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COME IN UN LABIRINTO DI SPECCHI di Silvana Mazzocchi (intervista)

“Come in un labirinto di specchi” di Silvana Mazzocchi (Iacobelli): intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Silvana Mazzocchi, scrittrice e giornalista, storica firma de La Repubblica, è autrice di vari libri di successo tra i quali Nell’anno della Tigre: storia di Adriana Faranda (1994); Iddu, la cattura di Bernardo Provenzano (con Enrico Bellavia, 2006) e il romanzo L’amore crudele (con Patrizia Pistagnesi, 2008).

Per i tipi di Iacobelli è uscito un nuovo romanzo di Silvana Mazzocchi. Si intitola Come in un labirinto di specchi.

«Ho sessantacinque anni e ancora non so se sono una vigliacca o soltanto una donna responsabile. Non saprei dire che cosa sia la felicità, ma forse non conosco neanche la serenità. Ho chiuso tante porte nel corso della mia esistenza, ma chissà se l’ho fatto per egoismo, per superficialità o perché ho creduto ogni volta di muovermi nella direzione giusta.
Come tutti, avrei potuto fare scelte diverse e avere un’altra vita, ma non ho rimpianti, anzi. Eppure, nonostante la facciata tranquilla che mostro, è come se in me ci fossero due donne. Da sempre. So che solo cancellandone una, sarò realmente libera e, giorno dopo giorno, tiro avanti con le mie due anime. Da quasi mezzo secolo».

È questo il coinvolgente incipit del romanzo. La voce narrante di una donna che si guarda alle spalle, osserva la sua esistenza e riflette sull’oggi pensando al passato. Leggi tutto…

Pensieri e parole ai tempi del coronavirus #1 (di Massimo Maugeri)

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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di Massimo Maugeri

Stiamo vivendo un tempo di enorme difficoltà, ma anche di assoluta “unicità”. Apparteniamo a quelle generazioni di donne e uomini che, per la prima volta nella storia dell’umanità, stanno facendo i conti con una pandemia di natura virale in un mondo superglobalizzato e iperconnesso.
Non era mai accaduto prima.
Se da un lato, la situazione contingente ci costringe ad adottare le stesse misure che erano costretti ad adottare i nostri avi (isolamento e “distanziamento sociale”, in primis), dall’altro siamo in continuo e costante contatto telematico, pur isolati, pur rinchiusi nelle nostre case. Questa sorta di paradosso che stiamo vivendo giorno dopo giorno in queste ultime settimane (e che continueremo a vivere), crea inevitabilmente una sorta di marchio che rimarrà, nel bene e nel male, indelebile nelle nostre anime e nel nostro modo di percepire l’esistenza. Leggi tutto…

IL FERROVIERE E IL GOLDEN GOL di Carlo D’Amicis (intervista)

“Il ferroviere e il golden gol” di Carlo D’Amicis (66th and 2nd): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Carlo D’Amicis (Taranto, 1964) vive e lavora a Roma. Tra i suoi romanzi: Escluso il cane (2006, pubblicato anche in Francia presso Gallimard), La guerra dei cafoni (2008, selezione premio Strega), La battuta perfetta (2010), Quando eravamo prede (2014) e Il gioco (2018, finalista al premio Strega). Da La guerra dei cafoni è stato tratto il film omonimo di Davide Barletti e Lorenzo Conte. È tra gli autori dei programmi Quante storie (Rai3) e Fahrenheit (Radio3).

Di recente, per i tipi di 66th and 2nd, è tornata in libreria, con nuova veste editoriale, la sua opera prima: “Il ferroviere e il golden gol“; grande romanzo rappresentativo del rapporto tra calcio e letteratura italiana. D’altra parte il legame di Carlo D’Amicis con il mondo del calcio è testimoniato anche dalla sua militanza tra le fila della Nazionale italiana scrittori nel ruolo di centrocampista.

La storia de “Il ferroviere e il golden gol” è incentrata sulla vita di un trentenne ferroviere pugliese che si ritrova a smerciare mobili nell’ambito di televendite trasmesse da canali locali; fino a quando la sua ossessione per il mondo del calcio non lo spinge a girovagare tra i campetti di provincia con la convinzione di poter diventare un grande talent scout capace di relazionarsi persino con la Juventus.

