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Posts Tagged ‘Neri Pozza’

IL MIO CANE DEL KLONDIKE di Romana Petri (recensione e intervista)

IL MIO CANE DEL KLONDIKE di Romana Petri (Neri Pozza)

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Osac, il cane del Klondike.

di Simona Lo Iacono

Un riconoscimento. Comincia così, in genere, l’amore vero. Con uno sguardo sull’altro, un altro che però non rimanda la sua immagine. Ma la tua.
Da lì in poi, la vita non è più la stessa. Il riconoscimento affonda in ciò che siamo stati, in ciò che vogliamo e persino in ciò che non vogliamo.
Richiama, come da una lontanissima e selvaggia foresta, la parte più nascosta e più ferita di noi.
Ma cosa accade se a riconoscersi non sono due esseri umani ma una donna e un cane?
Che tipo di amore può venire fuori da un essere su due gambe e un altro su quattro?
Se poi il cane è nero come la pece, furibondo come un folletto, enorme e geloso, è ben possibile che la vita non solo cambi, ma sia completamente stravolta. E che il riconoscimento si trasformi in qualcosa di ancor più radicale. Un legame arcaico, viscerale e quasi sacro, che impedirà al cane di lasciare la sua amata, e che farà sentire l’amata – all’arrivo di un figlio proprio – il peso di un insostenibile tradimento.
Libro di passioni forti, radicate, e di impareggiabile verità, “Il mio cane del Klondike” di Romana Petri (Neri Pozza editore) non è però solo la storia,  esilarante e al tempo stesso tragica, di Osac, ossia dell’indomito animale che l’autrice – ai tempi insegnante precaria – salva dalla strada. Né va limitato all’avventura, per quanto bizzarra, di una bestia che decide di amare perdutamente la propria salvatrice.
Questo libro di Romana Petri è invece un viaggio nella inesorabile scoperta della maternità, che Romana si trova a vivere – e non a caso – proprio dopo aver adottato il suo ingombrante amico a quattro zampe.
Quasi contemporaneamente, infatti, un figlio e un cane si impadroniscono della sua esistenza, e la donna fa esperienza giorno dopo giorno del mistero, umile e onnipotente, del generare.
Quando infatti il suo “Citto”, il suo bambino, viene alla luce, la madre non può fare a meno di capire che il legame con il figlio la porterà inevitabilmente a dover tradire l’amore di Osac, e nella ineluttabilità di questo tradimento, scoprirà la forza e la fatica dell’essere – da quel momento in poi – un genitore.
La maternità inizia a diventare una modalità dell’essere, e Romana capisce di non poter più tornare indietro, che il “Citto”, sin dal momento in cui si è scavato in lei una strada per venire al mondo, ha impresso al suo destino la forza di un mistero eterno e imperioso.
Ama, la madre, e più impara ad amare, più il mondo e la condizione umana passano da quella maternità, costringendola a rinascere e a morire, a espandersi e a ritrarsi, a fare spazio e a togliere spazio.
Di fronte a quell’amore potente e doloroso, e all’allontanamento necessario del neonato e della donna, Osac non potrà che fuggire, ululare alla notte la sua solitudine, aggrapparsi a un nugolo di scapestrati amici canini e cercare di dimenticare – come ogni creatura innamorata – la propria infelicità.

-Romana, chiedo allora all’autrice, che legame c’è in questo bellissimo romanzo tra la scoperta della maternità e il salvataggio di Osac?
Immagine correlataOsac è il protagonista assoluto di questo romanzo, l’unico che abbia un nome e anche un cognome, e di ogni cosa è una specie di untore. Il suo “selvaggiume” contagia tutto, anche la maternità che si fa primordiale, quasi biblica. Nel parto la donna soffre atrocemente, ma non vuole anestesie. Contagiata dal selvaggio Klondike che il cane le ha portato in casa, decide che deve mettere al mondo la sua creatura in questo modo barbaro. “Partorirai con dolore” per lei non è nemmeno più una minaccia, quel dolore lo sceglie quasi superstiziosamente, come se si dicesse: “Più soffro ora e meno soffrirà mio figlio nella vita.” Ma è Osac a metterle queste cose nella mente, lui e il mondo selvatico e primitivo che si porta dietro quasi inconsapevolmente. Tra cane e figlio, la madre sta in mezzo non a fare da bilancia, ma ad assorbire Natura.

