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Posts Tagged ‘Massimo Onofri’

Premio Città di Fabriano 2019 a Massimo Onofri e Amedeo Di Sora

“Premio Città di Fabriano” 2019: Massimo Onofri ha vinto nella sezione narrativa, Amedeo Di Sora si è aggiudicato la sezione poesia

I finalisti della XIII° edizione del Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano” erano: Leggi tutto…

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (recensione)

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

di Gianni Bonina

Se non avesse diviso la sua vita tra due grandi isole, lui che alla terraferma deve anagrafe e formazione, questo libro dal titolo così bufaliniano – ma mutuato dal senso sciasciano della “particolarità delle vicissitudini storiche e della particolarità degli istituti” di un luogo, che può essere anche un’isola – non sarebbe potuto nascere. Reduce da due baedeker odeporici dedicati alla Sardegna e alla Sicilia, il viterbese Massimo Onofri, educato alla scuola civile di Sciascia e oggi docente di tenace contatto a Sassari, con Isolitudini (La nave di Teseo, pp. 492, euro 23) ha esteso l’orizzonte di una coscienza che deve sentire anche di tipo insulare fino a comprendere nel suo immaginario letterario un arcipelago di isole di ogni latitudine, ricostruendo un orbe terracqueo nel quale i continenti s’inabissano per lasciare in superficie solo aree di isolitudine e redigendo dunque un isolario che è anche una guida per turisti sedentari e un manuale per curiosi e letterati sognatori. Leggi tutto…

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (recensione)

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

Fumo dada e prodigiose creature nel libro di Massimo Onofri “Benedetti Toscani”

di Daniela Sessa

Infuria la battaglia tra i ghirigori di fumo di un Antico Toscano. La Petra con il suo esercito di bestie orride avanza, lorda, capitola, garrisce, sfregia. Puzza la Petra dalle viscere piene dei liquami della rabbia e dell’invidia, delle carni dei suoi stessi figli; ha le membra piagate e scorticate dallo zoster, artigli e becco di ferro, mammelle e chiappe flaccide. Un prodigio rabelesiano è l’esercito della Petra: alla compagna Becchina e alla madre Figottera si uniscono i generali Pantegano dalle pinne mozze, Penicottero dal membro scipito, Bucefalo col cervello attorcigliato, Rudeddu il coglionpazzo e poi la soldataglia di psicotarli, ontotacchino, sanguizecche e  gabbiani malarici. La Petra, laida come un’arpia e maligna come l’Empusa, si getta vorace e linguacciuta sulle prede Beatrice, Laura, Teresa, Jana perché il nemico è lui, l’etrusco estinto che le ama. Creatura maschile placida e ironica, traspirante fragranze di Kentuchy e Creed, l’etrusco estinto è un sognatore e un flaneur stanziale. Passeggia le notti di un anno su una panchina sotto una palma nana o su un balcone, contando nelle inquietudini i passi. La sua durlindana è l’Antico Toscano, i suoi compagni di fumate il malincogatto sardo e il cantacane viterbese. In battaglia come il gigante Margutte agitava le sette braccia così l’Antico Toscano inarca volute di fumo rampicanti, disegna architetture gotiche in cielo, sale e fa capriole; talvolta è distratto e smarrito, insolente e riottoso, più spesso è guascone soprattutto quando fa giungere alle orecchie e ai crucci del suo eroe assiso l’eco delle formidabili débacle della bieca Petra. Perché Petra, dal cuore d’inverno e deserti, ha vinto le battaglie contro l’etrusco –sorprendente vittoria fu quella per Beatrice, rovesciata immagine dantesca rinserratasi nel sepolcro insieme al Pantegano- ma non la guerra. Soffiata da un fumo ruffiano e romantico arriva la dea Jana Fulvia scarmigliata e stanca, dalla voce di miele. E l’amore trionfa. Non c’è re senza principessa, non c’è castello (pardon, panchina) senza incantamento e allora si scateni il fragore delle armi. Le sorti della guerra si rovesciano e Petra sconfitta invecchierà nel risentimento derisa dalle giovani fere delle Egadi, continuerà a leccarsi le pustole dello sfogo di Sant’Antonio circondata dalla sua orribile corte. Leggi tutto…

PASSAGGIO IN SARDEGNA, di Massimo Onofri (recensione)

PASSAGGIO IN SARDEGNA, di Massimo Onofri (Giunti)

[La puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Massimo Onofri dedicata a “Passaggio in Sardegna” è disponibile per l’ascolto cliccando qui – Le prime pagine del libro sono disponibili qui]

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Ascolto il tuo cuore, Sardegna

di Giuseppe Giglio

Ascolto il tuo cuore, Sardegna. Avrebbe potuto avere questo titolo, il nuovo e godibilissimo libro di Massimo Onofri: quel Passaggio in Sardegna licenziato da Giunti soltanto alla fine di maggio, e già alla terza ristampa; e che senza troppa difficoltà richiama un altro e famoso titolo, di Alberto Savinio: Ascolto il tuo cuore, città (forse il più saviniano: nel segno di quella felice conversazione con il lettore che corre lungo ogni pagina di Savinio, e che qui tocca vette di amorosa leggerezza, mentre il narratore respira e fa respirare tutto l’odore della sua cara Milano, divagando sul vivere civile e al tempo stesso contrabbandando schegge della propria autobiografia). Perché Massimo Onofri sembra proprio seguire Savinio, nel dispiegare questo sua originale narrazione: laddove, ascoltando quell’isola «del sole e dell’assenza», l’etrusco Onofri respira e fa respirare le pietre, i mari, i luoghi, i cibi di una Sardegna autentica, fuori da abusati stereotipi e da cartoline fin troppo piene di ammalianti imposture. E non è difficile collocare Passaggio in Sardegna nell’alveo di una nobile e antica tradizione italiana: quella della grande letteratura di viaggio. Una tradizione che, per restare al solo Novecento, annovera libri come Questa è Parigi, o Cina-Giappone, di Giovanni Comisso, o come America, primo amore, di Mario Soldati. Senza dimenticare il Borgese di Escursioni in terre nuove e di Atlante americano. O il Cecchi di Messico e di America amara. Per arrivare agli scrittori-viaggiatori in Italia: dal Gadda de Le meraviglie d’Italia, al Piovene di Viaggio in Italia, al Brandi di Pellegrino di Puglia. Leggi tutto…