Un romanzo impreziosito da numerose metafore calcistiche. A titolo di esempio ne cito due, tratte dalle prime pagine: (da pag. 32) “Quella gioventù se ne stava incollata al sudore di quei ragazzi come Gentile alla maglietta di Zico.“; (da pag. 36)”Ma, come Boninsegna nell’area di rigore, non si vive per vent’anni su una strada ferrata senza sviluppare facoltà extrasensoriali.” .

Un romanzo che non manca di offrire squarci fortemente connessi alla nostra contemporaneità, come il seguente (stralcio da pag. 17); “Avevo passato la vita a controllare i biglietti, e adesso non c’era più nessuno che convalidasse il mio: bastava arrampicarsi sulla pensilina della stazione per vederli tutti quanti in fila lungo la statale, i miei ex passeggeri; perfino gli studenti fuori corso andavano e venivano da Bari su Fiat Punto fiammeggianti, per non parlare degli operai dell’Ilva, i cui sonni proletari e siderurgici avevo vegliato per anni sui sedili sdruciti di seconda del 103 delle 5.40 (…).

Ho avuto modo di discutere con Carlo D’Amicis del suo “Il ferroviere e il golden gol” nell’ambito di questa intervista…

– Caro Carlo, questo romanzo è uscito originariamente nel 1998. Quali sono state le motivazioni che, all’epoca, ti hanno spinto a scriverlo? Leggi tutto…

MI FACEVI SENTIRE DOSTOEVSKIJ di Valentina Fortichiari (intervista)

Intervista a Valentina Fortichiari sul suo libro “Mi facevi sentire Dostoevskij. Manuale-memoir di un ufficio stampa” (Tea)

di Massimo Maugeri
 
Tutti coloro che intendono intraprendere un’attività di ufficio stampa dovrebbero leggere senza indugi questo nuovo ottimo libro di Valentina Fortichiari intitolato “Mi facevi sentire Dostoevskij” (Tea). In verità farebbero bene a leggerlo anche tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con i libri (per saperne di più e per poter “confrontare” la propria esperienza). Ma pure un normale lettore (nel senso di “non addetto ai lavori”), a dirla tutta, facendosi coinvolgere nell’interessantissimo percorso che ci offre Valentina, avrebbe a disposizione una grande occasione per capire come funziona il mondo dei libri. In fin dei conti “Mi facevi sentire Dostoevskij” è anche un prezioso manuale capace di rispondere a molteplici domande. Giusto per evidenziarne qualcuna (a titolo di esempio): Che cos’è un ufficio stampa? Com’è un ufficio stampa? Come si lavora in squadra? Come si gestisce un calendario? Come ci si relaziona agli autori, agli editori, ai giornalisti, ecc.? Come si coordina? Come si delega? Quale profilo bisogna tenere? Come ci si prepara a scegliere il mezzo più efficace per il lancio? Come si scelgono i destinatari di un servizio stampa? Come si scelgono comprimari e relatori? Come si sceglie la location? Come preparare la visita in Italia degli autori stranieri? Che cos’è e come si redige uno schedule? Come predisporre comunicati e conferenze stampa?

Ho rivolto a Valentina qualche domanda su “Mi facevi sentire Dostoevskij” e, ovviamente, sulla sua esperienza pluriennale di direzione delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione in Longanesi.

– Cara Valentina, partiamo dall’inizio. Come nasce “Mi facevi sentire Dostoevskij”? Quando e perché hai pensato di scriverlo? Leggi tutto…

L’ENIGMA DELL’ABATE NERO di Marcello Simoni (intervista)

L’ENIGMA DELL’ABATE NERO di Marcello Simoni (Newton Compton): intervista all’autore

di Massimo Maugeri

Ennesimo successo editoriale per Marcello Simoni (foto accanto realizzata da Maurizio Cinti). Il terzo volume della cosiddetta Secretum Saga, intitolato L’enigma dell’abate nero(Newton Compton), avvincente thriller storico ambientato nella Ravenna del 1400 (che ha come “epicentro” la ricerca di un antico e pericoloso libro), è tra i romanzi più acquistati delle ultime settimane.
Ne ho discusso con l’autore…

