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Posts Tagged ‘Nicola Lagioia’

NICOLA LA GIOIA VINCE IL PREMIO LEOGRANDE 2021 con “La città dei vivi” (Einaudi)

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Nicola Lagioia con La città dei vivi (Einaudi) vince l’edizione 2021 del Premio Alessandro Leogrande

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Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine, dedicata a La città dei vivi (Einaudi): Nicola Lagioia in conversazione con Massimo Maugeri

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È il barese Nicola Lagioia con La città dei vivi (Einaudi) ad aggiudicarsi l’edizione 2021 del Premio Alessandro Leogrande al giornalismo letterario di inchiesta con 31 dei 75 voti espressi dai presìdi del libro italiani. La presidente dell’Associazione, Anna Maria Montinaro, ha proclamato il vincitore in diretta sulla pagina facebook dei presìdi oggi 11 aprile nel corso di un incontro condotto da Marino Sinibaldi.

L’Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Puglia Massimo Bray, ospite insieme a tutti i concorrenti, ha plaudito all’iniziativa che si svolge in una regione dai bassi indici di lettura, in nome di un intellettuale che sapeva porsi domande scomode, immaginare il futuro e leggere la realtà anche da un punto di vista ideologico.

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CLASSIFICA: dal 2 all’8 novembre 2020 – questa settimana segnaliamo “La città dei vivi” di Nicola Lagioia (Einaudi)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 2 all’8 novembre 2020

Questa settimana segnaliamo: “La città dei vivi” di Nicola Lagioia (Einaudi), al 23° posto in classifica generale

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In prima posizione: “L’appello” di Alessandro D’Avenia (Mondadori)

In seconda posizione: “Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

In terza posizione: “Gli ultimi giorni di quiete” di Antonio Manzini (Sellerio)

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La scheda del libro: “La città dei vivi” di Nicola Lagioia (Einaudi)

«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?» Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca piú efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull’istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.

Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall’inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

os. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 L’appello Alessandro D’Avenia Mondadori 20,00 *
2 Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
3 Gli ultimi giorni di quiete Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
4 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
5 Dante Alessandro Barbero Laterza 20,00
6 Il falco Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 19,90
7 Borgo Sud Donatella Di Pietrantonio Einaudi 18,00
8 Fu sera e fu mattina Ken Follett Mondadori 27,00
9 Scheletri Zerocalcare Bao Publishing 21,00
10 L’ultimo sorso. Vita di Celio Mauro Corona Mondadori 18,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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SALONE DEL LIBRO DI TORINO: le riflessioni conclusive del direttore Nicola Lagioia

32° Salone Internazionale del Libro di Torino. Finita l’edizione dei record. Le riflessioni del direttore editoriale, Nicola Lagioia

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di Nicola Lagioia

La XXXII edizione del Salone del Libro di Torino si è chiusa con 148.000 visitatori unici nel Lingotto, cui vanno aggiunti i 27.000 che hanno preso parte al Salone off. Sono numeri impressionanti e difficilmente eguagliabili, e pur non essendo un fanatico del dato quantitativo comincio da qui per rendere conto delle proporzioni di questo che non è tanto un pubblico, ma una Comunità.

Giovedì mattina la Comunità del Salone (piaccia o no, un pezzo importante del paese) si è presentata davanti ai cancelli del Lingotto e ha invaso i suoi spazi travolgendo ogni cosa con un affetto e una partecipazione che possono aver destabilizzato qualcuno ma non noi. Noi con questa Comunità ci confrontiamo di continuo, la conosciamo, ci parliamo, la incontriamo tutto l’anno nelle strade, nelle scuole, nelle carceri, negli ospediali, nelle librerie, nelle biblioteche. Sono loro, i membri di questa Comunità, ad affidarci idealmente il compito di organizzare il Salone. Leggi tutto…

30° Salone Internazionale del Libro di Torino: il discorso finale di Nicola Lagioia

Si conclude con questo bel discorso del direttore Nicola Lagioia la 30° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino

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di Nicola Lagioia

Mentre il Salone sta vivendo le ultime ore di questa edizione, e la gente sta tornando a casa, e i binari delle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa sono pieni di persone che si abbracciano tra loro, e i social traboccano oggi non di messaggi d’odio ma di veri squillanti sinceri dichiarati messaggi di amore, pace, e solidarietà (che, come abbiamo detto sin dalle prime conferenze stampa, sono state le stelle polari che non abbiamo avuto paura di seguire in questi mesi di lavoro), mentre siamo in mezzo a tutto questo, ci stiamo rendendo conto che qui a Torino, in questi cinque giorni, è successo qualcosa che nessuno avrebbe previsto, anche se ognuno di noi l’aveva desiderato a lungo, in un tempo e in un mondo in cui ti dicono che le cose che davvero desideri hanno poca speranza di realizzarsi. Invece ogni tanto accadono, e io mi auguro che sia accaduto, o meglio che stia accadendo una volta per tutte.

