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MERICA, MERICA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MERICA, MERICA. Viaggio verso il nuovo mondo. Con CD Audio” – a cura di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo (Sciascia editore)

Il libro sarà presentato a Catania il 23 febbraio 2016, h. 19:30, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (sala E7)

MIGRANTI SULLA VIA DELLA MERICA – Le condizioni sanitarie nelle traversate oceaniche

 di Alessandro Russo

«Non trovo parole adeguate per descriverle per l’intiero lo sconvolgimento del Piroscafo, i pianti, i rosari e le bestemmie di coloro che hanno intrapreso il viaggio involontariamente, in tempo di burrasca. Le onde spaventose si innalzano verso il cielo, e poi formano valli profonde, il vapore è combattuto da poppa a prua, è battuto dai fianchi. Non le descriverò gli spasimi, i vomiti (con riverenza) e le contorsioni dei poveri passeggieri non assuefatti a cositali complimenti. Tralascio dirle dei casi di morte, che in media ne muoiono 5 o 6 per 100, e pregare il Supremo Iddio che non si sviluppino malattie contagiose, che allora non si può dire come andrà».

Lettera di Francesco Costantin, Colonia Angelica, San Paolo del Brasile, 8 giugno 1889

“Ieri doveva partire per il suo primo viaggio al Brasile, il piroscafo Giulio Cesare, con circa 900 passeggeri, ma un fortuito incidente ne rimandò la partenza a stamane. Gli emigranti erano già quasi tutti imbarcati, allorché dopo il primo pasto a bordo, una quarantina di essi vennero soprappresi da dolori acutissimi di ventre, da vomito ecc. Indagata la causa di tale malore, si venne alla conclusione che si doveva trattare di avvelenamento prodotto dalla recente stagnatura delle gamelle. Le gamelle vennero subito sostituite con altre nuove, ed inviate alla Commissione sanitaria per le opportune verifiche. Iersera alle 11, appena la Commissione ebbe dato il suo responso, il piroscafo fece i preparativi per la partenza”

“Il Secolo XIX” 13-14 novembre 1892

 

Parto da qui.
Dall’ultimo pezzettino dell’Ottocento e da un’impressione di disgustosa ripugnanza.
Chiusi nel fetidume della stiva di bordo un fiume di zappaterra, lustrascarpe e poveri cristi. Sguardo senza luce e scialle sul capo, li accerchiano una miriade di valigie di cartone strette con i legacci di spago. Un formicaio umano, un garbuglio di cenci: non somigliano a conquistatori ma a una massa di disgraziati uniti dal sottile filo di seta della sorte. Hanno nomi e cognomi italici e sono analfabeti. Un’angosciante fioritura di odissee da passar al setaccio istoriografico di una singola lente di ingrandimento; un arcipelago di microstorie ramificate con l’artiglio della miseria, della disoccupazione e dell’usura.
Mollo gli ancoraggi e prendo il largo. Leggi tutto…