Archivio

Posts Tagged ‘marinella fiume’

Pensieri e parole ai tempi del coronavirus #4 (di Marilina Giaquinta / Marinella Fiume)

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

 * * *

di Marilina Giaquinta

AMÙRI.

Come stai? Stai bene ?
te la metti la mascherina?
quella giusta, quella seria?
quella che non trapana?
quando esci al lavoro ?
C’è l’hai? L’hai trovata ?
Anche qui c’è silenzio :
qualche abbaio di chiamo di cane
qualche imploro di gatto in calore
e il sole che trova spazio nel cielo
l’aria si è fatta tesa e fina e abbrilla
è calato lo smog dicono, almeno!
quei tramonti sanguinelli e mussuti
che arrossicavano stróloghi
e romantici e pregni di sera
non ci sono più, colostrano siero
colloso del respiro dei morti,
i balconi intorno sono vacanti
vedo solo l’abbaglio del bucato
che il vento cattiglia dolce,
cattiglia significa solletica
però mi piace di più.

Leggi tutto…

AMMAGATRICI di Marinella Fiume

AMMAGATRICI di Marinella Fiume (A & B): intervista all’autrice

 * * *

di Massimo Maugeri

Marinella Fiume, nata a Noto (Sr), laureata in Lettere classiche presso l’Università di Catania, dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana, ha pubblicato saggi, biografie, canzoni, racconti, romanzi, tra i quali Sicilia esoterica (2013), giunto alla sesta edizione, e La bolgia delle eretiche (2017); collabora con riviste e quotidiani e ha curato trasmissioni televisive. Ha esplorato e divulgato il ricchissimo patrimonio simbolico della Sicilia, l’universo femminile e i saperi tradizionali delle sue donne, contribuendo a sottrarle all’oblio della memoria. È curatrice del Dizionario Siciliane (2006). È stato scritto che “il suo linguaggio è quello di una sciamana siciliana e possiede la cifra dell’affabulazione evocatrice e magica”.

Il nuovo libro di Marinella Fiume si intitola “Ammagatrìci” ed è un viaggio visionario guidato da arcane incantatrici di Sicilia: dal Museo di Morgantina ad Aidone, alla casa di Lucio Dalla alle falde dell’Etna, a Catania, Scicli, Noto, Acireale, Taormina.

Ho chiesto a Marinella di parlarcene…

-Ci racconteresti qualcosa sulla raccolta e sul titolo che hai scelto?
Ammagatrìci (A&B Acireale – Roma, 2019), titolo che è un mio conio che ricorda l’Ammaliatrice di Teocrito,  è una raccolta di 11 racconti, altrettanti incontri surreali e folgoranti con arcane figure femminili di Sicilia: sirene e dee greche, sibille e grandi madri, medichesse ebree, trovatrici di tesori e streghe erboriste, schiave di corsari e castellane, assaggiatrici di raffinate pietanze, dive hollywoodiane e viaggiatrici straniere, accomunate da un rapporto esclusivo con il magico e la luna, e tutte, reali e fantastiche, trasfigurate letterariamente.

Quale è l’ambientazione? Leggi tutto…

Intervista a FULVIA TOSCANO: tra Nostos e Naxoslegge

“Nostos” e “Naxoslegge“: due belle realtà coordinate e dirette da Fulvia Toscano

Domenica 20 maggio, nella giornata internazionale dedicata al Mare, Naxoslegge e Nostos. Festival del viaggio e dei viaggiatori, in collaborazione con Archeoclub di Siracusa, hanno il piacere di insignire il prof. Sebastiano Tusa del premio “Custodi della Bellezza” intitolato a Khaled Al-Asaad, il grande archeologo siriano, trucidato dall”ISIS.
Si tratta della III edizione del premio assegnato, nelle passate edizioni, a Moncef Ben Moussa, direttore del Museo Bardo di Tunisi, e, alla memoria, a Enzo Maiorca. La cerimonia di consegna, fissata dalle ore 11.30, sarà realizzata in un luogo di straordinario fascino, l’Ipogeo di Piazza Duomo in Ortigia. L’artefice del premio, per questa III edizione, è il maestro Luigi Camarilla, artista di fama internazionale. #custodirelabellezza