-Caro Marcello, siamo alla terza tappa della Secretum Saga. Questo nuovo libro s’intitola “L’enigma dell’abate nero“. I lettori si imbatteranno di nuovo in Tigrinus, il giovane ladro protagonista della storia. Come si è evoluta, nei tre libri, la figura di Tigrinus? Oppure, in fondo, questo giovane ladro del Quattrocento, è sempre “rimasto sé stesso”?
Tigrinus è un personaggio che resta sempre fedele a sé stesso, o meglio, al suo codice morale che lo rende una persona “onesta” a dispetto della sua professione di ladro. In questo romanzo, però, egli dovrà fare i conti col passato e cercare di svelare un mistero che affonda le radici nelle sue origini. La curiosità di sapere lo renderà ancora più temerario, e forse più avventato, costringendolo ad allontanarsi dalla sua amata Firenze.

– In epigrafe troviamo delle rime di Antonio Pucci tratte da “Il Mercato Vecchio”. Ti andrebbe di commentarle? E perché le hai scelte?
Perché questi non sono versi, ma un autentico affresco di vita quattrocentesca. E con “vita” non intendo uno spaccato delle consuetudini delle corti tardomedievali, così “ingessate” e prevedibili, bensì il fermento che ribolliva nel volgo, entro le cornici di una dimensione borghigiana, caratterizzata da colori violenti e da un brulicare di facce grottesche degne della Salita del Calvario di Hieronymus Bosch. Leggi tutto…

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (intervista)

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (Mondadori): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza, 2011), Muro di casse (Laterza, 2015), La stanza profonda (Laterza, 2017, candidato al Premio Strega). Per Mondadori ha pubblicato la serie Terra ignota (2013-14) e L’impero del sogno (2017). Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul “Corriere della Sera”.
Per Mondadori è uscito di recente il nuovo romanzo di Vanni Santoni (foto in basso di Carlo Zei), intitolato “I fratelli Michelangelo“: un libro piuttosto corposo (612 pagine) e articolato, ma al tempo stesso assai fluido e godibile; un grande affresco famigliare che di certo occupa una posizione di primo piano nella produzione narrativa del suo autore.
Ho chiesto a Vanni di parlarmene nell’ambito di questa intensa chiacchierata.

– Caro Vanni, partiamo dall’inizio (come in genere faccio quando “chiacchiero” sui libri). Come nasce questo tuo nuovo romanzo “I fratelli Michelangelo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?

L’idea di scrivere un romanzo corale di un certo respiro, ambientato in tanti luoghi nel mondo, la covavo da tempo: dopo Gli interessi in comune – circa il quale possiamo dare un atteso annuncio: tornerà finalmente in libreria il prossimo autunno, questa volta per Laterza –, che era già corale ma ambientato solo in Valdarno, abbozzai un libro che poi non ha mai visto la luce, in cui c’erano due fratelli che giravano l’Europa: il fratello era un perdigiorno che faceva una sorta di Interrail fuori tempo massimo, la sorella una raver che girava i luoghi più improbabili del continente al seguito delle carovane free tekno (ripensandoci, fu lì che cominciai a elaborare la mia esperienza in quel mondo e quindi ad affrontare temi emersi poi più dettagliatamente in Muro di casse). Quel progetto alla fine fu accantonato, anche perché era appena arrivata la proposta di Laterza per un “Contromano” che divenne poi il fortunato Se fossi fuoco arderei Firenze, ma nel 2012, prima di buttarmi sulla saga di Terra ignota, mi tornò l’idea di provare a fare il “grande romanzo”, un’idea che si manifestò sotto la forma di tre immagini scollegate tra loro. Nella prima c’era un tizio che andava a trovare un suo amico in un carcere di un paese in via di sviluppo, e scopriva che gli avevano rotto tutti i denti… Era una scena narrativamente interessante perché chi non ha denti parla in modo ridicolo: c’era un contrasto tra l’estrema drammaticità della cosa e il fatto che fosse buffa… Cosa che la rendeva ancora più tragica. Chi erano quei due? Perché uno era dentro e l’altro fuori? Da quelle domande sarebbero nati Louis Michelangelo e il suo amico-socio Carlo Felici. Leggi tutto…

