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Posts Tagged ‘manni’

DARIO BUZZOLAN racconta LA VITA DEGNA

DARIO BUZZOLAN racconta il suo romanzo LA VITA DEGNA (Manni)

Un romanzo di formazione tardiva.
A proposito di La vita degna

Dario Buzzolan

(foto di Giliola Chisté)

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di Dario Buzzolan

Mi sono distratto un attimo e quando ho rimesso a fuoco lo sguardo, d’un tratto, Leonardo Bolina mi stava davanti. Somigliava ad alcune persone realmente incontrate, realmente conosciute; ma c’era qualcosa di più. Un supplemento di senso che meritava di essere indagato, con calma; che valeva un’attesa.
L’origine di un romanzo è sempre, per me, nella nebbia. E diradare la nebbia è possibile solo alla fine (quando il libro è diventato un oggetto, svincolato da te, esterno, quasi lontano), rileggendoti e ascoltando chi ti ha letto.
A volte tutto nasce da un intreccio seminale, un nucleo narrativo già strutturato. C’è un esercito che assedia una città. Oppure: c’è un tizio che dopo avere assediato una città per anni deve tornare a casa sua (come sosteneva Quéneau: esistono soltanto Iliadi o Odissee). Altre volte, invece, ti capita di trovarti davanti un personaggio, lo porti con te per un po’ e tutto quello che conta è lui. Nel caso di La vita degna è andata così. Ed è strano, perché io ho sempre amato i plot, la bottega delle costruzioni e delle scalette calcolate al millimetro, ed ero fermamente convinto che nulla mi avrebbe mai smentito. Invece è arrivato lui, Leonardo. Mi ha seguito per qualche tempo, io ho seguito lui, e a un certo punto, aspetta che ti aspetta, mi è parso un perfetto protagonista intorno a cui raccontare. Da quel momento in poi, il suo carattere ha forgiato il suo destino – cioè ha costruito la storia.
La vita degna è un libro su un tema desueto. Che non è (o non è innanzi tutto) la vecchiaia, bensì la felicità. L’ho capito soltanto dopo, ripeto, rileggendo e ascoltando chi lo aveva letto.
Come rispondereste a uno che vi chiede se siete felici? O come si raggiunga la felicità? Leggi tutto…

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LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso

LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso (Manni editore)

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recensione a cura di Francesca G. Marone

È tanta la malinconia che pervade le pagine del secondo romanzo di Claudio Grattacaso, l’autore ci consegna una storia in cui i personaggi sono tutti delineati con cura e spessore. Il protagonista è Raffaele Apostolico, autista del Presidente, detto anche il Rottame, un faccendiere molto simile a quelli dei giorni nostri. Raffaele è un uomo che porta sulle sue spalle delusioni e dentro di sé una forte sofferenza, è un uomo dilaniato fra il suo mondo privato intimo, in cui racchiude ancora la forza di qualche sogno da realizzare come una casa di campagna- simbolo di un’infanzia ancora viva nella sua memoria-, e un’immagine pubblica, che scivola apatica fra individui amorali, necessari a procurargli il pane quotidiano. Raffaele è piegato al ruolo di autista e spettatore di quei personaggi che si muovono in una dimensione corrotta senza più etica, quelli che nascosti dietro la maschera del perbenismo e della ricchezza sguazzano nel disamore, nella corruzione e nella assoluta mancanza di moralità. Tuttavia non c’è giudizio nello sguardo dell’autore nel raccontare e rappresentare quel mondo, vi è tristezza sulle fragilità e sull’abbandono totale del Presidente, sullo squallore in cui si muovono i suoi comprimari,  sua figlia,  sua moglie al punto tale da farceli sentire, in alcuni momenti della vicenda, così simili ad ognuno di noi da non vedere più la netta differenza fra bene e male. Attorno a Raffaele, gravitano pezzi di amori perduti che danno l’illusione di un rinnovato ritorno, un mondo familiare in frantumi di fronte alla malattia della madre e alla sua morte, e piccoli schizzi di personaggi di quel mondo ipocrita e fatuo del Presidente, tutti ben disegnati dall’autore. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO ALVARO-BIGIARETTI 2017: vince ALBERTO ROLLO

ALBERTO ROLLO con “Un’educazione milanese” (Manni) vince il PREMIO LETTERARIO ALVARO-BIGIARETTI 2017- Sabato 13 maggio a Vallerano (VT) la premiazione

