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Posts Tagged ‘Il morso’

LETTERATURA E MODA: intervista a Stefania Federico

Nell’ambito di Taomoda 2018, il 15 luglio, la costumista e scenografa Stefania Federico allestirà una sfilata di abiti che interpreteranno il romanzo “Il morso” di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

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di Erika Di Giorgio

Siamo abituati a pensare all’abito come una maschera, qualcosa che cela, che copre e che esalta solo l’aspetto formale dell’esistenza. Ma in realtà l’abito racconta l’anima, la storia, finanche i desideri più nascosti del cuore. Nato per coprire, l’abito finisce per rivelare.
Quindi non è solo segno esteriore, ma simbolo interiore.
Da questa riflessione nasce l’arte di Stefania Federico, costumista e scenografa,  specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo ad indirizzo scenografico all’Accademia di Belle Arti di Catania, appassionata frequentatrice dei corsi di perfezionamento in abiti del ‘700 presso il LabCostume di Roma.

Stefania Federico sa che l’abito parla, e per questo motivo sin dall’inizio della sua carriera ha approfondito i rapporti tra costume e dramma. Per esempio nelle sue collaborazioni teatrali (si veda  l’opera “Salomè” rappresentata nel Teatro Museo del Cinema a Siracusa nel 2016), o nei fastosi allestimenti del melodramma in musica (“Amor quando si fugge, allor si trova” nel 2016, o l’intermezzo buffo “Un buon vin, fa un buon pro” nel 2017, sono esperienze significative in tal senso).
L’approccio con la parola letteraria era quindi un passaggio quasi obbligato, dato che la letteratura usa lo stesso metodo di comunicazione della moda: in apparenza è infingimento, come le vesti. Ma nasconde la verità dell’anima. E in superficie è forma. Ma copre tutta la sostanza dell’essere. Sembra un messaggio forte. E invece racconta un’ umanità fragile, trasognata, in cerca della felicità.

Il 15 Luglio infatti, nella meravigliosa cornice dell’Excelsior Palace Hotel di Taormina, sulla lunga scalinata in pietra che scorre accanto alle vestigia degli antichi insediamenti, l’organizzazione del TAOMODA, capitanata dalla geniale Agata Saccone (una vera eccellenza del territorio siciliano, creatrice della storica rassegna) unitamente alla Fildis Siracusa, presieduta dalla dinamica Elena Flavia Castagnino, daranno vita a “TAOMODA CULTURA THEOTOKOS: gli infiniti volti delle donne”. Un pomeriggio che dedicherà all’arte al femminile molte declinazioni. In seno a questa giornata speciale, in cui il Taomoda si apre anche all’esperienza letteraria e artistica in genere, Stefania Federico sarà quindi presente con le sue creazioni. E, dato che in quella occasione si occuperà di letteratura (allestendo una sfilata di abiti che interpreteranno il romanzo “IL MORSO”, di Simona Lo Iacono), ci è sembrato che l’occasione fosse propizia per rivolgerle qualche domanda.
Chiediamo quindi a Stefania Federico:

– Come nasce la sua vocazione? Leggi tutto…

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IL MORSO di Simona Lo Iacono (recensione)