-Nel romanzo la salvatrice di Osac cerca non solo il nome del suo cane, ma anche il suo cognome. Perché? Leggi tutto…

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IL MORSO di Simona Lo Iacono (recensione)

IL MORSO di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

di Tea Ranno

È una scrittura avvolgente quella che, come fumo d’oppio, ti porta dentro Il morso, un magnifico romanzo ambientato in una terra densa di eccessi: eccessivo il sole, le voci, le voglie, le fami, i bisogni, le notti sfioccate da giorni di cui conservano ancora una certa luminosità; e densa, pure, di visioni che fanno di quella Palermo – pronta a entrare nel “folle” 1848 – una città magarica, intrisa di un bollore rivoluzionario che darà l’innesco a uno dei grandi cambiamenti della nostra Storia.
Simona Lo Iacono, sapiente dosatrice di parole e suggestioni, ci conduce con mano sicura dentro un mondo intessuto di contrasti e lo fa per mezzo di una serva, Lucia la siracusana, a cui non manca bellezza, intelligenza e sapienza, ma pure – visto appunto che siamo in tema di contrasti – un vizio, una tacca. Le capita cioè, all’improvviso, di entrare in un buio vischioso in cui la mente smette di esistere e abbandona il corpo a rantoli, sussulti, bava alla bocca, occhi rovesciati. Un sconquasso del corpo che sparge intorno a lei fama di pazzia: cos’altro potrebbe essere, altrimenti, quel suo quasi morire per poi rinascere alla luce?
Per Lucia è solo il fatto, una condizione della carne e dello spirito a cui è ormai abituata e che cerca, muovendosi con prudenza e controllando ogni gesto, di sottrarre agli occhi degli altri: “Inizia sempre con un formicolio. Poi una scossa, e la testa artigliata da corvi, mille corvi che rodono in fronte, travasano il male e la battono di destra e di mancina, e Lucia non può che dire: «Basta, basta!» ma, mentre lo dice, la prende anche un eccesso di vita che deve fuoriuscire dalle orbite, sorpassare la schiuma della bocca”. Leggi tutto…

#GruppoDiLetturaDay 2017

Torna il #GruppoDiLetturaDay ideato da Isabella Borghese

Sta per cominciare la seconda edizione del #GruppoDiLetturaDay. Ne parliamo con l’ideatrice, Isabella Borghese

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blog_isaSono entusiasta di questo progetto a cui ho iniziato a lavorare diversi anni fa“, ha raccontato Isabella Borghese a Letteratitudine, “più di tutto perché maturava in me – che lavoro da anni come ufficio stampa – il desiderio di trovare nuove idee per promuovere i libri. Sono contenta di aver già avviato la seconda edizione, un poco incoraggiata dagli auguri di Dacia Maraini, e felice di avere oggi Nadia Terranova con noi; questo fatto che Nadia abbia detto che per lei questa giornata è <<un luogo in cui tutto è possibile e le rivoluzioni si fanno senza accorgersene>> è un’altra bellissima osservazione; in fondo chi lavora nel settore, chi ama i libri, chi vive con e per essi, non pensa a fare altro che rinnovare, creare, dare vita a nuove idee. E se riusciamo a fare piccole rivoluzioni a noi non solo sembrano grandi, sono soprattutto un obiettivo raggiunto che ci spinge ad andare avanti, a non fermarci, a credere in quello che facciamo. E pure, soprattutto, ancora a credere nei libri. Nei libri. In ultimo mi è doveroso ringraziare l’entusiasmo dei Gruppi di Lettura, delle lettrici, dei lettori, che dico sempre, sono i veri protagonisti di questa giornata ed è in fondo grazie a loro che esiste il Gruppo di Lettura Day. Senza di loro non ci sarebbe nulla. E anche vorrei ringraziare chi sostiene e dà voce a questo progetto. Sono molte le persone da ringraziare, dunque. E lo faccio a gran voce!

