Archivio

Posts Tagged ‘Loredana Limone’

OMAGGIO A LOREDANA LIMONE

Ricordiamo la scrittrice Loredana Limone (Napoli, 16 ottobre 1961), morta a ieri – 8 dicembre 2018 – a Milano. Riproponiamo l’Autoracconto d’Autore con cui la scrittrice ci parla del suo “Borgo propizio

Loredana Limone, napoletana, milanese d’adozione, dopo una decina di libri tra fiabe e gastronomia, ha esordito nella narrativa con Borgo Propizio (Guanda 2012, Tea 2013). Premiato con la menzione speciale al Premio Fellini 2012, è stato tradotto in Spagna, Germania e Bulgaria, così come il secondo romanzo della serie: E le stelle non stanno a guardare (Salani 2014, Tea 2015). Nel 2015, sempre edito da Salani, è uscito il terzo romanzo della serie, Un terremoto a Borgo Propizio. Il suo ultimo libro è La felicità vuole essere vissuta. Le storie di Borgo Propizio (Salani, 2018).

* * *

Loredana Limone “racconta” il proprio romanzo Borgo propizio” (Tea)

di Loredana Limone

Chi scrive in genere ha sempre scritto. E così io. Composi la prima cosuccia che avesse un senso, diciamo letterario, a nove anni. Era una poesiola in prima persona dal titolo significativo: La penna. Da allora non ho mai smesso. Ma fu molti anni dopo, con la nascita di mio figlio, grazie alle fiabe scritte per lui le quali, insieme al cibo e ai baci, erano state un grande veicolo d’amore materno, che arrivò il primo libro con una piccola casa editrice.
Da lì sono si sono succedute diverse pubblicazioni, una decina, in una lunghissima gavetta dal crescendo soddisfacente ma qualche volta frustante, finché – ormai matura sotto tutti i punti di vista, dopo 40 anni da quella prima poesiola – ho fatto il salto nella grande editoria e sono stata pubblicata da Guanda.
Adesso a chi mi chiede cosa faccio, rispondo la “scrittrice da grande”. Leggi tutto…

LA PROMESSA DEL TRAMONTO di Nicoletta Sipos

LA PROMESSA DEL TRAMONTO di Nicoletta Sipos (Garzanti) – presentato da Loredana Limone

 * * *

di Loredana Limone

LA PROMESSA DEL TRAMONTO (Garzanti) è un libro di rara bellezza ed è un libro del mio genere preferito. Infatti è una storia che contiene la Storia, quella con la esse maiuscola che, purtroppo, non sempre si studia a scuola.
Ed è, inoltre, il racconto di una storia vera, la storia d’amore fra Tibor Schwarz e Sara Divinci, lui un giovane medico ebreo-ungherese e lei una giovane infermiera italiana.

Il romanzo comincia il 15 novembre 1951. Siamo a bordo della nave Veszprém e Tibor sta fuggendo dall’Ungheria e dalle imposizioni del partito, nascosto in un gabbiotto chiuso e fetido, alto 1,60 m, mentre lui è 1,80, in compagnia di due donne e un neonato. Non possono muoversi e devono fare i bisogni in un secchio comune.
La traversata è violenta, il Danubio è arrabbiato e per giunta a bordo c’è un ispettore della polizia stalinista con il suo agguerrito cane che è alla forsennata ricerca di clandestini.

Nell’angusto nascondiglio Tibor non può muoversi, non può alzarsi, non può fare che una sola cosa in piena libertà: ricordare.
Ricordare il suo grande amore per e con Sara, nonostante tutti gli impedimenti. Leggi tutto…

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (recensione)

