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Posts Tagged ‘Orazio Caruso’

CETTI CURFINO va a Messina, Acireale e Siracusa

Cetti Curfino (Cover)CETTI CURFINO va a Messina, Acireale e Siracusa

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Tour siciliano per CETTI CURFINO di Massimo Maugeri (La nave di Teseo).

– Giovedì 7 giugno il romanzo sarà presentato, alle h. 18:30, alla libreria La Gilda dei Narratori – Ubik di Messina, Via Garibaldi 56, con Francesco Musolino e Cristina Marra – interverrà Roberta D’Amico. Sarà presente l’autore.

Venerdì 8 giugno il romanzo sarà presentato, alle h. 18, alla libreria Ubik di Acireale (Ct), Corso Umberto I, 214. Converserà con l’autore, lo scrittore e docente di letteratura prof. Orazio Caruso

Sabato 9 giugno il romanzo sarà presentato, alle h. 19,30 al teatro dei pupi (Ortigia, Siracusa, Via della Giudecca, n. 22), da Simona Lo Iacono con l’aiuto dei fratelli pupari Vaccaro Mauceri. Sarà presente l’autore. La rappresentazione è inserita nella rassegna “Libri da bere, Vini da leggere” curata da Simona Lo Iacono con Elena Flavia Castagnino e con la Fildis Siracusa e con la presenza di Marilia Di Giovanni e della storica Casa del Libro. La sceneggiatura è di Simona Lo Iacono, sui testi di Massimo Maugeri. Voci narranti: Alfredo Mauceri e Arianna Vinci. Coreografie e movimenti di scena di Daniele Carrubba e Daniel Mauceri.

In fondo al post: le locandine con gli eventi.

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CETTI CURFINO di Massimo Maugeri (La nave di Teseo)

Un giornalista, una donna detenuta in carcere, una confessione che non può più aspettare.

Cetti Curfino è un romanzo potente sull’origine delle azioni umane e sul mistero di ogni delitto, costruito come un valzer tra due personaggi che cercano nella scrittura la propria verità.

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Dalla rassegna stampa del romanzo

Tuttolibri – La Stampa (Amedeo La Mattina)
Cetti, dotata di «una bellezza ferale», di quelle che toglie il fiato, sceglie la strada che la porta in una cella. Massimo Maugeri ci conduce dentro questa prigione, ci fa entrare nella testa di una donna che concentra l’umiliazione e la disperazione di milioni di donne alla ricerca della propria dignità. (…) Il j’accuse di un uomo scagliato contro gli uomini stessi. Azzardando, con un eccesso storico più che letterario, un esergo tratto dall’incipit di una canzone di John Lennon del 1972, motivo di polemiche così accese che venne esclusa dalle radio. Faceva così: la donna è il negro del mondo. Sì, lo è, pensaci, fai qualcosa.

L’Espresso (Sabina Minardi)
Da un apprezzato testo teatrale di Maugeri, prende ora corpo nella forma piena del romanzo la figura appassionante della quarantenne Cetti, vittima e carnefice, emblema di soprusi e di resistenza, di abusi e di forza. Intorno, temi altrettanto forti: la vita in carcere, le morti bianche, la disoccupazione, la dipendenza dalle slot machine, la politica senza scrupoli, la difficile esistenza nelle periferie abbandonate di molte città. Con un linguaggio che sa affrontare con credibilità registri diversi, incluso quello imperfetto e sincero della detenuta siciliana.

La Repubblica – Palermo (Gianni Bonina)
Cetti Curfino non si fa vendetta, non avanza attenuanti, non si sottrae alla pena, ma chiede solo di essere ascoltata: perciò prima scrive un diario al commissario e poi un libro perché il mondo senta il suo grido di angoscia e di rabbia. È il suo urlo così contemporaneo che, chiudendo alla fine il libro di Maugeri, sentiamo riecheggiare. Un urlo di donna che sostituisce il viandante di Munch e si infrange contro le nostre coscienze sorde.

Vivere – La Sicilia (Domenico Trischitta)
Cetti Curfino (La nave di Teseo) di Massimo Maugeri è un romanzo travolgente, avvincente, e la sua protagonista è uno di quei personaggi che difficilmente dimenticheremo. Innanzitutto per la sua bellezza ferina, la sua fierezza e allo stesso tempo la sua fragilità; poi ci sono i quartieri popolari catanesi, la voracità e la decadenza di una città avvitata su se stessa, con tutte le sue contraddizioni e attrazioni.