 * * *

intervista a cura di Eliana Camaioni e Fabrizio Palmieri

L’incontro è fissato alle 17 al Parco Archeologico  di Naxos, il giorno è un giovedi 3 maggio che a giudicare dal clima sembra novembre: piove da stamattina, a Messina, e mi sa che ci toccherà metterci in macchina con ampio margine e fare l’autostrada a passo di scolaresca, se continua così.
Ma è un appuntamento a cui non si può mancare: è la presentazione di “Viaggio in Sicilia” di Marinella Fiume, nell’ambito del Festival del viaggio e dei viaggiatori “Nostos”, di Fulvia Toscano.
Due donne straordinarie: la Marinella esoterica, che racconta con saggezza antica – gliela si percepisce nello sguardo fermo, nei gesti, nel modo lento e suadente di parlare – fatti e segreti di questa nostra terra, e una Fulvia Toscano vulcanica e poliedrica, madrina di alcuni fra i più importanti Festival siciliani, uno su tutti NaxosLegge.
E’ una bellissima occasione per incontrarle entrambe, e proporre a Fulvia quell’intervista che Massimo Maugeri ha dato a me e a Fabrizio Palmieri l’opportunità di chiederle assieme, per Letteratitudine. Un’intervista che nasce doppia perché non bastano, per Fulvia Toscano, le domande di un solo operatore: come un Panopticon, il gigante guardiano della mitologia, vogliamo provare a offrire di lei un quadro quanto più sfaccettato possibile, che renda giustizia della sua polidimensionalità di studiosa, di operatrice culturale, di docente, di donna. Così abbiamo unito le forze, e stamattina abbiamo scritto l’intervista, io e Fabrizio: in quest’occasione, della nostra coppia di scrittori-reporter, io ho fatto la parte del tecnico – quella che si arrocca sul filologico-letterario – mentre lui già per carattere è l’elemento che fa da bisturi, che ama scandagliare anime e persone, e pure quello brioso, che riesce a strappare i migliori gossip e le notizie riservate.
Nel frattempo però si è fatta l’ora e Giove Pluvio non intende concedere tregua a un cielo plumbeo senza speranza. Motivo per cui alle 15.30 sono già in macchina, penna e taccuino pronti: mando un messaggio a Fabrizio, avvisandolo che sto partendo in anticipo. ‘Arriverai con tre quarti d’ora d’anticipo … Per favore, aggiungi una domanda per Fulvia: dove trova tutte quelle energie?’ mi risponde lui. Leggi tutto…

VIAGGIO IN SICILIA di Marinella Fiume e Piero Romano

“VIAGGIO IN SICILIA. Parole suoni visioni da un viaggio multisensoriale. Con DVD video” di Marinella Fiume e Piero Romano (Arianna editore) – Sulla copertina del libro: L’Orante (megaliti dell’Argimusco)

 * * *

Un viaggio multisensoriale in Sicilia sulla scorta di quello compiuto da Goethe. Un viaggio realizzato da Marinella Fiume e Piero Romano – tra parole, suoni e visioni – che ha dato origine a un libro e a un DVD molto particolari . Ne parliamo con uno dei due autori…

L’idea è nata lo scorso anno in occasione dell’anniversario – i 200 anni – della pubblicazione del “Viaggio in Italia” di Johann Wolfgang Goethe“, racconta Marinella Fiume a Letteratitudine, “il cui secondo volume uscì nel 1817, resoconto del Grand Tour compiuto tra il settembre del 1786 e il giugno del 1788 e culminato con la visita della Sicilia. Sulla scorta delle sollecitazioni di Goethe che visse questo viaggio come una vera e propria iniziazione, abbiamo voluto ripercorrere l’Isola come un luogo dell’anima da cui avviare una metamorfosi, perché da un viaggio non si ritorna mai come si era prima della partenza.

Risultati immagini per marinella fiume letteratitudineUn viaggio multisensoriale in Sicilia sotto il suo cielo stellato e la sua luna, all’ombra del suo Vulcano, tra i suoi miti, ma senza tacere i suoi anti-miti, frugando nel suo repertorio popolare, cercando le sue donne, il suo cuore, l’amore, in tutte le stagioni dell’anima, fino a trovare il sale della vita, la felicità che è il destino ultimo dell’essere umano. Abbiamo pensato di accompagnare le parole con la musica e le immagini: un libro e un DVD per sintonizzare nella lettura, nell’ascolto, nella visione il battito del cuore col battito dell’universo. Da qui la collaborazione. Il libro infatti accompagna come un commento creativo i brani musicali e dà la rotta, mentre le immagini evocano paesaggi inconsueti (albe, nuvole, rupi, lave, spiagge…) che permettono di scoprire una Sicilia fuori dai tradizionali clichè turistici”. Leggi tutto…

LA BOLGIA DELLE ERETICHE di Marinella Fiume (intervista)

LA BOLGIA DELLE ERETICHE di Marinella Fiume (A&B edizioni) – intervista all’autrice.

 * * *

di Massimo Maugeri

Seguo il lavoro di Marinella Fiume da tanti anni. Ne approfitto per ricordare, tra gli altri, i seguenti volumi: Sicilia esoterica“, “Di madre in figlia“, “Aforismi per le donne toste“, “La felicità era, forse, il male minore (scritto a quattro mani con Santino Mirabella), “Celeste Aida“.
In questi giorni, per i tipi di A&B edizioni, è uscito un nuovo libro. Si tratta di un romanzo dal titolo emblematico ed evocativo: “La bolgia delle eretiche“.

Ne discuto con l’autrice…

– Cara Marinella, all’inizio del volume in una brevissima prefazione (ex voto) citi Maria Sofia Messana. Vorrei che ci parlassi di lei e che ci spiegassi cosa c’entra con questo tuo libro…
Maria Sofia Messana era una donna e un’amica meravigliosa e una storica raffinata, studiosa della Santa Inquisizione siculo-spagnola e docente presso l’Università di Palermo. Collaborammo per il mio Dizionario “Siciliane” e mentre scriveva Inquisitori, negromanti e streghe nella Sicilia moderna (1500-1782), la andavo a trovare spesso nella sua villa all’Addaura vicina a quella dove fecero l’attentato a Falcone. Un giorno la vidi stanca e intenta alla correzione delle prime bozze del libro e mi offrii di darle una mano: quattro occhi vedono meglio di due e l’autore spesso non vede i refusi del proprio testo, come capita anche a me. Accettò con gioia. Fu un lavoro lungo e delicato per via della complessità del testo e della lingua dei documenti cinque-settecenteschi, ma per me fonte di grande soddisfazione perché intanto imparavo. Mi fu grata e, vedendomi molto interessata all’argomento, mi fece dono di alcuni verbali di interrogatori di Siciliane finite nelle maglie del Santo Uffizio e condannate nel carcere palermitano dello Steri, da lei presi negli archivi madrileni. Mi disse: “Mi piacerebbe farci un romanzo con te!”. Purtroppo una leucemia fulminante se la portò via in un mese e non potemmo por mano all’opera. Ma sentivo di doverglielo e ne ho fatto un personaggio del mio romanzo facendola qua e là parlare attraverso  qualche citazione dai suoi scritti.

