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GABRIELE TINTI racconta LAST WORDS

GABRIELE TINTI racconta il suo libro LAST WORDS (Skira)

di Gabriele Tinti

Last words” è il frutto di un lavoro di ricerca sulla rete. Ho voluto mantenere per me il ruolo “lieve” d’una regia la cui unica invenzione è stata pensare, ideare quest’opera. Alla preliminare ricerca ha fatto poi seguito la composizione delle ultime parole dei suicidi in una singolare collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà.
Ne è venuto fuori un libro privo di qualsivoglia patetico tentativo d’immedesimazione, di qualsiasi tentativo di finzione, di artificiosità letteraria. Perché queste parole ci mostrano come la maggior parte degli uomini diventi lirica “quando la vita palpita ad un ritmo essenziale, quando ciò che si sta vivendo è talmente forte da sintetizzare il senso stesso della personalità”. Perché “il lirismo assoluto è quello degli istanti ultimi”, quello che va “al di là della poesia, del sentimentalismo”, quello che “risolve tutto nel senso di morte” (E.M Cioran).
“Last words” è stato da me voluto esattamente nel senso indicato da Emil Cioran: crudo, essenziale, vero, al di là della letteratura, della finzione, persino della poesia. Voluto così perché soltanto in questo modo avrei potuto restituire intatto tutto l’autentico lirismo della sofferenza, tutto il dramma proprio d’ogni uomo quando vive un’esperienza essenziale, tragica, com’è il decidere di porre fine alla propria vita.
Queste ultime parole sono state pronunciate, scritte, da persone comuni. Non da attori, non da scrittori, non da personaggi dello spettacolo. Mi preme sottolinearlo perché non c’è in coloro che le hanno scritte una riflessione sulla composizione – un’intenzionalità e consapevolezza letteraria – ma c’è – senza mediazioni né appunto il filtro della “Letteratura” – soltanto il puro desiderio di comunicare ancora. Desiderio che si raggruma in un’intensità fuori dall’ordinario proprio perché muove da una solitudine senza scampo. Leggi tutto…