oscurità. E’ un rito propiziatorio, un accesso all’invisibile. Il momento in cui si accalcano tutti i fantasmi.
Sebastiano Addamo lo sa, e non la teme, la sera. Ha sempre ticchettato sulla sua Olivetti in piena notte, l’ha pestata allineandovi le parole, ammaestrando i suoni del mattino come un pietoso riesumatore di ombre, che benignamente riporta alla ragione i morti. E ha capito che – i morti – non sono mai soltanto i trapassati, ma anche i giorni non contabilizzati, le verità non ancora rivelate.
A Catania, poi, dove è nato e cresciuto, la sera fa presto a infestare le strade già scure, in cui pare sia colata una pece densa, che va a unirsi al tetro della notte. Anzi, pare la metafora di quel convitto di morti, Catania, perché in essa abitano indistintamente le prepotenze dei vivi e quelle dei defunti, le febbrili voglie della vita e le irrisolte nostalgie della fine.
Cos’è, d’altra parte, la sera, se non un tirare le somme sull’intera giornata, e sull’intera esistenza, e su tutto il secolo che ci ha attraversato. Così, ne “Il giudizio della sera” (riedito da Bompiani con la prefazione di Sarah Zappulla Muscarà, cui va il merito di aver rivalutato l’autore), Addamo si volta indietro, chiama a raccolta i ricordi. Leggi tutto…

IL GIUDIZIO DELLA SERA, di Sebastiano Addamo

IL GIUDIZIO DELLA SERAdi Sebastiano Addamo
a cura di Sarah Zappulla Muscarà
Bompiani – pagg. 159 – euro 8,60

di Renzo Montagnoli

Discesa all’inferno

Le circostanze della vita sono strane e spesso negative, ma altre poche volte positive, come in questo caso, dovuto all’acume di un eccellente scrittore siciliano, Massimo Maugeri, che sul suo seguitissimo blog Letteratitudine nel settembre del 2009 ha pubblicato un articolo su Il giudizio della sera, di Sebastiano Addamo. Benché appassionato di autori siciliani, in cui identifico un comune denominatore non solo stilistico, ma anche espressivo che rientra ampiamente nei miei gusti, quel nome, Addamo, che sembra una storpiatura, un errore di scrittura del più comune Adamo, mi risultava pressoché sconosciuto, pressoché in quanto vagamente sapevo che era stato un poeta, narratore e saggista, ma erano notizie apprese qua e là, non erano fonte di una diretta conoscenza di qualche sua opera. Ecco perché allora mi sono sentito in obbligo, previo consiglio con qualche amico più competente di me in letteratura, di leggere qualcosa di questo Addamo, senz’altro meno noto di Sciascia e di Bonaviri, che erano pressoché suoi contemporanei.

E tutti mi hanno detto di leggere Il giudizio della sera, un romanzo che i miei consiglieri mi hanno definito di grande bellezza. Così ho fatto, procedendo con lentezza, soffermandomi su più punti e impiegando parecchio tempo, nonostante la relativa brevità, perché si tratta di 159 pagine.

Addamo narra la storia di cinque adolescenti siciliani, residenti con le famiglie in provincia e costretti a trasferirsi a Catania per studiare al liceo. Corre l’anno 1940 e la guerra è appena iniziata, nella convinzione che si tratterrà di una passeggiata lunga non più di due o tre mesi, tanto la vittoria è certa, perché così ha detto Mussolini.
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