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (Garzanti)

di Loredana Limone

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, oltre che un gran bel romanzo, è – per chi conosce le donne – un prevedibilissimo piano squisitamente femminile che un uomo è bene si aspetti di vedere realizzato se… se ci sta facendo del male. Perché, se così è, come spesso capita, è prevedibilissimo che noi ci si vendichi.
Sebbene non sia questo il punto focale del romanzo, io lo ritengo un punto molto significativo e ci tornerò dopo.
Dunque, la scrittrice senza nome.
In realtà un nome ce l’ha, anche bello, si chiama Silvana – che riporta alle atmosfere dannunziane della favola bella che ieri m’illuse che oggi t’illude. Ma Silvana Sarca – detta Vani – non si illude, è una ragazza concreta con i piedi piantati a terra, sebbene sia una sorta di fantasma. Ovvero una ghostwriter. Troppo indispensabile per non essere considerata meno che invisibile – peraltro in un mondo, quello editoriale, fortemente maschilista – è colei che scrive romanzi di successo per conto di scrittori i quali nemmeno la vedono.
Ma noi sì.
Già solo per i capelli corvini, il rossetto viola e l’impermeabile scuro, Vania è un personaggio più che intrigante. Possibile Macchianera in gonnella, la nostra protagonista è una tipa tosta, cui non frega niente di niente (dice, e – ammesso che sia vero – quanto mi piacerebbe essere come lei). Definita dalla madre “la nostra geniale figlia disadattata”, nel suo lavoro, in realtà mette in campo le proprio, favolose capacità di dissimularsi nel cervello altrui ed estrarvi romanzi di successo. Leggi tutto…

SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE di Paola Cereda

SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE (Piemme) di Paola Cereda

di Loredana Limone

Nel Mediterraneo c’è un’isola che è la più distante dell’arcipelago cui appartiene e non si sa come si chiami. Ovvio che un nome lo abbia, ma si è perso tra le carte geografiche e nella memoria della gente. La protagonista è una ragazza che invece, il nome, ce l’ha e si chiama Agata, come la pietra che un fidanzato lontano aveva regalato alla di lei zia in segno di promessa, promessa non mantenuta. Zia e non madre perché Agata è senza mamma, avendola persa alla nascita, ed è stata allattata e cresciuta fino ai cinque anni dalla moglie di un pastore, cui era stata data a balia. Quando torna da suo padre, che fa il fabbro ed è un uomo rozzo e incapace di tenerezza, questi la mette a lavorare in casa e principalmente a cucinare. L’ordine è perentorio: «Ti sveglierai ogni giorno prima dell’alba a prepararmi il pasto».
Così cresce Agata.
Della madre la bambina ha solo il vuoto, l’assenza dentro un abito di cotone azzurro trovato in fondo all’armadio tra le giacche del genitore; un abito semplice, diritto, con il collo tondo e la mezza manica, come possiamo vedere sulla bella copertina. Leggi tutto…

E LE STELLE NON STANNO A GUARDARE, di Loredana Limone (recensione)

E LE STELLE NON STANNO A GUARDARE, di Loredana Limone (Salani)

di Giovanna Mozzillo

Nel caso tra chi mi legge ci sia qualcuno che soffre di depressione (che sia una depressione esplicita e conclamata o magari una depressioncella sottaciuta, di quelle che uno si illude di tenere a bada, e invece, non si sa mai!, magari a un certo punto, il patatrac gli esplode dentro, a impastoiarlo nella sua coltre vischiosa), ebbene, se qualcuno è incappato in una trappola così, io posso consigliargli un rimedio efficacissimo, privo di effetti collaterali e ad azione rapida. Il rimedio è questo: leggersi, assaporandolo dalla prima all’ultima pagina, il recente romanzo di Loredana Limone “E le stelle non stanno a guardare” (titolo che ammicca a Cronin), un romanzo che dall’inizio alla fine trasuda gioia di vivere, mette in pace col mondo, e stimola a tener presente che, quando il bicchiere della nostra esistenza ci pare mezzo vuoto, senza por tempo in mezzo dobbiamo ribaltare il punto di vista, riflettendo che, se risulta “mezzo vuoto”, il bicchiere al tempo stesso sarà necessariamente “mezzo pieno”, e insomma che la vita, sebbene annoveri traumi, delusioni e negatività varie, è in genere anche ingemmata da tante piccole felicità, le quali, in attesa delle felicità grandi che pure di tanto in tanto la buona sorte ci elargisce, non sono affatto da sottovalutare. Per esempio, la voluttà di leccarsi un ghiotto gelato di fragola alla “latteria” di Belinda e di sua zia Letizia, latteria che è il più accorsato punto d’incontro a Borgo Propizio. Leggi tutto…

