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IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (recensione)

Il paese dell'alcolPubblichiamo una recensione del romanzo IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (Einaudi)

Mo Yan è premio Nobel per la Letteratura nel 2012 – un estratto del libro è disponibile qui

di Lorenzo Marotta

Il tema è sconvolgente: a Jiuguo, un paese della Cina, rinomati ristoranti servono ad una clientela particolare – funzionari corrotti, ricchi burocrati, alti dirigenti di partito, ospiti di riguardo – prelibati piatti a base di carne di bambini. Un orrendo traffico di neonati cui non si sottraggono i genitori allettati da alti guadagni. Per verificarne la fondatezza viene inviato sul posto l’ispettore Ding Gou’er. “Era il migliore investigatore della Procura suprema, apprezzato dai superiori. Alto circa un metro e sessanta, magro, scuro di carnagione, aveva gli occhi un po’ sporgenti. Fumatore accanito, gli piaceva bere ma non reggeva l’alcol”. Inizia da qui il romanzo di Mo Yan, Il Paese dell’alcol, apparso a Pechino nel 1992 e ora pubblicato, a cura di Maria Rita Masci, da Einaudi, con la traduzione di Silvia Calamandrei. Un romanzo che mette a dura prova il lettore che, tuttavia, rimane incollato alle pagine per la formidabile inventiva immaginativa dell’autore che alterna crude descrizioni di sangue a splendide immagini oniriche e fantastiche. “La pallottola sparata da Ding Gou’er aveva colpito il bambino brasato alla testa. Dal cranio spaccato la materia cerebrale era schizzata sui muri, imbrattandoli di macchie rosse e bianche che esalavano vapore profumato, scatenando ogni sorta di sensazioni”. Non così quando preso dai fumi dell’alcol “la sua coscienza se la rideva, sospesa alle decorazioni del soffitto, finché non fu proiettata ancora più in alto… Staccata dal corpo, la sua coscienza dischiuse le ali e si mise a volteggiare nella sala sfiorando le tende di seta delle finestre – le ali erano più fini, più soffici, più luminose della seta delle tende. Nel volo sfiorava anche le gocce di cristallo che pendevano dal lampadario, che irradiavano fasci di luce. E sfiorava le labbra rosse carminio delle cameriere in rosso, i loro capezzoli rossi, e altri luoghi più nascosti”. Una esemplare prova di quel “realismo allucinato” per il quale è stato insignito nel 2012 del Premio Nobel per la letteratura. Un noir a tinte forti che vuole essere una metafora di come la corruzione e il degrado morale pervadano, dopo la liberalizzazione delle riforme, tutta la società cinese, travolta da uno sviluppo tumultuoso e protesa al successo e al guadagno ad ogni costo. Leggi tutto…

CAMBIAMENTI, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

CAMBIAMENTI, di Mo Yan

(da Cambiamenti” di Mo Yan – edizioni Nottetempo – traduzione di Patrizia Liberati)

