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Posts Tagged ‘Marsilio’

LE ORE PIENE di Valentina Della Seta: incontro con l’autrice

Le ore piene “Le ore piene” di Valentina Della Seta (Marsilio): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Valentina Della Seta vive a Roma – dove è nata nel 1974 – e scrive di letteratura, cinema e costume per il venerdì di Repubblica, Icon e Rivista Studio.

Per Marsilio ha appena pubblicato il romanzo “Le ore piene“. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ho scritto Le ore piene nell’arco di tre anni», ha detto Valentina Della Seta a Letteratitudine. «Sono partita senza un progetto preciso, all’inizio avevo più che altro bisogno di elaborare un dispiacere amoroso. Era qualcosa che mi occupava la mente in modo totale, mi sono resa conto di non poter scappare, tanto valeva costruirci intorno le giornate. Ho cominciato a sedermi quasi ogni giorno per tre o quattro ore, disponendomi a scrivere. Leggi tutto…

IO, AGRÒ E IL GENERALE di Domenico Cacopardo (recensione)

“Io, Agrò e il generale” di Domenico Cacopardo (Marsilio)

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di Alfio Siracusano

Ogni libro, specie se meritevole di lettura, ha sempre un fondo da cui germina, come un albero frondoso che si alimenta della feracità che gli trasmettono le radici e che lui esprime nel rigoglio dei rami, delle foglie e dei frutti. In un libro essi sono la sua scrittura, i suoi personaggi, i fatti che racconta, le idee che veicola, i turbamenti che suscita.
Questo mi è avvenuto di pensare leggendo quest’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo, Io, Agrò e il generale (Marsilio 2021, pagg. 473), che peraltro mi è parso anche nuovo rispetto ai suoi precedenti. E non è che sia mutato lo stile. Come sempre Cacopardo è narratore puntiglioso, implacabile nella ricostruzione dei fatti fino alle minuzie, preciso nel mettere il lettore dentro i meccanismi delle procedure, acuto nel disegnare i protagonisti del lavoro giudiziario, ciascuno col suo carattere, le sue fisime, a volte le sue leggerezze, in definitiva la sua umanità. Aggiungerei che sta qui la sua pòiesis, la sua capacità di creare un mondo sì di fantasia ma vero della verisimiglianza dei caratteri, della naturalezza dei gesti e dei comportamenti. Tanto più dentro una trama di eventi che discopre un mondo doppio, del crimine e della legge, rivelandolo nella sua cruda verità. Leggi tutto…

ROMANA PETRI racconta CUORE DI FURIA

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: ROMANA PETRI racconta CUORE DI FURIA (Marsilio)

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di Romana Petri

L’idea di scrivere questo romanzo è nata molti anni fa, mentre stavo lavorando a I padri degli altri, una raccolta di racconti sulle crudeltà paterne. Volevo inserirlo, poi mi sono resa conto che non sarebbe stato mai un racconto, ma un romanzo. E così ho aspettato, rimandato, provato, rinunciato. E poi scritto tutto di un fiato. Come non avessi scelto io.
Cuore di furia nasce dal desiderio di raccontare due mondi: quello dei padri crudeli, che molto mi affascina, soprattutto quando questa incapacità genitoriale si tramanda, come se il male avesse sempre il potere di non essere mai inquinato dal bene; e quello del padre artista, in questo caso scrittore, e dunque uomo-libro.
Il romanzo è liberamente tratto (molto liberamente) dalla vita del grande scrittore Giorgio Manganelli. Non so se sia stato un padre così terribile come io descrivo Jorge Tripe (questo il nome del mio personaggio), ma non ha molta importanza, Manganelli è un’ispirazione, forse il suo essere così tenebricoso nella scrittura un po’ mi lasciava “ben sperare”.
Ho analizzato l’incapacità affettiva dell’uomo-libro, di quell’individuo che, così preso dalla creazione, dall’evoluzione linguistica del suo scrivere, subisce un’involuzione affettiva dalla quale non può (forse non vuole) tornare indietro. Si chiude nel gigantesco, egotico mondo dell’Io. Gli dicono che è un genio, e credo non vi sia iattura peggiore di quella di essere definiti da troppe persone un genio. Se davvero diventiamo ciò che gli altri vedono in noi, un genio si sentirà un genio. Dunque non adatto a vivere con gli individui comuni (praticamente tutti quelli che non sono lui). Subirà una specie di auto abbandono. Essendo un genio deve stare per conto suo, nessuno sarà mai alla sua altezza. Leggi tutto…

GIULIO MOZZI racconta LE RIPETIZIONI

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIULIO MOZZI racconta LE RIPETIZIONI (Marsilio)

[la foto di Giulio Mozzi, in basso, è di Francesco Terzago]

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di Giulio Mozzi

Le ripetizioni è un romanzo ambizioso. La frase che ho avuta in testa per quasi due anni, diciamo tra l’autunno del 2018 – quando sono stato spinto da Greta Bertella a riprendere in mano certe vecchie carte – e il 30 luglio del 2020 – quando ho consegnato all’editore il romanzo finito – è: «Voglio fare un romanzo impeccabile». Mettetevi nei miei panni. Sono nato nel 1960. Come scrittore ho dato il meglio di me – per comune giudizio – con le raccolte di racconti che ho pubblicate negli anni Novanta: Questo è il giardino, 1993, La felicità terrena, 1996, Il male naturale, 1998; ai quali si può aggiungere, ma il giudizio comune lo mette in secondo piano, Fiction, 2001. Negli anni successivi ho pubblicato, con un ritmo sempre più lento, libri sempre più difficili da classificare: dei prosimetri, come Fantasmi e fughe, 1999, e La stanza degli animali, 2010, un poema, Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, 2000, e altri libri in versi; una raccolta di novelle brevissime, Sono l’ultimo a scendere, 2009, e un libro e metà strada tra teatro, novella e poesia, Favole del morire, 2015. Inoltre: fin dal 1993 mi sono dato all’insegnamento di quella cosa che viene orribilmente chiamata «scrittura creativa», e che altro non è che la pratica della letteratura; dal 1998 ho lavorato nell’editoria, soprattutto come scout, facendo da levatrice a qualcosa di più di un centinaio di romanzi. Leggi tutto…

TULLIO AVOLEDO racconta NERO COME LA NOTTE

Nero come la notte Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: TULLIO AVOLEDO racconta il suo romanzo NERO COME LA NOTTE (Marsilio), libro vincitore del Premio Scerbanenco 2020.

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LANCIARE FRECCE CONTRO GLI ELICOTTERI

di Tullio Avoledo

All’origine di ogni mio libro c’è un seme.
Può essere una frase, un ricordo, un’immagine.
Può essere, in realtà, qualsiasi cosa.
Tre sono le cose misteriose, per dire, è nato da un osso mezzo rosicchiato. Camminavo con mio figlio Francesco, allora molto piccolo, per un viale di una città di mare, e ho visto quest’osso spuntare da sotto una siepe. Perché Francesco non lo vedesse l’ho spinto col piede sotto i rami. Tornato a casa, mi sono messo a scrivere una storia che aveva come protagonista un giovane pubblico ministero in un tribunale internazionale per crimini di guerra.
Ossa e ruggine e orrore, quello che affiora dalla terra in quel libro, è germinato da quel mio gesto, dal mio nascondere l’osso a mio figlio. Vi si è unito il ricordo irreale dell’estate in cui, disteso al sole sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro, guardavo passare, fra l’indifferenza dei bagnanti, gli aerei USA in volo per bombardare la Bosnia. Poi sono venuti i testi di medicina legale, gli atti dei tribunali veri e le memorie di chi aveva lavorato per identificare i morti delle fosse comuni di Srebrenica e di altri luoghi dell’ex Jugoslavia in cui la pretesa civiltà europea era collassata in un buco nero d’orrore.
Ma all’origine c’era solo un osso spolpato.

