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LA NEMICA di Brunella Schisa (recensione)

LA NEMICA di Brunella Schisa (Neri Pozza)

di Massimo Maugeri

Dopo “La scelta di Giulia” (Mondadori – qui è disponibile l’ottimo Autoracconto d’autore) Brunella Schisa torna in libreria con un romanzo storico ambientato nella Parigi del 1786: un periodo molto particolare, poiché precede di pochi anni la Rivoluzione dell’89 e la fine dell’Ancien Régime. Il romanzo si intitola “La nemica“, lo pubblica Neri Pozza e vede come protagonista una donna molto affascinante che nei suoi memoir si firmava – per l’appunto – con l’appellativo «la nemica mortale» (di Maria Antonietta). Stiamo parlando di Jeanne Valois, la contessa de la Motte.

Il romanzo apre con un prologo intitolato “Il marchio del disonore”. La data di riferimento è il 21 giugno 1786.
Il primo grido sembrò l’urlo sgraziato di un gabbiano. Marcel alzò lo sguardo e vide volteggiare uno stormo di uccelli dietro un’imbarcazione che procedeva lentamente verso il Pont Neuf. Sul molo, un esercito di scaricatori scendeva dalle barche ormeggiate con pesanti casse sulle spalle e le caricava sui carri in attesa. Accelerò il passo, lo zio lo aveva pregato di essere puntuale e non voleva indispettirlo. Il silenzio del mattino fu trafitto da una voce disumana, uno strillo roco, disperato, da ghiacciare le vene. Sarà qualche condannato sulla forca, pensò il giovane e, invece di attraversare il ponte, tornò indietro e si diresse verso il Palazzo di Giustizia, dove un flusso di gente convergeva, nonostante l’ora mattutina.”
Il Marcel in cui si imbatte il lettore, e che si ritrova a farsi largo tra la folla diretta al Palazzo di Giustizia, è un giovane giornalista alle prime armi, Marcel de la Tache. Giunto sul posto, però, rimane molto sorpreso: “Migliaia di persone circondavano un patibolo alto due metri, sopra si dibatteva una donna con le vesti stracciate. Tre sbirri e un tizio con un abito grigio con bottoni di ferro si affannavano a tenerla ferma“.
La donna in questione – la già citata Jeanne de la Motte, avventuriera con il sangue dei re Valois nelle vene  – tiene testa a quattro uomini, mentre il boia di Parigi, accanto a un braciere fumante, si appresta a infliggerle il marchio del disonore.
“La donna mordeva, tirava calci e con una forza sovrumana stracciava con i denti la giacca di una guardia che nella colluttazione aveva perduto la parrucca. Per tenerla ferma le fu assestato un colpo nei garretti e cadde in ginocchio”. (…) “Seguì una salva di oscenità. La maggior parte degli spettatori, indifferente agli sforzi dei carnefici, era ipnotizzata dalla tenacia di quella femmina al limite delle forze. Adesso era in ginocchio, quattro uomini la tenevano ferma, e quando il boia si avvicinò con il ferro incandescente, gli occhi le schizzarono fuori dalle orbite. La carne delicata sfrigolò e un vapore bluastro si levò nell’aria. Come un animale terrorizzato, sussultò, si contorse, riuscì a liberarsi dalla presa e lo strumento, diretto alla seconda spalla, calò sul seno destro. Nonostante il bavaglio, il suo ultimo ruggito forò i timpani. Qualcuno si portò il fazzoletto al naso per difendersi dall’odore di carne bruciata. La disgraziata adesso giaceva vinta, immobile”. Leggi tutto…

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