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Posts Tagged ‘Irène Némirovsky’

LO SCONOSCIUTO di Irène Némirovsky (un estratto)

https://www.dehoniane.it/books/9788810567784.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo Lo sconosciuto (EDB) di Irène Némirovsky (traduzione di Giovanni Ibba)

Grazie a una fotografia, un soldato francese scopre che la sua vittima tedesca è in realtà il fratellastro. Il senso del racconto di guerra emerge cristallino: quando si uccide qualcuno al fronte, senza saperlo si uccide un fratello.

 * * *

[estratto da pagina 27 a pagina 32]

Questa foto, la vedi? È quella che ho preso dal corpo del tedesco.
– Aspetta, caro, io non…
– Non ti ricorda niente?
François guardava la foto. Un uomo, ancora giovane, era fotografato sulpianerottolo di una casa di campagna. Una donna era vicino a lui, in piedi, una donna un po’ robusta, l’aria placida e buona, e dai capelli chiari. François esitò un istante, poi fece un sorriso forzato.
– Direi che l’uomo ti somiglia un po’,ma…
Il fratello maggiore scosse la testa.
– Non è a me che somiglia, fratellino.
Guarda bene, guarda ancora. Guarda di nuovo la sua mano sinistra. Si vede perfettamente.
Vedi la cicatrice? Quel segno profondo che dall’anulare scende fino alpolso? Deve… – continuò chiudendo gli occhi, come se stesse inseguendo un ricordo nella sua memoria – deve formare uno spesso cuscinetto, anche se la ferita era superficiale; aveva intaccato solo la carne. Però aveva lasciato una traccia indelebile. Tu sai, non è vero?, che nel settembre del ’14, lo stesso giorno in cui nostro padre fu ferito per la prima volta alla coscia e all’inguine, una scheggia di granata gli lacerò la mano e che, due anni più tardi, fu ferito una seconda volta alla testa, sopra l’arcata sopracciliare sinistra, proprio qui – disse mostrando il ritratto.
François lo esaminò a lungo senza dire niente. Leggi tutto…

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LA PREDA, di Irène Némirovsky

La predaLA PREDA, di Irène Némirovsky
Adelphi, pag.212, € 18,00

di Anna Vasta

L’oblio della vita

Chi o cosa è la preda dell’omonimo romanzo di Irène Némirovsky, La preda (Adelphi, pag.212, € 18,00)? Pubblicato nel 1938, conquistò da subito i lettori della scrittrice ebrea, russa d’origine, francese per lingua e scrittura, e dunque per patria elettiva. In quello stesso anno era uscito La nausea di Sartre. Il titolo che il filosofo parigino avrebbe voluto dare a quel suo diario dei giorni infelici era Melancholia, la figura allegorica del famoso dipinto di Dürer. Ma a  Gallimard, l’editore, non piacque, e suggerì La nausea. Spesso il destino di un libro è legato al suo titolo. La nausea non ebbe una calorosa accoglienza: risultò intellettualistico, artificioso, arido, e chissà se il titolo non contribuì a suscitare quelle reazioni. Il romanzo di Irène Némirovsky, che i critici accostarono a quello di Sartre, ebbe un migliore impatto sul pubblico. Eppure qualcosa, più di qualcosa, lega le due opere, così diverse, quasi antitetiche per struttura compositiva- narrativa,  incalzante, densa, La preda ; introspettiva, spezzata, eccentrica, La nausea-, per scelta stilistica: una  prosa sferzante, tagliente come lama, eppure toccante nella sua nudità ed essenzialità, quella della scrittrice di Kiev; divagante, ellittica, tortuosa in Sartre. Eppure quell’ansia senza oggetto, l’impassibile pallore sul volto affilato di Jean-Luc Daguerne, il protagonista di La preda-uno dei tanti giovani disperati e di talento che affollavano le vie di Parigi arrabbattandosi con occupazioni miserabili in quei tempi feroci, gli anni 30, di una lunga, interminabile crisi-, solitario, tormentato camminatore per desolati boulevards , vicoli di tenebre, inospitali giardini, notturno frequentatore di sordidi bristrot in  una città gelida, nebbiosa, umida di pioggia e di nebbia, anche in  pieno fulgore primaverile, quanto somiglia all’infernale scontento di Antoine Roquentin, disilluso, cinico, incattivito relitto umano che si trascina  come un cieco  per le strade polverose di Bouville. Entrambi preda di una malattia dell’anima, la melancholia: la stessa che fa cercare a Laurent Daguerne, padre di Jean Luc, disincantato degli uomini e del vivere “l’oblio della vita” nella lettura. Oblio che il figlio cerca disperatamente tra le braccia di una donna, la piccola, infelice Marie, la sola che gli colma il cuore di tenerezza e di pace. Leggi tutto…

IRÈNE NÉMIROVSKY. L’ultimo grido

Irène Némirovsky. L’ultimo grido.

di Simona Lo Iacono

I gendarmi stanno per arrivare. Fiato sul collo, passi a marcarla stretta, sono lì e la staneranno – può sentirli. Ore, giorni? Irène non lo sa, ma accelera il polso e la scrittura scorre veloce, minutissima perché la carta scarseggia. Una scrittura che tra poco sarà una superstite. Come lei, un’ombra.
E’ l’estate del 1942. La scrittrice ebrea Irène Némirovsky è nel pieno della sua carriera letteraria. Figlia di un ricco banchiere ucraino, si è trasferita a Parigi, ne ha scelto la lingua, le vocali tonde, dolcissime. In francese ha infatti narrato la sua solitudine e i morsi cattivi del difficile rapporto con la madre. In francese si affretta a scrivere l’ultima storia.
La Francia, dunque, le ha dato tutto. Il successo, due figlie, un marito. Ed ora, proprio qui, le guardie la arresteranno. La preleveranno e la deporteranno ad Aushwitz.
Sudata, in attesa della fine e accovacciata nel bosco di Issy, Irène si sforza di non pensarci. Da lontano, gli sfoghi dell’allarme antiaereo ruggiscono disperati. Intinge il pennino e si concentra sulla sua storia: un esodo. Una fuga precipitosa verso la salvezza. D’altra parte, pensa, non è sempre stato questo, per lei, scrivere? Resistere.
L’ultima storia della Némirovsky si chiama “Suite francese” ed è sopravvissuta alla sua morte, avvenuta il 17 agosto 1942 nel campo di concentramento di Birkenau. La figlia Denise ha conservato il quaderno per cinquant’anni senza avere il coraggio di leggerlo, credendo che si trattasse di un diario e che rievocare la madre negli ultimi istanti fosse troppo doloroso. Solo nel 1990 lo ha dato alle stampe, quando ha scoperto che non era un’ autobiografia, ma uno dei più potenti romanzi del novecento. Tradotto in Italia da Adelphi, cui va il merito di aver portato alla luce l’opera della scrittrice, ancora in via di pubblicazione, “Suite francese” è la narrazione corale di un popolo travolto – suo malgrado – dalla Storia. Leggi tutto…