PREMIO LETTERARIO
CORRADO ALVARO e LIBERO BIGIARETTI
III EDIZIONE
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ALBERTO ROLLO con il romanzo “Un’educazione milanese”(Manni) vince il PREMIO LETTERARIO ALVARO-BIGIARETTI 2017 

Menzione speciale della Giuria popolare a GIANFRANCO CALLIGARICH per il romanzo “La malinconia dei Crusich” (Bompiani)

Il Comitato Direttivo del Premio letterario Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti presieduto da Giorgio Nisini, ricevuti i voti della Giuria Scientifica e della Giuria Popolare, si è riunito nella casa di campagna dei due scrittori e ha decretato che il romanzo vincitore della terza edizione del Premio è Un’educazione milanese di Alberto Rollo (Manni).

La menzione speciale della Giuria Popolare va a Gianfranco Calligarich per il romanzo La malinconia dei Crusich (Bompiani)

La premiazione del vincitore si svolgerà sabato 13 maggio 2017 a Vallerano (VT) ore 11.30 presso la Piazza dell’Oratorio di Vallerano. L’evento di premiazione sarà condotto da Raffaello Fusaro. Durante la cerimonia l’attore Andrea Bosca leggerà brani dalle opere di Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti e dal romanzo vincitore.

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LA DANZA DELLA MEDUSA di Guido Conterio

LA DANZA DELLA MEDUSA di Guido Conterio (Manni, 2016)

di Claudio Morandini

«De la musique avant toute chose» andrebbe detto quando si parla di un romanzo di Guido Conterio. Il dato stilistico, la cura del ritmo della frase e la scelta lessicale improntata a pluralità di registri e toni continuano a essere prioritari per l’autore di Aosta, che dedica a essi ogni attenzione, riuscendo a trasmettere al lettore il fascino e la necessità di questa ricerca. Così è anche per questo suo ultimo romanzo, “La danza della medusa”, pubblicato, come il precedente “Incanto e guarigione”, da Manni nella collana Pretesti.

In un futuro remoto, allo studioso Sugar Abbagnano viene affidato (da un rettore che è un ologramma proteiforme piuttosto simpatico) il compito di redigere lo studio definitivo su Giuseppe Rocci, insigne superesperto a noi contemporaneo e quasi dimenticato dai posteri, prodigiosamente rigenerato, in un certo momento epifanico della sua vita, dal tocco tutt’altro che urticante della medusa del titolo. Ad aiutare Abbagnano nella ricerca c’è una giovane e affascinante ricercatrice; attorno a loro, vive una collettività esente da mali e angosce e un po’ stolida, per la quale la morte di ciascuno è programmata fin dalla nascita. Leggi tutto…

GIUSEPPE FEYLES racconta LA CLASSE SCOMPARSA

GIUSEPPE FEYLES racconta la sua raccolta di racconti LA CLASSE SCOMPARSA (Manni)

(di seguito, un estratto del libro)

di Giuseppe Feyles

Giuseppe FeylesCerte pagine sembrano quasi scriversi da sole. Tu accendi il computer, metti le prime parole, qualche virgola qua e là poi ti alzi e vai a immergerti nella vita, nelle cose usuali della giornata. Quando infine torni, la sera o la mattina dopo, trovi il foglio completo di tutto quel che fondamentalmente serve, senza che tu ne abbia alcun merito. Un po’ come un prodigio.
Così è capitato anche a me per la nascita dei racconti de “La classe scomparsa”.
Ho passato la mia vita professionale attorno a un altro tipo di scrittura, quello per la televisione. So che scrivere una sceneggiatura, fare un copione, redigere un dialogo o una scaletta per un programma della tv, sia essa buona o meno buona, è frutto di lavoro collettivo, di forme costituite (il format!), di strategie e furbizie, insomma di mestiere. Questi racconti, invece, sono nati di getto, irresponsabilmente. Non è che non serva il lavoro. Spesso le pagine vengon fuori grossolane e ci vuole limatura e lucidatura. Ma le ho scritte senza un progetto. Andando a ruota libera, in discesa.
In fondo scrivere non è la cosa più difficile. La vera impresa è conquistare, e poi giorno per giorno mantenere, uno sguardo aperto sul mondo. Se qualcuno te lo insegna, il più è fatto. Guardando fuori, attenti a quel che accade, quasi da sé nascono le parole. Leggi tutto…

MARINA MIZZAU racconta SE MI CERCHI NON CI SONO

Marina MizzauMARINA MIZZAU racconta il suo romanzo SE MI CERCHI NON CI SONO (Manni) – tra i dodici libri selezionati per ledizione 2015 del Premio Strega.