– Troviamo tre citazioni in epigrafe, tratte dal “Cantico dei cantici”, da “De praescritione haereticorum” di Tertulliano e da “Le città invisibili” di Calvino. Perché le hai scelte? Che tipo di messaggio (o chiave di lettura) offre questa sequenza di citazioni?
Le mie personagge sono eretiche condannate dalla Chiesa che osano a vario titolo invadere una sfera che alle donne non è concessa perché riservata solo agli uomini di chiesa, hanno un rapporto col divino diretto e non mediato dalle gerarchie, oppure sono popolane che osano con la magia intervenire per trasformare la realtà, o “eroine” risorgimentali usate e poi gettate via dal nuovo Stato che avevano contribuito a creare, o poetesse che, coartate fino alla morte perché incomprese dalla società del tempo, cercano la luce in logge massoniche di democratici, omeopati e magnetisti, o, infine, donne del nostro tempo, come Alda Merini, internate perché colpevoli di avere amato troppo e di vivere in modo anticonvenzionale. Il conflitto Maschio/Femmina è uno dei temi forti del romanzo.

– Il primo capitolo ha un titolo e un sottotitolo. Partiamo dal primo: “Scrivere per ingannare la morte”. Intravedo un fondo di verità in questo titolo. In che senso si può scrivere per ingannare la morte?  Il sottotitolo invece coincide con il nome di una donna e di un personaggio del romanzo: Alda. Ci parleresti di lei?
Scrivere è sempre un modo per sfidare il tempo ed esorcizzare la morte. Nel caso della protagonista, Alda, scrittrice fallita siculo-milanese, malata di mania di scrittura, quasi autistica, nella quale c’è un po’ di Alda Merini e un po’ di me, ciò è ancora più vero in quanto è malata di cancro e non le rimangono che pochi giorni di vita. Decide perciò di ingannare la morte scrivendo finalmente il libro che non è mai riuscita a scrivere per sparigliare le carte, sbugiardare e fare meravigliosa vendetta dei potenti patriarchi d’ogni tempo: padri, amanti, medici, psichiatri, filosofi moralisti…  Ce la farà, morendo appagata e riportando la vittoria su tutti. Un libro a lieto fine, malgrado tutto.

– Cosa accomuna le donne (le “eretiche”) che compaiono e vivono tra le pagine di questa tua opera letteraria? Leggi tutto…

UN LIBRO DA CANTARE

UN LIBRO DA CANTARE: in collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato a “Letteratura e Musica”

letteratura-e-musica

Perché un libro si può anche cantare…

“Un libro da cantare” è un nuovo progetto volto a diffondere la lettura presso un pubblico ampio, stimolandone e incentivandone l’accostamento al libro in modo piacevole. Perché anche una canzone può contribuire ad accrescere la voglia di letture e poi… un libro si può anche cantare!
È l’idea di una coppia di docenti liceali, lei di Lettere, lui di Matematica e Fisica, spesso chiamati a presentare libri in diverse occasioni e in diverse città, inizialmente nata per avvicinare alla lettura gli studenti, ma poi ampliatasi a un pubblico più ampio e vario di lettori.

In particolare, i testi sono composti da Marinella Fiume (foto accanto), scrittrice e lettrice onnivora, musicati e cantati da Piero Romano che si accompagna con la chitarra e l’armonica, e spesso arricchiti dagli arrangiamenti del musicista Nino Scionti. Le canzoni si trasformano poi in audiovisivi arricchiti dalle foto inedite dello stesso Piero Romano, appassionato fotografo di paesaggi etnei e di astri. Così, da qualche libro da presentare per rendere più varia e divertente la serata, l’idea si è estesa anche a libri autonomamente letti senza richiesta dell’Autore o dell’editore o delle librerie di riferimento. Per il piacere appunto di… cantare un libro, e senza scopo di lucro!
Spesso i titoli delle canzoni recano il titolo stesso del libro e vi si ispirano direttamente, altre volte il titolo è diverso ed evocano piuttosto che raccontarlo; qualche volta la canzone è stata composta precedentemente e poi accostata a un libro per assonanza d’ispirazione. Leggi tutto…

SIBILLE

SibilleSIBILLE (AA.VV. – Edizioni Arianna)

Dieci Sibille del nostro tempo consegnano al lettore le loro “profezie” per suggerirci percorsi futuribili, varchi di piccola, grande sapienza, residuo di una luce che proviene da lontano ma che può, se solo noi vogliamo, accompagnarci nel nostro viaggio che, ci auguriamo, non sia solo un meccanico, orizzontale cammino.

Testi di: Licia Cardillo Di Prima, Marinella Fiume, Daniela Gambino, Asma Gherib, Simona Lo Iacono, Clelia Lombardo, Anna Mallamo, Beatrice Monroy, Nadia Terranova, Lina Maria Ugolini.

