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Posts Tagged ‘luigi la rosa’

LUIGI LA ROSA racconta L’UOMO SENZA INVERNO

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: LUIGI LA ROSA racconta il suo romanzo L’UOMO SENZA INVERNO (Piemme)

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di Luigi La Rosa

La genesi de L’uomo senza inverno (Piemme) è in qualche modo legata a una storia d’amore e probabilmente a un’ossessione. È così che gli scrittori sentono le storie: come idee divoranti, che prendono forma, che guadagnano corpo e consistenza, che impongono di sprofondare, dolcemente, nell’abisso che li circonda.
In questo caso, ricordo ancora quello che gli occhi, nel lontano inverno di sette anni fa, stentavano a mettere a fuoco dalle vetrate del bistrot vicino casa, nella pioggerella del pomeriggio parigino. L’enorme boulevard, la schiera dei platani dai tronchi scuri e massicci, l’ombra che cadeva, lieve come un velo, sul marciapiede bagnato. E i passanti, numerosi, nervosi, affaccendati: tutti un po’ anonimi e di corsa, come nelle meravigliose tele di Gustave Caillebotte, perché in quel gomito di tempo lontano e particolarmente intenso della mia vita era già a lui che pensavo, al genio dimenticato, al pittore perlopiù sconosciuto, un uomo misteriosissimo sulla cui vicenda s’era depositata una spessa coltre di silenzio. Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (intervista)

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad est dell’Equatore)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Eliana Camaioni

C’è qualcosa di magico in “Quel nome è amore” di Luigi la Rosa (Ad est dell’Equatore, 2016): la capacità di resuscitare ciò che di immortale c’è nella bellezza, nell’arte, nelle vite straordinarie degli artisti che popolarono la stagione della migliore Ville Lumière. Così il presente scivola nel passato, senza soluzione di continuità, e la vicenda del protagonista (che a Parigi cerca Bruno, o il suo fantasma, per il tramite di un libro dimenticato in metropolitana) sfuma in quelle dei co-protagonisti di questo romanzo, costruito solo in apparenza a stanze che si rincorrono per le vie di Parigi e si nutrono a vicenda di arte e passione, nascendo l’una dall’altra, in una sequenza ininterrotta con la narrazione del presente: da Raymond Radiguet a Pablo Picasso, passando per l’incantevole Renée Vivien, Carlos Casagemas e Frédéric Bazille.
“Quel nome è amore”, che bissa il successo ininterrotto dell’apprezzatissima opera prima di Luigi La Rosa (“Solo a Parigi e non altrove”, Ad est dell’Equatore, 2014), consacra il suo autore a pieno titolo nella veste di chi, al pari dei coprotagonisti della vicenda narrata, diventa testimone di imperitura bellezza, per il tramite dell’amore universale.

– Come in “Solo a Parigi e non altrove”, anche in questo tuo nuovo romanzo evochi la bellezza e l’arte attraverso i luoghi, per ridar vita all’immortale: caffè, boulevard, quartieri e palazzi della Parigi moderna, in un’allucinazione onirica del protagonista, trascolorano verso il seppia e precipitano indietro nel tempo, e perfino i cimiteri diventano canale non di morte ma di vita eterna…
Sì, come sempre è il passato che diventa traccia, simbolo di bellezza, allucinazione. Credo che il compito della scrittura sia effettivamente questo: riportarlo in vita, restituirgli l’antico splendore, colmando i vuoti colpevoli della storia e riscattando chi non ha più voce in capitolo. E’ qualcosa che mi ha sempre affascinato terribilmente ed è forse la molla che mi spinge a scrivere.

– “Perché ora che il ragazzo ha un nome non riesco a chiamarlo in un altro modo, appartiene piuttosto alla dimensione degli amori sognati, quelle passioni che forse fanno più male giacchè sono le sole destinate a durare”: credo sia uno dei momenti più intensi di tutto il libro. Sei d’accordo? Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (un estratto)

quel-nome-e-amorePubblichiamo un estratto del volume QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

Mercoledì 16 Novembre, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Luigi La Rosa presenta Quel nome è amore – Itinerari d’artista a Parigi (Ad Est dell’equatore Editore). Ad affiancare l’autore, l’attrice Nellina Laganà e lo scrittore Massimo Maugeri.

