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IL SILENZIO SULLE DONNE, di Antonio Steffenoni (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo IL SILENZIO SULLE DONNE, di Antonio Steffenoni (Barion, 2013)

La scheda del libro
La tecnica del giallo per un’indagine sui sentimenti maschili. È lo schema asimmetrico che Antonio Steffenoni mette in scena nel romanzo Il silenzio sulle donne (pag. 160; euro 12,00) che inaugura la collana di narrativa di Barion, storico marchio editoriale che torna in questi giorni in libreria.
“Mai avrei immaginato di trovarmi, un giorno, a rispondere alle domande di un ispettore di Polizia, a proposito di Santiago Conte.” Così l’incipit del romanzo, nel quale la voce narrante è quella di Antonio Lopez, pubblicitario e scrittore, l’ultima persona ad aver visto in vita Santiago, anziano e famoso regista cinematografico morto precipitato dal terzo piano della clinica dove era ricoverato.
L’interrogatorio di polizia si trasforma in un viaggio a ritroso nel tempo, lungo i quarant’anni d’amicizia durante i quali i due uomini hanno condiviso progetti, ambizioni, passioni e silenzi. Come quello sulle donne che entrambi hanno amato. Il silenzio degli uomini sulle donne, la loro incapacità di dare voce ai sentimenti, è il mistero che si dipana nelle pagine del romanzo dominato dalle figure dei due protagonisti e dalla enigmatica e dirompente Clara, l’ultimo amore del vecchio regista. Colto e raffinato, il romanzo di Steffenoni porta la tecnica del giallo investigativo nelle pieghe delle anime maschili, regalando al lettore un’avvincente storia di sentimenti con un finale dove trionfa drammaticamente la complicità tra i due amici.

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Dal romanzo IL SILENZIO SULLE DONNE, di Antonio Steffenoni (Barion, 2013)

Mai avrei immaginato di trovarmi, un giorno, a rispondere alle domande di un ispettore di polizia, a proposito di Santiago Conte.
E, ancora meno, che l’avrei fatto nella saletta per il ricevimento parenti al terzo piano di una clinica, in una sera di neve, a pochi giorni dal Natale, proprio di fronte alla Scuola elementare che avevo frequentato in quella che mi appariva, adesso, la vita di un altro e che, in tanti anni, non mi era mai capitato di rivedere.
«Mi lasci dire che ci sono aspetti poco chiari nella sua storia.»
C’era incredulità, nello sguardo dell’ispettore, ma c’era anche la voglia di capire. Forse c’era, perfino, della simpatia.
La via Quadronno, sotto le grandi vetrate della clinica, era illuminata a stento da un lampione a mezz’aria che lanciava un debole raggio di luce contro le mura della scuola e dei condomini vicini. Tra l’ingresso della scuola e quello della clinica sostavano, bloccando il passaggio, furgoni delle televisioni e auto che, a intervalli di cinque, dieci minuti l’una dall’altra, scaricavano giornalisti e fotografi. Un drappello di vigili urbani cercava di districare il traffico, mentre un paio di poliziotti sostavano accanto al telo bianco che difendeva dalla neve il corpo precipitato sull’asfalto.
Le finestre delle case erano quasi tutte illuminate, molte aperte, nonostante il freddo, e uomini e donne si sporgevano nella speranza di capire che cosa potesse spiegare l’improvvisa animazione cominciata alle nove di sera.
«Lei stava lasciando la clinica, dunque.» Leggi tutto…