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Posts Tagged ‘Lella seminerio’

ROSSO ULIVO di Lella Seminerio

ROSSO ULIVO di Lella Seminerio: incontro con l’autrice (Siké edizioni)

Venerdì 1 febbraio 2019, alle ore 18,00 nei locali del Mercure Hotel in piazza Giovanni Verga a Catania, sarà presentato il nuovo romanzo della scrittrice catanese Lella Seminerio, dal titolo: “Rosso Ulivo” (edizioni Sikè). Dettagli in coda al post.

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Dopo “La casa del mandorlo”, Lella Seminerio scrive e pubblica un nuovo romanzo… un romanzo che a primo acchito può sembrare di denuncia, ma che, in realtà, vuole inviare un messaggio di speranza. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«“Rosso ulivo” nasce dall’idea, dopo “La casa del mandorlo”, di continuare a parlare di donne e di raccontare storie che sopravvivono ancora nella memoria di qualcuno», ha detto Lella Seminerio a Letteratitudine. «Il mio incontro con colei che mi ha rivelato la storia di cui parla il romanzo, e che realmente è accaduta, è stato fatale. Nel sentirla dalla viva voce di chi aveva vissuto fianco a fianco con i protagonisti, ho provato sin da subito una forte emozione che mi ha scosso sin nel profondo, fino addirittura a turbarmi. Dopo poco tempo, inspiegabilmente e senza che io l’avessi in realtà pianificato, mi sono ritrovata a scriverla. Ovviamente, per motivi di opportunità, ho spostato i luoghi e costruito nuovi personaggi, ma lasciando intatto il corpo centrale dell’intera vicenda.
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LA CASA DEL MANDORLO, di Lella Seminerio (uno stralcio del libro)

La casa del mandorlo - Lella Seminerio - copertinaPubblichiamo uno stralcio del romanzo d’esordio della giornalista Lella Seminerio, intitolato “La casa del mandorlo” (Euno edizioni)

La storia della mennula

Il possente albero era legato alla famiglia Mancuso da una storia funesta, ma che nascondeva un che di prodigioso, capace di suscitare, da sempre, uno stupore misterioso che sapeva quasi di sacro incanto.
Fu messo a dimora quasi mezzo secolo prima dalle mani sapienti di Tano Mancuso, il nonno di Mara, il giorno in cui, dopo ben sei femmine vide la luce Vincenzino, il suo primo bellissimo maschio. Il bambino e la mennula crebbero insieme per cinque anni, fino a quando, una febbre improvvisa recise impietosamente come una falce affilata, quella giovane vita.
La notte in cui spirò, nell’angusta casa, attorno al letto del piccolo c’era un’ aria irrespirabile. L’odore intenso delle cappate di linusa che Maridda aveva comprato in farmacia, messo nei sacchetti di stoffa, cucito e fatto bollire, toglieva il respiro.
Gli impacchi caldi erano stati appoggiati sul petto e sulle spalle, ma il tentativo di curare la polmonite di Vincenzino si era rivelato vano. Maridda Ragonese, quando il bambino esalò l’ultimo affannoso respiro, parve uscire pazza: in un lampo si alzò e cominciò a buttare all’aria ogni cosa che le capitò a tiro, gridando come un’ossessa. Pareva posseduta.
Poi cercò, con le mani ancora bagnate dalle cappate, di strapparsi il viso, graffiandoselo con le unghie. Tano la fermò stringendola forte a sé e circondandole le spalle con le sue braccia robuste. Le bambine piangevano spaventate, mentre il padre, portò a forza fuori dalla casa la donna che, bestemmiando, tirava calci peggio di una mula. Leggi tutto…