Archivio

Posts Tagged ‘Maria Teresa Santalucia Scibona’

LE ROTTE DEL VENTO

LE ROTTE DEL VENTOLe rotte del vento (Los rumbos del viento), di Maria Teresa Santalucia Scibona (Raffaelli Editore)
Prefazione di Renzo Montagnoli

 di Renzo Montagnoli

Dalle sommità dell’Appennino scende il vento, precipita in forre oscure, da cui poi risale per rotolare lungo le chine delle dolci colline senesi e infine va a placare la sua irruenza, distendendosi nell’amena e bucolica campagna toscana. Viene e porta con sé voci armoniche, versi soffusi di languida malinconia che l’esile, ma ferma mano di Maria Teresa Santalucia Scibona ha segnato su fogli di carta bianca che ora svolazzano, s’insinuano in ogni pertugio, fino a quando trovano una finestra aperta e, quasi per miracolo, si ricompongono sul mio tavolo.
Ed è così che li leggo, ancora odorosi di resina di pino, ancor olezzanti delle mille essenze vitali di una natura che mi par di sentire amica. E sono d’amicizia queste poesie, dedicate quasi tutte a persone con cui l’autrice è riuscita a entrare in sintonia, tanto che l’hanno ispirata. Per quanto i temi discussi siano i più vari, di questa natura c’è più di una traccia, c’è anzi un estatico abbandono da cui riemergere per mostrare, quasi con stupore, quanto immensamente l’anima sia stata nutrita, coccolata, vezzeggiata dall’assoluta bellezza e perfezione del creato, di cui i versi possono solo darci un’idea, per quanto sapientemente esposta (Altrove, in un altro emisfero / la notte abbandonò l’alcova. / Il giorno ancora assopito, / salutava l’alba mollemente / adagiata nel divano di stelle. /… oppure ancora …/ Nel tramonto ramato / non v’era alcuno, oltre me / nella silente solitudine. / Cresceva il desiderio di calarmi / fra gli spazi votivi dell’anima, per godere con lo stupore / di bimbo, l’incanto del creato.). Fra l’altro, la lirica che ho sopra riportato, oltre a essere esplicativa di quel concetto di estasi, nell’ambito della produzione di Maria Teresa Santalucia Scibona mi sembrano che con altre di questa raccolta possano costituire ancora una volta una significativa conferma di una spiccata predisposizione per un’analisi attenta del destino umano, come appare più evidente nella poesia che dona il titolo all’intera silloge. Mi riferisco a Le rotte del vento, dedicata Giampaolo Rugarli, noto narratore italiano. Credo che valga la pena di riportarla per intero: Nel mare ondeggiante / la carena silente / solca i flutti l’infrange. / Senza indizio riga / la traccia del tragitto. / Ospiti di scarsi giorni, // anche noi corrucciati / bramosi gaudenti / di terrene delizie / navighiamo a vista / eludendo ignari / le rotte del vento. In pochi versi concisi è riportata la vita di ogni uomo con una metafora di un Titanic che procede senza una meta ben precisa, cercando, inconsapevolmente, di evitare quelle rotte del vento che poi sono frutto della natura, rientrano in un disegno complesso, imprevedibile e incomprensibile, su cui si basa tutto il Creato. È tuttavia la sensibilità individuale che ci conduce a esprimerci mediando ciò che intendiamo dire con ciò che osserviamo e quello che i nostri occhi vedono è la perfezione assoluta della natura, di cui noi stessi siamo umile parte. E questa osservazione è frutto di una trascendenza che ci porta a vedere anche e soprattutto con l’anima.
Leggi tutto…

CODICE INTERIORE, di Maria Teresa Santalucia Scibona

CODICE INTERIORE, di Maria Teresa Santalucia Scibona
Introduzione di Mons. Antonio Riboldi – Prefazione di Alessandro Fo – Copertina di Paola Imposimato
Edizioni Cantagalli – Poesia – Pagg. 80 – Prezzo € 10,00

La fede in versi

Recensione di Renzo Montagnoli

La poesia religiosa, tipica del cristianesimo, è un genere che ha lontane origini, tanto che si può dire con certezza che nasca con il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi (1182 – 1226) e che poi tragga nuova linfa con il Laudario di Jacopone da Todi (1233 – 1306). Altre epoche, si potrà obiettare, ma se ha un senso ben preciso nella storia della religione cristiana il fatto che sia esistito un monaco come San Francesco che, predicando la povertà,  intendeva richiamare la Chiesa ai valori fondanti della stessa, successivamente chi scrive di poesia religiosa lo fa  quasi sempre non per protesta o monito, ma per provare che la fede, quando forte e sincera, trova ampi sbocchi nell’arte, senza con questo pervenire a discussioni teologiche, ma unicamente volta alla gloria di Dio. E non è che il genere escluda gli altri, tant’è che ebbero a scrivere composizioni religiose anche poeti come Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Mario Luzi e altri contemporanei di eccellente livello che qui per brevità tralascio di elencare.

Perché questa mia introduzione, questo cappello che può anche far sorridere? La risposta è nel fatto che per i motivi più diversi anche autori assai meno noti, e includo fra questi pure il sottoscritto, hanno scritto e scrivono, sia pure occasionalmente, poesie di carattere religioso, perché il discorso con il trascendente non è e non può essere solo rigorosamente intimo, e la religione, se anche è una convinzione individuale, diventa pur sempre un fatto sociale, così che il proselitismo assume le caratteristiche di una partecipazione volta a un rafforzamento collettivo del nostro credo.

In una poetessa quanto mai versatile come Maria Teresa Santalucia Scibona, che fra l’altro nelle sue sofferenze fisiche trova motivo per rinsaldare la sua fede, non potevano quindi mancare liriche religiose e la prova si trova in questa silloge da poco uscita per i tipi dell’editore Cantagalli di Siena.
Leggi tutto…