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CLASSIFICA: dal 9 al 16 luglio 2018 – segnaliamo “Lettere dal carcere” di Nelson Mandela (Il Saggiatore)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 9 al 16 luglio 2018

La settimana scorsa avevamo segnalato “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda) – romanzo vincitore del “Premio Strega”– attualmente al 1° posto in classifica generale.

Questa settimana segnaliamo (fuori classifica): “Lettere dal carcere” di Nelson Mandela (Il Saggiatore) – Traduttore: S. Pezzani – Curatore: S. Venter

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1° posto per “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Guanda) – romanzo vincitore del Premio Strega 2018.

Al 2° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “A bocce ferme” di Marco Malvaldi (Sellerio)

In 3^ posizione (la settimana scorsa era al 2° posto) “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri (Sellerio)

In 4^ posizione (la settimana scorsa era al 1° posto) “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

In 5^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto) “Ogni respiro” di Nicholas Sparks (Sperling & Kupfer)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Risale al 7° posto (la settimana scorsa era in 9^ posizione) Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione), “Il patto dell’abate nero. Secretum saga” di Marcello Simoni (Newton Compton)

In 9^ posizione (la settimana scorsa era all’8° posto) “Casi umani. Uomini che servivano a dimenticare, ma che hanno peggiorato le cose” di Selvaggia Lucarelli (Rizzoli)

Al 10° posto “Origin” di Dan Brown (Mondadori) – edizione economica

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Questa settimana segnaliamo:  “Lettere dal carcere” di Nelson Mandela (Il Saggiatore) – Traduttore: S. Pezzani – Curatore: S. Venter

Quanto a lungo si deve urlare la parola «libertà» prima che acquisti davvero un valore? Quanto tempo deve passare prima che il domani sia un giorno nuovo? Per ventisette anni Nelson Mandela, l’uomo che avrebbe guidato il paese fuori dal regime di segregazione razziale che lo soffocava da quasi mezzo secolo, non è stato altro che una sigla: un anonimo numero di matricola che identificava un prigioniero come tanti in una delle strutture carcerarie del paese. Eppure proprio in quelle celle, nel silenzio dell’isolamento, nella fatica dei lavori forzati, ha preso forma il mito che avrebbe sgretolato il sistema di oppressione dell’elite bianca. Le “Lettere dal carcere” di Nelson Mandela sono un documento fondamentale del Novecento. La testimonianza unica e in presa diretta della determinazione, delle difficoltà e della fede nel progresso di una delle grandi icone politiche del nostro tempo: dal primo, durissimo periodo, quando gli era concesso di scrivere una sola lettera di cinquecento parole ogni sei mesi, agli scambi con le grandi personalità internazionali negli anni ottanta; dalle umiliazioni, vessazioni e privazioni di Robben Island – non gli fu permesso di partecipare al funerale della madre e nemmeno a quello del figlio Thembi – alle struggenti parole di amore e lotta inviate alla moglie Winnie, anche lei attivista e anche lei rinchiusa in prigione. Nel centenario della nascita di Nelson Mandela, il Saggiatore pubblica in contemporanea mondiale le sue inedite “Lettere dal carcere”, un epistolario di rara forza che ci permette di scoprire il volto umano di un gigante nel momento più duro della sua esistenza. Pagine che, pur raccontando un presente affannoso – la sofferenza della reclusione, le preoccupazioni per le persecuzioni politiche contro amici e parenti, l’angoscia di dover fare da padre ai propri figli senza avere nemmeno la possibilità di vederli -, ci parlano di speranza e di valori senza tempo. Perché il lungo cammino verso la libertà può iniziare anche nel freddo di una gabbia senza finestre, e la convinzione dell’inevitabilità dell’alba spazzare via da sola le tenebre più scure.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La ragazza con la Leica Helena Janeczek Guanda 18,00
2 A bocce ferme Marco Malvaldi Sellerio Editore Palermo 14,00
3 Il metodo Catalanotti Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
4 Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi Maurizio de Giovanni Einaudi 19,00
5 Ogni respiro Nicholas Sparks Sperling & Kupfer 19,90
6 Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 15,90
7 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
8 Il patto dell’abate nero. Secretum saga Marcello Simoni Newton Compton 9,90
9 Casi umani. Uomini che servivano a dimenticare, ma che hanno peggiorato le cose Selvaggia Lucarelli Rizzoli 17,00
10 Origin Dan Brown Mondadori 7,90 S

