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Posts Tagged ‘Non passare per il sangue’

NON PASSARE PER IL SANGUE, di Eduardo Savarese

NON PASSARE PER IL SANGUE, di Eduardo Savarese

Viaggio al termine della notte

di Anna Vasta

Non passare per il sangue, nell’omonimo romanzo di Eduardo Savarese (Edizioni e/o. Pag.188 € 16,00) suona come  una di quelle affermazioni perentorie-dinieghi o formule di scongiuro-sulle labbra  di una Pizia: monito a chi voglia intraprendere un cammino iniziatico. Un “viaggio al termine della notte”,  una discesa agl’Inferi, il percorso di conoscenza, di consapevolezza di Agar- personaggio reale, vero di soggettivi, autobiografici vissuti, e di  quel surplus di verità che solo la letteratura può dare- la yayà(nonna)- di Creta, più che nonna, madre; di quelle madri del mito, enigmatiche creature impastate nell’argilla primordiale. Dure, battute, piegate, mai vinte da tempeste personali e collettive bufere, refrattarie e impermeabili alla compassione, scorbutiche e solitarie, eppure nell’intimo fragili, e quanto indifese. Nonna-madre di Marcello, l’ufficiale in missione umanitaria in Afganistan, morto in un un agguato, restituito alla famiglia, senza corpo, senza gli onori della sepoltura e del pianto, senza quei miseri, eppure sacrosanti, irrinunciabili conforti che Achille non negò neppure all’acerrimo nemico, Ettore. E per cui si batté sino a morirne Antigone.
Di Marcello nemmeno le ceneri, solo gli effetti personali in una plumbea valigetta che Luca, compagno-amante del giovane militare, anche lui soldato di una guerra  feroce, fatta passare ipocritamente per operazione di pace, ha il compito di consegnare alla madre, Sofia. Una madre sorella, quasi amica, schiacciata dal dolore, dalle sconfitte, dai fallimenti esistenziali, repressa nei suoi slanci materni dalla soffocante onnipresenza di Agar; madre di entrambi, figlia e nipote, come in una tragedia greca,  dove i confini tra  pulsioni,  passioni e  ruoli famigliari sono labili e violabili.
L’arrivo improvviso di Luca-anche lui in cerca di un barlume che possa fare luce nel mistero di Marcello e della sua morte-incrina sino a spezzarlo l’instabile equilibrio di silenzi, omissioni, rancori, risentimenti, accuse reciproche, incomprensioni intenzionali e funzionali a nascondere ciò che madre e figlia hanno da sempre saputo, senza volerne prendere atto, per  non  assumersene il carico: l’omosessualità di Marcello.
Agar, nel ripercorrere insieme e in contrasto con il giovane militare che va rivelando, ogni giorno che passa, una sospetta, inquietante intimità col  nipote, momenti, episodi, gesti, comportamenti, parole di Marcello bambino, e poi giovane adulto, va indietro coi suoi ricordi, alla sua prima giovinezza a Creta, alla malattia, l’insufficienza polmonare che ne aveva bloccato la crescita e la possibilità di emancipazione nel lavoro, tanto da spingerla a cercare una forma di indipendenza nelle nozze con l’ufficiale italiano, il nemico invasore di stanza nell’Isola. Sino alla paura atavica della sterilità. Paura che affonda in archetipi di fecondità e procreazione, che identificano la fisicità femminile in  natura naturans. Questa paura della sterilità, dell’impossibilità di procreare vissuta come una deminutio del proprio essere donna, si aggira come uno spettro tra le mura della villetta di Vico Equense, anche dopo l’avvenuta maternità  la nascita di Sofia, sino a materializzarsi nella sterilità di Marcello, nel suo amore contro natura che non passa per il sangue. Uno spettro funesto che porterà il nipote di Agar, sensibile, raffinato cultore di libri e di fiori, collezionista di Barbie, giovane bello e di gentile aspetto, a scegliere la vita militare per reprimere le proprie inclinazioni di “femmina” e affermare un’identità di maschio, che copra e nasconda il peccato d’origine: l’impossibilità di procreare, di passare per il sangue. Leggi tutto…

Intervista a Colomba Rossi, direttrice di SABOT/AGE

di Massimo Maugeri

Sabot/Age è la collana delle edizioni e/o diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Il suo obiettivo è pubblicare storie che il nostro Paese non ha più il coraggio di raccontare. «Di Sabot/Age è possibile una doppia lettura: “sabotaggio” ed “Era del Sabot”, lo zoccolo di legno che, ai tempi della rivoluzione industriale, veniva lanciato dagli operai negli ingranaggi delle macchine quando erano esausti. Noi siamo esausti della menzogna che ci opprime
Ne abbiamo già discusso in radio con Massimo Carlotto, nel corso di una puntata di “Letteratitudine in Fm”. Ne parliamo adesso con la direttrice, Colomba Rossi, in occasione dell’uscita dei due nuovi volumi della collana: “Non passare per il sangue” di Eduardo Savarese e “Undercover” di Roberto Ricciardi.

– Cara Colomba, a chi è venuto per primo (o per prima) l’idea di creare questa collana (che è davvero unica nel panorama editoriale italiano)?

In realtà è venuta a entrambi dopo l’esperienza positiva di Donne a perdere, esperimento di un volume con tre romanzi. Abbiamo ritenuto urgente una riflessione sul noir come unica forma narrativa in grado di raccontare la realtà. Lo avevamo sostenuto per anni ma poi ci siamo resi conto che la complessità della società aveva bisogno di tutte le forme letterarie per essere descritta efficacemente. Allora è nata la suggestione della “letteratura di contenuti” che ci ha condotto alla collezione Sabot/Age.

– A tuo avviso, chi è il lettore tipo di Sabot/Age? Proviamo a tracciarne un ipotetico “identikit”…

È molto trasversale, e alcuni titoli come Sinistri ci ha fatto conoscere a lettori per nulla appassionati al genere.

– Se ti invitassi a tracciare un bilancio di questi primi mesi di vita di Sabot/Age, cosa diresti?
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