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PIOGGIA E SETTEMBRE di Orazio Caruso (recensione e intervista)

PIOGGIA E SETTEMBRE di Orazio Caruso (Algra editore)

Orazio Caruso insegna Lettere nelle scuole medie superiori, cura gli allestimenti teatrali del suo liceo e si occupa di poesia, critica letteraria ed editoria. Ha pubblicato i romanzi: Sezione Aurea, 2006; Comici Randagi, 2012 (selezionato al Premio Brancati-Zafferana) e Finisterre, 2015 (Premio “Più a sud di Tunisi” Portopalo di Capo Passero). Il suo nuovo romanzo si intitola “Pioggia e settembre” ed è pubblicato dall’editore Algra (in copertina un’illustrazione di Alessio Grillo).

Di seguito, una bella recensione firmata da Giovanna Caggegi e una mia intervista all’autore.

Massimo Maugeri

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recensione di Giovanna Caggegi

L’ultimo romanzo di Orazio Caruso, Pioggia e settembre (Algra editore), si offre come una materia incandescente per la ricchezza e la straordinaria sintesi dei temi e delle forme, ovvero degli aspetti stilistici, della sua ispirazione: Poesia, Filosofia, Musica, Teatro.
Suscitate dalla lettura, mi piace condividere alcune suggestioni in forma sparsa o rapsodica, pensando di assecondare lo ‘spirito’ ariostesco che impregna il romanzo, come del resto esplicita l’autore citando l’incipit dell’Orlando furioso del quale quest’anno si festeggiano i 500 anni dalla pubblicazione.
Partiamo perciò dal titolo, Pioggia e settembre (che è anche il titolo di una canzone di Maurizio La Ferla su testo dello stesso Orazio Caruso), azzardandone una interpretazione. Settembre è il mese che chiude l’estate, non è ancora la piena maturità dell’autunno, ma è un momento di preparazione al cambiamento, alla raccolta dei frutti, alla vendemmia, dunque ai bilanci, se riportato a una dimensione esistenziale. E nel romanzo i protagonisti sono trentenni chiamati a entrare nell’’età della ragione’ e a fare i conti con sé stessi innanzitutto, con le loro radici, le loro scelte, le ambizioni e il loro destino futuro.
La pioggia del titolo è poi l’elemento naturale, ma anche la cifra simbolica, che a chiusura del romanzo interviene a sciogliere la tensione del dramma e a segnare il beneaugurante passaggio lustrale a una nuova stagione della vita. Quello delle stagioni è, del resto, un luogo molto caro all’autore che ama mettere in relazione il tempo lineare della Natura con quello franto e dialettico della Storia e dell’uomo nel suo destino individuale. Leggi tutto…

BUC n. 10 – Finisterre ossia la fine della terra prima dell’inizio del mare. In studio con lo scrittore Orazio Caruso

BUC n. 10 – Finisterre ossia la fine della terra prima dell’inizio del mare. In studio con lo scrittore Orazio Caruso

Nuovo appuntamento con BUC: format letterario condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv

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FINISTERRE – intervista a Orazio Caruso

https://i2.wp.com/www.lestroverso.it/wp-content/uploads/2015/01/cop-libro-orazio-caruso-su-lestroverso.jpgPubblichiamo un’intervista a Orazio Caruso con riferimento al suo nuovo romanzo FINISTERRE (Sampognaro e Pupi). Un estratto del libro è disponibile qui.

di Massimo Maugeri

Un romanzo intimista. Una storia di ritorni e di partenze. Una terra che segna il confine tra un continente e l’altro. Quattro personaggi che si ritrovano in una sorta di incrocio di destini. E poi, la musica: elemento che unisce con il linguaggio unico e universale che riesce a offrire. C’è questo e molto altro nel nuovo romanzo di Orazio Caruso intitolato “Finisterre” e pubblicato dalla piccola casa editrice siciliana Sampognaro e Pupi. Ne discutiamo con l’autore…

– Caro Orazio, come mia abitudine direi di cominciare dall’inizio… ovvero dalle origini del libro. Come nasce “Finisterre”? Da quale spunto, idea, esigenza o fonte di ispirazione?
In genere i miei testi traggono ispirazione da un’immagine, da una riflessione o da un personaggio che si va delineando nella mente. “Finisterre” è nato dalla volontà di approfondire l’enigma di un genio infruttuoso. Mi interessava esplorare i motivi di un fallimento o di quello che viene percepito dalla gente comune come tale. Mi interessava osservare come una persona di talento possa sottrarsi alla competizione generale, possa “asciugarsi” dal mondo. Come un monaco del XXI secolo.