Risultati immagini per nicola lagioia salone del libroNon mi riferisco al successo del Salone del Libro di Torino. Che sia stato un enorme successo è talmente evidente a tutti che non c’è bisogno di spiegarlo.

Io credo che al Salone, e a Torino, in questi cinque giorni, e in queste cinque notti, sia accaduto qualcosa di molto più grosso, e di più profondo. Il Godot che per tanti anni avevamo aspettato che comparisse sulla scena, si è finalmente mostrato. È successo qualcosa che riguarda l’idea di comunità, l’idea del ritrovarsi insieme, l’idea di partecipare in maniera finalmente sensata, umana, viva, fraterna, alla vita pubblica di questo paese, l’idea di tornare a fare davvero esperienza attraverso la cultura e i libri, l’idea di poter vivere insieme in modo solidale, pacifico ed emotivamente profondo, l’idea di dare a centinaia di grandi autori ed editori provenienti da ogni angolo del mondo la prova che in Italia succedono cose che possono diventare un modello per l’estero, non è vero sempre e soltanto il contrario. Leggi tutto…

SALONE TORINO 2017: la conferenza finale

SALONE TORINO 2017: il video della conferenza finale

Si è chiusa la 30ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con vendite in crescita per quasi tutti gli editori che hanno partecipato alla manifestazione. Al successo negli stand del Lingotto Fiere, si è aggiunto quello del Salone Off, con 20mila partecipanti agli oltre 500 eventi. L’edizione 2018 si svolgerà dal 10 al 14 maggio.

Il Salone internazionale del libro di Torino è organizzato dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, sotto la presidenza di Massimo Bray, la vice presidenza di Mario Montalcini e la direzione editoriale di Nicola Lagioia. Leggi tutto…

OLTRE IL CONFINE: l’intervento del Direttore Editoriale Nicola Lagioia

OLTRE IL CONFINE: l’intervento del Direttore Editoriale Nicola Lagioia

Presentazione Tema XXX Salone Internazionale del Libro

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di Nicola Lagioia

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L’adesione degli editori

Oggi, finalmente, dopo tre mesi e mezzo di lavoro molto intenso, possiamo davvero intravvedere il Salone che verrà.

Mancano ancora tre mesi all’inizio del Salone, ma più del 95% degli editori che erano presenti l’anno scorso ha già preso uno stand al Lingotto.

Questo vuol dire che, da una parte, non ci saranno quest’anno a Torino gli stessi editori che c’erano l’anno scorso. La cosa che invece nessuno avrebbe potuto prevedere, è che probabilmente ce ne saranno di più.

Questa adesione così convinta e massiccia non vuol dire soltanto che i padiglioni del Lingotto saranno festosamente pieni dei loro stand. Significa, soprattutto, che il Salone Internazionale del Libro di Torino è la manifestazione in cui la maggior parte degli editori italiani si trova rappresentata nella stessa unità di luogo e di tempo.

La bibliodiversità è una ricchezza, il pluralismo (non solo in campo editoriale) è una ricchezza, la molteplicità di voci rappresenta una ricchezza.

Anzi, è una delle garanzie della democrazia. Dare spazio a molte voci è meglio che ascoltare un monologo. Chi crede a una certa idea di cultura, dal 18 al 22 maggio, a Torino, troverà qui concentrata la più grande ricchezza culturale legata al mondo del libro di questo Paese.

 

 

La vocazione internazionale Leggi tutto…

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2017: il discorso integrale di NICOLA LAGIOIA

Pubblichiamo il discorso integrale di NICOLA LAGIOIA (Direttore Editoriale Salone Internazionale del Libro) nell’ambito della presentazione ufficiale della XXX edizione del SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

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di Nicola Lagioia

Direttore Editoriale Salone Internazionale del Libro

«Un’idea luminosa, con un pizzico di follia». Sono le parole che il grande poeta, premio Nobel, Iosif Brodskij pronunciò alla cerimonia inaugurale del primo Salone del Libro di Torino al Teatro Regio il 18 maggio del 1988. Il 18 maggio del 2017, quando la nuova edizione aprirà le porte, saranno trent’anni da allora.