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da QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

raymond radiguet

Non è la prima volta che Jean Cocteau passa la notte in bianco, a inseguire Raymond Radiguet per le strade di Parigi. Non è la prima e non sarà certo l’ultima. Ma stavolta quel demonio irrequieto deve averla combinata proprio grossa. A quella festa c’erano davvero tutti, tutti quelli che contano, e domani l’affronto volerà con la rapidità di una freccia da una bocca all’altra: ne parleranno rapite la principessa Murat e Gabrielle Chanel, lo commenteranno col necessario aplomb i coniugi Beaumont e Serge Diaghilev, ma il più temibile nel rivangare vecchie pastoie sarà Erik Satie, lui sì che non vedrà l’ora di ritirarlo in ballo con Stravinskij, Picasso, Anna de Noailles e Simenon. Cocteau ha l’impressione di udire già intorno a sé l’insorgere osceno di quelle voci, il loro frenetico accavallarsi, sente che compongono un’onda vorticosa, uno tsunami d’ironia e pettegolezzo che gli s’allarga intorno fino a dargli le vertigini.
Per giunta ha camminato nel vento di gennaio, è un freddo sabato sera del 1922, e ha gli occhi rossi di pianto, le giunture doloranti e una stanchezza simile alla febbre gli pesa in corpo. Ha percorso i boulevard a passi lentissimi, alla maniera degli uomini soli, come se avesse perso l’amore, ma sa bene che non è così, pure se le parole del ragazzo, il suo disperato ragazzo, sono state chiare, irrimediabilmente chiare.
Durante la festa, fomentato nascostamente da Constantin Brâncuși, quel maledetto scultore che Cocteau comincia a odiare, a un certo punto Raymond ha intentato una delle sue scenate, alzando la voce in mezzo agli ospiti e minacciando di volersene andare. La serata lo annoiava. Aveva bisogno di fuggir via: da quella gente, da Parigi, forse perfino da lui, che lo aveva sempre amato più di suo padre ma che da qualche tempo lo soffocava con la sua gelosia di amante deluso. Radiguet chiedeva otto giorni di tregua. Non uno di più. Solo quella breve vacanza. Ma ciò che però Cocteau non riusciva a comprendere era perché partire con quell’altro e in una maniera tanto assurda: abbandonando tutti sul meglio, senza valigia, comportandosi da dissennato e mostrandosi più maleducato e capriccioso di un bambino. Leggi tutto…

Una stanza tutta per sé

“Una stanza tutta per sé”
Stage di scrittura creativa a Taormina condotto da Luigi La Rosa

Che spazio hanno oggi le donne nell’arte e nella scrittura? Quali e quanti sacrifici sono ancora costrette a fare per strapparsi ai ruoli di moglie/madre/compagna che molto spesso la società attribuisce loro soffocandone la libertà e il genio? Quanto costa insomma ritagliarsi quella “stanza tutta per sé” woolfianamente necessaria alla creazione?
Grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione culturale “Arte&Cultura a Taormina”, lo scrittore e docente di scrittura creativa Luigi La Rosa ne parlerà sabato 19 settembre a Taormina, a partire dalle ore 10.00, presso i locali di “Babilonia – Centro Studi Italiani”, via Timoleone 10, all’interno di uno stage-convegno di letture e scritture dedicate al tema in questione.
Lo stage si svolgerà negli spazi della scuola ventennale di Alessandro Adorno, fiore all’occhiello della cultura isolana, istituto ogni anno insignito del premio internazionale come migliore scuola di italiano per stranieri, e rispetterà i seguenti orari (10.00-13.00 e 15.00-18.00), spezzati da una comoda pausa pranzo durante la quale i partecipanti avranno modo di elaborare e meditare ulteriormente gli argomenti affrontati nel corso della mattinata.
Nel pomeriggio i corsisti verranno invitati a scrivere, a tradurre in parole le emozioni vissute sulla propria pelle, e dettate dal bisogno di “quella stanza tutta per sé”, sempre tanto difficile da conquistare e sempre più necessaria, soprattutto nel nostro mondo contemporaneo.
Lo stage è aperto anche alla partecipazione degli uomini, che contribuiranno a valorizzare attivamente il dibattito portando il loro personale punto di vista e animando ulteriormente la discussione. Leggi tutto…

BUC N. 4 – in studio Luigi La Rosa (collegamento con Massimo Maugeri)

BUC N. 4 – in studio Luigi La Rosa (collegamento con Massimo Maugeri)

Nuovo appuntamento con BUC: format letterario condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv


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SOLO A PARIGI E NON ALTROVE, di Luigi La Rosa (una recensione)

SOLO A PARIGI E NON ALTROVEhttps://i0.wp.com/www.adestdellequatore.com/contenuti/parigicopertina.jpg, di Luigi La Rosa

