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SUPERNOVA – Nuovi Argomenti

SupernovaPubblichiamo il testo di “Supernova”, firmato da Carlo Carabba e Chiara Valerio, che introduce il numero 61 (GENNAIO – MARZO 2013) di NUOVI ARGOMENTI

SUPERNOVA
di Carlo Carabba e Chiara Valerio

Some day you will find me
Caught beneath the landslide
In a champagne supernova in the sky

OASIS

Se l’attenzione a scrittori esordienti e emergenti è stata una costante della storia di Nuovi Argomenti, ci è sembrato giusto dedicare la sezione monografica di questo numero di anniversario (il sessantesimo), rinnovamento (con le copertine di Julian Opie e la nuova impostazione grafica) e innovazione (il nuovo sito web http://www.nuoviargomenti.net) a una ricognizione dei narratori nati dopo il 1985.
Il criterio anagrafico, nella sua sbandierata oggettività e pretesa neutralità, è innanzitutto un criterio debole. Che, tuttavia, se intercetta qualcosa di simile a ciò che abitualmente si definisce «spirito del tempo», si trasforma in ipotesi critica forte.
Dal punto di vista della sociologia e della storia sembra che i nati dopo il 1985 abbiano qualcosa di epocalmente diverso da chi li ha preceduti, sia pure di pochi anni.
Gli autori qui antologizzati appartengono alla prima generazione che non ha nessuna memoria viva della Guerra Fredda. Non possono ricordare (alcuni non erano nati) il crollo del Muro di Berlino. Né, per venire in ambito italiano, lo sconvolgimento giuridico-politico che ha portato alla fine della cosiddetta «Prima Repubblica». Sono i primi che hanno vissuto un’adolescenza (o addirittura un’infanzia) condizionata dalla disponibilità di internet e telefono cellulare.
In una parola sono la prima generazione che non appartiene a quello che Eric Hobsbawm ha definito, con un sintagma felice e fortunatissimo, «secolo breve».
Il dubbio è se sia possibile trovare una comunanza letteraria che corrisponda a questa unità sociopolitica.
Molti di questi autori devono ancora esordire, altri hanno pubblicato il loro primo libro. Definire costanti generazionali universali in modo apodittico può apparire esercizio presuntuoso e affrettato. Ma leggendo in sequenza i nove narratori abbiamo notato delle linee di tendenza, una specie di denominatore comune.
In questa breve introduzione ci limiteremo a indicare due tratti comuni che, allo stato attuale, possono valere da ipotesi critiche dotate di valore euristico che la produzione successiva dei nove autori (e di altri nuovi) potrà verificare o falsificare.
Il primo di questi tratti (in qualche modo condizione logica necessaria al secondo) è che il rapporto con la tradizione cessa di essere collettivo e condiviso e si fa individuale, atomico.
La tradizione cessa di essere, come la legge, uguale per tutti e si fa proteiforme, un prisma da cui ogni autore può attingere il proprio colore. È dunque in qualche modo paradossale che il primo tratto in comune sia l’assenza di un paradigma generazionale, di un canone comune. Che però non si traduce in una brusca frattura con il canone stesso, quanto in un rapporto personale (customized?) con le infinite possibili fonti. È macroscopica la differenza di tono e approccio dall’uno all’altro dei nove racconti: si passa dall’orfismo lirico di Viola Di Grado, all’approccio descrittivo fenomenologico di Niccolò Contessa, dallo sfondo storico (novecentesco) del racconto di Michela Monferrini, al racconto di formazione di Cubeddu e Ghiotti (lo fa sotto forma di pastiche digressivo il primo, di narrazione pura il secondo, appena diciottenne). E dal primo al secondo tratto comune il passo è breve. Nel tracciare ognuno la mappa della propria ispirazione e delle proprie influenze la letteratura non occupa più un luogo privilegiato.
Forse non è la prima generazione ad avere riferimenti culturali di provenienza miscellanea, ma è la prima a non vergognarsi dei suoi riferimenti culturali.
I Supernova non accolgono più ciò che amano con una scrollatina di spalle che davanti al mondo suona come l’occhiolino dell’attore rivolto al pubblico o l’atteggiamento «non è vero però lo leggo» di chi consulta avidamente gli oroscopi.
Si assumono – forse inconsapevolmente, di certo con naturalezza – la responsabilità dei propri gusti. Leggi tutto…