Brodskij era nato a Leningrado ed era stato praticamente costretto ad abbandonare l’Unione Sovietica all’inizio degli anni Settanta. Mentre qui a Torino pronunciava quelle parole, il Muro di Berlino era ancora in piedi, ma lo sarebbe stato solo per poco.

Nel 1988 vengono pubblicate le Lezioni americane di Italo Calvino e I versetti satanici di Salman Rushdie. Gesualdo Bufalino vince il Premio Strega. Patty Smith cavalca l’onda lunga della new wave e i Public Enemy hanno già capito che, a più di 30 anni dall’impresa di Rosa Parks, razzismo e xenofobia sono cattive piante che il mondo non è ancora riuscito a estirpare da se stesso.

Nel 1988 c’era la prima edizione del Salone del Libro di Torino. Un anno dopo sarebbe praticamente finito il Novecento. Saremmo entrati nel cosiddetto sciopero degli eventi, quel lungo periodo (gli anni Novanta) durante il quale ci si illuse che, crollato il mondo diviso in due blocchi, la Storia fosse finita, e una lunga fase di pace, prosperità e fratellanza avrebbe attraversato il mondo.

Eppure, a Torino, al Salone del Libro, nel 1992 e 1996 arrivò per esempio lo scrittore Predrag Matvejevic, nato a Mostar, una città che testimoniava come anche negli anni Novanta, nel cuore dell’Europa, il lato più brutale della Storia continuava a fare la sua parte.

Il XXI secolo non è iniziato come ci aspettavamo avrebbe fatto. Viviamo una nuova età dell’ansia, che al proprio interno, da qualche parte, nasconde forse una nuova età della speranza.

Di questo per esempio, l’anno scorso, qui a Torino, al Salone del Libro, vennero a parlare due donne e pensatrici eccezionali, come il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e la scrittrice Premio Pulitzer Marilynne Robinson.

Non solo sembra passato molto tempo da quel lontano 1988, ma molte cose sono cambiate nel mondo persino rispetto all’anno scorso. Non c’è bisogno di un meterologo per sapere da che parte tira il vento», cantava Dylan in un pezzo di Bringing it All Back Home. «Ah, se l’amore per la disciplina facesse nascere il passo del soldato che non vince ma si ritira senza colpo ferire», potremmo idealmente rispondergli citando i versi di una delle più belle poesie di Amelia Rosselli.

Il Salone del Libro di Torino, dal 18 al 22 maggio 2017 proverà a farci capire – attraverso il mondo del libro – in che mondo, anzi in che mondi viviamo.

Sarà il Salone dei lettori e degli editori, italiani e stranieri. Leggi tutto…

ELENA FERRANTE: LA SCRITTURA E LA SUPERBIA

Su "La Domenica" di Repubblica Lagioia intervista Elena FerranteELENA FERRANTE: LA SCRITTURA E LA SUPERBIA

Su “La domenica” del quotidiano la Repubblica del 2 aprile 2016 Elena Ferrante ha rilasciato un’ampia intervista a Nicola Lagioia (che sarà inserita in una versione aggiornata de “Le Frantumaglie” – in uscita a settembre in Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti e in novembre in Italia per la casa editrice E/O). Si tratta di un’intervista che verte fondamentalmente sulla saga de “L’amica geniale“. Nell’ambito dell’ultima domanda postagli, la Ferrante risponde su cosa sia l’atto dello scrivere. Riportiamo qui di seguito la risposta in questione.

Scrivere è un atto di superbia. L’ho sempre saputo e perciò ho nascosto a lungo che scrivevo, soprattutto alle persone a cui volevo bene. Temevo di svelarmi ed essere disapprovata. Jane Austen si era organizzata in modo da occultare subito i suoi fogli, se qualcuno entrava nella stanza in cui si era rifugiata. È una reazione che conosco, ci si vergogna della propria presunzione, perché non c’è niente che riesca a giustificarla, nemmeno il successo.
Comunque io la metta, resta sempre il fatto che  mi sono arrogata il diritto di imprigionare gli altri dentro ciò che a me pare di vedere, sentire, pensare, immaginare, sapere. E’ un compito? E’ una missione? È una vocazione? Chi mi ha chiamato, chi mi ha assegnato quel compito e quella missione ? Un dio? Un popolo?  Una classe sociale? Un partito? L’industria culturale? Gli ultimi, i diseredati, le loro cause perse? L’intero genere umano? Quel soggetto imprevisto che sono le donne? Mia madre, le mie amiche?  No, oggi tutto è diventato più spoglio ed è lampante che solo io stessa ho autorizzato me stessa. Io mi sono assegnata, per motivi oscuri anche a me, il compito di raccontare ciò che so del mio tempo, vale a dire,  ridotto all’osso,  ciò che mi è capitato sotto il naso, vale a dire la vita i sogni le fantasie i linguaggi di un ristretto gruppo di persone e di fatti dentro uno spazio ridotto, dentro una lingua di poco rilievo resa ancor più di poco rilievo dall’uso che ne faccio.
Si tende a dire: non esageriamo, è solo un lavoro. Può darsi che ormai sia così. Leggi tutto…

