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L’EMPRISE, di Sarah Chiche

L’EMPRISE, di Sarah Chiche
(romanzo inedito in Italia) – Grasset, 2010

di Claudio Morandini

Con “L’emprise” (Grasset, 2010) Sarah Chiche racconta una storia di possessione (l’emprise, appunto, ovvero l’ascendente, l’influenza del titolo, ne è un sinonimo ingannevolmente attenuato). Il romanzo procede implacabile, ma non nega alcune alcune svolte imprevedibili, nel raccontare la dipendenza sempre più stretta di una donna (resa fragile dalla morte dell’amata nonna, dalla separazione dall’amante e dal ripudio del marito) dal suo psicoterapeuta. Certe pagine sembrano ripercorrere luoghi e situazioni – le più disperate – della fase finale della deriva di Hannah, la protagonista del precedente romanzo della Chiche, “L’inachevée” (L’incompiuta, Grasset, 2008). In un certo senso “L’emprise” è la lente d’ingrandimento posata su quei momenti di perdita di senso, di abbandono di volontà e di dignità, ne è l’estensione, la riduzione a un dramma a due, con una vittima ben definita da subito e un antagonista che si rivela un po’ alla volta, e da rassicurante e autorevole diviene ben presto prevaricatore, sordido, ricattatorio, minaccioso. Victor (nome scelto non a caso) è tutto ciò che non dovrebbe essere un terapeuta, e lo è a tal punto da trasformarsi, nella seconda parte (non ce ne vogliano i futuri lettori), in una sorta di fanatico esorcista, pur conservando i tratti (attenzione, l’ambiguità del ruolo è fondamentale, e rafforza il personaggio, invece di sfocarlo) di una creatura mefistofelica. Pretende subito la nudità e l’assoluta disponibilità da parte della donna, e la avvolge in un ambiente neutro e artificioso, scollegandola dalla realtà, dalle amicizie e da ogni altro interesse, sottoponendola a terapie che sono tour de force carichi di violenza psicologica, iniettandole ricordi di fatti mai accaduti, manipolandone gli affetti e le poche certezze residue, imponendole dopo le sedute come compiti a casa lunghe trascrizioni che forzano la realtà e ufficializzano la finzione, e sottraendole decine di migliaia di euro. Victor si presenta subito come l’unica soluzione, la sua ricetta è la sola valida, la sola perfetta: e forse in questa presunzione, nell’arroganza con cui non prospetta alternative alla donna fragile e in cerca di aiuto sta la sua componente più spaventosa.
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