L’ispirazione per La ragazza di Vajont sono stati invece la poesia Parole povere di Pierluigi Cappello e alcuni versi di Walther von der Vogelweide sull’inverno. Si può tranquillamente dire che l’ambientazione di quel romanzo freddo e cupo sono di fatto quelle due poesie, cui poi venne ad aggiungersi il quadro Cacciatori nella neve di Pieter Bruegel il Vecchio, che quell’anno vidi, in un freddo pomeriggio di febbraio, al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Pierluigi (per inciso: non è lui lo “Storpio” del romanzo) mi ha prestato anche la passione per il modellismo aereo e per la numismatica romana.

Per Nero come la notte l’origine è l’incontro di tre letture: Leggi tutto…

PREMIO SCERBANENCO 2020: vince Tullio Avoledo con “Nero come la notte” (Marsilio)

È TULLIO AVOLEDO IL VINCITORE DEL PREMIO SCERBANENCO 2020: con il romanzo “Nero come la notte” (Marsilio)

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La Giuria Letteraria del Premio Giorgio Scerbanenco, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente) e Alessandra Calanchi, Alessandra Tedesco, Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi e John Vignola, sottolineando la significativa qualità letteraria dei cinque romanzi finalisti di quest’anno, ha deciso all’unanimità di attribuire il Premio Giorgio Scerbanenco 2020  a
NERO COME LA NOTTE (Marsilio)
di Tullio Avoledo

con la seguente motivazione:

Per essere riuscito a costruire, attraverso l’ibridazione tra noir e distopia, una storia che racconta con realismo politico il paesaggio post industriale del Nord Est, affrontando i temi dell’immigrazione, della clandestinità e dell’emarginazione,  grazie a una scrittura che richiama felicemente la tradizione dell’hardboiled. Leggi tutto…

STORIA DEL GIALLO ITALIANO: intervista a Luca Crovi

“Storia del giallo italiano” di Luca Crovi (Marsilio): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Se parliamo di giallo e di letteratura di genere (e non solo, in verità), e se siamo alla ricerca di uno dei massimi esperti sul tema, il primo nome che viene in mente è senz’altro quello di Luca Crovi (peraltro figlio d’arte del grande Raffaele).

Luca Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Ha collaborato con «Italia Oggi», «Il Giornale» e «Max» occupandosi di musica. È autore di saggi e romanzi, da ultimi Noir. Istruzioni per l’uso (2013) e L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020). Ha sceneggiato fumetti ispirati alle opere di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto. Per Marsilio è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) che ha inspirato l’omonima trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2, con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005.

Di recente, per Marsilio, Luca Crovi ha pubblicato un libro che può essere considerato come un vero e proprio faro con riferimento al giallo italiano e alla sua storia. Si intitola, per l’appunto, “Storia del giallo italiano“. Un libro di cui gli amanti del giallo, della letteratura di genere (e non solo, in verità), farebbero bene ad accaparrarsi.

Ho avuto il piacere di conversare con Luca Crovi sul giallo italiano e sulla sua storia…

– Luca, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Quand’è che hai sentito l’esigenza di scrivere un testo che potesse ripercorrere in maniera completa ed esaustiva, come poi sei riuscito a fare, la storia del giallo italiano?
Questo volume nasce dall’idea di riprendere le ricerche sul giallo italiano che avevo intrapreso con “Delitti di carta nostra” e proseguito con “Tutti i colori del giallo”. Nel mezzo ci sono stati 9 anni di trasmissioni di Radiodue che ho condotto sulla narrativa di genere e centinaia di interviste, recensioni, dossier, presentazioni fatte a fianco dei grandi protagonisti della letteratura di suspense mondiale. Tutte queste esperienze sono finite nel libro. Leggi tutto…

PREMIO BIELLA LETTERATURA E INDUSTRIA 2020: vince Maria Paola Merloni

PREMIO “BIELLA LETTERATURA e INDUSTRIA”- XIX edizione

 

Maria Paola Merloni vince il Premio Biella Letteratura e Industria 2020 con Oggi è già domani. Vittorio Merloni vita di un imprenditore (Marsilio) 

Premio “Biella Letteratura e Industria” XIX Edizione assegnato a Maria Paola Merloni; Luca Ricolfi riceve il Premio Giuria dei Lettori; Premio Opera Straniera a Christophe Bonneuil e Jean Baptiste Frezzoz; Premio Speciale a Giulio Tremonti

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La Giuria del Premio Biella Letteratura e Industria, presieduta da Pier Francesco Gasparetto e composta da Claudio Bermond, Paolo Bricco, Paola Borgna, Loredana Lipperini, Giuseppe Lupo, Sergio Pent, Alberto Sinigaglia e Tiziano Toracca ha decretato il VINCITORE di questa XIX edizione dedicata alla Saggistica: Leggi tutto…

L’EREDITÀ DEI VIVI di Federica Sgaggio: incontro con l’autrice

“L’eredità dei vivi” di Federica Sgaggio (Marsilio): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Federica Sgaggio vive tra Verona, dove è cresciuta e dove ha lavorato come giornalista, e Galway, in Irlanda, dove studia letteratura inglese. Ha pubblicato i romanzi Due colonne taglio basso (Sironi 2008) e L’avvocato G. (Intermezzi 2016), e il saggio Il paese dei buoni e dei cattivi. Perché il giornalismo, invece di informarci, ci dice da che parte stare (minimum fax 2011). Nel 2015 ha curato con Catherine Dunne la raccolta italo-irlandese Tra una vita e l’altra (Guanda; uscito con il titolo Lost Between: Writings on Displacement per New Island Books).

È appena uscito, per Marsilio, il nuovo romanzo di Federica Sgaggio intitolato L’eredità dei vivi.

Su questo libro, Catherine Dunne ha commentato: «Dal momento in cui l’ho incontrata, Rosa mi ha catturato. Con tutti i suoi difetti, non è un personaggio che si dimentica facilmente».

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ho sempre pensato che la storia di mia madre avesse qualcosa da dire al mondo», ha detto Federica Sgaggio a Letteratitudine. «Adesso che mi capita di parlarne in giro, mi rendo conto che le persone che hanno letto “L’eredità dei vivi” o mi sentono per la prima volta parlare di lei – di Rosa Sammarco vedova Sgaggio nata a Solofra in provincia di Avellino e morta a Verona – la vedono come una specie di eroina della dignità del figlio disabile. Al suo funerale veronese (ne ha avuti due), le persone che erano venute per me mi si avvicinavano e mi dicevano che avrebbero voluto conoscerla da viva. Ma la sua è stata solo la storia di una donna. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: vince ROSELLA POSTORINO

ROSELLA POSTORINO, con il romanzo “Le assaggiatrici” (Feltrinelli), vince la 32esima edizione 2018-2019 del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

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E’ Rosella Postorino con il suo romanzo “Le assaggiatrici” (Ed. Feltrinelli, con una trama costruita sulle donne che dovevano assaggiare i cibi del Fuhrer e restare sotto osservazione per un’ora affinché le guardie si accertassero che non fossero avvelenati) la vincitrice della XXXII edizione del Premio letterario Chianti.