SEROTONINA di Michel Houellebecq (recensione)

SEROTONINA di Michel Houellebecq (La nave di Teseo – traduzione di Vincenzo Vega)

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di Massimo Maugeri

La pubblicazione di ogni nuovo romanzo di Michel Houellebecq, oltre a segnare un evento letterario di rilievo, determina contestualmente la nascita di un “grande fatto mediatico” che genera dibattiti. Era accaduto con i romanzi precedenti ed è quello che sta accadendo con “Serotonina” (La nave di Teseo, pp. 332, euro 19, traduzione di Vincenzo Vega).
Il protagonista della storia è un francese di quarantasei anni che lavora presso il ministero dell’Agricoltura. Si chiama Florent-Claude Labrouste, ha una relazione sentimentale in fase terminale con Yuzu (donna giapponese ventiseienne dalle discutibili abitudini sessuali), vive in uno degli appartamenti di un grattacielo ubicato al centro del (da lui odiato) quartiere Beaugrenelle di Parigi («città ammorbata da borghesi ecoresponsabili») e soffre di depressione. Ed è proprio il “disturbo esistenziale” dell’irriverente Florent a determinare il titolo del romanzo. Se il protagonista, infatti, riesce in un modo o nell’altro ad andare avanti è grazie all’assunzione di dosi massicce di un farmaco, il Captorix, che stimola la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore) e che riesce ad apportare benefici all’autostima nonostante gli effetti collaterali con cui bisogna fare i conti: nausea, scomparsa della libido e impotenza (Florent dichiara sarcasticamente di non aver mai sofferto di nausea). «È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile»: questo, l’incipit del romanzo. E qui, forse, ci si potrebbe fermare per interrogarsi sulla possibilità che il protagonista del nuovo romanzo di Houellebecq («privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire») non sia solo un “singolo”, ma il generico rappresentante di un’intera società ripiegata su se stessa, insoddisfatta e incapace di evolversi in maniera positiva e costruttiva. Leggi tutto…

IL BENE, GLI ALTRI E I DISORGANICI: i nuovi libri di Filippo La Porta

I nuovi libri di Filippo La Porta mettono in relazione il bene e il male come elementi essenziali per comprendere la realtà e “gli altri”

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Leggi tutto…

SABOTAGE: la conclusione del progetto. Intervista a Colomba Rossi

Raggiunge il traguardo la collezione Sabot/age, la collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per le edizioni E/O

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di Massimo Maugeri

Sono davvero molto grato per aver avuto la possibilità di partecipare a un progetto editoriale bello, importante e significativo come quello legato alla collezione Sabot/age: collana pubblicata dalle edizioni E/O, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Una collana che, in questi anni, ha raccontato l’Italia mettendone in risalto problematiche e contraddizioni attraverso romanzi le cui trame hanno abbracciato le diverse aree del paese. Adesso che il progetto (iniziato nel 2011), dopo la pubblicazione di una trentina di romanzi, è giunto alla sua conclusione, desidero ringraziare di vero cuore i meravigliosi Colomba Rossi e Massimo Carlotto per aver adottato all’interno di Sabot/Age il mio romanzo “Trinacria Park” (che affrontava, tra gli altri, il tema della menzogna). Ne approfitto anche per ringraziare Sandro Ferri, Sandra Ozzola e Eva Ferri (editori bravi e illuminati), Claudio Ceciarelli (grande editor) e tutto lo staff delle edizioni E/O. Ringrazio e abbraccio anche i fantastici compagni di viaggio con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere questa bellissima esperienza letteraria. Grandi scrittrici e grandi scrittori che elenco di seguito in ordine alfabetico, citando tra parentesi le loro opere Sabot/age: Luigi Romolo Carrino (autore di: “La buona legge di Mariasole“, “Alcuni avranno il mio perdono“), Giorgia Lepore (autrice di: “Angelo che sei il mio custode“, “Il compimento è la pioggia“), Carlo Mazza (autore di: “Lupi di fronte al mare“, “Il cromosoma dell’orchidea“, “Naviganti delle tenebre“), Stefania Nardini (autrice di: “Alcazar“), Luca Poldelmengo (autore di: “Nel posto sbagliato“, “I pregiudizi di Dio“, “Negli occhi di Timea“), Piergiorgio Pulixi (autore di: “Una brutta storia“, “La notte delle pantere“, “Per sempre“, “Prima di dirti addio“, “La scelta del buio“), Roberto Riccardi (autore di: “Undercover“, “Venga pure la fine“, “La firma del puparo“), Tersite Rossi (autori di: “Sinistri“), Pasquale Ruju (autore di: “Un caso come gli altri“, “Nero di mare“, “Stagione di cenere“), Eduardo Savarese (autore di: “Non passare per il sangue“, “Le inutili vergogne“), Matteo Strukul (autore di: “La ballata di Mila“, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo“), Massimo Torre (autore di: “La giustizia di Pulcinella“). Ricordo anche il volume a più vociGiochi di ruolo al Maracanã“.