A cura di Fulvia Toscano

Sul post, i commenti che le dieci “Sibille” coinvolte nel progetto no profit hanno rilasciato a Letteratitudine.

La prefazione del libro è disponibile su L’EstroVerso

Le autrici di Sibille devolvono i diritti d’autore all’Associazione Amici del Fondo Librario “Paola Albanese” per il progetto di creazione di una Biblioteca delle donne a Nicotera (VV).

* * *

I COMMENTI DELLE DIECI “SIBILLE”
Leggi tutto…

MARIANNINA COFFA, di Marinella Fiume (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

MARINELLA FIUME ci racconta MARIANNINA COFFA (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

Il 7 e l’8 novembre 2014, a Noto, il convegno “Mariannina Coffa: sguardi plurali” (a fine post, la locandina relativa all’evento)

Mariannina Coffa, la donna inquieta, l’intellettuale antesignana, la poetessa visionaria

di Marinella Fiume

Mariannina Coffa Caruso (1841-1878) – la “Saffo”, la “Capinera di Noto” – è una poetessa vissuta negli anni cruciali tra le battaglie risorgimentali e l’assestamento del nuovo Stato unitario. La sua vicenda umana, per certi versi comune a tante borghesi dell’Ottocento – e non solo in Sicilia – si evolve in chiave originale attraverso il contatto con filoni di pensiero riconducibili alla Massoneria, al Magnetismo o Mesmerismo animale, al Sonnambulismo, allo Spiritismo, al Raffaellismo, all’Omeopatia. Attraverso una ricostruzione accurata dei codici culturali e simbolici del contesto e la lettura integrale del suo ricco Epistolario custodito presso la Biblioteca “Principe di Villadorata” di Noto (SR), è possibile seguirne le tracce private e pubbliche che, insieme a uno spaccato inedito della Sicilia di quegli anni, ci restituiscono il dramma esistenziale e le progressive tappe della presa di coscienza di una donna inquieta, di una poetessa visionaria, di un’intellettuale antesignana che affida a una protesta metafisica la possibilità di un riscatto e di una realizzazione personale, in un’epoca alle soglie della scoperta dell’inconscio.
A Noto (Siracusa), il 30 settembre 1841, dall’avvocato Salvatore Coffa Ferla di accesi spiriti antiborbonici ed esiliato a Malta dopo i fatti del ‘48 insieme a Matteo Raeli, futuro Ministro dell’Italia unita, e da donna Celestina Caruso, nasceva Mariannina. La sua era tra le più illustri famiglie della borghesia delle professioni, di spicco per meriti culturali tanto per ascendenza paterna che materna: il nonno materno, Giuseppe Caruso Olivo, era medico, l’avo paterno, Giuseppe Coffa, segretario dell’Accademia dei Trasformati, latinista e dilettante scrittore di teatro. In questo vivace ambiente liberale dominato dalla cultura e dalla sociabilità massoniche, di quella Noto che doveva essere ancora per pochi anni capovalle prima che il titolo andasse a Siracusa, si svolge l’infanzia della “sensitiva” Mariannina.
Dà segni precoci di vocazione poetica e a dieci anni frequenta il Collegio laico Peratoner di Siracusa, dove apprende i primi rudimenti di versificazione da Francesco Serra Caracciolo. Nel 1852, gli viene affiancato come precettore, a Noto, l’intransigente sacerdote Corrado Sbano che guida sapientemente le sue letture e disciplina il suo estro. Leggi tutto…

MARINELLA FIUME racconta DI MADRE IN FIGLIA

MARINELLA FIUME ci racconta DI MADRE IN FIGLIA. Vita di una guaritrice di campagna (Edizioni Le Farfalle)

di Marinella Fiume

Il libro è il racconto in prima persona che una guaritrice popolare, nata nel 1885 in un Comune della costa jonico-etnea al confine tra le provincie di Catania e di Messina, dove sarebbe morta a 101 anni, mi rese in una serie di incontri culminati con l’ultimo, in occasione del suo centesimo compleanno. La notte di Natale del 1985, poi, la contadina guaritrice, consapevole di avermi comunicato “il sapere”, volle conferirmi anche “il potere”, ripetendomi tutte le orazioni e i rimedi naturali atti a recuperare la salute che qui ho deciso di svelare. Si tratta di un documento prezioso che consente usi diversi e tutti allettanti per lo studioso e non solo nell’ambito della storia delle tradizioni popolari e della magia: per le orazioni (preghiere e scongiuri) e le pratiche terapeutiche del repertorio della medicina popolare che la centenaria rivela; per la narrazione della sua vita, al confine tra biografia e autobiografia, come documento da studiare dal punto di vista della storia sociale e di storia delle donne. Ho voluto rendere visibile e porre al centro il “percorso ai margini” di una donna nella società contadina del secolo scorso. Malgrado la restituzione dell’oralità si uniformi all’assunto del rispetto e della “fedeltà” all’intervistata, tuttavia è l’intento narrativo a guidare la mia mano, da qui una “storia di vita” che si legge come un romanzo. La mia guaritrice è un’orfana, ma il rapporto con una vecchia “maestra” guaritrice, una figura di grandissimo rilievo nel panorama della medicina popolare di un vasto hinterland, la riscatterà definitivamente dalla condizione di emarginazione, permettendole di conquistarne il rispetto della comunità “adottante”. Si tratta di una iniziazione e di un vero e proprio apprendistato. I suoi rimedi naturali non utilizzano solo elementi vegetali, ma anche — com’è tipico della Medicina antica — minerali e animali, dei quali ultimi non rimane più che labile traccia nel repertorio delle guaritrici più tarde. Si tratta di un sapere le cui leggi di trasmissione sono ratificate e sancite con speciale cura, dovendo tendere a tramandare un sapere specialistico e sacrale da cui dipende la vita e la morte. Leggi tutto…