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (un estratto)

Memoriali sul caso SchumannPubblichiamo un estratto di MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore), preceduto da alcune considerazioni dell’autore in merito alla recensione del romanzo firmata da Claudio Morandini e pubblicata sul forum LETTERATURA E MUSICA di Letteratitudine

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di Filippo Tuena

La struttura del libro per me È il libro. È l’elemento fondante dal quale parto. Stabilita quella – in questo caso – 6 monologhi (in principio erano 5, quello di Ludwig l’ho aggiunto per ultimo) dove si alternavano diari, epistolari, memoriali, monologhi, scritture automatiche. Ho rinunciato quasi del tutto ai dialoghi (non riuscivo a renderli credibili) e alle descrizioni (salvo Endenich che è luogo misterioso ai più e dunque quelli che lo visitavano, certamente lo descrivevano) perché volevo che il lettore sapesse meno delle voci narranti. E che le voci narranti ignorassero il lettore.
Di qui anche la scelta di eliminare – salvo nella Postilla – il ruolo del narratore che ha sempre svolto un’importante funzione nei miei libri precedenti. Un unico narratore presupponeva una conoscenza completa delle vicende e io invece volevo che si mantenesse il più possibile il dato frammentario e incompleto. Per questo motivo non è stata chiamata a testimoniare Clara, che certamente avrebbe potuto fornire molte informazioni ma che nella realtà e anche in questa ‘fiction’ ha sempre mantenuto un riserbo rigidissimo.

Due parole anche sulla musica e sulle variazioni. Considero la forma delle variazioni la punta più alta della letteratura musicale ottocentesca e anche la più vicina alla narrativa. Che cos’è la narrazione se non la variazione di un evento preesistente che nelle mani del narratore assume una forma specifica e riconoscibile come originale di quel narratore? Stabilito questo assioma ne cade che la realtà così come possiamo trasmetterla non è che una variazione dell’evento occorso. Il tema mi affascina, ma qui si può solo accennare. Ne riparliamo.

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Da MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore) – pag. 84-86 Leggi tutto…

VITTORIO GIACOPINI racconta LA MAPPA

VITTORIO GIACOPINI racconta il suo romanzo LA MAPPA (Il Saggiatore) – tra i romanzi vincitori del Premio Selezione Campiello e finalisti per il Premio SuperCampiello. Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui

Vittorio Giacopini

di Vittorio Giacopini

Uno scrive e riscrive le sue ossessioni. Per me (da illuminista disincantato e da innamorato della… Rivoluzione) – c’è questo tarlo del confronto e scontro tra i modelli razionali con cui cerchiamo di vedere, dire, cartografare, controllare, cambiare il mondo e il gran gioco della contingenza storica, dell’imprevedibilità, del caso che sconvolge sempre tutto e cambia il paesaggio, smentisce i progetti stabiliti, confonde il quadro. Anni fa mi era capitato di ragionare sulla vita-paradosso di Bobby Fischer. Voglio solo giocare a scacchi, diceva lui e gli scacchi erano diventati per questo ragazzo disadattato di Broooklyn un anti-mondo, o un’alternativa al mondo, una tana, un rifugio. E poi, ironia e beffa del caso, proprio la sua perfetta, autistica maestria di grande scacchista lo proietta sulla ribalta della grande storia ufficiale e lo condanna a diventare una ‘bandiera’ americana, un eroe controvoglia. La sua secessione dal mondo lo proietta nel gran gioco della politica mondiale e Fischer deve trovare un’altra via di ‘fuga’, e reinventarsi. Adesso mi accorgo che nella vicenda di Serge Victor, questo cartografo di fantasia protagonista de “La Mappa”, c’è quasi lo stesso paradosso che si ripresenta. Vedere tutto “come se si fosse per aria”; cartografare quanto c’è attorno a noi per dare un ordine perfetto, invariabile, calmo e rassicurante al corso del mondo. È il suo ‘progetto’ ma è anche un’illusione e un cavallo di troia. L’altro suo motto è “prima viene la mappa, poi l’azione” e qui si nasconde l’imbroglio o, peggio, la trappola. Le ‘mappe’ degli ingegneri-cartografi diventano l’arma in più dell’arroganza politica di Napoleone, lo strumento speciale per affermare quello spirito di conquista detestato da Benjamin Constant e allora il gioco mostra subito la corda. Tanto più una mappa è precisa, particolareggiata, esatta, affidabile tanto più la politica e la guerra se ne serviranno per ridisegnare confini e territori, spazi, logiche e, insomma in questo assurdo confronto tra spazio e tempo, la mappa tanto più è perfetta tanto più diventa subito obsoleta, è superata. Insomma, modelli razionali contro caso, storia, imprevisti, inciampi, incidenti. Crisi dell’illuminismo e crisi della ragione cartografica. E, di converso, sogno, grande sogno politico di controllo e governo sul mondo e – netto, duro, grave, sconcertante – fallimento anche della politica, e della sua ratio.
Sono alcuni temi del libro, alcuni spunti, ma poi un romanzo è un romanzo e dentro ci trovi sogni, fantasie, fole, balle, bugie, inganni e autoinganni, nitide percezioni e allucinazioni e i personaggi si affollano e il seguito degli eventi diventa una sciarada, fuori controllo. Il mio Serge – da rivoluzionario fiancheggia l’avventura di Napoleone e, amaramente, scopre che il grande esportatore della libertà e dei lumi diventa il restauratore del Potere, e dei tiranni. Da illuminista, invece, scopre che le logiche, le razionalità, i livelli di realtà sono infiniti e che sotto al mondo c’è sempre un altro mondo, o un sottomondo. Così incontra la magia dell’amore, le ambigue verità delle fiabe, così registra prospetti cartografici che mutano in allucinazione o in visione mistica, così, senza rinunciare ai suoi sogni e progetti, è costretto a ripensarli nella chiave dell’insuccesso, e del fallimento. Capita a lui e a tutti, d’altra parte. Leggi tutto…