Ringrazio infine, ancora una volta, Colomba Rossi per avermi concesso questa intervista dove facciamo il punto sugli obiettivi e sui risultati di Sabot/age

– Cara Colomba, partiamo dall’inizio. Come nasce Sabot/age? E quand’è che tu e Massimo Carlotto avete capito che era giunto il tempo di dare vita a questo nuovo progetto editoriale? Leggi tutto…

BITNA, SOTTO IL CIELO DI SEUL di Jean-Marie Gustave Le Clézio

BITNA, SOTTO IL CIELO DI SEUL di Jean-Marie Gustave Le Clézio (La nave di Teseo)

Il nuovo romanzo del Premio Nobel per la Letteratura Jean-Marie Gustave Le Clézio sarà in libreria a partire dal 31 ottobre. Sarà presentato in anteprima nazionale nell’ambito degli eventi di “La Milanesiana 2018: il dubbio e la certezza” lunedì 29 ottobre alle h. 21 presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo, via Romagnosi 8, Milano (in fondo al post, la locandina dell’evento)

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di Massimo Maugeri

Jean-Marie Gustave Le Clézio, scrittore francese, nato a Nizza nel 1940, ha scritto oltre quaranta opere tra romanzi, racconti, saggi e storie per ragazzi. Nel 2008 l’Accademia svedese gli ha conferito il Premio Nobel per la Letteratura, in quanto “scrittore di nuove partenze, di avventura poetica, di estasi dei sensi, esploratore di un’umanità che va al di là e nel profondo della cultura dominante.”
Delle sue “nuove partenze” Le Clézio ne dà ulteriore dimostrazione in questo suo nuovo romanzo pubblicato in Italia da La nave di Teseo e intitolato “Bitna, sotto il cielo di Seul”.
Nei libri precedenti, Le Clézio aveva dato spazio a luoghi molto importanti nella sua vita: Mauritius, Nizza e Parigi. Adesso è la volta di Seul, una città che Le Clézio conosce molto bene e dove ha avuto modo di risiedere più volte anche per periodi prolungati. Tempo fa, infatti, in seguito a un invito per un incontro di scrittori, gli fu proposto di insegnare alla Ewha Womans University di Seul. L’idea gli parve interessante e accettò. Il rapporto che lega Jean-Marie Gustave Le Clézio alla città di Seul non è dunque quello di un semplice visitatore, ma di qualcuno che ha avuto modo di vivere la città dal di dentro, immergendosi nelle sue atmosfere, conoscendone gli abitanti, carpendone sguardi e modi di pensare.
Certo, Seul è una città enorme e complessa: abitata da oltre dieci milioni di persone (ben 22 milioni vivono nell’area metropolitana). Stiamo parlando di una città più popolata di New York.
Città molto particolare anche per altre ragioni: dal 1953 la zona demilitarizzata che separa le due Coree (stabilita a seguito del “cessate il fuoco” alla fine della cosiddetta Guerra di Corea) è piuttosto vicino a Seul e non è infrequente imbattersi in persone che hanno amici e parenti che vivono “dall’altra parte della barricata”. La città, inoltre, è divisa in due dal fiume Han. Per Le Clézio il fiume Han è una sorta di luogo magico che sembra segnare la separazione di due mondi: il confine tra il Nord e il Sud dell’Asia, lo spirito più austero del Nord e la fantasia talvolta gioiosa del Sud.
Bitna, la giovane protagonista di questo nuovo romanzo di Le Clézio, ama osservare i passanti e i passeggeri della metropolitana. E come l’autore che le ha dato vita sa che ogni persona porta con sé un segreto, racchiude una storia. Leggi tutto…