SICILIA ESOTERICA (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del volume SICILIA ESOTERICA –di Marinella Fiume (Newton Compton)

[ieri abbiamo pubblicato un’intervista all’autrice]

* * *

L’ora dei demoni: il diavolo meridiano o Satana bello

Ma qual è l’ora dei demoni, quella in cui è più facile
per loro dare l’assalto all’anima umana, sottrarla a Dio
e possederla?
Nell’antico mondo classico, soprattutto in Grecia,
l’ora dei demoni non era la mezzanotte, ma il mezzogiorno,
ovvero il momento in cui il sole era allo zenit
e divideva il giorno in due parti uguali e contrarie. Anche
nei Salmi si cita un diavolo meridiano che sceglie
le sue vittime fra gli homines religiosi, insinuando nel
loro spirito il peccato dell’accidia, e si raccomanda al
popolo di Dio di non aver paura di questi diavoli sterminatori
che vagano a mezzogiorno.
Nel Medioevo, la prima delle operazioni magiche per
entrare in contatto col diavolo, quella che dava il via a
tutte le altre, era l’evocazione, con cui si forzava Satana,
o qualcuno dei suoi diavoli, a comparire. Era un’operazione
abbastanza semplice, ma pericolosa senza
le opportune cautele. Si svolgeva solitamente di notte,
anzi a mezzanotte in punto; ma poteva farsi anche in
pieno mezzogiorno, essendo quella l’ora in cui ha più
vigore il diavolo meridiano.
La leggenda del diavolo meridiano è piuttosto diffusa
a livello popolare alle pendici dell’Etna. Benedetto
Radice scrive: «Desiderato e temuto a un tempo dalle
ragazze del popolo è il diavolo meridiano, Satana bello,
che nell’afa dei pomeriggi di luglio e agosto circuit
quaerens».
Anche Santo Calì (Leggendario dell’Etna) intitola Il
diavolo meridiano una leggendina, scrivendo che esso
compare «alle ragazze dell’Etna nei mesi di luglio e
agosto, nella calura del pomeriggio, appare alle ragazze
smaniose di marito, di uomo, sotto forme diverse, ora
assumendo l’aspetto di un sagrestano, ora quello di un
parroco, sempre di un uomo di conoscenza, appare improvviso,
mentre la ragazza ha la testa piena di nebbia
e non ha la forza di respingerlo […]; dicono che il diavolo
meridiano scenda dalle grotte dell’Etna e riparta
improvviso, così come è venuto». Leggi tutto…

SICILIA ESOTERICA – intervista a Marinella Fiume

SICILIA ESOTERICA – intervista a Marinella Fiume

[Uno stralcio del libro è disponibile qui]

di Massimo Maugeri

Nata a Noto, Marinella Fiume risiede a Fiumefreddo di Sicilia, cittadina di cui è stata sindaco per un decennio. Laureata in Lettere classiche presso l’Università di Catania, ha insegnato Italiano e Latino e ha svolto la funzione di supervisore di tirocinio presso la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario dell’Università di Catania. Studiosa di antropologia e medicina popolare, ha pubblicato vari saggi di settore; ha scritto alcune voci per il dizionario Italiane, progetto del dipartimento per le Pari Opportunità; ha curato il dizionario biografico illustrato Siciliane. Ha pubblicato romanzi e ha collaborato al libro a più mani Un lenzuolo contro la mafia – Sono vent’anni e sembra domani a cura di Roberto Alajmo.

Di Marinella Fiume, segnalo il suo “Aforismi per le donne toste“, nonché “Celeste Aida” (di questi testi ce se siamo occupati su Letteratitudine). In radio, a “Letteratitudine in Fm” abbiamo discusso di “Feudo del mare. La stagione delle donne” (Rubettino, 2010): puntata del 25 giugno 2010.

Marinella ha appena pubblicato un nuovo volume Sicilia esoterica. Alla scoperta dei miti e dei riti arcaici dell’isola del sole (Newton Compton). E io non potevo non porle qualche domanda in merito…

– Cara Marinella, come sai sono sempre incuriosito dalle notizie riguardanti la genesi dei libri. Ti chiedo, dunque, di raccontarci come nasce “Sicilia esoterica”… Da quale idea, spunto, suggestione o esigenza?
Fino a pochi anni fa l’esoterismo veniva considerato una controcultura rivolta contro la modernità; gli intellettuali più avvertiti guardavano dall’alto in basso e se ne tenevano alla larga, per non parlare delle Università. Oggi il paradigma è mutato e l’esoterismo viene visto come l’erede di una lunga e ricca tradizione che ha alimentato per secoli la cultura europea e occidentale. L’interesse a un immaginario aperto al mito è anzi frutto del disagio davanti alla povertà spirituale di filosofi e teologi. Il francese Antoine Faivre è stato il primo a essere titolare di una cattedra di “Storia dell’esoterismo occidentale” come specialità all’interno della disciplina accademica “Storia della religioni”, all’École Pratique des Hautes Études, alla Sorbona. Questa cattedra è stata la prima in Europa, in seguito sono state costituite due altre cattedre, nelle università di Amsterdam e di Exeter in Inghilterra. In Italia questi studi, se prescindiamo dalla Psicologia archetipica, sono ancora agli albori, gli storici pensano che si tratti di un tema di scarso valore scientifico e presso il grande pubblico il termine esoterismo è legato ad occultismo e a tante manifestazioni negative, come il satanismo. In realtà, per semplificare, l’esoterismo postula l’esistenza di una tradizione primordiale di cui le varie tradizioni religiose sarebbero frammenti sparsi, più o meno autentici; in tal modo, l’interesse della storiografia si allarga a modi di pensare per lungo tempo emarginati e invece importanti per ricostruire la cultura di un’epoca. Proprio interessandomi ad un fenomeno poco studiato come il megalitismo siciliano, mi sono rafforzata nell’idea che niente meglio della Sicilia potesse prestarsi a una ricostruzione e a una narrazione in chiave esoterica.