MO YAN, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

di Mo Yan

Vorrei raccontare i fatti accaduti dopo l’anno 1979, ma i miei pensieri continuano a spingersi oltre quel limite e mi riportano indietro a un pomeriggio d’autunno del 1969, nel sole sfavillante, tra crisantemi giallo oro, mentre le rondini migravano al Sud. A quel punto, la memoria e la coscienza di me stesso si fondono in un amalgama. Eccomi nel mio ricordo, un bambino solo che è appena stato cacciato da scuola. Attirato dagli schiamazzi che provenivano dall’interno, ero scivolato furtivamente attraverso il cancello incustodito e, percorrendo un lungo corridoio buio, avevo raggiunto il cuore dell’edificio, un cortile circondato da costruzioni. Sulla sinistra era piantato un palo in legno di quercia con – in cima – una traversa fissata con del filo metallico da cui pendeva una campana di ferro macchiata di ruggine rossastra. Sul lato destro c’era un tavolo di fortuna in mattoni e cemento per le partite di ping-pong e, intorno al tavolo, era raccolto
un gruppo di spettatori che guardavano due persone impegnate a giocare. Il frastuono proveniva da lí. Era il periodo delle vacanze autunnali per quella scuola di campagna e il pubblico era composto per la maggior parte da insegnanti e da  poche, attraenti studentesse.
Erano state selezionate dalla scuola per partecipare al torneo distrettuale che si sarebbe svolto durante la festa nazionale e non erano andate in vacanza perché dovevano allenarsi. Siccome erano le figlie dei quadri dell’Azienda agricola statale, il loro sviluppo fisico era regolare e avevano la carnagione chiara di chi viene nutrito a sufficienza, e le loro famiglie benestanti le avevano vestite di colori vivaci. Bastava un’occhiata per accorgersi che loro e noi ragazzini poveri non facevamo parte della stessa casta. Noi le osservavamo ammirati e loro non ci degnavano neppure di uno sguardo. Liu Tianguang, il mio insegnante di matematica, era uno dei due giocatori. Era un uomo basso con una bocca dalle dimensioni spropositate. Si diceva che riuscisse a infilarci dentro tutto il pugno, ma noi non eravamo mai stati testimoni di quell’impresa mirabile. Spesso nella mia mente affiora l’immagine di lui che sbadiglia seduto in cattedra, quelle sue fauci spalancate erano una vista spettacolare. Era stato soprannominato hema, “ippopotamo”, ma noi gli ippopotami non li avevamo mai visti e hama, “rospo”, ha un suono simile e una bocca altrettanto grande, e cosí Liu l’Ippopotamo era  diventato Liu il Rospo.
Il nomignolo non era stata una mia invenzione ma le indagini, chissà come, portarono a me. Affibbiare un soprannome al  figlio di un martire di guerra, nonché vicepresidente del Comitato rivoluzionario della scuola, era stato un delitto gravissimo, la cui inevitabile conseguenza fu il depennamento del mio nome dal registro di classe e l’espulsione dalla scuola. Leggi tutto…

LE SEI REINCARNAZIONI DI XIMEN NAO, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

Le sei reincarnazioni di Ximen NaoAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan
Einaudi, 2009 – pp. 736 – € 26,00
Traduzione di Patrizia Liberati

Nei cinquant’anni che trascorre sulla terra reincarnandosi di volta in volta in asino, toro, maiale, cane, scimmia e infine di nuovo essere umano, il proprietario terriero Ximen Nao viene coinvolto nelle vicende più drammatiche della Cina moderna: dalla riforma agraria al Grande balzo in avanti, dalle Comuni alla Rivoluzione Culturale sino alla morte di Mao Zedong e alle innovazioni del recente passato. Un’avventura tragicomica lunga mezzo secolo, ricca di invenzioni e popolata di personaggi straordinari.

Primo gennaio del 1950: Ximen Nao, un ricco proprietario terriero, è stato giustiziato dai suoi mezzadri alla vigilia della rivoluzione cinese e da due anni vive nel mondo delle tenebre. Sebbene subisca i più crudeli e dolorosi supplizi, rifiuta di pentirsi: è convinto di avere condotto una vita giusta e di essere invece stato immeritatamente condannato. Re Yama, il terrifico signore della morte, è talmente stufo di lui, delle sue continue, fastidiose lagnanze che alla fine gli dà la possibilità di reincarnarsi nei luoghi dove ha vissuto. Ximen Nao spera di riprendere così possesso della moglie, delle due concubine, della terra, dei suoi averi. Non immagina che tanta generosità nasconde una ancora maggiore insidia: perché Re Yama decide di farlo reincarnare non in se stesso, ma in un asino. Al momento di tornare sulla terra, Ximen si rifiuta inoltre di bere una pozione che gli consentirebbe di dimenticare il passato e di liberarsi progressivamente delle pulsioni, del desiderio, dell’odio, della sete di vendetta. Vuole che le esperienze della vita precedente rimangano impresse nella sua memoria. Che senso avrebbe, altrimenti, tornare nel mondo degli uomini per riparare all’ingiustizia subita?
Nell’arco di cinquant’anni all’asino faranno seguito il toro, il maiale, il cane, la scimmia. Un lasso di tempo che basterà a Ximen per liberarsi di ogni rancore e durante il quale sarà partecipe degli eventi piccoli e grandi che hanno contribuito a trasformare la Cina. E alla fine giungerà anche il momento in cui Re Yama gli consentirà di ridiventare uomo: il 31 dicembre del 2000, la notte della nascita del nuovo millennio, verrà al mondo un bambino di nome Lan Qiansui, ossia «Lan mille anni»; sarà lui, che ha un «corpo piccolo e magro e la testa insolitamente grande, una memoria eccellente e una parlantina sciolta», a iniziare, il giorno del suo quinto compleanno, il racconto della propria storia: «Dal primo gennaio dell’anno 1950…»

Un estratto del libro
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L’UOMO CHE ALLEVAVA I GATTI (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