Un estratto del libro è disponibile qui

di Marina Mizzau

Il titolo sembra sfuggire. Nasce in realtà da un problemino enigmistico, rebus o crittografia, che mi ha sempre affascinato e con cui ho fatto giocare i miei personaggi per arrivare alla soluzione. CCC (2,2, 6, 3,2, 4). Semicerchi, non C sono. Se mi cerchi non ci sono. Frase risolutiva del gioco, che è anche una chiave di lettura della storia, del romanzo, e il bello è che me ne sono accorta dopo, a rebus risolto.

Un uomo, Leonardo, è morto improvvisamente, ma vive nella memoria e nelle parole di chi resta. Si affollano al suo funerale due mogli, due figlie, una anziana zia, un cugino bizzarro, alcuni colleghi e amici… Queste persone passano le giornate successive nella casa dove Leonardo ha vissuto solo, ma si muovono frequentando anche bar e trattorie e qui tra aperitivi e pasti si succedono discorsi, chiacchiere e giochi di parole, rimpianti e risate, ricordi e discussioni e conflitti sui ricordi stessi. (Ricordi come Leonardo mescolava il caffè, non la finiva mai/ma se non beveva quasi mai caffè /ma sì che lo beveva, prima del sigaro /con me no, il sigaro in casa non lo sopportavo /a Leonardo piaceva anche il fois gras/ ma no, a Leonardo non piacevano questi cibi raffinati, gli piaceva la trippa/ ti sbagli, non gli piaceva, ma la mangiava lo stesso, per gentilezza/ quando mai Leonardo fa… faceva le cose per gentilezza, era oppositivo in tutto /lo sarà stato con te, si sa, nelle coppie…). Tra le parole dette, sussurrate e contraddette affiorano amori incerti, retaggi del passato o aperture per il futuro.

Se mi cerchi non ci sonoDi queste persone conosciamo le storie da lettere che Leonardo ha lasciato nel computer. Eventi cui lui ha partecipato, ha assistito, o anche solo raccontatigli, e in parte da lui ricostruite nell’immaginazione. Per ognuna di queste storie, veloci e contratte, potrebbe esserci spazio per un intero romanzo, o forse per un film.

Funge da io narrante una donna, una ex allieva di Leonardo, che svela il suo amore per lui mai ricambiato, forse mai intuito. Leggi tutto…

C’È UN GRANDE PRATO VERDE. L’introduzione di Carlo D’Amicis

C’È UN GRANDE PRATO VERDE. 40 scrittori raccontano il campionato di calcio 2011/12
a cura di Carlo D’Amicis – Manni, 2012

In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog: “Il Pelè del Sacro Cuore”

L’introduzione di Carlo D’Amicis
C'è un grande prato verdeSe il calcio, come scriveva Pasolini, è (ancora) l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, il campionato è la sua liturgia. Un rito che scandisce le stagioni con truffaldina connivenza: lo officiamo come l’emblema dell’eterna giovinezza (i suoi sacerdoti sono sempre ragazzi tra i 20 e i 30, massimo 35 anni) finché non ci rendiamo conto che lui rimane intatto e noi invecchiamo. È in quel momento che ci sentiamo inattuali, che ci prende la tentazione di
passioni più adulte: non le troviamo, un altro campionato è alle porte, e noi siamo ancora là, a respirare la fragranza delle cose che ripartono da zero.
Avete presente una classifica alla prima giornata? Tutto è ancora possibile. Un concetto ubriacante, pressoché bandito dalla nostra vita, che partita dopo partita si consumerà fino a portarci a quelli che i cronisti chiamano verdetti definitivi. Ma il concetto di definitivo, nel calcio, è paradossale: ovvero transitorio. Tutto resta per sempre, è vero (risultati, formazioni, classifiche: ogni minimo rimpallo è schedato), ma nello stesso tempo tutto potrà, anzi dovrà, cambiare.
Della sostanza ossimorica di cui è fatto il calcio – un gioco sempre uguale e sempre unico – vive questo libro: narrazioni ambientate nello stesso mondo, con gli stessi personaggi, all’interno dello stesso tempo, e insieme – nel loro complesso – un evento irripetibile, algoritmo di stili e di sguardi mai più calcolabile. Leggi tutto…