IL MORSO di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

di Tea Ranno

È una scrittura avvolgente quella che, come fumo d’oppio, ti porta dentro Il morso, un magnifico romanzo ambientato in una terra densa di eccessi: eccessivo il sole, le voci, le voglie, le fami, i bisogni, le notti sfioccate da giorni di cui conservano ancora una certa luminosità; e densa, pure, di visioni che fanno di quella Palermo – pronta a entrare nel “folle” 1848 – una città magarica, intrisa di un bollore rivoluzionario che darà l’innesco a uno dei grandi cambiamenti della nostra Storia.
Simona Lo Iacono, sapiente dosatrice di parole e suggestioni, ci conduce con mano sicura dentro un mondo intessuto di contrasti e lo fa per mezzo di una serva, Lucia la siracusana, a cui non manca bellezza, intelligenza e sapienza, ma pure – visto appunto che siamo in tema di contrasti – un vizio, una tacca. Le capita cioè, all’improvviso, di entrare in un buio vischioso in cui la mente smette di esistere e abbandona il corpo a rantoli, sussulti, bava alla bocca, occhi rovesciati. Un sconquasso del corpo che sparge intorno a lei fama di pazzia: cos’altro potrebbe essere, altrimenti, quel suo quasi morire per poi rinascere alla luce?
Per Lucia è solo il fatto, una condizione della carne e dello spirito a cui è ormai abituata e che cerca, muovendosi con prudenza e controllando ogni gesto, di sottrarre agli occhi degli altri: “Inizia sempre con un formicolio. Poi una scossa, e la testa artigliata da corvi, mille corvi che rodono in fronte, travasano il male e la battono di destra e di mancina, e Lucia non può che dire: «Basta, basta!» ma, mentre lo dice, la prende anche un eccesso di vita che deve fuoriuscire dalle orbite, sorpassare la schiuma della bocca”. Leggi tutto…

Il Premio Racalmare-Sciascia 2017 a Simona Lo Iacono

Simona Lo Iacono con il romanzo “Il morso” (Neri Pozza) vince l’edizione 2017 del Premio “Racalmare-Sciascia”. Seconda classificata: Silvana La Spina con “L’uomo che veniva da Messina” (Giunti). In terza posizione Orazio Labbate con “Stelle ossee” (LiberAria)

Ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata a “Il morso” (Neri Pozza) dove Simona Lo Iacono conversa con Massimo Maugeri

Per l’ascolto diretto della puntata, cliccare qui

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Le schede dei tre libri del Premio “Racalmare-Sciascia”

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IL MORSO di Simona Lo Iacono (un estratto)

Le prime pagine del nuovo romanzo di Simona Lo Iacono: IL MORSO (Neri Pozza

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Martedì 16 maggio alle 18:00, alla Feltrinelli di via Etnea, Simona Lo Iacono presenta al pubblico catanese il suo nuovo romanzo, “Il morso” (Neri Pozza). La affianca per l’occasione Massimo Maugeri. Partecipano all’incontro i ballerini della Società di Danza Siciliana.

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Prologo

Palermo, Real Casa dei pazzi, 18 febbraio 1861

Dalla parete della cella n. 27, angolo sud-est. Iscrizione muraria 122, rep. 18:

Se chiedete in giro, non vi diranno che ho un nome. Non vi diranno neanche che ho mente e lingua. Scrolleranno le spalle con insofferenza, qualcuno con pietà. Sorrideranno, altri. Vi riferiranno che, forse, un tempo capivo. Che, forse, babba ci sono diventata. La vita, diranno. I dolori, i parti, le morti.
Nessuno, poi, saprà riferirvi con precisione l’età, il tempo di queste assi che scricchiolano e mi reggono con sbalordimento. Forse cinquanta. No, forse meno. O di più. Chi potrebbe dire – sospireranno – in che modo gli anni le hanno scavato addosso quel naso adunco, le labbra tagliate da rughe, le fenditure degli occhi neri. Da corvo. E figli ne avrà avuti, certo, a giudicare dai fianchi larghi. Amanti, forse, se a qualcuno sarà andato di prenderla tra un vaneggiamento e un silenzio. Mariti, chissà. Potrebbe essere, in gioventù avrà pur avuto sotto la carica di quelle chiome qualche forma piena. I seni, a vederli bene, non sono retti dal busto, eppure non sembrano cadere sull’addome. E le natiche sono svelte, dure, ancora palpitanti sotto la stoffa nera del lutto.
I documenti, chi pensa a chiederli più in questo nuovo Stato che non è uno Stato, in questi luoghi da ribattezzare, in questi uffici del dazio o dell’anagrafe dove paiono tutti nati e morti cento volte.
Diranno: lasciate pure che scriva ciò che vuole sui muri. Anche se non ha un nome, avrà comunque una storia da raccontare.

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Prima parte

1847

Casa Ramacca

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