Le votazioni, con gli oltre 300 giurati, si sono svolte nei locali del “Giardino di Zago” a Greve in Chianti. I cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio erano: Carlo Carabba (Come un giovane uomo, ed. Marsilio), Valentina Farinaccio (Le poche cose certe, Mondadori), Lia Levi (Questa sera è già domani, E & O), Massimo Maugeri (Cetti Curfino, La nave di Teseo) e Rosella Postorino (Le assaggiatrici, Feltrinelli).
Gli autori finalisti hanno incontrato in cinque Comuni del territorio chiantigiano fiorentino e senese la giuria popolare di 350 lettori (con il coinvolgimento delle biblioteche locali), in confronti che si sono tenuti di sabato in località del Chianti fiorentino e senese

I cinque finalisti del Premio letterario Chianti Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: i finalisti

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 32esima edizione 2018-2019: i cinque finalisti

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Sono stati scelti i cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio Letterario Chianti:

Carlo Carabba con “Come un giovane uomo” (Marsilio)
Valentina Farinaccio con “Le poche cose certe” (Mondadori)
Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni EO)
Massimo Maugeri con “Cetti Curfino” (La nave di Teseo)
Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli).

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LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (recensione)

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio)

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Il demone rosso della scrittura nell’ultimo romanzo di Silvana Grasso

di Daniela Sessa

Occorre leggerlo tutto d’un fiato il nuovo romanzo di Silvana Grasso “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio), solo per il gusto di scoprire proprio nelle ultime frasi perché è così bello, così stringente, così complesso. Perché ogni pagina morde la carne del lettore? Risponde Nerina Garofalo: “un romanzo non deve insegnare nulla né dare modelli di bontà né indicare strade di vita a chi s’è perso cercandola la vita. Un romanzo deve invece molestare, molestare chi lo scrive, molestare chi lo legge, schiaffeggiarlo, bastonarlo, ridestarlo”.  Mentre pare talvolta frantumarsi la dimensione del romanzo, nella misura del frammento lirico o della ricostruzione memoriale, Silvana Grasso dà uno strattone all’intento pedagogico del genere e scrive un romanzo e insieme un romanzo sul romanzo. Leggi tutto…

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO: il nuovo romanzo di Silvana Grasso

La domenica vestivi di rosso LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio, 2018)

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Silvana Grasso presenterà il libro alla Feltrinelli Libri e Musica di Catania, Via Etnea 283, martedì 23 ottobre 2018 dalle ore 18:00. Intervengono Salvo Andò e Nicolo Mineo. Ingresso Libero

Torna in libreria con un nuovo romanzo Silvana Grasso, che mette in scena pirandellianamente la sua “Uno nessuno e centomila” in stivali di camoscio e minigonna. La domenica vestivi di rosso (Marsilio) racconta la parabola ambiziosa e seduttrice di Nera, una ragazza di provincia nel 1968. Che cosa è stata e dove ha fallito l’emancipazione?

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Non è un maschio Nerina, non ha cinque dita per piede come tutti i neonati, ma sei. Non la cresce la sua giovanissima madre di sangue, ma due grasse quasi madri, una col diabete, l’altra senza. Nascondere le dita dei piedi che, nell’immaginario del suo paese, di anno in anno diventano dieci, venti, cinquanta, è la sua prima prova di forza e resistenza al mondo. La seconda, quasi epica, è ammettere che, nonostante la sua bellezza, innegabile quanto la sua sensualità, sono solo i suoi piedi il polo d’attrazione per i maschi. Tutti vogliono, sempre e solo, cominciare dalla svestizione dei suoi piedi per poi magari, svelato l’enigma, non procedere oltre. Quel punto di debolezza, ad arte enfatizzato dal mistero, diventa il magnete con cui, invece, concupire e sedurre, secondo un progetto quasi cinematografico, di cui Nerina scrive il canovaccio negli anni della sua adolescenza, al liceo classico, e dopo, negli anni dell’università a Catania: anni in cui dal Nord veniva sganciato in Sicilia il Sessantotto come una bomba in tempi di guerra. Leggi tutto…

I VINCITORI DEL PREMIO VIAREGGIO RÈPACI 2018

 

 

 

 

Sono Fabio Genovesi con Il mare dove non si tocca, Mondadori e Giuseppe Lupo con Gli anni del nostro incanto, Marsilio, i vincitori ex aequo della sezione Narrativa della 89esima edizione del Premio Viareggio Rèpaci.

Giuseppe Lupo e Fabio Genovesi...

Roberta Dapunt ha vinto con Sincope, Einaudi, la sezione Poesia e Guido Melis, con La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino la sezione Saggistica.

I vincitori sono stati annunciati, in una gremitissima piazza Mazzini, dal conduttore della serata Tiberio Timperi, insieme al Sindaco del Comune di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e a tantissimi ospiti, tra autorità e normali cittadini, chiamati a rappresentare Viareggio in questa occasione speciale.

La giuria, presieduta da Simona Costa dopo un’accesissima discussione, ha selezionato le opere vincitrici (descritte nelle seguenti schede). Leggi tutto…

SILLABARIO DEI MALINTESI di Francesco Merlo

Sillabario dei malintesi SILLABARIO DEI MALINTESI di Francesco Merlo (Marsilio)

Il volume sarà presentato sabato 13 gennaio alle 18:30, nel Salone Amorelli dell’Inda, palazzo Greco, corso Matteotti, 29, Siracusa. Conversano con l’autore: Daniela Sessa e Pucci Piccione. Incursioni al pianoforte a cura di Omar Giardina

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di Daniela Sessa

Se esistesse ancora la terza pagina dei quotidiani basterebbe un solo articolo di Francesco Merlo per esaurirla, talmente i suoi editoriali sono ricchi di cronaca e di riferimenti alla letteratura, alla musica e all’arte. Lo stesso felice connubio tra cronaca (giornalistica) e arte (narrativa) c’è in “Sillabario dei malintesi” (ed. Marsilio), il libro in cui Merlo, ricorrendo al meccanismo dell’associazione di parole, ricostruisce la storia sentimentale d’Italia – come recita il sottotitolo – dal referendum del 1948 a quello del 2016.  Uno spazio temporale in cui “referendum”,  la parola che lo delimita, nasconde già il malinteso “…in Italia i referendum pongono una domanda e ottengono una risposta sghemba, perché domanda e risposta viaggiano su universi asintotici: si avvicinano senza incontrarsi mai”. Quello che accade nel libro di Merlo è l’esatto contrario: universi asintotici si incontrano tra calembour e neologismi che hanno il merito di spiegare agli italiani quanti tic linguistici dicono il nostro carattere, la nostra antitalianità o arcitalianità o meglio la “quasità” che ci identifica come popolo e ci fa “populisti senza popolo”. Leggi tutto…

FELTRINELLI SIGLA UN’ALLEANZA STRATEGICA CON MARSILIO

Il Gruppo Feltrinelli e Marsilio Editori hanno siglato oggi un accordo di lungo periodo per affrontare assieme le evoluzioni del mercato editoriale forti di tutte le possibili sinergie tra le due diverse realtà.

Venezia, 20 ottobre 2017 – L’accordo, soggetto alle usuali attività di verifica e due diligence, prevede l’acquisizione di una partecipazione iniziale del 40% della casa editrice veneziana da parte del Gruppo Feltrinelli, destinato ad arrivare al 55% dopo due anni; prevede inoltre la condivisione di competenze e know-how specifici nelle scelte editoriali, la promozione dei prodotti editoriali Marsilio da parte del Gruppo Feltrinelli e l’affidamento delle attività di distribuzione ad MF, joint venture tra Feltrinelli e Messaggerie Italiane.

