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LA NOSTRA CASA di Bov Bjerg (recensione e intervista)

LA NOSTRA CASA di Bov Bjerg (Keller, 2017)

Un romanzo per tante gioventù

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Successo da best seller per “La nostra casa” secondo romanzo dello scrittore tedesco Bov Bjerg. Nella versione originale, Auerhaus, in lingua tedesca ha venduto ben duecentomila copie senza contare quelle della versione olandese, coreana, ucraina, russa e italiana, qui in argomento, pubblicata alla fine del 2017 da Keller con la traduzione di Franco Filice inclusa nella Classifica delle migliori traduzioni del 2017 dal Corriere della Sera per il supplemento “La Lettura”

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di Lucia Russo

Il giovane Frieder non conosce né sa esprimere il perché di quel suo tentato suicidio con cui apre il romanzo, e l’interrogativo corre per tutto il volume legandosi strettamente al tema esistenziale nella visione virginea e dolente di chi sta per divenire adulto.
Giovane liceale prossimo alla maturità, figlio di contadini in un paesino poco lontano da Berlino, Frieder avrebbe buone risorse per assaporare la gioia di vivere anziché il malessere: intelligente, simpatico e dalle tante abilità, mente brillante, spiccato senso dell’ironia, capace di lavorare sodo e svelto in campagna a fianco del padre e, non da ultimo, di esercitare la leadership sui suoi pari.  Della vita Frieder teme più la routine che le sanzioni sociali alle trasgressioni che attua.  Per lui e compagni non c’è la passione struggente o il sentimentalismo ferito. Non come per quel Giovane Werther ricordato ai compagni dal suo professore di letteratura tedesca, Hoffmann, alla notizia che il padre ha strappato il ragazzo alla morte per un soffio, privo di sensi per una dose eccessiva di barbiturici sottratti alla madre.
Nessuno dei compagni sa perché Frieder abbia compiuto un gesto così estremo, ma alcuni ne saranno toccati, e uno per volta a cominciare da Höppner Allevapolli (che è anche la voce narrante) faranno cerchio attorno a lui per proteggerlo da un ulteriore tentativo, dopo le dimissioni dal reparto di psichiatria. Oltre ad Höppner (l’unico chiamato per cognome) saranno Cäcilia, Vera, Harry e Pauline, coprotagonisti del romanzo, a solidarizzare con Frieder per quell’impossibilità di identificarsi con la società loro contemporanea, la Germania degli anni ’80 messa dall’autore vagamente sullo sfondo della trama. È un’ambientazione molto sfumata, sia dal punto di vista geografico che temporale, perché nessun riferimento appare tra le pagine circa luoghi rappresentativi  e/o fatti storici e di cronaca. Leggi tutto…