L'uomo che allevava i gattiAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

L’uomo che allevava i gatti, di Mo Yan
Einaudi, 2008 – ET Scrittori – pp. 260 – € 10,80

Redazione: Maria Rita Masci
Traduzione di Daniele Turc-Crisà
Traduzione di Lara Marconi
Traduzione di Giorgio Trentin

È una Cina rappresentata nella crudezza, a volte nella brutalità della sua vita quotidiana, quella di Mo Yan. Ma anche una Cina toccata dalla poesia, dalla sensazione del meraviglioso. I personaggi di questi racconti sembrano sempre sul punto di soccombere, ma conservano una loro leggerezza magica. In particolare, sono i bambini a impersonare il confine tra fragilità assoluta e capacità di illuminare il mondo, di fare miracoli. E sono loro i protagonisti, orfani, miserabili ma ricchi della capacità di vedere le piú sottili efferatezze e le piú segrete meraviglie.
Secondo Mo Yan sono loro a portare sulle spalle il peso dell’anima, e cercano di traghettarla sull’altra riva del fiume : tra esseri umani che spesso hanno dimenticato di essere stati anche loro, un giorno, figli e bambini.
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IL SUPPLIZIO DEL LEGNO DI SANDALO, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

Il supplizio del legno di sandaloAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

Il supplizio del legno di sandalo, di Mo Yan
Einaudi, 2005 – pp. 508 – € 20,00
Traduzione di Patrizia Liberati

Un atto di ribellione, una storia d’amore, un atroce supplizio; sullo sfondo, ma più che mai protagoniste, le turbolente vicende di un Paese che sta assistendo a cambiamenti epocali, la Cina degli inizi del Novecento immersa nel caos politico che precede il disfacimento della dinastia imperiale.
Un grande affresco storico e umano.

«Mo Yan è uno degli scrittori più forti, creativi e travolgenti della nostra epoca. Il suo linguaggio nasce insieme al mondo che racconta: è reinventato come quello dei grandi autori sperimentali e tuttavia è classicamente comprensibile, sorgivo e originario come è sempre originaria ogni esperienza fondante dell’individuo, che avviene qui e ora ma anche sempre. Vengono in mente altri due moderni creatori epici: Faulkner e García Márquez».
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GRANDE SENO, FIANCHI LARGHI, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

Grande seno, fianchi larghiAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

Grande seno, fianchi larghi, di Mo Yan
Einaudi, 2006 – pp. 904 – € 16,00
Traduzione di Giorgio Trentin

Un commovente omaggio alla propria madre e alle proprie radici e insieme, uno sguardo che attraversa la storia travagliata della Cina. Dalla società feudale degli anni Trenta all’odierno capitalismo di stato, passando attraverso sussulti e rivolgimenti dell’era maoista, figli e nipoti degli Shangguan affrontano gioie e dolori dispensati da una terra estrema, primordiale. Nessuno meglio di Mo Yan sa rendere l’anima senza tempo della civiltà e della cultura cinesi, attraverso le sue mille evoluzioni e sfaccettature.
Con questo romanzo, censurato in patria per l’esplicita crudezza delle testimonianze che riporta e i suoi toni corrosivi e grotteschi, Mo Yan torna al grande affresco rurale e mitologico che aveva reso celebre Sorgo rosso.
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SORGO ROSSO, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

Sorgo rossoAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

Sorgo rosso, di Mo Yan
Einaudi, 2005 – pp. 484 – € 13,50
Contributi di Renata Pisu
Traduzione di Rosa Lombardi

La storia epica, grandiosa di questo capolavoro della letteratura cinese contemporanea, si staglia sullo sfondo degli sconfinati campi di sorgo «che in autunno scintillano come un mare di sangue». Dal banditismo degli anni Venti, alla cruenta invasione giapponese degli anni Trenta e Quaranta, fino al periodo che precedette la Rivoluzione culturale, Sorgo rosso racconta le avventure e gli amori del bandito Yu Zhan’ao e della sua famiglia, in un affresco che ritrae un intero popolo, tutto un Paese. Un Paese dalle campagne brulicanti di anime sperdute – contadini, soldati, monaci buddisti, maghi taoisti – in cui «un vento maschio spazza una terra femmina» e il sangue versato è «morbido e liscio come piume d’uccelli».
Da questo romanzo Zhang Yimou ha tratto il film omonimo, «Orso d’oro» al Festival di Berlino nel 1988.
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