L’operazione rappresenta un tassello di particolare rilevanza strategica nello sviluppo del Gruppo Feltrinelli che con Marsilio stringe un’alleanza sul fronte dei contenuti dopo aver annunciato recentemente la joint venture con il gruppo Messaggerie Italiane per la creazione del più grande polo di e-commerce italiano per la cultura e l’editoria.
L’esperienza, il contatto con il territorio, il rapporto con gli autori e la cura nel lavoro editoriale, che da sempre contraddistinguono Marsilio, rappresentano gli assi portanti di una collaborazione di lungo periodo tra il Gruppo Feltrinelli e la famiglia De Michelis, da sempre alla guida della casa editrice veneziana.

Risultati immagini per gruppo feltrinelliI libri costituiscono la parte più profonda della nostra identità: siamo ontologicamente editori, diffondere idee e sguardi è la nostra vocazione – ha dichiarato Roberto Rivellino, Amministratore Delegato di Gruppo Feltrinelli – Marsilio dispone di un catalogo di alta qualità, di una grande esperienza nell’editoria libraria, di un profondo radicamento territoriale. Questi elementi, integrati all’identità e al perimetro strategico di Gruppo Feltrinelli, lasciano presagire un percorso comune di grande valore, che possiamo immaginare di estendere anche ad altre esperienze editoriali di valore presenti nel nostro paese”.

Risultati immagini per marsilioQuesto accordo è un passo avanti importante del piano di crescita avviato tre anni fa da Marsilio con investimenti editoriali. Dopo la riacquisizione delle quote da Rizzoli un anno fa, è stato gratificante trovare nel Gruppo Feltrinelli il partner con cui avviare importanti sinergie industriali, nella comune visione del ruolo, dei compiti e delle sfide che attendono l’editoria. È una partnership che con mio padre Cesare – ha affermato Luca De Michelis, AD di Marsilio – abbiamo fortemente voluto per valorizzare la casa editrice e i suoi autori, e rafforzare, dalla storica sede di Venezia, il ruolo di primo piano di Marsilio nella produzione libraria”.

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Sul Gruppo Feltrinelli Leggi tutto…

L’ALTRO ADDIO di Veronica Tomassini (recensione)

L'altro addio L’ALTRO ADDIO di Veronica Tomassini (Marsilio)

di Simona Lo Iacono

La testa era come quella di un neonato, venata di ciuffi e abbandonata sul seno di lei. E le mani la stringevano convulsamente, come se quella ragazza bella, aperta, calda di dolore, non fosse più, né mai fosse stata, l’amata, ma una genitrice che consolava e che tendeva le braccia. La più perfetta delle donne: una madre.
La valigia, poi, non tradiva neanche per un attimo il passato sventrato, le peregrinazioni stanche in cerca di lavoro e futuro, lo spaesamento che lo coglieva innanzi alle città nuove, la cui opulenza lo feriva.
Era piuttosto la valigia di un pellegrino, odorosa dei panni che lei aveva lavato e stirato con cura, da cui svaporava il sentore della lavanda e del pulito. Tra le poche cose che portava con sé c’era anche il rosario, la foto di Papa Wojtila, la Bibbia nella lingua dei padri: il polacco.
Masticarla e dirla, quella lingua, consolava ed alleviava lo sradicamento, lo restituiva all’origine, come se tornare a casa volesse dire, semplicemente, pregare il Dio dei morti con parole domestiche: un atto di tregua misericordioso e insondabile, simile a quello che proveniva dalle braccia aperte sulla croce.
Ma per il resto, la misericordia non era degli uomini, solo di lei, dello sguardo che sorvolava sulla sua imperfezione, sulle macerie. Perché proprio in quelle sbeccature, proprio in quella sua fragilità scomposta, lei trovava un motivo per amarlo. Leggi tutto…

LAURA PUGNO racconta LA RAGAZZA SELVAGGIA

LAURA PUGNO racconta il suo romanzo LA RAGAZZA SELVAGGIA (Marsilio)

romanzo vincitore del Premio Selezione Campiello 2017

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laura Pugno

di Laura Pugno

La ragazza selvaggia (Marsilio), è un romanzo che racconta l’impossibilità di ritornare alla natura, o almeno, di ritornarvi in modo ingenuo. Racconta anche, come in uno specchio, l’impossibilità di consegnarsi completamente alla cultura, la sopravvivenza irriducibile dell’animale in noi, il territorio segreto –  il bosco, l’oceano? – che circonda le frontiere dell’umano e in questo, un sottile filo rosso lo ricollega al mio romanzo d’esordio, Sirene.
La storia raccontata parte da un territorio narrativo – e reale – che a molti è noto, le vicende dei cosiddetti “ragazzi selvaggi”, che uniscono mito e realtà. Chi ricorda il film di Truffaut, L’enfant sauvage, sulla vicenda di Victor de l’Aveyron, cresciuto nei boschi alla fine del Settecento, muto forse per una ferita alla gola, e del medico Jean Itard, che per anni se ne occupò?
Ne La ragazza selvaggia, siamo al giorno d’oggi, tra Roma e l’immaginaria riserva naturale di Stellaria, da cui la presenza umana è stata bandita. È qui che all’inizio del romanzo viene ritrovata, allo stato selvaggio, Dasha, la protagonista.
Dasha e la sorella gemella Nina hanno alle spalle una complicata vicenda familiare. Orfane, provengono dalla zona di Chernobyl, e sono state adottate da un industriale, Giorgio Held, e dalla sua giovane moglie, Agnese. Ma mentre Nina entra subito a far parte della nuova realtà, impara l’italiano, fa rapidamente nuovi amici, Dasha rifiuta con violenza di integrarsi: rifiuta di parlare.
È già una ragazza selvaggia, qualcuno che non possiede l’arte umana del linguaggio?
Non lo sappiamo, ma un giorno, il legame fortissimo che unisce Nina e Dasha si rompe, al punto che Nina, con un gesto infantile e terribile, di cui si pentirà per tutta la vita, porta la sorella nel bosco di Stellaria e l’abbandona.
E Dasha scompare, davvero, per dieci lunghi anni. Si perde? forse scappa? decide di non ritornare? Leggi tutto…

ALESSANDRO ZACCURI racconta LO SPREGIO

ALESSANDRO ZACCURI racconta il suo romanzo LO SPREGIO (Marsilio)

alessandro-zaccuri

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di Alessandro Zaccuri

All’inizio, quando Lo spregio non era ancora Lo spregio, il protagonista non si chiamava Franco Morelli, detto il Moro, ma Remigio Labruna, sapeva già  «di essere un uomo infame, e ne era fiero». Così leggo nel più vecchio degli appunti relativi al libro. L’annotazione risale all’aprile del 2010 ed è consegnata a un file che porta la dicitura, non poco pretenziosa, di incipit sine explicit. Mi era capitato, come altre volte, di mettere per iscritto una scena della quale non capivo bene il significato e per la quale non sarei stato in grado di prevedere uno sviluppo. È l’appunto più antico e anche il più vicino a quello che poi, nell’autunno del 2013, il libro è diventato.
Nella cartelletta in cui conservo gli altri esperimenti trovo una manciata di abbozzi, ciascuno accompagnato dal suo titolo e addirittura da una citazione in esergo. C’è La rovina, del gennaio 2013, che è un inizio di racconto in prima persona, dettato dalla voce di un giovane uomo che viene trascinato controvoglia, a notte fonda, davanti a un rudere in montagna. Probabilmente avevo un’idea di come proseguire, anche se non la ricordo con esattezza. Non era male, però, la frase di Saint-Just alla quale mi appoggiavo e della quale, di nuovo, non sarei più in grado di stabilire la provenienza: «Nulla assomiglia alla virtù più di un grande crimine». È lo stesso paradosso – niente affatto paradossale, in realtà – nel quale mi imbatto nelle prime righe di un’altra stesura, intitolata Il dispetto e datata marzo 2013. Avevo rinunciato al racconto in prima persona per introdurre subito il protagonista, che nel frattempo aveva conquistato il suo soprannome: «Il Moro sarebbe stato un grande santo, se fosse stato un santo». Meglio, per quanto la citazione introduttiva (Farinata che, nella descrizione di Dante, tiene «l’inferno a gran dispitto») suoni prevedibile, scolastica. Leggi tutto…

SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

di Lorenzo Marotta

Un romanzo potente “Solo se c’è la Luna“, Marsilio Editore 2016, come potente è lo stile della scrittrice che ha il dono del ritmo narrativo, l’estro immaginifico del forte, del sanguigno, dove la parola vibra, si contorce, si placa a seconda del flusso del pensiero e del cuore che Silvana Grasso vi trasferisce. La storia apparentemente è semplice, essenziale. Un emigrato siciliano che ritorna nella sua terra completamente americanizzato con il pallino del bisinès. A questo con lucido cinismo consacra ogni cosa: affetti, sentimenti, la stessa malattia della figlia, Luna, nata per sbaglio da Gelsomina, una ragazza sconclusionata, che amava crearsi il suo mondo lavorando con un coltellino pezzi di legno e di sughero ricavandone volti bellissimi di cui innamorarsi. «Una volta finito, bellissimo lì davanti a lei, proprio nelle sue stesse mani, se l’era baciato tanto il suo Toni, da procurarsi lividi enormi sulle labbra: Piccole conche di sangue quagliato, stimmate per come furiosamente se l’era sbattuto sulla bocca, il suo Toni di legno, a rischio anche di rompercisi i denti, nell’illusione della carne, nell’illusione della lingua, nell’illusione di scoprire, infine, che fosse proprio un uomo»(pag. 10). Leggi tutto…

ANNALISA DE SIMONE racconta NON ADESSO, PER FAVORE

ANNALISA DE SIMONE racconta il suo romanzo NON ADESSO, PER FAVORE (Marsilio) – tra i 27 romanzi presentati al Premio Strega 2016

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

Annalisa De Simone

di Annalisa De Simone

Non ero ancora arrivata in terrazza e già sentivo mio padre discutere con la nonna. Dalla mansardina di Miglianico, dove insieme alla mia famiglia, aspettavo di capire cosa ne sarebbe stato del nostro appartamento a L’Aquila, della città tutta, e di noi, s’intravedeva la secca vischiosa dell’Adriatico. Detestavo quella vista, il paesetto in cima alle colline, l’odore delle sterpaglie e la desolazione della stradina di fronte casa. C’erano notti, invece, in cui quegli stessi luoghi – nel buio immaginarli belli era più facile – mi parlavano di avventure romantiche da cui mi sentivo esclusa. Tornavo ai miei giorni a Roma e fantasticavo. La scena di me e di un Lui che, per non farla troppo scontata, immaginavo pieno di bellezze, sì, ma di altrettante mancanze. È nato così il mio romanzo? Non ci giurerei, ma può darsi. Il fatto è che quando inizio a battere sui tasti finisco per inventare, e forse lo sto facendo anche ora. Comunque c’è molto di me in Non adesso, per favore. Su questo sono seria. La protagonista si chiama Annalisa, viene da L’Aquila, si trasferisce a Roma, insegue il suo desiderio di scrivere, vive la notte del terremoto. Le sue conseguenze, soprattutto.
Vai più a fondo, cerca di non uscirne bene! È quello che mi sono ripetuta mentre scrivevo. Ne è venuta fuori una ragazza paralizzata dal terrore di fallire, maliarda, ingenua e un po’ ossessiva. Leggi tutto…

ADDIO A HENNING MANKELL

Henning MankellADDIO A HENNING MANKELL

È morto lo scrittore svedese Henning Mankell (a causa di un tumore). Aveva 67 anni. Era noto soprattutto per suoi romanzi polizieschi (in Italia editi da Marsilio) con il personaggio seriale del commissario Kurt Wallander (dai libri è stata tratta anche una serie televisiva)

Henning Mankell è nato a Stoccolma, il 3 febbraio 1948. È morto il 5 ottobre 2015, a Göteborg, a causa di un tumore – Gothenburg. Dal 1998 era sposato con la regista teatrale e televisiva Eva Bergman, figlia di Ingmar Bergman.
Mankell è cresciuto nelle città svedesi di Sveg (Härjedalen) e di Borås (Västergötland). Il padre, Ivar, era un giudice e il nonno, da cui prese il nome Henning, un compositore. All’età di 20 anni, aveva già iniziato la sua carriera di scrittore e assistente presso il Riksteater di Stoccolma. Negli anni seguenti continuò a collaborare con diversi teatri in Svezia. Negli anni settanta, Mankell andò a vivere in Norvegia con una norvegese membro di un partito maoista comunista del Lavoro. Mankell collaborò alle attività di quel partito, pur senza mai farne parte.

La parte principale dell’opera di Mankell è costituita dalla saga del commissario Wallander. Come ha sostenuto l’autore: «Questi romanzi, in fondo, pur nella loro varietà, hanno sempre girato intorno a un unico tema: che cosa è successo negli anni novanta allo Stato di diritto? Come può sopravvivere la democrazia se il fondamento dello Stato di diritto non è più intatto? La democrazia ha un prezzo che un giorno sarà considerato troppo alto e che non vale più la pena pagare?» (dall’introduzione a “Piramide”).

[fonte: Wikipedia e varie]

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Di seguito, il comunicato diramato dalla casa editrice Marsilio Leggi tutto…

PAOLO ROVERSI racconta SOLO IL TEMPO DI MORIRE

paolo roversiPAOLO ROVERSI ci racconta il suo romanzo SOLO IL TEMPO DI MORIRE (Marsilio)
In coda al post, un estratto del libro

di Paolo Roversi

Anni Settanta. Milano. Notte. Un uomo scende da un’Alfa Romeo Junior Zagato indossando una pelliccia di lupo e fumando una Nazionale senza filtro mentre in sottofondo parte una canzone dei Corvi “Un ragazzo di strada”.
Ecco. È questa l’immagine che avevo in testa quando ho immaginato di raccontare la Milano criminale degli anni Settanta. Anni in cui, dal punto di vista della malavita, non mancava nulla: c’erano le sparatorie per le strade, le belle donne nei night club di corso Europa, l’eroina che faceva la sua comparsa e la cocaina che spopolava, c’erano le bische di lusso che spuntano ovunque dentro palazzi o appartamenti di insospettabili prestanome.
Erano gli anni in cui Milano da nera di stragi di terrorismo e buia per l’austerity stava per trasformarsi in quella da bere e delle prime TV commerciali.
In questa cornice ho raccontato la rivalità tra tre banditi per il controllo della città e di uno sbirro che cerca di arrestarli. I cattivi hanno soprannomi altisonanti: Faccia D’Angelo, il bandito dagli occhi di ghiaccio e il Catanese tutti impegnati a contendersi la supremazia di una Milano fatta di gioco d’azzardo, di droga, di bordelli di lusso, di rapine e rapimenti, di bombe e morti ammazzati. I tre sono ispirati rispettivamente a Francis Turatello, Renato Vallanzasca ed Angelo Epaminonda mentre per il poliziotto, Antonio Santi, mi sono rifatto al questore Achille Serra. E proprio Santi è il vero protagonista di questa storia di ampio respiro perché incarna il poliziotto tutto d’un pezzo che mette in conto di venire sconfitto a volte ma che non si piega mai né si arrende al male. Leggi tutto…

SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

SALVIAMO DALL’OBLIO LE OPERE LETTERARIE MERITEVOLI

Ionidi Massimo Maugeri

Quante sono le opere letterarie meritevoli di essere salvate dall’oblio e che, invece, nel corso degli anni, sono state risucchiate dal gorgo dei libri dimenticati? E che possibilità hanno tali opere di tornare a galla in un contesto editoriale come quello odierno, caratterizzato dalla paradossale compresenza della sovrapproduzione di novità e del calo delle vendite?
La “questione”, per così dire, è di natura nazionale. Ogni regione ha dato i natali a scrittori che dovrebbero essere ricordati e letti per la qualità delle loro pagine, ma che – nei fatti – sono stati espulsi dai cataloghi delle case editrici. Rivedere pubblicate le opere integrali di questi autori – dato il contesto sopradescritto – non è facile; ma non è neppure impossibile. Gli esempi non mancano. Da poche settimane due romanzi sono tornati alla luce grazie al contributo della saggista e critica letteraria Daniela Marcheschi (che ne ha firmato le note critiche introduttive): “Ioni” di Dino Terra (Roma, 1903 – Firenze, 1995) ri-edito da Marsilio e “Mala Castra” di Remo Teglia (Altopascio, 1913 – Altopascio, 1975) ri-edito da Avagliano.
Ioni”, fu pubblicato originariamente nel 1929 da Alpes, poche settimane prima degli “Indifferenti” di Moravia: «Come appunto due ioni, Ramik e Jone si attraggono, si amano e si respingono, al di là della morale borghese dell’epoca fascista e in nome di pulsioni e desideri che si perdono nelle più segrete ragioni del corpo e della psiche». Come sottolinea la Marcheschi, qui Dino Terra ironizza sulla follia degli esseri umani e della società del suo tempo, inaugurando un nuovo realismo e tracciando un’inedita e singolare via per il romanzo italiano novecentesco.
Mala CastraMala Castra” uscì ne “I Coralli” della Einaudi nel 1965 ed è un romanzo di guerra ambientato nei Balcani che racconta le vicende di un battaglione italiano alle prese con la guerriglia macedone nel 1943: «Romanzo corale dove protagonisti sono i soldati nella eterna partita a scacchi con la morte». Opera che, appunto, evidenzia la disumanizzazione generata dalla guerra e dall’attesa dell’incombente evento fatale.
Recuperare opere letterarie dimenticate è l’obiettivo principale di una nuova casa editrice siciliana con sede a Palermo: “I Buoni Cugini Editori”, che cominceranno con la ripubblicazione dell’opera omnia e integrale di Luigi Natoli, in arte William Galt (Palermo, 1857 – Palermo, 1941), in edizioni arricchite dalle illustrazioni inedite di Niccolò Pizzorno. Proprio in questi giorni giunge in libreria la trilogia dei romanzi del Risorgimento italiano di Natoli: “Braccio di ferro. Avventure di un carbonaro”, “I morti tornano…” e “Chi l’uccise?”
Ai lettori, adesso, il compito di contribuire al salvataggio delle opere a cui abbiamo fatto cenno includendole tra le proprie letture estive.
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IL PAESE CHE AMO – intervista a Simone Sarasso

IL PAESE CHE AMO – intervista a Simone Sarasso

di Massimo Maugeri

Simone Sarasso, classe ’78, vive a Novara. Scrive storie nere per la narrativa, i fumetti, il cinema e la TV, e insegna scrittura creativa alla NABA di Milano. Ha pubblicato per Marsilio Confine di Stato (2007, finalista al Premio Scerbanenco), Settanta (2009), e per Rizzoli Invictus (2012) e Colosseum (2012). È autore, insieme a Daniele Rudoni, della graphic-novel United We Stand, futuro ideale della sua trilogia noir. In questi giorni è uscito “Il Paese che amo“, il suo nuovo romanzo: il terzo e conclusivo volume della Trilogia sporca dell’Italia (vi invito a leggere il contenuto “extra” Dracula e i bergamaschi).

Ho chiesto all’autore di raccontarci qualcosa di lui e di questo nuovo libro.

– Simone, parlaci un po’ di te. Da dove nasce il tuo amore per la scrittura? E chi sono i tuoi “punti di riferimento” letterari?
Ogni scrittore è prima di tutto un lettore e io non faccio eccezione. Ho cominciato a leggere – intendo leggere sul serio – tardi, intorno ai vent’anni. E non mi sono più fermato. I primi percorsi di lettura sono stati un po’ raffazzonati, poi sono inciampato nel libro che mi ha cambiato la vita, Il pendolo di Foucault di Eco. Da lì ho imparato a scegliere, ho sviluppato una sincera passione per la letteratura noir, e ho avuto la fortuna di formarmi, letterariamente, in un periodo di grandissimo fermento. Mi sono innamorato dei libri di Genna, Ellroy, Luther Blisset prima e poi Wu Ming, Lucarelli, Carlotto, De Cataldo, Don Winslow, Evangelisti. E alla fine ho provato a fare quello che facevano loro. La mia storia, credo, non è molto diversa da quella di tanti altri scrittori.

– Come ho accennato prima, è appena uscito “Il Paese che amo”, il nuovo romanzo della tua trilogia. In che modo questo libro è collegato ai due precedenti?
La trilogia è un unicum, che indaga la storia degenere del Bel Paese dal 1954 al 1994. Ma i tre romanzi possono essere letti in maniera indipendente. Il filo nero che li collega è Andrea Sterling, agente dei Servizi Segreti, mastino dello Stato. La Trilogia è la narrazione dell’Italia deteriore, della deriva, della Strategia della Tensione e del suo fallimento. La Trilogia è la storia delle vittime.

– Dal prologo leggiamo: “Andrea Sterling stava per compiere sessantun’anni, e la sua vita non era esattamente quella di un pensionato”. Come ci dicevi, Andrea Sterling è – appunto – il personaggio che compare nei tre romanzi. Che tipo di uomo è?
Andrea Sterling è un cane rabbioso, uno psicopatico cresciuto in manicomio e devoto alla violenza. È un assassino di Stato, un massacratore di rossi. Quando il Muro di Berlino crolla, quando nel 1989 il comunismo va in pezzi, quando il suo nemico di sempre si smaterializza, la sua rabbia non scompare: si acuisce e deflagra.

– “Il Paese che amo” è popolato da tanti altri personaggi, tra cui – per esempio – Salvo Riccadonna, detto Dracula, e Domenico Incatenato. Ci parleresti un po’ di loro? Leggi tutto…

IL PAESE CHE AMO, di Simone Sarasso (un extra del libro)

Per gentile concessione di  Marsilio editore, pubblichiamo un contenuto speciale relativo al romanzo IL PAESE CHE AMO di Simone Sarasso (Marsilio, 2013)

IL LIBRO

Dai fasti della Milano da Bere degli anni 80 allo scandalo Tangentopoli, il ritratto spietato e crudele di un Paese senza eroi. Dopo Confine di Stato Settanta, il terzo e conclusivo volume della Trilogia sporca dell’Italia

Ljuba Marekovna è soltanto una ragazza cresciuta nei bassifondi di Cracovia, ma è destinata a diventare la Regina della tv privata, una spia senza cuore al soldo del partito comunista e molto altro ancora. Tito Cobra è il primo presidente del consiglio socialista della storia e ha il suo bel da fare a tenere in riga lo Stivale. Andrea Sterling, l’Uomo Nero dei servizi segreti, rischia di smarrire il proprio posto nel mondo dopo il crollo del Muro di Berlino. Salvo Riccadonna detto Dracula, il fiore all’occhiello di Cosa Nostra, è pronto per la mattanza che farà crollare la Cupola. Domenico Incatenato, giudice inflessibile e padre amorevole, si prepara a dar fuoco alla miccia che farà deflagrare il sistema dei partiti e raderà al suolo la prima repubblica. Sul palcoscenico d’un Italia corrotta e malandata sventola un tricolore fatto a pezzi, mentre i protagonisti lottano all’ultimo sangue tra le ultime propaggini della Guerra Fredda e l’alba del mondo nuovo. Sullo sfondo, gli anni rampanti dello yuppismo e del malaffare di Stato, delle bombe di mafia e delle mazzette: un Paese sull’orlo del precipizio, con le mani imbrattate di sangue e le tasche piene di soldi sporchi. L’Italia, il Paese che amo.