Di seguito, informazioni sul #GruppoDiLetturaDay 2017 Leggi tutto…

FLAVIO VILLANI racconta IL NOME DEL PADRE

FLAVIO VILLANI racconta il suo romanzo IL NOME DEL PADRE (Neri Pozza)

Flavio Villani, autore di “Il nome del padre” (Neri Pozza)

di Flavio Villani

Molti dicono che le presentazioni dei libri sono un inutile e stanco esercizio di autoreferenzialità, dove un annoiato presentatore ha il compito di esaltare un testo che in qualche caso non ha neppure letto.
Passati alcuni mesi dall’uscita nelle librerie de “Il nome del padre” (Neri Pozza, 2017), e dopo numerose presentazioni in librerie e festival letterari, sono arrivato a considerare quei momenti non del tutto inutili se fra autore, presentatore e pubblico si stabilisce una forte relazione biunivoca, basata da una parte sulla voglia di comprendere, dall’altra di raccontare. Per lo meno, a me qualche volta così è successo, forse sono stato semplicemente fortunato: alcune domande sono state l’occasione per inattese riflessioni, utili tanto a comprendere me stesso quanto la mia opera. In fondo sono gli altri, i lettori in particolare, che trasformano l’atto più solipsistico che si possa immaginare, lo scrivere, in un vero atto di comunicazione.
Qualcuno un giorno mi ha chiesto: perché hai scritto un giallo? Io ho guardato quel tipo per qualche secondo senza riuscire a pronunciare una sola parola (in quel momento il mio sguardo doveva essere perso o, meglio, attonito), poi finalmente, quando forse alcune sinapsi del mio cervello si sono collegate, ho risposto la cosa più sincera che mi potesse venire in mente: non lo so, ho semplicemente detto. Il tipo mi ha guardato, e ha scosso il capo come per dire: a chi la vuoi raccontare?, immaginando da parte mia una misteriosa e inspiegabile reticenza. La cosa però è durata poco, perché subito dopo ho iniziato a raccontargli tutto quello che so di come e perché è nato “Il nome del padre”. Leggi tutto…

ELEONORA MARANGONI VINCE IL PREMIO NERI POZZA 2017

ELEONORA MARANGONI VINCE LA III EDIZIONE DEL PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA NERI POZZA E LA SEZIONE GIOVANI

Eleonora MarangoniL’autrice si aggiudica i 25.000 euro del Premio vincendo anche la Sezione Giovani con il romanzo “LUX O COME FARLA FINITA CON IL PASSATO”.

L’edizione dell’anno scorso era stata vinta da Roberto Plevano con il romanzo “Marca gioiosa“, disponibile in libreria per i tipi di Neri Pozza (collana Bloom)