INCONTRO CON GUGLIELMO PISPISA (“Voi non siete qui” e oltre)

INCONTRO CON GUGLIELMO PISPISA (“Voi non siete qui” e oltre)

Il sito dedicato a Voi non siete qui

di Eliana Camaioni

Mi dà appuntamento al suo studio, un venerdi pomeriggio.
Primo piano di un palazzo d’epoca, dal prospetto circolare come la piazza sulla quale sporge. Una segretaria mi viene incontro e mi accoglie in un ingresso piccolo; a sinistra e a destra due grandi stanze. Di fronte, una scala a chiocciola di legno che porta al piano superiore.
Lo riconosco immediatamente: “non è un grosso studio, sei avvocati in tutto, distribuiti su due piani, e due segretarie”. E’ lo studio di Walter Chiari, protagonista di “Voi non siete qui: l’ultimo nato in casa Pispisa, l’unico romanzo che Guglielmo ha provocatoriamente ispirato alla sua vita pur senza renderlo autobiografico. Motivo per cui anche Walter, come Pispisa, fa l’avvocato, in uno studio identico al suo, in questa Messina mediocre e sciatta, nella quale viviamo tutti e tre.
Guglielmo mi viene incontro e mi fa strada su per la scala fino alla sua stanza: e nuovamente la vista di una scrivania lucida e sgombra mi riporta alle pagine del libro: “niente gingilli da scrivania, foto di famiglia, disegni di figli incorniciati, niente vita privata, nessuna impronta di carattere. Ho sempre pensato che il luogo di lavoro non andasse contaminato con la dimensione personale”. Riconosco alla finestra anche “la tenda gialla a pacchetto, che rende la luce più pastosa e sopportabile, come in una vecchia polaroid”.
Ci accomodiamo, e “come se non bastasse piove. Gocce grasse e rosse di sabbia. Da due giorni lo scirocco sporca il cielo e ora la polvere viene giù col temporale”: neanche a farlo apposta, anche la pioggia che quella sera cade copiosa al di là dei vetri contribuisce ad accentuare la sensazione lisergica di trovarmi all’interno di quel romanzo, vero punto di partenza della mia intervista.
Avvolti dal calore climatizzato della stanza parleremo per quasi due ore, navigando a vista in quel non luogo surreale di cui abbiamo entrambi a vario titolo (lui di diritto, io acquisita) cittadinanza: il corpus dei suoi cinque romanzi.
Comincio la mia intervista partendo dalla fine. Mi sono data come obiettivo quello di rintracciare, nel suo ultimo lavoro (in libreria dallo scorso settembre, ed. Il Saggiatore) i fili sottili che lo legano – per simiglianza o per differenza- agli altri quattro romanzi che lo hanno preceduto, e delineare così una prima poetica di un autore giovane ma già significativo nel panorama della letteratura contemporanea.
Comincio dall’aspetto più eclatante che differenzia Voi non siete qui dai suoi fratelli maggiori: l’uso della lingua. Leggi tutto…

