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Posts Tagged ‘Le serenate del Ciclone’

ROMANA PETRI vince il SuperMondello 2016

Romana Petri vince il Premio SuperMondello e il MondelloGiovani

 

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Leggi l’Autoracconto di Romana Petri dedicato a Le serenate del Ciclone (Neri Pozza)

Tutti i vincitori del Premio Mondello 2016

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Venerdì 25 novembre, presso la Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo, si è tenuta la cerimonia finale del Premio Letterario Internazionale Mondello, giunto alla sua quarantaduesima edizione, promosso dalla Fondazione Sicilia d’intesa con la Fondazione Premio Mondello e insieme con il Salone Internazionale del Libro di Torino e la Fondazione Andrea Biondo.

È Romana Petri con Le serenate del Ciclone (Neri Pozza) la vincitrice del SuperMondello 2016 e del Mondello Giovani: doppio riconoscimento assegnato a Palermo presso la Società Siciliana per la Storia Patria, nell’ambito della XLII edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello.

Ecco la motivazione: «Nella frequenza con cui, negli ultimi anni, una generazione di autori racconta il proprio passato concentrandosi soprattutto sulla figura paterna, Romana Petri riesce non soltanto a celebrare letterariamente il mito del padre, grande cantante lirico e attore, ma a ricostruire l’Italia piccola, quella che assisteva ai grandi cambiamenti storici restandone ai margini o soffrendone solo le conseguenze. Il linguaggio ibridato con cui, nella prima parte, narra le campagne dell’Umbria, muta nella seconda, quella che assume i toni dell’autofiction, nella partecipe rievocazione del rapporto padre-figlia, raggiungendo un equilibrio stilistico di rara armonia»

Romana Petri si è affermata sugli altri due vincitori del Premio Opera Italiana, Marcello Fois con Luce perfetta (Einaudi) e Emanuele Tonon con Fervore (Mondadori). Leggi tutto…

LE SERENATE DEL CICLONE di Romana Petri (recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo LE SERENATE DEL CICLONE (Neri Pozza) di ROMANA PETRI 

(l’ “autoracconto” firmato dalla stessa Romana Petri è disponibile qui)

di Simona Lo Iacono

Il ciclone era nato in campagna, coi grilli che si lamentavano e l’erba amara che copriva i bordi delle strade.
In città avrebbe fatto scalpore, grosso com’era, adagiato nella cesta di vimini che sua madre trascinava con sé e col colorito sanguigno. Ma lì, a Cenerente, erano abituati ai maschi che ingurgitavano uova ancora umide del caldo delle galline e ai figli tirati su tra panni sventolanti e stagioni storte.
Quando i suoi tornarono a Perugia, quel bambino fuori misura stupì quindi per il corpo già adulto, la voce grossa e baritonale, il cuore pietoso e recalcitrante. Non ce n’erano come lui, belli e silenziosi, adatti a fare innamorare, o a prendersi a pugni per principio.
E sì che non aveva gioie domestiche, il ciclone, con quel padre donnaiolo e senza tenerezza, che in tutta la vita gli aveva fatto un regalo soltanto, un grammofono e qualche disco, senza sapere che gli avrebbe regalato anche un destino.
Un regalo solo, ma era bastato. In quelle poche note che addomesticava con la passione, aveva scoperto una vocazione prepotente e sciantosa che aveva convinto il gruppo dei suoi amici a fargli fare serenate a pagamento.
Era cominciata così, per scherzo e per guadagnare qualche soldo, anche se le destinatarie delle sue sonate sbagliavano regolarmente innamorato e si perdevano per lui invece che per chi aveva commissionato la musica.
Ma non ci badava. Erano anni svagati, quelli precedenti la guerra, e la prima donna che aveva amato, l’Angelinaccia, non era bastata a frenare l’entusiasmo di una vita nuova, lontana dalle scudisciate paterne e piena zeppa di sogni di vittoria.
Se n’era andato a Roma così, senza dire niente a nessuno, mantenendosi con le gare di pugilato e iniziando a prendere lezioni dal miglior maestro che era riuscito a trovare. Leggi tutto…

ROMANA PETRI racconta LE SERENATE DEL CICLONE

ROMANA PETRI racconta il suo romanzo LE SERENATE DEL CICLONE (Neri Pozza)

di Romana Petri

Ho cominciato a scrivere questo libro dopo che erano passati 25 anni dalla morte di mio padre. In altri romanzi era già apparso, ma per costruire una storia intera su di lui non ero pronta, doveva passare del tempo. Quando ho capito che potevo cominciare, mi sono però resa conto che in realtà non volevo scrivere una redde rationem con chi non c’era più. Con lui di conti in sospeso non ne avevo, nel corso della nostra breve vita insieme abbiamo comunicato con ogni mezzo, dalle parole agli sguardi, a volte bastava una semplice piega del volto. È stato il grande amore a legarci, certo, ma anche l’immensa similitudine che ci rendeva non solo padre e figlia, ma anche grandi amici e complici. Non sono mancati, per fortuna, anche momenti burrascosi. Durante l’adolescenza l’ho rifiutato in modo sano, necessario, e per un po’ di tempo invece del padre eroe è stato il mio antagonista. Ma il sentimento che ci univa era forte. Trascorso il periodo del mio distacco critico, ci siamo ritrovati, e fino a che non è morto è stato tanto il padre reale quanto quello leggendario che aveva invaso e invasato la mia fantasia. Non credo che sarei diventata una scrittrice se sul mio cammino non ci fosse stato lui. James Hillman dice che veniamo al mondo con un seme conficcato vicino al cuore. È il nostro personale talento, quello che ci viene dato in dotazione, ma averlo serve a poco se non incontriamo qualcuno che ci aiuterà a coltivarlo. Per me è stato il mio “multiforme” padre. Cantante lirico di successo (ha portato il Don Giovanni di Mozart, con il maestro Karajan, in tutto il mondo), attore di cinema e cantante di canzoni, gli ho visto interpretare tanti di quei ruoli che per me, una bambina, quel padre era molte cose insieme oltre ad essere, sempre e comunque, anche mio padre. Il suo cantare e recitare mi ha dato un’altra prospettiva della vita. Senza rendermene conto devo aver pensato che vivere, per uno come lui, offriva la possibilità di essere più persone insieme. Dunque più vite da vivere, maggiori opportunità. E così, per farmi compagnia, suggestionata dai suoi tanti ruoli, cominciai a raccontarmi delle storie, a disegnarle e a ritagliarne i personaggi che poi facevo parlare e muovere proprio come fossero degli interpreti che guidavo io.

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