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Posts Tagged ‘Lindau’

MUTAZIONI. STORIA DI MARICIA, UN MEDICO CHE SI SCOPRE PAZIENTE di Fabio Cavallari (recensione e intervista)

“Mutazioni. Storia di Maricia, un medico che si scopre paziente” di Fabio Cavallari (Lindau)

recensione del libro a cura di Maria Genchi – a seguire, intervista a Maricia Roccaro 

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di Maria Genchi

“Mutazioni” è la storia personale di Maricia Roccaro, nefrologa siciliana che dirige il centro di analisi di Bronte , in provincia di Catania. Una scrittura autobiografica , rielaborata dallo scrittore e giornalista Fabio Cavallari , che racconta come la vita possa cambiare all’improvviso e ritrovarsi confusi, pieni di paure e d’incertezze: l’io narratore narra l’io personaggio autobiografico. Tra narratore e personaggio si è stabilito un dialogo, un’empatia profonda che ha permesso la condivisione dell’esperienza di vita e l’assimilazione del narratore nel personaggio Maricia come se si trattasse della stessa persona che si sdoppia nel raccontare sé stesso. La testimonianza autobiografica si articola in diversi momenti che rappresentano il percorso di Maricia, dalla scoperta della malattia ai dubbi, alla conoscenza e terapia della malattia e per finire al Covid 19. In questi momenti il personaggio si snoda in altri “io”: medico-donna-paziente-madre. L’io proustiano si sdoppia alla ricerca della propria identità e della propria forza interiore per giungere ad essere quello che è Maricia adesso, una donna medico che ha la vocazione di dialogare con le persone malate per condividerne le difficoltà e portarle a superare le proprie angosce, paure e assisterle durante la terapia con l’aiuto dei familiari. In questo momento storico di Covid 19 che stiamo attraversando, Maricia sa vivere le paure, il silenzio, le angosce sfidando la vita stessa per dirci che possiamo riuscirci. Leggi tutto…

I giocattoli di Auschwitz, di Francesco Roat

I giocattoli di Auschwitz

In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

I giocattoli di Auschwitz di Francesco Roat Lindau, 2013 – pagg. 292 – euro 19,50

[con la pubblicazione di uno stralcio del libro]

Un bambino ebreo nell’inferno di Auschwitz.
Un ufficiale delle SS appassionato di musica.
Il difficile ritorno alla vita «normale».
Un romanzo duro, intenso e coinvolgente
come la Storia che vi fa da sfondo.

 
Il libro
Il piccolo Ruben è un “giudeo cacasotto”: così lo deridono i compagni di classe, fino a quando un giorno la scuola gli viene per sempre preclusa. Ma lui non ne fa un dramma. Meglio le lezioni private di clarinetto dal professor Nussbaum, uno che suonava con i Wiener Philarmoniker prima che lo cacciassero perché ebreo. Meglio gironzolare per le strade della città. Meglio starsene a casa, nonostante il clima in famiglia si faccia ogni giorno più cupo e agitato. Una notte, però, tutto precipita, arrivano i soldati e si possono raccogliere solo le cose più importanti, perché non c’è tempo, alla stazione c’è un treno che aspetta. Auschwitz ingoia gli ebrei, ma non Ruben. Il ragazzo viene salvato da un ufficiale delle SS, Klaus von Klausemberg, un raffinato melomane che si invaghisce del suo talento musicale. Il militare lo prende sotto la sua protezione, gli dà una certa libertà all’interno del lager, lo ospita nell’ospedale del campo. Ruben vive così una prigionia dorata e Klausemberg diventa per lui una specie di padre, protettivo e prodigo di consigli, oltre che un amico con cui suonare il prediletto Mozart. La tragica verità del lager affiorerà poco alla volta, insinuerà in Ruben prima dubbi e sospetti, poi inquietudini e orrori, in un crescendo di scoperte sconvolgenti, che, al momento della liberazione, si trasformeranno in un lutto assai difficile da elaborare. Solo due decenni più tardi, rivivendo attraverso un diario postumo la tragedia di Auschwitz, Ruben potrà scacciare i fantasmi.