INTERVISTA A TERESA CIABATTI – Tuttissanti

Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (edito da “Il Saggiatore”). Di seguito, un’intervista all’autrice.

di Massimo Maugeri

È un romanzo attualissimo “Tuttissanti” di Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice di Orbetello, residente a Roma, di cui ricordiamo la pubblicazione dei romanzi “Adelmo, torna da me” (2002, Einaudi Stile Libero- da cui è stato tratto un film), “I giorni felici” (2008, Mondadori), “Il mio paradiso è deserto” (2013, Rizzoli). Una narrazione, quella di “Tuttissanti“, che indaga su alcune distorsioni della nostra contemporaneità legate all’apparenza, ai sogni effimeri e alle loro strumentalizzazioni. Ne ho discusso con l’autrice…

– Teresa, come sai sono sempre molto incuriosito dal processo che porta alla nascita di un libro. Raccontaci qualcosa sulla genesi di “Tuttissanti”. Come nasce? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte d’ispirazione?
Esco poco di casa. Guardo molta televisione. Nella mia giornata la televisione è più reale della realtà. E questo è un libro patologicamente autobiografico. Come se parlassi della mia famiglia. Lo schermo si è abbattuto, io sono entrata dentro, o forse loro sono usciti fuori. E loro non sono quelli che raccontano i giornali. Sai quando la madre dell’omicida dice: lui non è così come lo descrivete voi, è una persona gentile, educata, non farebbe male a una mosca, vive per Tommy, il suo adorato bassotto? Ecco, diciamo che io in “Tuttissanti” sono questo. La madre dell’assassino che racconta di Tommy.

– Il titolo del romanzo è molto particolare: perché “Tuttissanti”?
Perché le immaginette del televoto, i quadratini delle facce dei concorrenti, ricordano le immagini votive. Votalo è il pregalo dei santini.

– Come epigrafe del libro hai scelto uno stralcio di una lettera che Rosa Rubicondi ha scritto al figlio Riccardo, fratello del più famoso Rossano (pubblicata su DiPiù, giugno 2013). Cos’è che ti ha colpito principalmente di quelle parole?
L’idea di successo e fallimento, dove il successo coincide con l’esistenza stessa, l’esserci.
Si esiste solo sotto la luce dei riflettori, davanti alla lucina rossa della telecamera. Tutto quel che si realizza al di fuori è nulla. Oblio. La frase di Rosa Rubicondi – “Vedi, figlio mio, tu sei sempre stato bellissimo. Negli anni Novanta, quando facevi il modello, lo stilista Enrico Coveri ti aveva definito Dio sceso in Terra per la perfezione del tuo viso e del tuo corpo. Fu così che Rossano, più piccolo ma con tanta voglia di diventare qualcuno nella vita, iniziò a emularti, eri la sua guida in un ambiente, quello della moda, che lui imparò a conoscere grazie a te. (…) Di lì a poco è arrivato il successo per lui e, come madre, sono fiera dei traguardi che ha raggiunto. E tu, cosa hai fatto? Niente.” – questa frase di una madre al figlio è una tragedia greca, Medea, in cinque righe.

– Proviamo a conoscere i personaggi principali, partendo da Luciano Lualdi. Che tipo di persona è? E come vive il suo “status” di noto impresario del cosiddetto star system?
Lucio Lualdi è Lele Mora. E poiché lui ha apprezzato il ritratto, posso parlare senza lo schermo dello pseudonimo. Mora è l’inventore della televisione degli ultimi vent’anni. È Geppetto e Mangiafuoco allo stesso tempo (definizione di Francesca Serafini). Come Geppetto crea (l’unico agente in Italia, Presta e Caschetto lavorano con le star), e come Mangiafuoco distrugge. Quando Mangiafuoco starnutisce sai che si sta commuovendo. Ecco, io ho provato a raccontare lo starnuto del mio Mangiafuoco.

