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TUTTE LE SUE GRANDEZZE di Marco Vespa

TUTTE LE SUE GRANDEZZE di Marco Vespa (Il Palindromo): incontro con l’autore

Marco Vespa vive a Catania e ha pubblicato i seguenti libri: “La maniera dell’eroe” (minimum fax, 2000) e “Nata in riva al mare” (Marsilio, 2007). Ha pubblicato anche racconti e corrispondenze di viaggio. Da pochi giorni è uscito il suo nuovo romanzo. Lo pubblica il Palindromo e si intitola “Tutte le sue grandezze“.

Abbiamo incontrato Marco Vespa per chiedergli di parlarci di questo suo nuovo libro…

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«Il mio progetto per la scrittura di Tutte le sue grandezze», ha raccontato Marco Vespa a Letteratitudine «si è mosso dall’osservazione di due figure centrali del nostro mondo sempre colmo di desideri in tutte le forme: Carmen e Don Giovanni. Creature di drammatiche e gioiose opere che attraversano il tempo per riapparire aggiornate negli abiti e con una spinta emotiva che si ripete, una forza vitale e distruttiva vicina. Così Marica Paradiso, la meravigliata eroina del romanzo, avrebbe riproposto una donna sensitivamente spericolata che aspira all’amore e a una pacificata esistenza attraversata dalla seduzione, e diventa demoniaca quando vede sfuggirle questi aspetti del suo immaginario. Riccardo Portoleva avrebbe incarnato un compiaciuto gaudente, un burlador di belle maniere un po’ stanco di sé e che compulsivo ripete il ruolo che la nascita gli ha inculcato. Altre presenze, che moltiplicano i dettagli di Marica e Riccardo, vengono dalla etologia degli umani; dettagli tratti dall’osservazione del ripetersi di comportamenti in una molteplicità di soggetti che danno vita a individui romanzeschi compositi, più espressivi forse dei viventi, ma che nascono dall’invenzione. Leggi tutto…

CATANIA DI CARTA di Massimo Schilirò

Autore: Massimo SchiliròCATANIA DI CARTA. Guida letteraria della città – di Massimo Schilirò (il Palindromo)

“Catania, oh Catania era bella al principio del Novecento! C’era un odore di cipria per le strade, delicato come i visetti delle donne che la portavano. Visi timidi, pazienti, deboli, veramente di donne. Si aggiungeva un gradevole odore di finimenti di cuoio per il gran numero di carrozze padronali che scorrevano da un capo all’altro del corso.”
Vitaliano Brancati                                                        

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di Alessandro Russo

Sei luglio duemilaquindici, piazza Bonadies, sobborgo di Cibali: un soleggiato pomeriggio.
Siedo sulla banchina d’un piccolo slargo ripieno di cartacce; nella mano destra stringo un volume con un elefante color rosso lava in copertina, nella sinistra un bloc-notes azzurro come il mare. Alle mie spalle c’è lo stadio del pallone; di fronte a me, nella chiesa della Divina Maternità, sta per principiare un funerale.
Attacco a scrivere.
«’Catania di carta’ di Massimo Schilirò (Il Palindromo, €14) è la costola letteraria della nostra città, la narrazione immaginaria della casa dove abitiamo. Una lenta e inesorabile traversata pedonale convertita in spartito musicale; strade che raccontano storie una sull’altra, marciapiedi che parlano tra di loro. Dai Quattro canti alla pescheria, da corso Italia a San Berillo: una metropoli irrequieta si specchia in un album di foto ingiallite. Sotto una scia ammaliante, Catania in carne e ossa diviene spazio fluido senza schiamazzi, né smog: brulica di vita e profuma di gelsomino. L’autore insegna Sociologia della letteratura all’università e con passo affabulatorio scrive un libro di libri; cita con acume perfino romanzieri etnei che non destano l’attenzione dei lettori per via di un vocabolario pieno di tic. Infine ci parla della flânerie, l’arte cioè di chi, senza esser visto, cammina per ore tra incavi e protuberanze segrete di case e vicoli». Leggi tutto…

PALERMO DI CARTA, di Salvatore Ferlita (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del volume “PALERMO DI CARTA. Guida letteraria della città“, di Salvatore Ferlita (Il Palindromo edizioni)