– C’è qualcosa, anche a livello personale, che ti lega particolarmente a Marzamemi e dintorni? Leggi tutto…

FINISTERRE, di Orazio Caruso (un estratto)

https://i0.wp.com/www.lestroverso.it/wp-content/uploads/2015/01/cop-libro-orazio-caruso-su-lestroverso.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo FINISTERRE, di Orazio Caruso (Sampognaro e Pupi)

Camminavamo in fila indiana percorrendo il sentiero prin-cipale della riserva naturale. Nino guidava il terzetto mostrando di conoscere la zona come le sue tasche.
“Ci vengo spesso” disse, infrangendo il lungo silenzio che ci aveva accompagnato durante la marcia “soprattutto in dicembre quando non c’è quasi nessuno ed è il periodo migliore per osservare gli uccelli migratori. Se il cielo è terso, magari dopo un violento acquazzone, è possibile immaginare i contorni ambrati dell’Africa. È bello, sapete, sedersi sulla sommità di una di queste piccole dune che vedete e pensare di essere su uno dei bordi di una civiltà che sta finendo”.
Martina quasi pizzicava il terreno con il suo passo leggero, andante con brio. Andava pedinando mio fratello, indossando un vestitino ampio all’inglese, un cappellino di paglia in cerca di vento per volar via e un vecchio modello di scarpe da tennis Superga, che fa sempre chic.
Io mi tenevo a circa dieci metri di distanza dai due, stretta nei miei Levis un po’ logori e appesantita da uno zainetto di cuoio che custodiva tutta la nostra colazione.
Nella quiete un po’ disadorna del mare d’inverno ogni tanto si udivano le ampie risate di mio fratello, ereditate in pieno da nostro padre. In passato avevo potuto verificare di persona come le donne ne rimanessero soggiogate e disarmate.
Ricordo, ad esempio, che negli anni di studio, venivano spesso degli amici a casa nostra. Il più delle volte ci impegnavamo in discussioni interessanti, dalle quali scaturivano indicazioni per nuove letture e nuovi approfondimenti. Certi pomeriggi, tuttavia, detenevano la parola dei giovani intellettuali fatui e particolarmente esibizionisti, in questi casi Nino, proprio quando l’ideologo di turno era nel pieno di una citazione brillante e alla moda, se ne usciva con una risata sonora e rimbombante, poi afferrava un lembo della sciarpa di lana rossa rimandandola indietro sulla spalla e alla fine se ne andava via, lasciando a bocca aperta, soprattutto le mie amiche, tutte intente ad ascoltare e a prendersi sul serio.
Quel sorriso, però, nascondeva sempre una smorfia di malinconia; a me sembrava, ed era così anche per mio padre, una scorciatoia inventata dal disilluso per pescare uno scarto di gioia nell’abisso della tristezza. Leggi tutto…

COMICI RANDAGI di Orazio Caruso

Pubblichiamo la recensione di Giuditta Busà dedicata al romanzo “Comici randagi” di Orazio Caruso. Su “La poesia e lo spirito” è disponibile un’intervista all’autore

di Giuditta Busà

Comici randagi di Orazio Caruso è un libro denso e polimorfo, dalle molteplici possibilità di lettura. Un aspetto emerge su tutti sin da subito: il rapporto che questo libro ha con il teatro, tanto da poter essere di buon grado definito un romanzo teatrale. Ma non soltanto e semplicemente perché parla di teatro: la connessione e le corrispondenze con il mondo e i linguaggi teatrali sono di fatto più complesse e investono a diversi livelli struttura e narrazione.
Il protagonista è un regista teatrale, un uomo che vive quindi di teatro. È altresì un uomo di mondo, avvezzo per lavoro e per indole a non avere radici. Inoltre, Eugenio, questo il suo nome, è abituato a vedere le cose – le vicende della vita e la realtà che lo circonda – con gli occhi del registra teatrale: ogni evento può così trasformarsi in una scena, in un atto teatrale.
Ma il teatro irrompe nel romanzo ancora e a un livello ulteriore, al punto da influenzarne lessico, stilemi e forme narrative.
Il teatro è ad esempio la soluzione a un problema reale: il bosco che ha fatto da sfondo all’infanzia di Eugenio e di suo fratello Alfio rischia di essere privatizzato e circoscritto all’interno di un nuovo supermercato, e quindi di essere snaturato in quanto luogo avvolto da un’atmosfera particolare e in quanto luogo simbolo dell’infinito. Di fronte a questa minaccia la soluzione proposta da Alfio, anzi l’unica soluzione possibile, è mettere in scena proprio in quel bosco il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Opera in cui il bosco ha un ruolo altrettanto fondamentale.
A questo proposito occorre sottolineare i continui ed evidenti richiami e riferimenti all’opera shakespeariana in genere e al Sogno di una notte di mezza estate in particolare: anzi, si potrebbe addirittura considerare questo romanzo di Orazio Caruso come una sorta di riscrittura della commedia shakespeariana. Chiunque abbia letto il Sogno troverà e si divertirà a trovare tutta una serie di rimandi testuali (basti citare, oltre al bosco, la violetta e l’elemento di magia, rappresentato dai geodi, che sovverte l’ordine precedente, senza dimenticare la chiusa dell’opera). Leggi tutto…