Da Parigi con amore

di Anna Vasta

Solo a Parigi e non altrove (Luigi La Rosa, Ad est dell’equatore Edizioni, pag. 232, 14,00 €) l’autore può trovare materia inesauribile di miti umani e letterari, fantasmi e chimere, finzioni e realtà che si intrecciano in nodi inestricabili, per quello che si configura, man mano che ci si addentra nel labirinto di questo stravagante libro, il tema dominante della sua introspezione: la passione amorosa, in tutte le sue declinazioni, manifestazioni, epifanie. Nel groviglio di pulsioni, affezioni, sintomi, patologie che germinano da essa. A Parigi lo scrittore arriva con un personale carico di devastanti effetti di un amore finito. Amore che non era nato a Parigi, ma che a Parigi lo aveva portato insieme col compagno Arturo, un anno prima quando niente ancora faceva presagire la crisi che covava e che a breve sarebbe esplosa in tutta la sua deflagrazione. Perché finisce l’amore? Quali “sommovimenti del profondo ne determinano la fine, mentre tutto continua a fluire uguale? A questi tormentosi interrogativi Luigi La Rosa cerca una risposta nei meandri di una città di passioni, furori, esaltazioni e depressioni, di velleità e illusioni perdute. Un luogo che custodisce nelle sue pieghe segrete l’umana follia, l’empia aspirazione a una totale insostenibile, labile felicità. Un Ade dove interrogare le anime che per un sogno impossibile di gloria, per un amore senza sbocchi, per la fedeltà estrema a una vocazione, per aver risposto a una chiamata, si sono dannate alla perdita di sé. Una toponomastica dell’amore ricostruita puntalmente seguendone la parabola di nascita, maturità e morte, attraverso le vicende di tutti quei dereletti, grandi e piccoli, oscuri e di luminosa fama che a Parigi confluivano spinti dalla forza rapinosa del desiderio. Le stazioni del métro – Saint Germaine, Notre Dame, Saint Michel, Montparnasse, Montmartre, etc, – delimitano confini, segnano tappe di un percorso interiore verso mete che sconfinano in altri approdi, in cerca di una soluzione, che non è mai definitiva, che slitta, smotta in terreni franosi, quelli dei sentimenti. Della curva in cui si iscrive la passione amorosa, all’autore più che il momento aurorale dei primi fremiti e pallori, del suo trepido insorgere, del suo tirannico insediarsi nell’animo, più che la stagione della maturità, l’ebbrezza del compimento, interessano i tempi morti del declino, del “rimpicciolirsi dell’amato in fondo al cuore, giorno per giorno, del graduale spegnersi delle fiammate iniziali che precedono il lutto della perdita definitiva. E come per l’amore anche per le vite che racconta, lo scrittore focalizza il suo sguardo su quei brevi interminabili istanti prima della fine in cui si cristallizza il senso di un’esistenza. Leggi tutto…

SOLO A PARIGI E NON ALTROVE (a Catania) – Luigi La Rosa

la Feltrinelli Libri e Musica

solo a parigi e non altrove feltrinelli ct

 

Mercoledì 12 Novembre

la Feltrinelli Libri e Musica

via Etnea 285 a Catania

ore 18,00

LUIGI LA ROSA

 

presenta

 

SOLO A PARIGI

E NON ALTROVE

Una guida sentimentale

Ad est dell’equatore

 

intervengono

 

NELLINA LAGANA’

MASSIMO MAUGERI

ELVIRA SEMINARA

 

Di Parigi si è scritto tanto, ma non una guida turistico-culturale che narrasse al ritmo di una passeggiata in compagnia di Baudelaire, Nadar, Verlaine, Rimbaud, Hemingway, Joyce, Claudel, Rodin, Balzac, Proust, Modigliani, Chopin, Berlioz, Wilde, Stein, Colette, Cocteau, Piaf, Moreau, Flaubert. … Ci ha pensato Luigi La Rosa, dedicando alla città francese con Solo a Parigi e non altrove, una sintesi tra saggio, guida turistica e romanzo e aprendo sui venti arrondissement altrettante personalissime “finestre di ardesia” che ricostruiscono, al servizio del viaggiatore, l’anima culturale che tuttora alberga i quartieri parigini. Nessun’altra città al mondo ha radunato intorno a sé scrittori, pittori, musicisti, pensatori e intellettuali quanto la Ville Lumière, e come in ogni viaggio, così nel libro i punti di partenza sono luoghi fisici, percorribili, da attraversare con il piacere stupito del viaggiatore d’eccezione, e interiori, stazioni esistenziali frutto dell’immaginazione. Ogni paragrafo del libro prende spunto da un indirizzo, una coordinata reale, identificabile nelle singole fermate del metrò adeguatamente indicata sulla rotta dei percorsi che le parole di Luigi La Rosa sanno tramutare anche in ricostruzione romanzesca di fatti e suggestioni personali. Un libro “camminativo”, Solo a Parigi e non altrove, come l’ha definito l’autore stesso, e che permette di penetrare con singolare ritmo da passeggiata il passato e presente culturale della capitale francese. Ad arricchire la speciale pubblicazione, un abbondante repertorio documentario di materiali grafici e fotografici, tra cui una cartina, mappa turistico-culturale dei singoli quartieri della città, contrassegnati dalla grafia originale di ognuno dei celebri protagonisti che rendono ancora più credibile e stimolante l’avventura emotiva cui le pagine rimandano. In Solo a Parigi e non altrove, Luigi La Rosa ha scelto di essere protagonista della storia con tanto di nome e cognome reali perché – più che spiegare agli altri – ha cercato di comprendere in prima persona cosa vi sia alle spalle della storia culturale della città che ha fatto di Parigi ciò che Parigi è.