– In che modo, in generale, l’analisi degli aspetti esoterici (e della simbologia a essi legata), può contribuire a far conoscere un luogo? E, in particolare, in che modo l’esoterismo può aiutarci a conoscere meglio la Sicilia?
L’isola è un organismo vivente dalla lunghissima storia, una creatura di pietre e stelle, di terra e cielo, un coacervo di saperi di lunga, lunghissima memoria e il suo presente trae senso da questo antichissimo passato; mito e storia ne costituiscono l’essenza. Non è facile comprendere l’essenza profonda della Sicilia, cosa che ho cercato di fare con questo mio libro, perché di essa spesso non ci rimangono che simboli. Non è poco, anzi, ma non è neanche facile cercare di decifrarne il senso nascosto e disseppellirne il significato. Si tratta di ricongiungere ciò che si vede con ciò che non si vede, ciò che c’è con ciò che non c’è più… ed è questo che ho cercato di fare.

– Immagino che tu abbia svolto un’attenta attività di ricerca, propedeutica alla scrittura del libro. Cosa puoi dirci da questo punto di vista? Leggi tutto…

IL BAMBINO AL COBALTO, di Ivano Luppino

IL BAMBINO AL COBALTO. Diario di un dolore“, di Ivano Luppino
Armando Siciliano Editore, 2013 – pagg. 136 – euro 13

[Domani, dalle h. 7, qui su LetteratitudineNew, un brano del libro e un intervento dell’autore]

IL BAMBINO AL COBALTO dell’esordiente Ivano Luppino è un libro che può leggersi sotto diverse angolazioni: 1. Letteraria 2. Sociologica

