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Posts Tagged ‘Maria Rosa Cutrufelli’

L’ISOLA DELLE MADRI di Maria Rosa Cutrufelli (intervista)

“L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori)

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di Massimo Maugeri

Maria Rosa Cutrufelli ha curato antologie di racconti, scritto radiodrammi, collaborato a riviste e quotidiani nazionali. Ha fatto parte della redazione di “Noi donne”, fondato e diretto la rivista “Tuttestorie” e insegnato scrittura creativa alla Sapienza. Ha pubblicato diversi romanzi, libri di viaggio, per ragazzi e numerosi saggi. Fra i suoi libri (che hanno vinto diversi premi e sono stati tradotti in varie lingue) si ricordano: “La donna che visse per un sogno”, “Complice il dubbio”, “Il giudice delle donne”.

Il suo più recente romanzo, appena edito da Mondadori, si intitola “L’isola delle madri“. Una storia potente e incisiva incentrata su tematiche di grandissima attualità che vanno dalla catastrofe climatica in atto alla problematica correlata alle nuove nascite. Una storia resa ancora più affascinante e coinvolgente per via dell’utilizzo di un’ottica distopica che, paradossalmente, ci consente di inquadrare la nostra contemporaneità in maniera estremamente lucida e concreta.

Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Maria Rosa, complimenti per questo tuo nuovo romanzo (che, peraltro, è attualissimo sotto diversi punti di vista). Partiamo dall’inizio. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
È vero, il romanzo per molti versi è decisamente attuale. Parla dell’inquinamento, di come gli uomini hanno avvelenato la terra e di come la terra si vendichi avvelenando, a sua volta, gli uomini. Parla di biotecnologie, di riproduzione assistita e degli sconvolgimenti che tutto ciò produce sui tradizionali assetti familiari. Eppure, malgrado questa indubbia attualità, il romanzo nasce da un ricordo antico. Dal ricordo di mio padre, che studiava gli effetti dell’inquinamento già negli anni Sessanta del secolo scorso (era uno scienziato). Non ho mai dimenticato le storie che mi raccontava: storie di pesci mutanti e stormi radioattivi, di erbicidi e veleni chimici profusi ovunque. Storie, in definitiva, di umana cecità. È da questi ricordi che nasce, dopo tanto tempo, il mio romanzo: un omaggio al lavoro di mio padre, che appunto per il suo lavoro ha perso la vita. Leggi tutto…

SCRIVERE CON L’INCHIOSTRO BIANCO di Maria Rosa Cutrufelli (un estratto)

SCRIVERE CON L’INCHIOSTRO BIANCO di Maria Rosa Cutrufelli (Iacobelli)

Maria Rosa Cutrufelli nata a Messina, cresciuta fra la Sicilia e Firenze, ha studiato a Bologna e, dopo aver viaggiato e vissuto per qualche anno in Africa, ha scelto di fermarsi a Roma. I suoi saggi e i suoi romanzi sono tradotti in una ventina di lingue. Fra i romanzi ricordiamo: La donna che visse per un sogno (nella cinquina del Premio Strega, vincitore dei premi Penne, Alghero-Donna, Racalmare-Sciascia), La briganta, Complice il dubbio, D’amore e d’odio (vincitore del Premio Tassoni), I bambini della Ginestra (vincitore del Premio Ultima Frontiera). I suoi romanzi sono pubblicati da Frassinelli, Longanesi, La Tartaruga; mentre i suoi saggi da Editori Riuniti e Feltrinelli.

Di recente, per Iacobelli, è uscito questo suo nuovo libro intitolato: Scrivere con l’inchiostro bianco.

Il libro nasce dalle due seguenti domande. Perché si scrive? Come si scrive? A queste “classiche” domande domande sulla scrittura se ne aggiunge un’altra con riferimento a una “questione letteraria” piuttosto dibattuta: esiste una scrittura femminile? O (come è ben evidenziato nella scheda del libro) per dirla in maniera più appropriata: l’appartenenza a un genere sessuale o all’altro influisce sulla parola scritta e sull’arte del racconto? Maria Rosa Cutrufelli dà una sua risposta che è allo stesso tempo una proposta di riflessione e di confronto con scrittori e critici. E lo fa nell’unico modo possibile senza risultare astratta o ideologica: mettendo in campo l’autobiografia e l’esperienza, partendo dalla vita vissuta e tornando indietro, fino ai grandi miti fondativi della nostra cultura. Insomma, raccontando.