BORGO PROPIZIO, di Loredana Limone

Borgo PropizioIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano del romanzo BORGO PROPIZIO, di Loredana Limone (Tea, 2013) e l’autoracconto del libro da parte dell’autrice

Belinda ha intenzione di ricominciare e Borgo Propizio, un paese in collina in un’Italia che può sembrare un po’ fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma… ma che importa! A eseguire i lavori nel negozio è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli… ma c’è anche una grande felicità: l’amore improvviso per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell’uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d’altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti…

* * *

Dal romanzo BORGO PROPIZIO, di Loredana Limone (Tea, 2013)

Purtroppo, dopo le vacche grasse arrivano sempre le vacche magre e con gli anni la richiesta di lavori all’uncinetto, pezzi unici fatti a mano, diminuì. I corredi non contemplavano più simili manufatti perché le giovani spose preferivano moderni capi colorati da mettere in lavatrice e, se possibile, da non stirare; come bomboniere per i battesimi, le comunioni e i matrimoni, si sceglievano oggetti spesso inutili nei negozi dei numerosi centri commerciali spuntati un po’ dovunque come funghi. Velenosi, però.
Era finita – o comunque era sempre più in declino – la generazione di chi amava la tradizione. Il progresso, mostro ingordo, si stava mangiando tutto. Dilagavano, inoltre, i notevolmente più economici prodotti della Cina, la cui popolazione, si temeva, avrebbe invaso tutto il mondo. Lo diceva anche la televisione, che Marietta seguiva fedelmente.
Ecco perché, quando Mariolina, confidando nella riservatezza della sorella, la informò del negozio, Marietta mostrò grande meraviglia.
«Mah!» esclamò, prima di rimuginare tra sé e sé, cercando di non perdere i punti di un cruciale nodo d’amore per una tenda che sarebbe stato impossibile non ammirare nella vetrina di Fili Fatati dal 1888 e che di certo le avrebbe portato nuovo lavoro.
Ah, se le cose fossero andate diversamente, se la mamma non si fosse ammalata, se ci fosse stata una spinta al turismo, se la congiuntura economica (forse non c’entrava nulla, ma l’aveva sentita in tivù e le sembrava ci stesse bene)… Se così, se cosà, avrebbe potuto farlo lei, quel passo. Forse ci sarebbe voluto solo un po’ di coraggio. E un piccolo capitale, restituibile alla banca.
Ah, no, la banca no! Nemmeno a parlarne! Quegli strozzini! Di recente un poveraccio era stato spinto al suicidio: gli avevano preso perfino la casa. Senza cuore, le banche, meglio non averci nulla a che fare! Però… vicino al Municipio, in pieno borgo. D’accordo, un borgo decaduto. Tra un po’ sarebbe diventato un paese di anziani, per non dire di vecchi. E di fantasmi.
L’appellativo Propizio, per una qualche derivazione latina, si riferiva al fatto che i principi che lo avevano governato con gran fasto nei secoli passati, copiando gli antichi usi romani, consultavano il volo degli uccelli prima d’intraprendere qualcosa d’importante, e il puntuale arrivo dei volatili da oriente era considerato propiziatorio. Ma, da che Marietta aveva memoria, sarebbe stato meglio chiamarlo Borgo Impropizio o Borgo Infausto, o come peggio si preferiva, tanto il paese era vittima della superstizione. Anche se in effetti niente aveva dimostrato che fosse vero. Qualche coincidenza, forse. Ma proprio se ci si voleva credere. Fantasmi… Leggi tutto…