Va alla giovane scrittrice romana e milanese d’adozione, Eleonora Marangoni, il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza. Studiosa di Proust, autrice di apprezzati saggi sulla Recherche, Eleonora Marangoni è stata proclamata vincitrice di entrambe le sezioni del Premio durante la cerimonia appena conclusasi il 15 settembre presso il Teatro Olimpico di Vicenza. Per il Comitato di Lettura, composto dall’agente letterario Marco Vigevani, dagli scrittori e giornalisti Francesco Durante e Stefano Malatesta, dallo scrittore e critico letterario Silvio Perrella, dalle scrittrici Sandra Petrignani e Romana Petri, dalla editor e giornalista Laura Lepri e dal direttore editoriale della Neri Pozza, Giuseppe Russo, non è stato un compito semplice. L’ottima qualità dei cinque romanzi finalisti ha determinato un arrivo al fotofinish, nel quale Lux o come farla finita col passato di Eleonora Marangoni si è aggiudicato la vittoria per un punto su Il fruscio dell’erba selvaggia di Giuseppe Munforte, (ogni giurato ha espresso una valutazione anonima per ciascun libro, assegnando un voto da 1 a 10). Con la sua prosa colta e sofisticata, Eleonora Marangoni è riuscita ad avere la meglio anche su Leonardo Malaguti nella corsa alla vittoria per la Sezione Giovani, indetta all’interno del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza in collaborazione con la Fondazione Adolfo Pini e riservata ai partecipanti al Premio di età inferiore ai 35 anni. Al termine della cerimonia, l’autrice ha ricevuto un assegno di 25.000 euro e due targhe con un’incisione di Neri Pozza. Il libro sarà pubblicato da Neri Pozza Editore.

La classifica finale:
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Il Premio Racalmare-Sciascia 2017 a Simona Lo Iacono

Simona Lo Iacono con il romanzo “Il morso” (Neri Pozza) vince l’edizione 2017 del Premio “Racalmare-Sciascia”. Seconda classificata: Silvana La Spina con “L’uomo che veniva da Messina” (Giunti). In terza posizione Orazio Labbate con “Stelle ossee” (LiberAria)

Ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata a “Il morso” (Neri Pozza) dove Simona Lo Iacono conversa con Massimo Maugeri

Per l’ascolto diretto della puntata, cliccare qui

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Le schede dei tre libri del Premio “Racalmare-Sciascia”

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IL MORSO di Simona Lo Iacono (un estratto)

Le prime pagine del nuovo romanzo di Simona Lo Iacono: IL MORSO (Neri Pozza

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Martedì 16 maggio alle 18:00, alla Feltrinelli di via Etnea, Simona Lo Iacono presenta al pubblico catanese il suo nuovo romanzo, “Il morso” (Neri Pozza). La affianca per l’occasione Massimo Maugeri. Partecipano all’incontro i ballerini della Società di Danza Siciliana.

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Prologo

Palermo, Real Casa dei pazzi, 18 febbraio 1861

Dalla parete della cella n. 27, angolo sud-est. Iscrizione muraria 122, rep. 18:

Se chiedete in giro, non vi diranno che ho un nome. Non vi diranno neanche che ho mente e lingua. Scrolleranno le spalle con insofferenza, qualcuno con pietà. Sorrideranno, altri. Vi riferiranno che, forse, un tempo capivo. Che, forse, babba ci sono diventata. La vita, diranno. I dolori, i parti, le morti.
Nessuno, poi, saprà riferirvi con precisione l’età, il tempo di queste assi che scricchiolano e mi reggono con sbalordimento. Forse cinquanta. No, forse meno. O di più. Chi potrebbe dire – sospireranno – in che modo gli anni le hanno scavato addosso quel naso adunco, le labbra tagliate da rughe, le fenditure degli occhi neri. Da corvo. E figli ne avrà avuti, certo, a giudicare dai fianchi larghi. Amanti, forse, se a qualcuno sarà andato di prenderla tra un vaneggiamento e un silenzio. Mariti, chissà. Potrebbe essere, in gioventù avrà pur avuto sotto la carica di quelle chiome qualche forma piena. I seni, a vederli bene, non sono retti dal busto, eppure non sembrano cadere sull’addome. E le natiche sono svelte, dure, ancora palpitanti sotto la stoffa nera del lutto.
I documenti, chi pensa a chiederli più in questo nuovo Stato che non è uno Stato, in questi luoghi da ribattezzare, in questi uffici del dazio o dell’anagrafe dove paiono tutti nati e morti cento volte.
Diranno: lasciate pure che scriva ciò che vuole sui muri. Anche se non ha un nome, avrà comunque una storia da raccontare.

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Prima parte

1847

Casa Ramacca

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