Di seguito, per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un estratto del libro: il capitolo intitolato “Permessi e divieti”
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QUELLA FEBBRE SOTTO LE PAROLE

Pubblichiamo l’introduzione del volume QUELLA FEBBRE SOTTO LE PAROLE a cura di Maria Rosa Cutrufelli (Iacobelli): Anna Maria Crispino a colloquio con Maria Rosa Cutrufelli

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Questa raccolta di interviste a 12 scrittrici sul loro vivere e sentire la scrittura sarà presentata giovedì 26 gennaio alle 18 nello spazio Moby Dick biblioteca hub culturale a Roma da Paolo Di Paolo e Alessandra Pigliaru. Coordinerà Anna Maria Crispino e saranno presenti alcune delle autrici.

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Quella febbre sotto le parole – A cura e con introduzione di Maria Rosa Cutrufelli

Introduzione
Anna Maria Crispino a colloquio
con Maria Rosa Cutrufelli

Giornalista, grande viaggiatrice, autrice di romanzi, racconti, reportage, testi radiofonici e persino di un libro per bambini: Maria Rosa Cutrufelli ha sempre avuto il gusto di prati­care tutti i generi che la scrittura mette a disposizione, di esplorarli dall’interno e magari di rovesciarli per trovare la forma e le parole giuste per dire quello che le sta a cuore. Ma anche di promuovere e valorizzare la scrittura di altre donne, organizzando eventi sin dagli anni Ottanta, quando il discorso sull’écriture feminine italiana muoveva ancora i suoi primi passi – basti ricor­dare, a mo’ di esempio, l’Almanacco di Firmato Donna Scritture, scrittrici (1988).
Non che non ci fossero le scrittrici, anzi. Il secondo Novecento ha visto una crescita costante della loro presenza sulla scena letteraria ed editoriale nazionale, ma spesso all’ombra del neutro maschile “scrittore”, per la supponenza dei critici, certo, ma forse anche per il timore delle stesse scrittrici di essere sospinte nel recinto della letteratura “sentimentale” – se non “rosa” tout-court – e di conseguenza collocate in serie B.
D’altronde però, già dagli anni Settanta la nuova ondata del femminismo aveva aperto la via per una rivalutazione delle “pioniere”, per una diversa atten­zione alle contemporanee e persino per una maggiore “autorizzazione” all’espressione per le aspiranti scrit­trici: è del 1975 la fondazione della casa editrice La Tartaruga di Laura Lepetit in un contesto di plurime iniziative editoriali “firmate” donna. Ma ancora la cit­tadella della critica letteraria, nei giornali e riviste auto­revoli e nei dipartimenti di italianistica delle università, continuava a resistere strenuamente agli studi delle donne (Women’s Studies) che altrove, specie nel mondo anglofono, erano già una realtà diffusa e assai vitale. Leggi tutto…

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta IL GIUDICE DELLE DONNE

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta il suo romanzo IL GIUDICE DELLE DONNE (Frassinelli)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Maria Rosa Cutrufelli

Un’importante scrittrice spagnola, Rosa Montero, confessa che a volte le fa paura mettersi al lavoro e cominciare a delimitare un’idea con le parole. Un’idea scritta, dice, “è un’idea ferita e incatenata a una precisa forma concreta; perciò fa così paura sedersi a scrivere, perché è un’azione irreversibile”. E’ in quel momento che puoi sciupare tutto con parole inadeguate, sprofondando “nell’aridità della scrittura intesa come mestiere”.
E’ una paura che sperimento anch’io ogniqualvolta mi siedo davanti al computer per dare inizio a una nuova storia. Ed è forse per questo che ho bisogno di molto tempo prima di fermare sulla carta le mie fantasie e incanalare la mia immaginazione, compiendo un gesto – il gesto della scrittura, per l’appunto – che è tanto semplice quanto abbacinante.
Perché i romanzi, dice sempre Rosa Montero, “così come i sogni, scaturiscono da un vasto territorio costellato di sabbie mobili che va al di là delle parole”. Devo quindi stare molto attenta e procedere con lentezza, badando a dove metto il piede, per evitare trappole difficili da individuare a un primo sguardo.
Anche il mio ultimo romanzo, “Il giudice delle donne“, non fa eccezione a questa regola. Ha avuto una lunga gestazione, benché sia nato da una scintilla improvvisa. O meglio, da un incontro fortuito con una storia che mi ha coinvolta immediatamente. Da subito mi è parsa straordinaria, singolare e per certi versi epica: una storia che ‘voleva’ essere raccontata. Che ‘io’ volevo raccontare, su questo non avevo dubbi. Ma affrontare un fatto storico, che non si conosce per via diretta, e tradurlo in narrazione è un bel rischio e non a caso il mio antico professore di estetica, Renato Barilli, lo sconsiglia caldamente: non è facile avvicinarsi al passato (a un passato ‘storico’) e restituirgli la semplice quotidianità della vita… Leggi tutto…