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Posts Tagged ‘Luca Crovi’

L’ULTIMA CANZONE DEL NAVIGLIO di Luca Crovi: incontro con l’autore

“L’ultima canzone del Naviglio” di Luca Crovi (Rizzoli): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Luca Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Ha collaborato con «Italia Oggi», «Il Giornale» e «Max» occupandosi di musica. È autore di saggi e romanzi, da ultimi Noir. Istruzioni per l’uso (2013), L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020). Ha sceneggiato fumetti ispirati alle opere di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto. Per Marsilio è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) che ha inspirato l’omonima trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2, con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005.

Di recente, per Marsilio, ha pubblicato Storia del giallo italiano (un’intervista all’autore è disponibile qui), nonché il già citato nuovo romanzo edito da Rizzoli e intitolato L’ultima canzone del Naviglio, ambientato nel gennaio 1929, mentre il Generale Inverno assedia Milano avvolgendola di bianco e il pugno di ferro della milizia fascista cala sulla città che sta cambiando da un giorno all’altro…

Abbiamo chiesto a Luca Crovi di raccontarci qualcosa su questo nuovo romanzo…

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«Quando mi sono messo a lavorare a “L’ultima canzone del Naviglio” (Rizzoli)», ha raccontato Luca Crovi a Letteratitudine, «avevo chiara in testa l’idea di voler raccontare ai lettori due eventi che in qualche modo hanno segnato Milano nel profondo: il Generale Inverno e la chiusura dei Navigli. Due episodi storici che accadono entrambi nel 1929 e portano la città da una parte a reagire e a riprendere le attività nonostante la neve e il gelo e dall’altra sembrano lasciarla indifferente davanti alla privazione per sempre delle sue vie d’acqua. Leggi tutto…

LA GERMANIA TRA IL ’44 E IL ’47 NEI ROMANZI DI GILBERS: intervista all’autore

Una corposa intervista di Luca Crovi allo scrittore, giornalista e drammaturgo tedesco Harald Gilbers: autore di una saga, ambientata nella Germania di fine seconda Guerra mondiale (edita in Italia da Emons Edizioni), che presto dovrebbe diventare serie televisiva

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di Luca Crovi

Com’era realmente la Germania fra il 1944 e il 1947? Qual era il sentimento provato dai tedeschi durante il regime di Hitler? Ha cercato di raccontarlo in un ciclo per ora di cinque romanzi come “Berlino 1944”, “I figli di Odino”, “Atto finale”, “La lista nera” e “L’inverno della fame” (tutti editi da Emons Edizioni) lo scrittore, giornalista e drammaturgo tedesco Harald Gilbers. Cinque storie in cui emerge il personaggio dell’ex commissario di polizia Richard Oppenheimer alle prese con cinque indagini che lo portano a svolgere il ruolo di investigatore in una Berlino che finirà bombardata, invasa e divisa. Rimosso dal suo incarico per le sue origini ebraiche Oppenheimer è poi rimesso sul campo dal regime nazista ed è un poliziotto davvero speciale. Abbiamo avuto occasione di farci spiegare dallo stesso Gilbers la genesi della sua saga che presto dovrebbe diventare una serie televisiva.

– Com’è nata l’idea della sua serie?
All’inizio ho pensato per un attimo di sviluppare una sceneggiatura della prima storia BERLINO 1944. Il cinema mi ha sempre influenzato e anche all’università ho scritto alcuni articoli sulla storia del cinema. I film diretti in Germania da Fritz Lang prima di emigrare sono stati il ​​mio punto di partenza. In “M” e “The Testament of Dr. Mabuse” compare il personaggio del commissario Lohmann. Io mi sono chiesto come potesse essere la vita di Lohmann durante il nazismo se fosse stato ebreo. È da qui che nasce l’ispirazione per Oppenheimer il mio personaggio principale.

– Che immagine emerge dai suoi romanzi della Germania di Hitler? Leggi tutto…

STORIA DEL GIALLO ITALIANO: intervista a Luca Crovi

“Storia del giallo italiano” di Luca Crovi (Marsilio): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Se parliamo di giallo e di letteratura di genere (e non solo, in verità), e se siamo alla ricerca di uno dei massimi esperti sul tema, il primo nome che viene in mente è senz’altro quello di Luca Crovi (peraltro figlio d’arte del grande Raffaele).

Luca Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Ha collaborato con «Italia Oggi», «Il Giornale» e «Max» occupandosi di musica. È autore di saggi e romanzi, da ultimi Noir. Istruzioni per l’uso (2013) e L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020). Ha sceneggiato fumetti ispirati alle opere di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto. Per Marsilio è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) che ha inspirato l’omonima trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2, con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005.

Di recente, per Marsilio, Luca Crovi ha pubblicato un libro che può essere considerato come un vero e proprio faro con riferimento al giallo italiano e alla sua storia. Si intitola, per l’appunto, “Storia del giallo italiano“. Un libro di cui gli amanti del giallo, della letteratura di genere (e non solo, in verità), farebbero bene ad accaparrarsi.

Ho avuto il piacere di conversare con Luca Crovi sul giallo italiano e sulla sua storia…

– Luca, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Quand’è che hai sentito l’esigenza di scrivere un testo che potesse ripercorrere in maniera completa ed esaustiva, come poi sei riuscito a fare, la storia del giallo italiano?
Questo volume nasce dall’idea di riprendere le ricerche sul giallo italiano che avevo intrapreso con “Delitti di carta nostra” e proseguito con “Tutti i colori del giallo”. Nel mezzo ci sono stati 9 anni di trasmissioni di Radiodue che ho condotto sulla narrativa di genere e centinaia di interviste, recensioni, dossier, presentazioni fatte a fianco dei grandi protagonisti della letteratura di suspense mondiale. Tutte queste esperienze sono finite nel libro. Leggi tutto…

L’ISOLA DEL TESORO. IL MIO PRIMO LIBRO di Robert Louis Stevenson (recensione)

“L’Isola del Tesoro. Il mio primo libro” di Robert Louis Stevenson (Oligo – Traduzione di Luca Crovi)

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di Nicoletta Bortolotti

In principio è una mappa, se la scrittura è luogo potenzialmente pericoloso o salvifico, in cui addentrare e arretrare, perdere e perdersi. Ritrovarsi. L’Isola del Tesoro non denominava inizialmente il capolavoro di Robert Louis Stevenson che si sarebbe dovuto stampare con il titolo più prosaico di Il cuoco di bordo. Bensì intitolava la mappa che l’autore si accinse a tratteggiare durante un soggiorno nella piovosa Scozia e che non si limitava a corredare graficamente la tessitura narrativa, ma ne costituiva la trama stessa.
Una mappa dell’impossibile poiché scrivere un grande romanzo che potesse garantirgli un reddito sufficiente a mantenersi con le parole pareva al trentunenne Stevenson un’impresa “forse non di letteratura, ma almeno di resistenza fisica e morale paragonabile al coraggio di Aiace.” E una mappa del possibile quando quelle parole fortunate, bilanciate presero a scorrere come un benedetto flusso sanguigno nelle arterie dei personaggi che si sarebbero addentrati, persi e ritrovati nella sua isola. E avrebbero abitato un’altra mappa, quella dell’immaginario dei lettori, registrandone per sempre le coordinate. Leggi tutto…