CATANIA, di Massimo Maugeri

di Massimo Maugeri

Strana città,Catania. Bella e contraddittoria, come molte città del Sud. Paradossale, a volte. Capace di affascinare e di contrariare, di sorprendere e di deludere. Dipende dalla prospettiva da cui la si guarda, dallo stato d’animo contingente del visitatore di turno. Difficilmente, però, lascia indifferenti. E questo è senz’altro un punto a suo favore: l’odio gramsciano per l’indifferenza, non passa da questa città… che però – bisogna ammetterlo – non si salva dal rischio di scivolare in un’apatia atavica, che talvolta la avvolge. Del resto, quella celebre esortazione di Giovanni Paolo II (“Catania alzati, rivestiti di luce e giustizia”), scolpita su una lapide posta sulla facciata di uno dei palazzi di Piazza del Duomo, a ricordo di quel 4 novembre 1994, giorno in cui il pontefice polacco solcò il suolo del capoluogo etneo, rimane una voce che merita ancora oggi di essere ascoltata con molta attenzione da una città che spesso rimane seduta… salvo, appunto, sgranchirsi le gambe di tanto in tanto. Questa natura dicotomica, poi, è anche segnata dalla sua posizione geografica: distesa tra la Montagna e il mare (è bene ricordarsi di chiamare l’Etna al femminile: per i catanesi non è il vulcano, ma ‘a Muntagna), ammicca tra l’oscurità della pietra lavica e la luminosità rutilante di un sole generoso. Una città capace di far disperare per le sue inefficienze, ma anche di far innamorare per il fascino dei suoi luoghi. Perché – è bene precisarlo – Catania è una città che pullula di luoghi-simbolo. Primo fa tutti, la statua dell’Elefante situata al centro di Piazza del Duomo: un luogo che possiede una tale potenza evocativa che non può non lasciare traccia nelle pagine dei narratori a cui la città ha dato i natali. Ne ho scritto più volte anch’io, già a partire dal mio primo romanzo “Identità distorte” (2005): “Al centro della piazza barocca l’elefante in pietra lavica, u liotru, svettava sulla fiumana di corpi assiepata dinanzi alla Cattedrale, nel tratto che va dall’imbocco di Via Etnea a Porta Uzeda. Con i suoi occhi bianchi u’ liotru osservava placido i volti appesantiti e caduchi degli uomini e delle donne in attesa. Dietro un sorriso abbozzato pareva percepire i suoni, le voci, i bisbigli della città. Di quella città di cui esso stesso ne era simbolo. Di quella città dove bene e male, luci e ombre, sacro e profano, si erano avvicendati in un flusso continuo di eventi che gli erano scivolati addosso; lievi, uniformi, come l’acqua a linzolu della Fontana dell’Amenano. E tutto aveva compreso, assorbito, captato; quasi che l’obelisco egizio di granito di Syene, che imperioso si stagliava dalla sua schiena per più di tre metri e mezzo d’altezza, non foss’altro che una potente, maestosa, antenna ancestrale”.
Piazza del Duomo era stata rasa al suolo dal terremoto del 1693. Fu ricostruita nel 1694 per volontà del duca di Camastra. Vaccarini, nel 1736, ispirandosi all’Elefante romano della Minerva di Bernini, decise di realizzare questo monumento proprio al centro della piazza, di fronte alla cattedrale di sant’Agata. All’interno della fontana inserì il già mitico Liotru di cui, oltretutto, dovette ricostruire le gambe. Nel 1862, nel corso di un rinnovamento edilizio, la statua corse il rischio di essere demolita. Si racconta che sia stato il popolo infuriato a salvare l’elefante. Questo, giusto per sottolineare la misura del legame dei catanesi con il loro principale luogo-simbolo. Leggi tutto…