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Simone Sarasso

Dracula e i bergamaschi

(Un outtake da Il Paese che amo)

 

Giornata piena.
Dopo l’incontro con Sterling, a Salvo tocca rivedere i piani per la mattinata, ma c’è un impegno a cui proprio non può rinunciare.
Questione d’affari, si capisce.
Dogliotti è atterrato a Punta Raisi che era ancora buio. Ha affittato macchina e autista per scendere fin quaggiù, si è beato alla vista del sole che sorge sulla costa. Dogliotti non dorme mai. Ha cominciato quando la Loredana è rimasta incinta e non ha più smesso. Da quando è in affari con Cosa Nostra, poi, ha capito che avere un occhio sempre aperto può essere una benedizione.
Salvo è proprio dove ha detto che sarebbe stato. Puntuale peggio d’uno svizzero.
I due si stringono la mano: Dogliotti è sceso dall’auto per non mancare di rispetto, Salvo ha sorriso, Dogliotti l’ha invitato a salire sul retro della Croma. All’autista son bastate due parole in siciliano stretto, pronunciate da Dracula senza nemmeno preoccuparsi di essere sentito, per ingranare la marcia e trottare verso la destinazione.
Non resta che godersi il panorama e il tragitto in prima classe.
“La vedo bene, dottore. Rilassato, abbronzato…” Salvo è di buonumore e si sente.
“Merito degli affari, Riccadonna. Vanno a gonfie vele da quando la nostra collaborazione ha trovato una giusta solidità.” Dogliotti è un po’ stanco, ma non vuole mostrarsi indifeso.
Mai abbassare la guardia con le bestie feroci.
“A proposito di affari, dottore: come pensa di risolvere la questione della Canistracci Concrete? Non mi pare che l’idea della joint venture coi bergamaschi sia partita col piede giusto…”
Pazienza, pensa Dogliotti. Prima o poi doveva saltare fuori.
La faccenda non è del tutto pulita e, a ben vedere, potrebbe portare anche qualche fastidio, ma il Genovese sa di poterla gestire. Sono anni che si districa tra le beghe dell’ufficio, col gioco delle tre carte per far quadrare i conti in bilancio. La colpa non sarebbe nemmeno sua: di Salvo piuttosto. Del Sistema, cioè, della Cupola, dei Bravi Ragazzi, e del dannato meccanismo di cui ha deciso di far parte.
Se si tratta di depotenziare il cemento, allungarlo con l’acqua e farlo rendere il triplo, Dogliotti ha pensato che tanto vale far delle prove sulla pelle degli altri, prima di giocarsi il buon nome dell’azienda. Così ha subappaltato alcuni lavori qui in Sicilia – i primi che il nuovo giro d’affari ha portato con sé – ai tizi della Canistracci Concrete, una banda di ex magüt arricchiti che spopola con l’edilizia a basso costo tra Bergamo e Brescia. E, guarda un po’, al primo giro di controlli, son spuntati i casini con la sovrintendenza. Leggi tutto…

VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo

Viaggiatori di nuvoleIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine di VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo (Marsilio) – romanzo vincitore dell’edizione 2013 del Premio Dessì

La scheda del libro
È l’autunno del 1499 quando il giovane Zosimo Aleppo, stampatore d’origine ebraica, lascia Venezia. Scopo del viaggio è trovare le pergamene che un misterioso ragazzo, da tutti chiamato chierico Pettirosso, si porta dietro nelle bisacce. Corrono tante voci sul conto di queste carte: profezie, rivelazioni, memorie… La meta è Milano, ma Zosimo ci arriva tardi, il ragazzo è fuggito. Lo cerca a Mantova, in Francia, nelle terre intorno a Napoli, in Basilicata; gira per città e campagne, cammina dentro le nebbie e nella neve, si innamora di una donna che ha la pelle color d’ambra e gli occhi di una gatta, conosce mercanti, cavalieri, tavernieri, spioni, uomini del clero e di malaffare; si finge pittore, marito, poeta, soldato mercenario pur di ottenere notizie. E la sua missione finisce per diventare l’inseguimento di un’ombra, un’ossessione vagabonda, una scommessa con la sorte. In questa movimentata vicenda di avventure e di visioni, dove si affacciano i volti di Isabella d’Este, Francesco Gonzaga, Gilbert de Montpensier, Leonardo da Vinci, i personaggi si alternano come in una grande giostra, umili e sapienti, astuti e crudeli. E sullo sfondo di un’Italia attraversata da eserciti, sul palcoscenico di un’epoca su cui soffia il vento delle invenzioni e giungono gli echi delle scoperte geografiche, Zosimo si riappropria di un tempo remoto e dimenticato, ritrova il segreto della sua identità. Epico e favoloso come L’ultima sposa di Palmira, in questo nuovo romanzo Giuseppe Lupo racconta una storia che fa sognare il lettore, lo incanta con le suggestioni di una lingua che ricorda l’Oriente delle Mille e una notte, lo accompagna in quel crogiuolo di illusioni e sconfitte, di utopie e speranze che è stata la civiltà del xv secolo.

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Le prime pagine di VIAGGIATORI DI NUVOLE, di Giuseppe Lupo (Marsilio)

1.
Il vento

È da poco passato mezzogiorno e su Venezia soffia la
tramontana. Le porte cigolano, si rompono i vetri, ai moli
si spezzano le corde e le barche urtano contro le banchine.
Il calendario segna la data del 18 ottobre 1499. Non si
è mai visto un vento così forte, dicono gli indovini di Cannaregio.
Finora il tempo si è mantenuto mite, sulle altane
dei palazzi le donne uscivano a godersi il sole e a sbiondare
i capelli, l’acqua è rimasta per settimane a dondolare
nei canali. Adesso si farà crespa e torbida, forse inonderà
le strade e le alghe finiranno per aggrapparsi ai pali degli
imbarcaderi.
Nella stamperia di Erasmo Van Graan i fogli volano per
aria e i torchi devono fermarsi perché entra polvere. Van
Graan ha già sprangato le finestre e si avvicina al bancone.
È in cerca di Zosimo Aleppo che ha le mani imbrattate
d’inchiostro. Non dice niente, solo gli fa cenno di seguirlo
in uno stanzone con gli scudi alle pareti e i divani di stoffe
fiamminghe, la camera di rappresentanza, l’unica sempre
in ordine, dove riceve i segretari delle famiglie ricche e
contratta il costo della carta.
«Xe gionto lo tiempo de mieterte in gropa a lo caballo»
gli annuncia.
Van Graan veste braghe da manovale mentre stampa i
libri, ha gli zigomi color vinaccia, estate e inverno, e gli
occhi sono di un cielo senza tempeste. Viene dalle Fiandre,
si porta addosso il profumo della sua terra piena di
pozzanghere e, quando fa il misterioso, acciglia lo sguardo,
tossisce per l’imbarazzo, recita un proverbio che mescola
parole di molti popoli: «Se a casa arriba lo vento,
kakà pistèua a omnibus tormiento.»
Che lingua ingarbugliata parla quest’uomo. Zosimo capisce
e non capisce. Cosa sia kakà pistèua non è mai riuscito
a spiegarselo, forse è una bestemmia, forse uno scongiuro.
Nemmeno ha chiaro perché il padrone quel giorno usa
fare le boccacce di un mutolo che per miracolo ha riacquistato
la voce. Però si pulisce le mani e gli va dietro, calpesta
piano piano le sue orme. Sa che quando Van Graan si
comporta a quel modo una stagione di meraviglie o di guai
sta per bussare alle porte.
«Ha venido da Milano un omo de sienza» spiega Van
Graan e lo fa in un groviglio di fiato e sospiri che mette
soggezione solo a sentirlo. Il forestiero si chiama Lionardo,
gli ha srotolato sotto gli occhi disegni di bombarde e
macchine da guerra, tavole anatomiche di braccia e clavicole
senza vita, fazzoletti di cartapecora ornati di tordi e
colombi. «Filio de lo demonio» aggiunge, ma quasi si pente
di aver detto troppo. Poi, con l’urgenza di chi vuole liberarsi
da un peso che ha sullo stomaco, strappa le lenti
dal naso e si mette a parlare di un chierico che nasconde in
bisaccia un fascio di carte importanti, un libro d’invenzioni
o un catalogo di sogni, chissà che altro, da cui non si
separa nemmeno quando dorme. Non si conosce il nome,
lo chiamano Pettirosso ed è stato visto in uno dei magnifici
palazzi di Milano, però non è sicuro che viva ancora in
quelle stanze perché in città è passata la guerra e Ludovico
il Moro si è dato alla fuga. Leggi tutto…