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TRINACRIA PARK A ROMA – 10 maggio 2013

trinacria-park-cover1Presentazione a Roma del romanzo di Massimo MaugeriTrinacria park”  (Edizioni E/O). Con l’autore interviene Luigi La Rosa. Venerdì 10 maggio, ore 18:00 Libreria Ibs Via Nazionale 254/255- Roma

Le recensioniIl booktrailerIl dibattito

All’interno di una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park: un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di un antichissimo carteggio contenente brani di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana di inaugurazione
– caratterizzata da festeggiamenti a cui partecipano centinaia di celebrità – si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone, tra cui il Presidente della Regione Siciliana e diversi vip. Si scatena il panico. Per via del sospetto di un attentato terroristico di tipo batteriologico, l’isola viene messa in quarantena. In questo tragico scenario collettivo, si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale e le frustrazioni di una carriera che non ha mai preso il volo; un giovane e inquietante aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; un anziano attore di teatro chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico del parco nascondendo ben altri intenti. Perché nulla è come sembra a Trinacria Park…
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CIELI VIOLATI, di Anna Vasta

Pubblichiamo la prefazione della silloge “Cieli violati” di Anna Vasta (edizione Ensemble), firmata da Luigi La Rosa. Di seguito, alcune poesie messe a disposizione per Letteratitudine dall’autrice.

Cieli violati. Cieli ribollenti, incalzanti, con l’ardore di nuvole in fermento avanzanti verso il suolo, grigio correre di nembi in celesti sprazzi di cielo, poi affogati nella neve dell’oblio che tutto copre, e censura, e tutto quieta delle umane tragedie, inutili, invisibili, di fronte a tanto sfacelo. Sfarzo di natura che avvolge la vita, e ne governa, quietamente, irrevocabilmente, le sorti.

Anna Vasta e le epifanie della ferita

dalla prefazione di Luigi La Rosa

C’è una poesia raffinata, colta, sensuale, nutrita degli umori oscuri della terra, percorsa dagli spiriti alati dell’aria, poesia di spettrali visitazioni, di vibranti sussulti, di luminescenti epifanie, impregnata delle essenze ambigue del vivere e perennemente lambita dalla lingua insidiosa della morte.
E’ una poesia dolente ma non vinta, intimista ma mai sopraffatta, il cui canto si leva sicuro a fissare simbolicamente confini e coordinate cosmologiche, e la cui portata espressiva si cristallizza in suadente cifra di partitura, in perenne melodico fremito dell’essere, in sinfonica rappresentazione dell’universo.
I cieli sotto i quali questa lirica alta e insieme viscerale, eterea ma mai spogliata della matericità del corpo s’incarna sono gli stessi che fanno da cornice al canto, che misurano gli spazi dello sguardo, che delimitano le campiture accese della visione.
Anna Vasta, poeta di squisita grazia, li sfoglia tramutandoli in dense pagine d’album, registrandovi il corsivo fluido e icastico del suo sentire, scomponendo il corpo poetico della silloge nei sentimentali momenti di un accorato diario dell’anima.
Sono cieli violati, cieli-bambini, cieli toccati dalla ferita esistenziale, che riverberano ovunque il sangue caldo dei loro crepuscoli, come la luce onirica e bruciante delle loro aurore.
Raramente la scrittura ha saputo coniugare alla parola le eloquenti potenzialità cromatiche e plastiche dell’immaginazione, e mai come in queste pagine – a mio parere tra le più belle e le più mature nella genuina produzione del poeta – l’alfabeto significante ha ceduto la ricerca del senso al dominio pieno e musicale della forma.
L’apparente fissità dei quadri attraverso i quali l’epopea di questo mondo alla deriva viene scandita si anima, gradatamente, del dinamismo accidentato e provvido delle sue manifestazioni: la natura stessa si trasforma in un organismo vivo, usurato, drammatico, quella materia nuda che si offre agli assalti impietosi del reale, riflesso di una condizione d’innocenza atavica che pervade leopardianamente tutte le cose, penetrandone il segreto, esaltandone l’incanto. Leggi tutto…