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In esclusiva per Letteratitudine, uno stralcio del romanzo I giocattoli di Auschwitz di Francesco Roat (Lindau)
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LA DANZA DELLA VITA, di Roberta Borsani

La danza della vita. Comprendere il femminile attraverso le fiabeIn esclusiva per Letteratitudine, l’introduzione di LA DANZA DELLA VITA. Comprendere il femminile attraverso le fiabe, di Roberta Borsani
Lindau, 2012 – pag. 180 – euro 16

Qualche volta la nostra vita sembra un oscuro sentiero, dove procediamo a tentoni temendo trappole e pericoli ignoti. Solo quando il percorso è conosciuto il passo diventa cadenzato e sicuro, come in una danza. È possibile delineare una mappa della vita? Un modello che derivi dall’esperienza remota del genere umano? Una tale sapienza esiste, ed è quella perennemente vitale delle fiabe. Senza assumere teorie aprioristiche o dissolvere l’incanto poetico della narrazione, l’autrice esamina, attraverso questo fecondo patrimonio tradizionale, le opportunità e i rischi che si presentano all’esistenza femminile. Ci sono ragioni profonde che spingono Biancaneve a cadere nelle insidie della strega, sprofondano Rosaspina nel sonno e destinano Gretel a svelare l’inganno della casetta di marzapane. Le fiabe gettano una luce viva sulle sofferenze delle donne: disturbi alimentari e affettivi, disamore di sé, naufragio delle relazioni e, non meno che in passato, violenza. Chi la subisce senza reagire può rivelare una personalità poco consapevole del proprio valore e incapace di rinnovarsi. Gravata delle qualità dell’archetipo, la donna si vede negare la complessa realtà della sua persona e un ruolo sociale da protagonista, con ripercussioni avvilenti. Le fiabe la aiutano a ricongiungersi con la parte emozionale e sognante della sua anima, a comprendere i drammi con cui si misura ogni giorno, a trovare la strada di una più autentica e intima emancipazione.

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L’introduzione di LA DANZA DELLA VITA. Comprendere il femminile attraverso le fiabe, di Roberta Borsani

La leggenda può servire alla storia e la fiaba alla vita: ma storia e vita non sono poi l’una continuazione dell’altra?
Olga Visentini

La nostra vita a volte somiglia a un oscuro sentiero, in cui procediamo con angoscia e trepidazione temendo pericoli ignoti. Altre volte somiglia a una corsa affannosa all’inseguimento di un’occasione percepita troppo tardi, e che ormai sfuma dietro l’orizzonte. Solo quando il percorso è conosciuto e i tempi sono attesi, il passo diventa ritmico e sicuro, come in una danza.
È possibile parlare di una mappa della vita? Esiste un tracciato che possa fungere per noi da modello, permettendoci di fare tesoro dell’esperienza remota del genere umano e restituirci la familiarità con i ritmi di una natura che è la nostra?
Questo libro mostra che tale sapienza esiste, e non è quella arida e sempre bisognosa di aggiornamento dei trattati, ma quella ancestrale e perennemente vitale delle fiabe. In esse, da tempo immemorabile, l’esperienza umana ha distillato il proprio succo servendosi dei simboli che scandiscono il passaggio dal dramma alla risoluzione, dalla confusione all’ordine interiore: ciò che fa della vita non più un erramento ma un’iniziazione alla compiutezza.

La propensione a narrare nasce dal cuore stesso dell’uomo. Ha radici profonde, che precedono di molto quella che oggi chiamiamo civiltà. Ogni regione del mondo, ogni comunità, per piccola e primitiva che sia (anche quella del villaggio neolitico), ne ha accolto l’impulso dando origine a miti, saghe e fiabe: colonne portanti della cultura dei popoli.
Ma anche il singolo individuo, ancora in tenera età, appresi i primi rudimenti del linguaggio, si abbandona con immensa soddisfazione al piacere di raccontare. Più tardi incontrerà le più complesse narrazioni adulte, che seguirà rapito e che nessun parente o educatore, per quanto illetterato, gli farà mancare, potendo attingere a un modello ancestrale, indipendente, almeno in apparenza, dai prerequisiti culturali: quello della fiaba, che scaturisce dalla notte dei tempi, è universalmente diffuso e presenta un numero limitato di varianti.
La fiaba accoglie, svolge e spiega i momenti fondamentali della vita attraverso cui l’individuo deve passare per giungere ad affermare compiutamente la sua personalità. Molti studiosi del folclore vi hanno letto la memoria ancestrale di riti iniziatici che nelle società primitive ogni maschio deve superare per poter accedere al mondo degli adulti. In effetti i maltrattamenti, le aggressioni e i danni psicofisici che i protagonisti subiscono nella fiaba ricordano abbastanza da vicino le sofferenze e perfino le ferite o le piccole mutilazioni inferte all’iniziato nel corso delle cerimonie di passaggio. Leggi tutto…