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LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (recensione)

La capitana dell'isola di nessunoLA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (Mursia)

di Alessandro Russo

Lontano da tutte le rotte del mondo, c’è un posto dove il sole è più testardo d’un mulo e i suoi raggi acuminati sono lame bollenti: un isolotto che odora di capperi e pare un presepe. Una manciata di rocce nere e case bianche abitate da pescatori in attesa di riempire le loro reti e da peccatori dalle facce di terra e salsedine. Un piccolo spazio magico preda dei capricci dei venti dove la risacca s’intestardisce e s’arruffiana il mare. Dalle nostre parti, nella capitale dell’isola di Sicilia, vive un abile scrittore che con la sua penna aguzza plana giornalmente sopra quell’oasi fatata e prova a scrutarne gli accadimenti con occhi femminili. Intanto una donna dai lunghi capelli neri diventa la protagonista del romanzo che lui sta scrivendo. Vede così la luce una fiaba narrata con ritmi sudamericani: La Capitana dell’isola di nessuno (Mursia Ed, pg133, €12) del giornalista Mario Di Caro da Palermo. S’alternano colà tempeste e piaceri, pirati e gelsomini, sfavillanti luci erotiche e ombre buie di malaffare. Fragori di trombe e vassoi ricolmi di cocco, pannocchie fumanti e piatti di ceramica adorni di polpi; e poi petali di pomelie, cestini di fichidindia e grappoli di variopinti pupari e giullari. Un tripudio di colori e profumi di un luogo tenero e selvaggio annientato però da bisbigli taglienti come scimitarre e velenosi più dei serpenti. Avvince la trama del romanzo e si lascia assaporare con gusto; la prosa è colorata di rosa e tutto il testo ha una seducente andatura a tempo di musica. Leggi tutto…

MARIO DI CARO racconta LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO

Mario Di CaroMARIO DI CARO racconta il suo romanzo LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO (Mursia)

(a seguire, le prime pagine del libro – leggi la recensione di Emanuela E. Abbadessa su “la Repubblica”)

di Mario Di Caro

Può un uomo guardare il mondo con gli occhi di una donna? Difficile, magari può provare a spiare il mondo delle donne, assai più magico, e provare ad ascoltarne il respiro, a riconoscerne i sentimenti, a rispettarne i codici, ad assecondarne le sensibilità. E allora per costruire un personaggio con una centralità assoluta come la Carmen de “La capitana dell’isola di nessuno”, appena pubblicato da Mursia, ho formato un mosaico di donne, ho sovrapposto archetipi, partendo da un paio di riferimenti precisi: la Carmen di Merimee e Bizet, di cui la mia Carmen spero possa essere considerata una sorella minore, una cuginetta che ha ereditato la sua voglia di libertà, la sua capacità di trascinare. Magari senza bisogno di trasformare un soldato in contrabbandiere ma in grado di minacciare con un forchettone da cucina i suoi estorsori o di scatenare il suo samba di piacere tutte le volte che ne ha voglia. E qui entra in gioco la musica sottintesa del racconto, la colonna sonora che ho avuto nelle orecchie mentre scrivevo: la Habanera di Carmen, certo, ovvero il manifesto dell’amore libero, ma soprattutto la “Garota de Ipanema”, ovvero quel miracolo di grazia che cammina ancheggiando e che è capace di fare sorridere il mondo al suo passaggio.
La capitana dell'isola di nessunoEccola, allora Carmen, bella, forte seduttrice, mezza fata e mezza strega, una capace di cucinare le melanzane in 24 modi diversi, una che quando torna nella sua isola dopo vent’anni di assenza di colpo quieta la risacca, zittisce i gabbiani e ammorbidisce la morsa del sole. Troppo per una comunità che resta maschile e invidiosa. Ed ecco l’altra domanda centrale. Quanto è sopportabile, allora, in un mondo di ominicchi e caporali, una capitana promossa sul campo dai compagni della vigna che si sono visti difesi da lei, una preda di appetiti sessuali che si fa cacciatrice, una donna risoluta che rianima l’economia di una piccola isola e che caccia a maleparole gli estorsori dalla sua Bottega? Quanto da’ fastidio una donna che si ribella, che dice no al pizzo, che ha successo, che attira benevolenze dalla su gente come dagli elementi naturali?
Tanto, evidentemente, se il prezzo della libertà diventa un ammasso di cenere fumante.
Ho pensato allora a come potrebbe reagire una donna di questo tipo alla paura, ho pensato alle peripezie di Teresa Batista, l’eroina di Jorge Amado, e al contesto, semplice ma comunque inquinato, di una piccola isola siciliana che scopre improvvisamente il germe del benessere e le sue tentazioni. Da quali fantasmi e’ visitata la notte di una donna minacciata? Quanto pesa la solitudine di chi  ha scelto l’indipendenza? Leggi tutto…