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L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (Fernandel)

L’ultima menzognaQuando ritrovarono l’uzbeko sugli scogli, io stavo finendo il turno alla pompa di
benzina.
Il mio è un lavoro semplice, di quelli ovvi. Di quelli che la gente quasi non si
accorge che lo stai facendo e va via senza salutare. Una cosa banale, che se non la
fai tu la fa qualcun altro, dunque che c’è da ringraziare. Mica mi hai venduto un
appartamento o progettato un grattacielo. Mica mi hai guarito il cane, fatto vincere
una causa, sistemato il computer. Macché.
Io questi lavori non li posso fare, perché sono straniero.
Ma io la tua lingua l’ho studiata, me la sono pigiata dentro al sangue da quando
ero un bambino di dieci anni e ne parlavo un’altra, di lingua, buona solo a farmi
sopravvivere in un posto freddo e rinsecchito che ricordo appena.
Non ho fatto altro, in questi vent’anni, che aggrapparmi alle parole nuove,
chiedendo loro di farmi diventare me.
Però il punto è questo: io non sono italiano, io sembro italiano. E qualcosa, non
chiedermi cosa perché non lo so, però qualcosa di ostile e maligno, ma in modo
anche un po’ distratto, l’essere straniero me l’ha sempre fatto pagare.
Tutto normale, in apparenza, ma se butto un occhio alla mia vita c’è sempre
stato qualche intoppo, piccole storture che hanno finito per intralciare e rallentare il
corso della mia esistenza.
C’è una sorta di tranquilla ferocia, sempre in agguato, nella natura degli italiani.
Cani allegri e mansueti pronti però a ringhiarti contro appena sentono che il tuo
odore è diverso.
Alla fine mi sono arreso e pian piano sono diventato quasi invisibile. Leggi tutto…