È NICOLA LAGIOIA IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA 2015

È NICOLA LAGIOIA IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA 2015

La trasmissione andata in onda ieri su Rai3 è disponibile online cliccando qui

Roma, 2 luglio 2015. Come da tradizione al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, dopo la mezzanotte del 2 luglio, è stato proclamato il vincitore del sessantanovesimo Premio Strega. Al termine dello scrutinio dei 368 voti espressi (pari all’80,21% degli aventi diritto al voto; 276 voti online e 92 cartacei e 1 scheda nulla) il Presidente di seggio Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014, e Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci, hanno proclamato vincitore:

Premio Strega Nicola LagioiaLa ferocia (Einaudi) di Nicola Lagioia, con voti 145

L’autore ha ricevuto da Giuseppe D’Avino, amministratore delegato di Strega Alberti Benevento, il premio di 5.000 euro e la classica bottiglia formato magnum di Liquore Strega. Gli altri libri finalisti hanno totalizzato i seguenti voti:

La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich, voti 89

Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante, voti 59

Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi, voti 37

Come donna innamorata (Guanda) di Marco Santagata, voti 37

L’esito della votazione è emerso dalle preferenze espresse degli Amici della Domenica, il corpo votante storico del premio, ai quali si aggiungono 60 lettori forti selezionati ogni anno da librerie indipendenti italiane associate all’ALI e 15 voti collettivi espressi da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto.

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Le preferenze dei voti collettivi sono state così espresse:

–        le 44 scuole italiane e straniere del Premio Strega Giovani hanno espresso la loro preferenza perFabio Genovesi;

–        i comitati italiani e stranieri della Società Dante Alighieri (Benevento, Reggio Emilia, Roma, Praga e Tirana) hanno votato per Elena Ferrante;

–        la Karl Franzens-Universität di Graz ha votato per Elena Ferrante;

–        gli Istituti Italiani di Cultura hanno votato: Fabio Genovesi (Amburgo); Marco Santagata (Atene); Elena Ferrante (Edimburgo), Fabio Genovesi (Helsinki); Nicola Lagioia (Los Angeles); Elena Ferrante (Montréal); Fabio Genovesi (San Paolo), Mauro Covacich (Tokyo); Marco Santagata (Stoccolma); Mauro Covacich (Strasburgo); Elena Ferrante (Vilnius);  Mauro Covacich (Zagabria);

–     La Casa Circondariale di Porto Azzurro ha votato per:  Fabio Genovesi

Nel corso della serata, il vincitore della seconda edizione del Premio Strega Giovani Fabio Genovesi è stato premiato da Giuseppe Gori, vice presidente di Unindustria, con un assegno di 3.000 euro. Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi, Torino 2014, pp. 411, 19,50 euro

di Marco Ostoni

Feroce. Come il titolo che porta. E come feroce può essere la vita per i giovani rampolli di una famiglia bene della Puglia di oggi. Ma, più in generale, della borghesia arricchita e con pochi scrupoli dell’Italia attuale, pronta a tutto pur di emergere e mantenersi a galla: dal solito malvezzo della corruzione, che olia appalti e annacqua controlli, fino a scendere a patti con le mafie locali e a lasciar divorare i propri figli, nella totale indifferenza, da un mondo depravato e brutale, in cui droga, sesso e possesso la fanno da padrone.
L’ultimo romanzo del 43enne scrittore barese Nicola Lagioia, La ferocia (mai titolo poteva essere più centrato) è una sintesi perfetta e terribile della lenta e progressiva discesa agli inferi imboccata, con diversi gradi di consapevolezza, dai figli dell’ultrasessantenne Vittorio Salvemini, immobiliarista spregiudicato ma legatissimo – a modo suo – alla famiglia. In forme e livelli differenti, Ruggero, Chiara, Michele e Giulia sono le vittime (la madre è figura secondaria seppur al centro di pagine intense e dolorose) del rampantismo cieco del padre, cui anche la signora Salvemini si è adeguata tollerandone i tradimenti e gli amorazzi pur di non perdere la posizione sociale e gli agi raggiunti con l’attività, sempre ai limiti del lecito, del marito, il cui impero immobiliare è cresciuto deturpando l’ambiente e snaturando il paesaggio grazie alle connivenze interessate del “sistema”. Leggi tutto…