Il libro
Palermo di carta è misterica, fantasmatica, sotterranea, uno scrigno ro­manzesco dalle incredibili potenzialità, che spesso però rispecchia scorci e strade con impressionante accuratezza, quasi con precisione protocollare.
Un affascinante invito al viaggio, rivolto a lettori curiosi, escursionisti della pagina scritta, pronti ad avventurarsi in un continente canagliesco e ambiguo, che alterna le rovine di una città apocalittica e la sua im­provvisa e sorprendente rifondazione.
Al centro di questa guida inconsueta è una città sospesa tra realtà e in­venzione, tra insidie e bellezze nascoste: la Palermo compromessa con l’immaginario di oltre trenta scrittori e scrittrici, da Luigi Natoli e Enrico Onufrio, passando per Antonio Pizzuto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa,Angelo Fiore, Michele Perriera sino ai contemporanei come, ad esempio, Fulvio Abbate, Roberto Alajmo, Marcello Benfante, Giosuè Calaciura, Domenico Conoscenti, Gian Mauro Costa, Emma Dante, Piergiorgio Di Cara, Davide Enia, Valentina Gebbia, Santo Piazzese, Giuseppe Rizzo, Evelina Santangelo, Giuseppe Schillaci e Giorgio Vasta.
Il volume contiene in allegato la mappa letteraria della città con indicati i luoghi chiave dei romanzi discussi.

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Avvertenza e modalità d’uso

di Salvatore Ferlita

Stai per intraprendere, caro lettore, un viaggio che potrebbe non contemplare il ritorno.
Preparati a varcare una soglia invisibile: perché una volta let­te queste pagine, il tuo rapporto con la città muterà sensibilmente. Meglio: la Palermo che finora hai conosciuto, che pensi di domi­nare nell’intrico dei suoi vicoli, nelle pieghe dei suoi quartieri, nella mappa fisiognomica dei volti di chi quotidianamente l’attraversa, che hai percorso mille volte puntellandone con lo sguardo monumenti e blasoni, d’un tratto rovinosamente si accartoccerà, risucchiata dalla botola malevola della letteratura.
Ancora di più: dall’inchiostro dei romanzi o racconti di seguito evocati (che sono quelli, va detto a scanso di equivoci, che l’autore domina meglio: se inadempienze verranno colte, dunque, sono da addebitare alla conoscenza lacunosa di chi scrive, non da ricondurre a certa mala fede. Alcune esclusioni sono consapevoli: non è stato inserito in queste pagine, ad esempio, il palermitano Girolamo Ra­gusa Moleti, autore di Mentre russava e Il signore di Macqueda: intellet­tuale vivace ma narratore inconsistente, al quale s’è preferito di gran lunga Enrico Onufrio) si innalzerà, alla stregua di un’Araba Fenicie che dalle sue stesse ceneri risorge, una città sconosciuta ma altret­tanto vera, misteriosa seppur larvatamente presente. Quella tirata su dall’immaginario, ricostruita per intuizioni o funeste profezie, quella intercettata per speculum in aenigmate, verrebbe da dire.
In forza di una febbrile visione, che apparentemente altera i con­torni, sfoca e stravolge: con l’effetto paradossale, antifrastico, di re­stituire il vero sembiante, carsico, misterico, di una città che spesso si è rintanata negli anfratti inaccessibili di una fantasmatica profondità. Del resto, come ha scritto Herman Melville nel romanzo Moby Dick, a proposito dell’isola remota di Rokovoko: «Non è segnata in nessu­na carta: i luoghi veri non lo sono mai».
Ne consegue che la città annebbiata e confusa, caotica e ostile che stenta a riconoscersi e nella quale spesso non ci si riconosce, trova una sorta di certificazione di esistenza in vita nelle carte degli scrittori: che certamente, nella seconda metà del Novecento, si sono moltiplicati, quasi per partenogenesi, rispetto all’avvilente penuria registrata da Vitaliano Brancati nel 1938, in una sua lettera al Diret­tore: «Non credo che la letteratura abbia molti artisti palermitani. I pochi, che passano per tali, sono nati dall’equivoco, in cui cadono sovente i deboli filosofi, di credersi forti poeti». Leggi tutto…