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L’ETÀ DEL FERRO di Simona Castiglione (recensione)

L’ETÀ DEL FERRO di Simona Castiglione (Morellini)

Il romanzo sarà presentato a Catania il 16 giugno, alle ore 18,30, presso la libreria Vicolo Stretto (relatori Domenico Trischitta e Alessandro Russo). Sarà presente l’autrice

di Alessandro Russo

Ricolmo d’intrighi misteriosi e permeato dalle melodie dei Doors e dei Led Zeppelin, L’età del ferrodi Simona Castiglione (Ed. Morellini, pgg 246, € 14,90) è un romanzo di denunzia esistenziale e sociale da leggere d’un fiato. Protagonista dell’avvincente narrazione è una giovinetta bassa e scura ma dotata d’una forte volitività. Una ragazza di ferro coi capelli folti e truciolati e il petto grosso: si chiama Mariarosa ed è poco più che maggiorenne. Ella non c’è più da venticinque anni ma l’autrice, con maestosa astuzia, ne descrive il drammatico vissuto. Ovverosia accade che, da morta, Mariarosa esponga in modo sussultante a chi legge cosa è per davvero la vita. In mano stringe un chiavistello rugginoso ed erra per lo stivale italico: oggi è a Catania, il giorno successivo a Bari, quello dopo a Milano. Nondimeno, le pagine de “L’età del ferro” s’aprono tutte in modo sincrono, percorrono storie sepolte e dissotterrano cadaveri. Invero, spietate descrizioni di luoghi e personaggi dell’ex-Belpaese s’alternano alle gesta di tre ragazze che vanno in giro con hot pants e magliette scollate. Infine un interrogativo lungo cinque lustri si dipana, perché “anche se non vuoi, il passato ti viene a trovare, come una bella ‘mbriana sbuca da dove meno te l’aspetti, ti fa vedere quanto è potente e ti racconta cose di te che non avresti potuto immaginare”. Leggi tutto…

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A TESTA IN GIU’, di Elena Mearini (una recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo “A testa in giù” di Elena Mearini (Morellini)

di Simona Lo Iacono

Il mondo è uno strano scenario per chi prova meraviglia.
Per chi non getta sguardi d’abitudine sulle cose, per chi sa trasalire di entusiasmo, per chi si lascia abbagliare dalla bellezza quotidiana dell’ordinario.
Un mondo così, vissuto con uno spasmo di gratitudine per ogni particolare, è – anzi – insostenibile. Perchè ogni colore dice e rivela. Perchè ogni oggetto intreccia un abecedario, perchè ogni suono, anche il rombo di un motore, è altro, e sfugge a una catalogazione ordinata, per farsi vitale, zampillante, una pozza di luce disarmata.
E forse, non è neanche un mondo per uomini, questo, ma per poeti, per chi sa sopravvivere alla verità dello stupore, o per sognatori sbalestrati, insomma per chi – rispetto all’ottica tradizionale – vive capovolto, a testa in giù.
Sarà allora per questo che Gioele (che ha la capacità di vedere nel giallo un essere parlante, e in un magiolone un tenore che canta a pieni polmoni) viene catalogato come un diverso, un matto, una di quelle creature inadatte alla terra e al cielo, incomprensibile al Dio dei vivi e al Dio dei morti.
E sarà allora per questo che – per trovare comprensione – dovrà imbattersi in una donna che non si lascia impressionare dal ticchettio ritmato delle sue dita, dalla sua capacità di parlare usando silenzi. Una donna anziana e incorrotta, sulle cui ossa si sono abbattute intemperie e violenze, ma che non ha smesso di covare i ricordi come una bambina in attesa, senza perdere un primitivo stato di innocenza.
Gioele e Maria, un ragazzo bollato come autistico e una vecchia signora in bicicletta, che si scontrano per strada e uniscono in modo misterioso i propri destini. Un pessimo assortimento per il mondo – che ricovera i pazzi ed emargina i vecchi – ma un connubio perfetto per quel Dio giullare che Gioele ha imparato ad amare, e che – lungi dall’inquadrare l’esistenza in modo precostituito – è il primo a vivere a “testa in giù”. Leggi tutto…