NICOLA LAGIOIA racconta LA FEROCIA

NICOLA LAGIOIA ci racconta il suo romanzo LA FEROCIA (edito da Einaudi). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

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di Nicola Lagioia

«Anni fa noialtri del Sud facemmo delle nostre donne altrettante dame. Poi venne la guerra e fece delle dame altrettanti spettri. E così che altro possiamo fare noi, da gentiluomini che siamo, se non ascoltare loro, da spettri che sono?»
La citazione è di William Faulkner, ed è presa da quel capolavoro della letteratura mondiale che è Assalonne, Assalonne! Sostituite alla Guerra di secessione vista dal Mississippi un qualunque cataclisma originario, all’Esercito confederato un’altra causa persa, eliminate la connotazione politica dall’assolato grumo di spine che se ne ricava, e avrete il dramma di un qualunque Sud del mondo. García Márquez del resto dichiarò più volte che l’epifania della sua gioventù – la folgorazione che lo portò a comprendere cosa aveva da sempre voluto scrivere – fu proprio l’incontro con i libri di Faulkner. E come mai un analogo sentimento di sconfitta e perdita remota (in quel caso un amore irrecuperabile e un’antica accusa di infamia da cui non ci si riesce ad affrancare) è alla base del racconto di un Sud ancora più profondo, il Messico di Sotto il vulcano di Malcolm Lowry?
Spostandosi da un meridione all’altro, dall’America Latina a quel non meno misterioso continente che è la Puglia – una faglia verticale e al tempo stesso un pensiero che si sfalda verso oriente – l’impossibilità di poter essere ancora eroi e l’ossessione per una tragedia immedicata di addirittura cinque secoli prima (l’eccidio di Otranto) muove il Carmelo Bene di Nostra Signora dei Turchi.
Se un vecchio oltraggio di portata quasi cosmica è un buon motore per la letteratura di ogni latitudine, per il racconto del Sud rischia di essere un destino.
Non chiamo in correità i pesi massimi per illudermi di avere le spalle coperte nei giorni dell’uscita del mio nuovo romanzo. Piuttosto, cerco sponde solide per chiarire un equivoco. Agli scrittori italiani – specie quelli nati al Sud – negli ultimi anni si è voluta affidare una missione al tempo stesso troppo grande e troppo piccola rispetto a ciò che dovrebbe essere il mandato della letteratura di invenzione. Ci hanno chiesto di raccontare la nostra terra (la Puglia, la Sicilia, la Campania per il tutto) partendo dalla presunzione che il supposto passo lungo dello scrittore giungesse a completare il lavoro del giornalista, dell’etnologo, o addirittura del pubblico ministero. Denunciare e guarire. Tracciare una diagnosi e favorire la redenzione. Farlo, però (è questo il cuore dell’equivoco) dalle stesse posizioni di chi lotta statutariamente per le buone cause. Gettare il proprio obolo nel calderone del progresso democratico per contribuire a sconfiggere il malaffare, l’arretratezza, il degrado, e ovviamente per aiutare a combattere la mafia, la camorra, la ndrangheta. Oppure per favorire la crescita economica. Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi). Domattina, sempre su LetteratitudineNews, Nicola Lagioia ci racconterà il suo libro…
Di seguito, date e orari del tour siciliano di presentazione de “La ferocia” (a cui parteciperà anche l’autore)

– Libreria del Corso, Trapani, 18 ottobre, h. 18.30, con Marco Rizzo
– Modus Vivendi, Palermo, 19 ottobre, domenica mattina h. 11.00
– Libreria Mondadori, Messina, 20 ottobre, h 18.30, con Francesco Musolino
– Zo Culture, Catania, 21 ottobre, h. 20.00, con Giuseppe Lorenti

La scheda del libro
In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada statale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati dritti su di lei. Quando, poche ore dopo, la ritroveranno ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della piú influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosí? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli – in particolare quello con Michele, l’ombroso, l’instabile, il ribelle – può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell’azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo. L’intensità della scrittura – mai cosí limpida e potente – ci avviluppa in un labirinto di emozioni, segreti e scoperte, che interseca le persone e il loro mondo, e tiene il lettore inchiodato alla pagina.

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le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Parte prima
Chi sa tace, chi parla non sa
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