IL SIGNORE DEGLI ORFANI, di Adam Johnson

Il Signore degli Orfani IL SIGNORE DEGLI ORFANI, di Adam Johnson
Marsilio, pp. 560 euro 21, traduzione di Fabio Zucchella

Vincitore del Premio Pulitzer 2013 per il miglior romanzo

di Francesco Musolino

La prima volta che Adam Johnson è riuscito a varcare la frontiera della Corea del Nord, l’ha fatto spacciandosi per l’aiutante di un uomo che doveva occuparsi di alcune piantagioni di mele in quel misterioso paese. Comincia così, con un escamotage degno di un romanzo spionistico, il viaggio dello scrittore statunitense Adam Johnson in uno delle nazioni più oscure dei nostri giorni, dominata da una dittatura totalitaria e dall’odio verso gli Stati Uniti, emblema del marcio imperialismo occidentale. Ha impiegato sette anni di severe ricerche per capire una realtà impenetrabile, sempre al centro delle speculazioni e dei complotti politici e mentre il suo libro prendeva forma, accanto al protagonista, il giovane Pak Jun Do, l’autore ha voluto mettere nel libro anche il defunto dittatore Kim Jong-il, il “caro leader” (scomparso nel dicembre del 2011) e le sue notevoli stranezze. Il bel libro di cui stiamo parlando è “Il Signore degli Orfani” (Marsilio, pp. 560 euro 21, traduzione di Fabio Zucchella) con cui Johnson ha recentemente vinto il prestigioso premio Pulitzer, permettendo, a noi lettori di qualsiasi latitudine, di cominciare squarciare il sipario su un paese in cui rapimenti, sevizie e torture sono all’ordine del giorno. Un libro che ha un effetto straniante, capace di trasportare il lettore in una realtà distorta e capovolta, al fine di farci comprendere cosa significhi vivere in un paese da oltre 24 milioni di abitanti, in cui non esiste nemmeno una libreria. Recentemente Adam Johnson era a Capri per il festival letterario Conversazioni e ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Mr. Johnson, cosa significa aver vinto il Premio Pulitzer? Leggi tutto…

13 SOTTO IL LENZUOLO

https://i0.wp.com/www.giulianopavone.it/wp-content/uploads/Copertina13def.jpgIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo 13 SOTTO IL LENZUOLO di Giuliano Pavone (Marsilio, 2012 – pagg. 216, euro 16)

IL LIBRO
Nel settembre 1982 a Sprusciàno, un insignificante paese della bassa Puglia, Federico Nugnes Peluso, ventiduenne rampollo di una famiglia nobile in decadenza, aspetta a riprendere gli studi universitari a Milano per lavorare, nel finale della stagione estiva, all’Hotel Paradise. In quel “candido eden cementizio di recente costruzione” stanno per iniziare le riprese di una delle ultime commedie sexy, in voga per un decennio ma ormai in declino: questa in lavorazione a Sprusciàno (senza ancora un titolo e con una troupe formata da personaggi variamente abbrutiti dalla vita) è particolarmente sgangherata e rappresenta il livello zero del genere. Ma nel cast spicca Morena Dani, starlette di secondo piano, che per avvenenza non ha nulla da invidiare alle più note Fenech, Cassini e Bouchet. E proprio la presenza della bella del film ad accendere la miccia di una storia ritmata e irriverente legata alla finta vincita di un 13 miliardario che cambierà in maniera imprevedibile le vite dei protagonisti. A distanza di trent’anni, Federico è un uomo di successo e ci racconta la fine della vicenda, svelando come il destino, battendo strade tortuose e sbilenche, sia l’unico a comandare la partita.

* * *

LO STRALCIO di 13 SOTTO IL LENZUOLO di Giuliano Pavone

C’è un momento, al crepuscolo, in cui tutto diventa silenzioso. Può durare solo pochi istanti, e il silenzio può essere relativo, il più delle volte neanche ce ne accorgiamo. Ma accade ogni giorno, e ovunque. Tregua pensosa, muto bilancio quotidiano. Lancette in surplace. Poi tutto riprende a scorrere, e tornano voci e rumori.
In quei giorni al Paradise, il crepuscolo era per me l’ora del “giro”: una rapida passeggiata intorno all’albergo per verificare che tutto fosse a posto. Un rituale istituito da Tonio Colazzo, sostanzialmente inutile ma rassicurante. La gente ama sapere che è tutto a posto, molto meno chiedersi cosa ciò significhi davvero. “Tutto a posto?”. “Tutto a posto”.
Quella sera nella hall, mentre mi apprestavo a iniziare il giro, incrociai Donato, che era passato dal Paradise per raccogliere tazze e vassoi. Ebbi una piccola esitazione prima di invitarlo ad accompagnarmi: il giro mi piaceva farlo da solo. In fondo serviva anche a me per sapere che era tutto a posto. Ma ero sicuro che Donato sarebbe stato una compagnia discreta.
“Vieni con me ?”
“Scià” accettò lui, senza bisogno di chiarimenti.
Uscii fuori – Donato un passo dietro di me – e percorsi metà del vialetto di ingresso, poi piegai verso la piscina. Mi assicurai che il cancelletto fosse chiuso e che gli arnesi per la manutenzione stessero al sicuro nel piccolo magazzino. Svoltai un altro angolo e mi trovai sul retro dell’albergo, la sua parte più tranquilla: lì, fra piccoli pini appena piantati, c’erano solo alcune piazzole di cemento dalla funzione ancora non definita. Più oltre, ulivi a perdita d’occhio. Il silenzio di Sprusciano era vento lontano oltre le fronde, un vago rombo di aerei e una macchina che passava sulla strada per il mare, trecento metri più in là. La mole bianca dell’albergo invece taceva del tutto: sembrava disabitata.
Camminavamo senza parlare. Donato scandiva spazio e tempo dando dei colpi ritmici al terreno con un lungo ramo raccolto da terra e, di tanto in tanto, scalciando lontano un sasso. Leggi tutto…