– Poi c’è il giovane Christian Russo, la cui vita e il cui destino di incrociano con quelli di Lualdi/Mora. Parlaci di Christian. Chi è? E cosa vuole dalla vita? Leggi tutto…

TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (le prime pagine del libro)

teresa ciabatti tuttisanti finzioni magazine Tuttissanti | Teresa CiabattiIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (Il Saggiatore). Domattina pubblicheremo un’intervista all’autrice…

La scheda del libro
Il male supremo, quello banale e terrestre, disappropriante e dissociativo, esiste. Il male è Luciano Lualdi, l’impresario più importante dello star system nostrano, l’uomo che influisce sulla vita politica e sottoculturata dell’Italia targata talent. Demiurgo spietato di tronisti palestrati e starlette anoressiche, Lucio succhia dall’interno la linfa vitale dei nuovi ragazzi di vita: la folla votata al palcoscenico per imporre il proprio nome, le proprie vocazioni inesistenti, la propria inconsistenza – cifra di un’intera nazione ipnotizzata davanti allo schermo televisivo.
Ingenua vittima sacrificale è Christian Russo, muscoloso, ventenne, occhi chiari trasparenti, con una malattia che gli rode l’anima e una che gli toglie il respiro. Christian, il burattino, e Lucio, l’arbitro dei destini: un incastro tra identità speculari, perfetto fino quando l’ironia tragica della realtà stravolge quell’equilibrio.
A raccontare questa storia è Teresa Ciabatti, cantrice della nostra contemporaneità, con meccanismo narrativo perfetto, che si intrude nel vilipendio morale e fisico che è la cifra del nostro presente. La scrittura affonda il bisturi laddove la malattia scintilla, sprofondando nell’epica trash italiana di oggi, che in Tuttissanti si narra e trionfa, in una ricognizione drammaturgica del disagio e del formidabile di un’epoca. Una forma di racconto che pendola tra realismo apparente e trance, tutt’altro che immaginaria.

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Le prime pagine di TUTTISANTI, di Teresa Ciabatti (Il Saggiatore)

«Mi stia a sentire, è una forma lieve, sennò
omettevo non crede? Faccio sport senza problemi,
tre quattro volte a settimana» afferma
il ragazzo che si chiama Christian e sarà
il quinto.
Non sarà il primo, sarà il quinto.
Chi gli siede di fronte, al di là della scrivania,
sa che è il quinto, non il primo.
L’uomo riceve i candidati in ufficio. Cerca
di incontrare tutti, anche quelli che non gli interessano,
e questo non gli interessa, già lo sa,
lo ha saputo subito dalle foto del book: il book
di un ragazzo qualunque.
«Faccio boxe a livello dilettantesco» continua
il ragazzo. «Incontri, dimostrazioni, cose
così, e se mi viene un attacco» tirando fuori la
pompetta «basta uno spruzzo» dice avvicinandola
alla bocca.
Con una parola o un semplice cenno del capo,
l’uomo dietro la scrivania decide i destini
dei ragazzi, dispone delle loro giovinezze.
Scuote la testa, eccolo il cenno. E precisa: «In
questo mestiere ci vuole grande resistenza, non
è come sembra da fuori, certa gente per denigrare…
non lavori in miniera, per carità, però ti
assicuro che in quanto a sforzo fisico…». Leggi tutto…

ITALIA VENTUNESIMO SECOLO, di Marco Imarisio (la nota introduttiva di Andrea Gentile)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo la nota introduttiva del volume ITALIA VENTUNESIMO SECOLO, di Marco Imarisio (firmata da Andrea Gentile, che è il curatore del libro) – Il Saggiatore

di Andrea Gentile

Il mondo accade, gli attimi si svolgono.
C’è la carta dei giornali, l’affastellarsi delle lettere sugli schermi dei computer: i cumuli di cenere.
La mineralogia, i sedimenti oceanici, gli sguardi degli sconosciuti.
I volti vitrei degli uomini politici, le rughe scellerate degli uomini robotici, le gobbe arcaiche degli uomini magnifici.
Ci sono gli universi, i continenti, le nazioni.
I cerchi concentrici, gli echi infiniti, le bolle secolari.
Ci sono i secoli.
Ci siamo noi.
Siamo in milioni: milioni di animali, inselvatichiti, ottusi, affamati.
Questi sono i nostri anni, affamati.
Piazza Fontana, Brescia, la Stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Non più.
Questi sono gli anni italiani che abbiamo appena vissuto; ci hanno scosso, graffiato, invaso.
Ci sono passati davanti come i bagagli degli altri sui nastri magnetici degli aeroporti.
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