di Marinella Fiume

1. Sotto la prima angolazione, mi ha fatto pensare  a  La cognizione del dolore, un romanzo incompiuto dello scrittore  Carlo Emilio Gadda. E forse questo libro di Ivano può aiutarci a capire perché l’autore non lo finì mai. Rispetto al romanzo di Gadda, quello di Ivano ha per lo meno maggior coraggio, come dimostra il fatto stesso che è stato portato a compimento e chi lo legge capirà quanta forza d’animo è stata necessaria all’autore per farlo… Perché il libro, un diario dove i vari momenti della vita dell’autore si snodano, non secondo un arco cronologico, ma attraverso una serie di flashback, come un rosario attraverso cui si snocciolano i vari misteri dolorosi, ruota intorno alla “poetica della memoria”. Fin qui niente di nuovo: l’autobiografia ha appunto questo presupposto. E la scelta della prima persona sottolinea la forma diaristica.
Ma l’originalità spiazzante del libro è l’angolazione, il punto di vista che l’autore adotta: quello di un bambino “venuto al mondo” (diremmo con la Mazzantini) già segnato dalla malattia e sottoposto, nel corso della sua vita, a parecchi interventi chirurgici, spesso assai invasivi, a terapie pesantissime e oggi alcune delle quali superate dalla scienza medica: fra tutte, la devastante cobaltoterapia, quella stessa a cui non resistette il fisico ormai piegato e piagato di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il celebre autore de Il Gattopardo. Quella da cui trae origine il bel titolo del libro.
Il protagonista è un bimbo strappato dal nido soffice e protettivo della provincia calabrese e siciliana, da una famiglia patriarcale ramificata, allargata, ricca di parentela e catapultato per la maggior parte del tempo della sua evoluzione psico-fisica in una fredda, grigia, estranea, paurosa corsia d’ospedale romano. Da qui, da questo peculiare punto di vista, la novità stilistica del libro, la sua cifra peculiare: l’attenzione a particolari minuti, forse insignificanti per un adulto, la resa lillipuziana della realtà esterna, la prospettiva rovesciata di chi guarda il mondo dal basso di un lettino verso l’alto. Si può immaginare come questo sguardo sulle cose sia molto particolare, perché stabilisce una gerarchia e una spazialità del tutto peculiare: quella di chi guarda il mondo da un lettino, un rapporto non alla pari.
Intorno al protagonista si muovono le figure secondarie, delineate in pochi sapienti tratti, ora con la tenerezza e la dipendenza del bimbo, ora con la simpatica ironia dell’adulto: la madre, il padre, il parentado, gli insegnanti, i compagni di scuola, i colleghi di sventura, infermieri, portantini, medici…
La malattia diventa metafora di un viaggio: un viaggio che comincia dalla nascita di questo bambino e che si materializza nella scena dell’attesa del treno alla stazione di Acireale, il luogo consueto della partenza, e in quel treno per Roma che separa dalla terra consolatrice allo stretto di Messina e che attraversa gallerie e tunnel bui prima di vedere la campagna romana. Quel treno è perciò un simbolo contraddittorio di vita e morte, salute e sofferenza. E i tunnel che il treno attraversa sono metafora di quel lungo corridoio d’ospedale che il bimbo percorre con la manina attaccata a quella del suo papà, ben presto strappata per raggiungere il luogo dell’oblio, la sala operatoria, lo stordimento dell’anestesia che lo trascina nel profondo Ade e lo risucchia nel suo nulla che lo ghermisce con le mani adunche.
Il bimbo, spersonalizzato nelle corsie d’ospedale, diventa solo il numero di un lettino, la lettera di un reparto. E lo sguardo dell’adulto che non indugia alla retorica del sentimento, ora si fa ironia, levitas, distanza, grazia… Sono numeri da smorfiare per giocarli al lotto, ma sono anche illusione della routine della vita normale, basata sull’ossessiva ripetizione: il numero del lettino, il numero dei colleghi di sventura, il computo dei giorni… il gioco dei conteggi!
Ma la vita è sporca, mentre l’innaturale pulizia delle sale ospedaliere, odorose di disinfettante e dell’odore tipico della sala operatoria, ci riportano alla non vita di un ospedale asettico che scandisce i giorni tutti uguali del bambino.
La sofferenza e il dolore, l’insulto ripetuto ad un piccolo corpo inerme, attraversano come un fil rouge il racconto di questi venti anni circa di vita, insieme all’altro, quello della solitudine, che attanaglia le viscere del bimbo, perché l’esistenza di un bambino ammalato è fatalmente legata alla solitudine: solo lui e la sua malattia, lui e la sua ombra labile.
Eppure, esso sa farsi scuola di vita perché il dolore può incattivire, ma può diventare buon maestro, come nel caso dell’Autore che dall’addestramento al dolore si apre al mondo e sceglie la solidarietà, la professione medica, il paradiso miracoloso della guarigione.
Chi conosce il dermatologo, sa con quanta passione egli eserciti la professione! E, certo, anche perché ha avuto la sorte di incontrare sul suo cammino persone che hanno saputo porsi autorevolmente nei suoi confronti, che lo hanno saputo punire, senza pietismi, ma anche aiutare, premiare.
Perciò il libro è anche il difficile romanzo di formazione di un bambino che del dolore ha saputo fare strumento di crescita personale. Un bambino malato, infatti, non si ama, perché sente la malattia come punizione e comprende di essere un peso per i familiari. Ma l’autore è riuscito a vincere sul dolore, anzi il dolore è diventato uno stato di grazia che gli ha permesso di entrare dentro di sé, conoscersi, conquistare infine la vera saggezza.
Da qui il manzoniano “sugo della storia”, le ragioni per cui il libro vede la luce: “Per questo ho voluto far conoscere questa vita, la mia. Per quelli che, come me, hanno dovuto subire travagli fisici e mentali capaci di annullare ogni resistenza, capaci di abbattere”. Da qui l’esperienza individuale si innalza all’universalità del messaggio valido per tutti, scopo ultimo di ogni esperienza letteraria.

2. Il secondo aspetto è quello sociologico. Leggi tutto…

RICATTO ALLO STATO, di Sebastiano Ardita

Ricatto allo Stato. Il «41 bis», le stragi mafiose, la trattativa fra Cosa Nostra e le istituzioniSebastiano Ardita, “Ricatto allo Stato”

di Marinella Fiume

“Ma in questa scivolosa materia i misteri sono tanti e le certezze davvero poche, a parte quella di avere fatto fino in fondo il proprio dovere (S. Ardita, “Ricatto allo Stato”, pag. 116).” Fare il proprio dovere: è la parola chiave di questo libro che descrive con grande umiltà l’assoluta onestà dell’autore e del magistrato, tanto alieno da ideologizzazioni, da lasciare i fatti parlare, quasi senza sovrapporsi ad essi e lasciando il giudizio al lettore. Un atteggiamento di onestà intellettuale tale da non prestare il fianco a nessuna accusa di strumentalizzazione, anche quando il magistrato dice pane al pane e vino al vino. Allo stesso modo, non c’è nessuna enfasi quando parla delle sue azioni spesso pericolosissime. Eppure, di questi fatti relativi – e non solo – al regime carcerario del carcere duro per i mafiosi, per impedire che essi lanciassero messaggi di morte all’esterno, egli è stato uno dei maggiori protagonisti, se non il protagonista. Almeno nella travagliata storia del 41 bis. E pur nel suo ruolo di primissimo piano, non credo che egli sia stato mai tentato dalla politica, così come non ha mai amato i riflettori puntati sulla sua persona. Una sola punta di orgoglio, più che mai giustificata, nella prima pagina di sapore autobiografico: “Appartengo alla specie dei giudici-ragazzi del 1991, quella di chi è entrato in magistratura a ridosso delle stragi. Idealisti per necessità e convinti che, dopo quell’inferno, sarebbe stata sempre primavera”…
Permettetemi però qualche considerazione letteraria, perché il libro in questione lo merita. C’è in questo libro una quantità di registri che rendono vivace e letteraria la scrittura: dalla autobiografia, alle numerose pagine narrative che denotano il sicuro possesso dei mezzi espressivi, alla storia giudiziaria, alla “crime story”, alla cronaca dettagliata dei fatti fino alle intercettazioni telefoniche, allo studio della psicologia dei personaggi, i potenti tra la mafia e lo Stato, e i detenuti, non tutti mafiosi, verso i quali ultimi va spesso la “pietas” del magistrato, nella consapevolezza che la situazione delle carceri è spesso così drammatica – per via del sovraffollamento – che la pena smette il suo ruolo rieducativo che essa ha a buon diritto nella nostra Carta Costituzionale.

ardita
Ma è anche un libro di preziosa testimonianza memoriale: “Vorrei che questa memoria non si perdesse, che non si perdesse la tradizione di coraggio che si formò in quell’epoca, unita a quel desiderio ardente di migliorare la vita dei detenuti”, con riferimento a una scuola di magistrati che lo hanno preceduto nell’ufficio detenuti, “tutti magistrati – è la conclusione del libro di Ardita – dell’amministrazione penitenziaria accomunati dalla stessa passione e mai separati da correnti, fazioni, ideologie. Tutti convinti del principio che noi magistrati siamo sempre dalla parte della legge. Tutti con il culto della memoria. Perché un’istituzione, un corpo, una società che non hanno memoria non possono avere nemmeno un futuro.” (pag. 169). E credo che il libro si legga anche con commozione nella memoria dei tanti magistrati vittime dello stragismo mafioso a cui va il nostro pensiero grato e commosso. Perché dal momento delle stragi mafiose di Falcone e Borsellino, anche la società civile ha fatto sentire la sua rabbia, il suo sdegno, la sua volontà di non delegare interamente allo Stato o ai professionisti dell’antimafia, la sua solidarietà con chi sta davvero in prima linea nella lotta alla mafia. “Sai, – ebbe a dire Falcone a Borsellino pochi giorni prima di essere trucidato a Capaci con la moglie e i ragazzi della scorta – sento che la gente fa il tifo per noi!” Ed ebbe a riferirlo Paolo Borsellino poco prima che le bombe mafiose lo trucidassero con gli agenti della scorta mentre faceva la consueta visita alla madre in Via D’Amelio…
È pesante dunque l’eredità che questi giovani magistrati si sentirono e si sentono addosso, per questo non bisogna lasciarli soli!
“Senza Stato la mafia sarebbe già morta”: è in sintesi il contenuto del libro che, scritto nel 2011, ha il suo prosieguo nel recente memoriale del pool di Palermo sulla trattativa Stato-mafia vista dalla Procura, la storia dei due anni che hanno cambiato il Paese all’insegna della convivenza con i poteri criminali. La memoria del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dei pm Nino Di Matteo, Lia Sava, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, è la ricostruzione del percorso investigativo che ha portato i pm a chiedere il processo per sei uomini dello Stato e sei capimafia, insieme sullo stesso banco degli imputati. Venti pagine che illustrano al gup Piergiorgio Morosini l’indagine che, tra polemiche e accuse ai magistrati, ha provocato lo scontro istituzionale con il Quirinale. È il racconto di ciò che accadde nei sotterranei del potere tra il ’92 e il ’94 quando, sotto la minaccia dello stragismo, i massimi esponenti delle istituzioni abdicarono al loro ruolo di contrasto e all’azione repressiva contro le cosche e, con un cedimento senza precedenti, scelsero la linea “morbida” per salvare la vita a un pugno di parlamentari finiti nella lista dei sicari mafiosi. La Procura di Palermo – sede naturale del processo perché le minacce a Mannino, primo segnale di violenza al governo Andreotti, sono avvenute a Palermo così come l’omicidio Lima, primo atto di esecuzione di quelle minacce – denuncia quella malintesa e mai dichiarata “ragion di Stato” che ha fornito un’apparente legittimazione alla trattativa e che coinvolge sempre più ampi e superiori livelli istituzionali.
Leggi tutto…

AFORISMI PER LE DONNE TOSTE, di Marinella Fiume

Risultati immagini per aforismi per donne tostedi Massimo Maugeri

Aforismi per le donne, per le mamme e per le nonne, per le zie, per le cugine e per tutte le bambine… Aforimi per gli uomini che vogliono conoscere per quanto possibile, le donne. Stiamo parlando di “Aforismi per le donne toste. Scovati capovolti creati“, la nuova pubblicazione di Marinella Fiume (edizioni Arianna).
Come ha scritto Eleonora Lombardo, sulle pagine di “Repubblica-Palermo“, questo libro è il frutto di “un incontro fra donne, fra la scrittrice originaria di Noto, etnolinguista, professoressa di latino nei licei, e donna dalla capigliatura indomita, Marinella Fiume, e l’editrice madonita Arianna Attinasi che ha avuto l’idea di coinvolgere per le illustrazioni la catanese Marcella Brancaforte. Una triade felice che sconfessa subito il vetusto appannaggio maschile alla letteratura e che si diverte con l’aforisma di un anonimo («L’oca è l’animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne») per avere l’occasione di indagare il rapporto fra le donne e la scrittura, fra la consapevolezza del sé e il linguaggio letterario.
Tradizionalmente usato per esprimere il pensiero degli uomini, l’aforisma solo nel Novecento è diventato terreno fertile di donne capaci di maneggiarlo con destrezza. (…)
Parole come frecce, quelle evocate nella bella copertina, capaci di colpire l’obiettivo, in grado di andare a segno con precisione…

– Marinella, chi sono le donne toste? Leggi tutto…